Casa della Legalità - Onlus

Genova - In rovina per gli usurai

Scritto da Repubblica

Famiglia di imprenditori edili ricattata dai delinquenti: sei arresti
IN ROVINA PER GLI USURAI
DEBITI PER DUE MILIONI
Cade nella rete banda di "strozzini"

di MARCO PREVE

"Di notte non dormiamo più. Il problema è che i carabinieri li mandano in galera ma poi i giudici, anzi le leggi li fanno tornare liberi. E allora ripensi se hei fatto bene".
Come raccontano loro stessi, c'è voluto molto coraggio ai membri di una famiglia di imprenditori edili che, dopo due anni di vita infernale, hanno deciso di denunciare la banda degli strozzini che li avevano portati sull'orlo del fallimento.
Due giorni fa sei persone sono state arrestate per usura ed estorsione dai carabinieri del Ros a conclusione di una lunga e delicata indagine coordinata dal pm Andrea Canciani della Direzione distrettuale antimafia. Un'inchiesta complessa e importantissima, perchè dagli accertamenti emergerebbero inquetanti collegamenti con le famiglie strettamente imparentate ad alcune cosche della 'ndrangheta calabrese. A Marassi sono finiti Cosimo Gorizia, 26 anni originario di Mammola (Reggio Calabria); Giuseppe Sofrà, 60 anni già arrestato un anno fa per il possesso illegale di una pistola con la quale minacciava di morte gli imprenditori; Giuseppe Gorizia, 23 anni fratello di Cosimo; Giorgio Ghisu, 56 anni; Stefano Boragine 23 anni e Silvio Criscino 58 anni di Coronata.
La storia comincia quando fratello e sorella titolari dell'impresa attraversano un momento di difficoltà e le banche chiudono le porte. E' il 2002, e attraverso un loro subappaltatore, Cosimo Gorizia, chiedono un primo prestito di diecimila euro. Nei due anni successivi, scrive il gip Maria Califano, «le vittime sono state abilmente condotte in una spirale», che li ha costretti a chiedere sempre più soldi per pagare interessi sempre più alti (anche il 350% annuo) ed evitare che gli assegni consegnati agli strozzini venissero messi all'incasso in banca, con il risultato di risultare scoperti e portare l'azienda al fallimento. Alla fine sono stati due milioni i soldi pagati ai cravattari. Il tutto con un contorno di minacce rivolte anche nei confronti dei figli adolescenti e dell'avvocato che assiste gli imprenditori da parte dei soggetti che il gip definisce di «allarmante pericolosità». I carabinieri del colonnello Sandro Sandulli hanno sequestrato centinaia di assegni - alcuni consegnati dalle vittime nello studio di un notaio del centro -. che proverebbero le accuse. Oltre a molte intercettazioni telefoniche ci sarebbero anche registrazioni coraggiosamente effettuate da una delle vittime. Oltre agli arrestati, sono indagati anche Domenico Magnoli, 55 anni, di Busalla, che prima di Natale era stato coinvolto in un'altra indagine per usura dei finanzieri del Gico. Oggetto di perquisizione anche Luigi Rebolini, in affari con gli imprenditori usurati. Secondo gli investigatori i finanziatori del giro erano Ghisu, Boragine e Criscino che è un ex gioielliere, ed è noto anche per essere cognato di Gino Mamone dell'omonima famiglia di imprenditori titolari della Ecoge.
La maggior parte degli arresti è difesa dall'avvocato Giuseppe Gallo che ieri ha incontrato i suoi clienti in carcere. «Data la mole di documentazione sequestrata - dice il penalista - è difficile per ora dare una valutazione. C'erano rapporti di affari tra i denuncianti e i miei assistiti, e credo che sia in questo contesto che cercheremo di chiarire alcuni aspetti della vicenda».

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