Dai Pellegrino alla Ecoscavi, storie di monopoli in un Ponente che torna indietro

Scritto da Ufficio di Presidenza

Lo scorrere del tempo, nell'estremo ponente ligure, pare andare all'incontrario, così che la stagione di contrasto e prevenzione all'inquinamento mafioso di appalti pubblici e dell'economia “legale”, sia tornata in quella sorta di “armadio delle polveri”. Quello stesso “armadio” che per decenni ha garantito, in quel territorio, ad 'ndrangheta e spregiudicati faccendieri (conniventi, quando non complici) di agire con immunità praticamente certa ed avvallo costante della pubblica amministrazione. Questo è ciò che appare guardando a quanto avviene da qualche tempo e che ora, in parte, vedremo e documenteremo...


Prima di tutto tra savonese ed imperiese i lavori del raddoppio ferroviario appaiono avere un'unica costante nel tempo: la questione mafiosa. Nel passato abbiamo in quel cantiere affidato dalla “ITALFER SPA agli spagnoli della “FERROVIAL AGROMAN S.A.” ed agli italiani della “COSSI SPA”, oltre a forniture di materiali non conformi, si era evidenziata - e la Casa della Legalità lo indicava pubblicamente nel silenzio generale, vedi qui - la presenza della
SCAVO-TER SRL” impresa di quella famiglia FOTIA, legata ed imparentata alla potente cosca della 'ndrangheta di Africo MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI. Gli africoti FOTIA, insediatisi nel savonese (indicati quale terminale savonese nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gullà Giovanni già nel lontano 1994), scriverà, infatti, la D.I.A. nella propria Richiesta di misure di prevenzione riuscivano ad: «...aggiudicarsi molteplici e rilevanti sub-appalti relativi alla realizzazione in questa Regione della cosiddetta opera strategica “raddoppio ferroviario Ventimiglia–Genova”...».

Personale della “ITALFER SPA”, impresa delle “FERROVIE DELLO STATO SPA”, verbalizzerà che «...FOTIA Pietro è conosciuto da me come uno dei responsabili della società. A tal proposito ricordo che in un’occasione Pietro si qualificò al telefono come responsabile per i rapporti con gli enti esterni». Peccato che il FOTIA Pietro non risultasse aver alcun ruolo formale nella compagine societaria della “SCAVO-TER”! Ed ancora, l'Ing. Gernone, dell'ITALFER, continuava: «...FOTIA Sebastiano, lo conosco come un escavatorista di pregio ed esperienza, costantemente attivo nelle varie aree operative del cantiere. Non ho mai notato che organizzasse l’attività degli altri operatori della SCAVO-TER ma ho fatto caso a un atteggiamento di autorevolezza rispetto agli altri operatori...». Di “pregio ed esperienza” senza dubbio... però nel campo 'ndranghetista! E proprio il capofamiglia storico, FOTIA Sebastiano (nelal foto a lato in occasione della condanna inflittagli nel 1993), firmava per la “SCAVO-TER”, ad esempio, il Piano Operativo di Sicurezza relativo ai lavori dell'opera ferroviaria, sia come Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza sia anche nel campo del Responsabile di Cantiere, funzione questa, come ricorda la D.I.A. «prettamente direttiva». Cosìil baffuto FOTIA Sebastiano, dalla indiscussa e conclamata pericolosità sociale, compariva nella documentazione presente nel cantiere quale “Direttore Tecnico” della “SCAVO-TER SRL”, pur non figurando ufficialmente in quelle mansioni (e nemmeno nella compagine societaria). Alla data della verifica promossa dalla D.I.A. il Direttore Tecnico dell'impresa risultava infatti il CRIACO Francesco, marito di Adalgisa, figlia di FOTIA Sebastiano, sostituito poi nel gennaio 2006 dalla ROSSO Simona che è figlia di BRUZZANITI Guglielma e nipote di BRUZZANITI Giuseppa moglie di FOTIA Sebastiano.

Nel luglio 2005, al fine di inserirsi nell'esecuzione dell'opera del raddoppio ferroviario Ventimiglia–Genovala “SCAVO-TER SRL” da vita ad una “associazione temporanea di imprese” con la nota “CHIARO VINCENZO & C Sas”. Quest'ultima - come già documentato dalla Casa della Legalità, ad esempio si veda qui e qui - era mappata dalla D.I.A. perché strettamente legata agli uomini di un altro potente articolazione della 'ndrangheta, quella dei GULLACE-RASO-ALBANESE, sia per la figura del DEMASI Girolamo, sia per i contatti diretti del CHIARO Vincenzo con la coppietta di 'ndrangheta doc dei coniugi FAZZARI Giulia e GULLACE Carmelo detto “Ninetto” (allora dobermann” del sodalizio ed ora finito, finalmente, “Chihuahua alla catena” - vedi qui lo speciale sul GULLACE e cumpari).

Una realtà che non si voleva vedere e che qualcuno, anche in ITALFER ostinatamente continuava a far finta di ignorare. Infatti la D.I.A. (come riportato testualmente nel Provvedimento di sequestro delle imprese dei FOTIA, disposto dal GIP di Savona, vedi qui) scriveva nella propria Annotazione del 30 giugno 2014:

«...E ancora nonostante la "SCAVO-TER s.r.l." sia tuttora interdetta e nonostante la "P.D.F. s.r.l." sia ormai evidentemente la sua "alternativa", continuano a pervenire a questa Unità richieste di informazioni antimafia.
E' il caso delle
richieste di recente formulate dalla società "1TALFER s.p.a.", sul conto della due società in argomento, per:

a. Lavori di completamento per le opere minori di linea ed extra linea del raddoppio della linea ferroviaria Genova - Ventimiglia nella tratta San Lorenzo al Mare - Andora e trasferimento di rifiuti e conferimento a discarica, per un importo pari ad euro 250.000 + Iva. Richiesta di autorizzazione al sub-appalto effettuata dalla "SICURBAU s.r.l." a favore di "SCAVO-TER s.r.l.";

b. Lavori di completamento per le opere minori di linea ed extra linea del raddoppio della linea ferroviaria Genova - Ventimiglia nella tratta San Lorenzo al Mare - Andora; trasporto dì materiali da cava e rifiuti, per un importo pari ad euro 50.000 + Iva. Richiesta di autorizzazione al sub appalto effettuata dalla "SICURBAU s.r.l." a favore di "SCAVO-TER s.r.l."...».

Non era bastato, quindi, quanto avvenuto con i subappalti della partita affidata alla “FERROVIAL AGROMAN S.A.”. Ciò non aveva insegnato nulla e così anche negli appalti successivi, gestiti dal “ITALFER SPA”, l'attenzione alla bazzecola era finita su un binario morto. Infatti i lavori indicati dalla D.I.A., relativi alcompletamento per le opere minori di linea ed extra linea del raddoppio della linea ferroviaria Genova – Ventimiglia, sono stati affidati, per oltre 22,5 milioni di euro, il 22 maggio 2012 alla “SICURBAU SRL” - vedi qui - . E proprio nella gestione d'appalto in capo alla “SICURBAU(quindi dopo l'arresto di FOTIA Pietro, dopo le sue confessioni, dopo l'interdittiva disposta dal GIP, a cui ha fatto seguito l'interdittiva antimafia emanata dal Prefetto, a carico di “SCAVO-TER SRL” - vedi qui lo speciale sui FOTIA) si guardava ancora in direzione FOTIA per l'affidamento dei lavori ferroviari in questione.

Ma non basta. Dopo l'esperienza della gestione affidata alla “FERROVIAL”, l'opera del raddoppio della linea ferroviaria Genova – Ventimiglia ha visto affidare la principale fetta di lavori alla nota “TECNIS SPA” di Catania. Sì, si tratta di quei catanesi tra mazzette e infiltrazioni mafiose nei cantieri pubblici di cui la Casa della Legalità parla da tempo, con tanti affari milionari in terra di Liguria (vedi qui e qui), e che ora hanno visto adottare dalla Prefettura di Catania una misura interdittiva antimafia (vedi qui). Del dettaglio se ne è accorta anche la redazione savonese de “Il Secolo XIX”, ovviamente per dare spazio alla richiesta dei subappaltatori – come vedremo in coda – perché siano garantite, alla faccia dell'interdittiva, nuove commesse alla TECNIS!).

In questo caso l'appalto affidatogli da “ITALFER SPA”, per oltre 30,2 milioni di euro, è quello relativo ai lavori di “completamento delle gallerie naturali ed artificiali del raddoppio della linea ferroviaria Genova - Ventimiglia nella tratta S. Lorenzo al Mare – Andora” (vedi qui).

E cosa avviene nei cantieri di ponente? Avviene che tra chi vi opera si è ritrovata anche la “ECOSCAVI SRL”. E qui si apre un nuovo vaso di pandora...

La “ECOSCAVI SRL” è nata nelle mani degli STRANGIO insediatisi nel ponente ligure e già mappati da tempo per i rapporti con i noti PELLEGRINO (nella foto a lato il PELLEGRINO Michele), gli 'ndranghetusi di Bordighera, facenti capo alla cosca SANTAITI-GIOFFRE'. Nella compagine societaria della “ECOSCAVI SRL” risultava, tra gli altri, lo STRANGIO Domenico, nato a Varapodio (RC) nel 1948 e residente a Sanremo, con, agli atti, «precedenti per associazione per delinquere, favoreggiamento, furto, ricettazione, riciclaggio, reati finanziari». Lo STRANGIO Domenico compare nella richiesta di sequestro/confisca dei beni a carico dei PELLEGRINO avanzata dalla D.I.A. ed accolta dall'Autorità Giudiziaria, e nello specifico si legge, ad esempio, quanto riferito ad uno specifico procedimento penale della Procura di Sanremo:

«...avviato a seguito della negoziazione, da parte di STRANGIO Domenico, di quattro assegni ricevuti da PELLEGRINO Michele e VIGILANTE Carmelino e sottratti alla RIVIERA SCAVI S.n.c. in fallimento (...).

Le indagini, esperite dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della G. di F. – presso la Procura di Sanremo, hanno permesso di accertare, anche tramite acquisizione di informazioni testimoniali, che STRANGIO Domenico:

- aveva negoziato i quattro assegni, per un importo complessivo pari a lire 16.000.000, quale corrispettivo a saldo della quota del 33% già da lui posseduta nella PONENTE SCAVI S.r.l. e ceduta a PELLEGRINO Michele e VIGILANTE Carmelino;

- a seguito del protesto degli assegni, chiese spiegazioni a PELLEGRINO Michele il quale affermò che erano di un suo conto estinto, versione confermata anche da VIGILANTE Carmelino, precisando che aveva apposto la firma, in modo non conforme, al fine di “prendere tempo”.

Durante gli interrogatori fatti al VIGILANTE ed al PELLEGRINO Michele, i verbalizzanti hanno più volte fatto notare le contraddizioni emerse, a tal punto che, nella relazione inviata alla Procura della Repubblica di Sanremo, testualmente riportano:

...il VIGILANTE cerca di tenere fuori dalle indagini il PELLEGRINO ... è stato interrogato, il secondo indagato, PELLEGRINO Michele ...si è avuta la netta sensazione che i due prima di sottoporsi ad interrogatorio si sono parlati al fine di rendere dichiarazioni simili ...”

...Dalle indagini sin qui svolte emerge chiaramente che sia il VIGILANTE che il PELLEGRINO Michele fossero a conoscenza della provenienza illecita degli assegni dati in pagamento, per la cessione delle quote sociali della PONENTE SCAVI S.R.L.. Gli indagati hanno mentito su vari punti... ...Per quanto sopra riportato ... gli indagati si sarebbero resi responsabili del reato di ricettazione ...”

In questo procedimento, appare evidente come, il coindagato VIGILANTE Carmelino, con il contributo di altri testi ascoltati, scientemente non abbia voluto attribuire alcuna responsabilità al PELLEGRINO Michele, falsando la realtà dei fatti. Le indagini non hanno permesso di accertare i reali motivi per i quali i dichiaranti abbiano tentato di “proteggere” PELLEGRINO Michele, atteggiamento che non sembra dovuto ad un rapporto di amicizia ma, presumibilmente, ad un rispetto tipico degli ambienti malavitosi, nei quali il proposto ha dimostrato di essere inserito a pieno titolo e nei quali gode di una buona stima e rispetto...».

Lo STRANGIO Domenico, come ricorda anche l'Arma dei Carabinieri nell'Informativa Finale dell'inchiesta “LA SVOLTA” (vedi qui), è fratello di STRANGIO Rocco (nato nel 1957 a Varapodio – RC, residente a Ventimiglia) e, con questi, risultava in contatto con gli uomini del “locale” della 'ndrangheta di Ventimiglia, a partire proprio dal rapporto diretto con quel MARCIANO' Giuseppe detto Peppino(in foto nel gabbio) che, con il PALAMARA Antonio, è a capo del “locale” della città di confine. Si legge, infatti, nell'Informativa:

«...Il 25/7/2010 si sono presentati al ristorante “LE VOLTE” di Ventimiglia, i fratelli STRANGIO Rocco e STRANGIO Domenico, due imprenditori edili calabresi gravati da svariati precedenti di polizia, per rappresentare alcuni problemi riconducibili all’estorsione attuata dalla famiglia ROMEO in Riva Ligure di cui si è parlato nella relativa sezione. Durante una temporanea assenza di MARCIANO’ Giuseppe, uno dei due fratelli ha riferito all’altro che stavano parlando con il “capo” di BARILARO, riferendosi in particolare a Fortunatoquello che il fratello lo hanno arrestato..”... [Il riferimento è da intendersi a BARILARO Fortunato il più “influente” dei fratelli, tra cui BARILARO Francesco, quest’ultimo effettivamente tratto in arresto il 13/6/2010]...».

Proprio il vecchio 'ndranghetuso MARCIANO' Peppino, tra l'altro, ad esempio, parla con lo STRANGIO Rocco delle necessarie cautele per evitare di esporsi alle indagini. Lo fa con rifermento al matrimonio del RIOTTO Giuseppe cl. 79, occasione di incontro e riunione tra gli esponenti 'ndranghetisti. Testualmente:

«Il giorno 20/6/2010 si è celebrato il matrimonio di RIOTTO Giuseppe cl.1979 omonimo e nipote del defunto RIOTTO Giuseppe cl.1924, di cui si è parlato in precedenza.

- Le risultanze dell’operazione “MAGLIO 3” Al ristorante Hotel “LAGO BIN” del comune di Rocchetta Nervina (IM) luogo deputato ad ospitare gli invitati al pranzo nuziale erano presenti all’incirca 150 persone tra cui GANGEMI Domenico capo del “locale” di Genova, CONDIDORIO Arcangelo altro esponente di spicco di quel “locale”, CIRICOSTA Michele, BARILARO Fortunato e PEPE’ Benito del “locale” di Ventimiglia . Ciò è stato documentato da apposito servizio di osservazione predisposto in seno all’indagine “MAGLIO 3della Sezione Anticrimine CC di Genova (…)

- I riscontri in questo procedimento Del matrimonio in questione, MARCIANO’ Giuseppe ne ha parlato con STRANGIO Rocco, allorché in tema di cautele da adottare per non incorrere nelle indagini in corso, ha detto al suo interlocutore di essere stato invitato, non poteva infatti non essere così visto il suo rango all’interno del sodalizio ventimigliese, ma proprio per questo motivo di non esserci andato per il timore che ci fossero le forze dell’ordine appostate (...)E’ oltremodo chiaro che MARCIANO’ Giuseppe abbia affermato ciò per far intendere che in quel delicato momento non intendeva farsi vedere in compagnia di altri capi ed affiliati della ‘ndrangheta ligure. Ricordiamo infatti che a quel matrimonio vi erano tra gli altri GANGEMI Domenico, BARILARO Fortunato e molte altre persone indagate poiché appartenenti alla ‘ndrangheta. Lo stesso STRANGIO Rocco, sposando la stessa linea di pensiero, in occasione del matrimonio della figlia di MOIO Vincenzo al quale avrebbe asseritamente partecipato, si era seduto al tavolo con gente “comune” proprio per non destare sospetti. Non vi è dubbio alcuno, che tale affermazione non possa che far ricondurre ad una distinzione fra le persone invitate, a seconda che esse appartengono o meno alla ‘ndrangheta, poiché nessun’altra forma di distinzione avrebbe avuto ragione di essere nel contesto del discorso...»

Se le “qualità” del rapporto tra gli STRANGIO ed il MARCIANO' Peppino non fosse ancora ben chiarita dal passaggio sulle tutele adottate per la partecipazione degli affiliati alla 'ndrangheta ai matrimoni, questo rapporto risulterà maggiormente cristallizzato dalla “confidenza” del MARCIANO' ai fratelli STRANGIO sulle consapevolezza delle indagini in corso. Un episodio che pone in evidenza, tra l'altro, il rapporto con un altro imprenditore del ponente MANNINI Mauro, promotore dello scempio del Porticciolo Turistico di Ospedaletti. Opera nel cui cantiere – come emerso attività di indagine – aveva operato, grazie proprio all'intervento del MARCIANO' Peppino anche la già menzionata impresa dei FOTIA, ed ove era stata chiamata ad operare la nota cooperativa della 'ndrangheta di Ventimiglia, la “MARVON”, ed opera che ha visto le Amministrazioni comunali di Ospedaletti - succedutesi nel tempo - e le altre Pubbliche Amministrazioni, prone all'interesse dell'imprenditore in un susseguirsi di illegittimità messe nero su bianco dal Consiglio di Stato. Nell'Informativa “LA SVOLTA” si legge:

«... L’APPALTO DEL PORTO DI OSPEDALETTI

Il committente dei lavori del costruendo porto di Ospedaletti, denominato “PORTO MARINA E PARCO DI BAIA VERDE” è stata la ditta “FIN.IM FINANZIARIA IMMOBILIARE SRL” con sede a Genova di cui risulta essere amministratore unico dal 30/6/2002 l’imprenditore MANNINI Mauro. La ditta incaricata della costruzione del porto è stata l’impresa “ROSSO S.p.A.” con sede a Torino.

Come è stato per il porto di Ventimiglia, anche la “gestazione” del progetto di questo porto è stato lunga e travagliata. I lavori del cantiere iniziati nel 2007 prevedevano la conclusione entro il 2011, data che ormai è stata però raggiunta senza che l’opera sia giunta a compimento.

Della difficoltà a terminare l’opera se ne è avuta contezza anche attraverso alcune conversazioni intercettate nel presente procedimento (…) . MARCIANO’ Giuseppe che temeva per possibili interruzioni nella realizzazione dell’opera a cui evidentemente era interessato, si era dovuto impegnare in prima persona a risolvere alcune controversie sorte tra il committente MANNINI Mauro e l’amministratore della cooperativa “MARVON”, MANNIAS Giancarlo, che aveva ricevuto in subappalto alcuni lavori da parte della ditta esecutrice dell’opera, l’impresa “ROSSO” di Torino. In particolare la “MARVON” aveva ottenuto il subappalto del servizio di guardiania nel cantiere di Ospedaletti (…)

Tuttavia tale commessa, come già riferito, era stata poi affidata alla “MAGICA 6” amministrata da MANNIAS Igor, figlio di Giancarlo, mediante cessione di ramo d’azienda, come si evince anche dalla visura alla camera di commercio. (…)

MARCIANO’ Giuseppe, non solo è stato chiamato in causa da MANNIAS Giancarlo, come testimoniato dal contenuto della conversazione ... del 30/8/2010, ma anche da MANNINI Mauro, dato che anche quest’ultimo era evidentemente a conoscenza del potere e dell’interesse nella vicenda dell’anziano “capo locale”.

(...)

MANNINI Mauro, era talmente consapevole del peso e dello spessore criminale di MARCIANO’ Giuseppe che si è rivolto a lui per risolvere una questione di stretta natura privata. Infatti, dovendo incutere paura nei confronti di un inquilino moroso che occupava una delle sue proprietà, si era rivolto a MARCIANO’ Giuseppe. E’ proprio quest’ultimo, che lo ha raccontato, con grande vanto, nel corso di una conversazione avuta con SCIBILIA Giovambattista, affermando di aver risolto subito il problema di MANNINI Mauro, e facendogli liberare l’alloggio dall’inquilino moroso.

(…)

Circa i rapporti con MANNINI, MARCIANO’ Giuseppe ha riferito ai fratelli STRANGIO che l’imprenditore lo aveva avvisato che dinnanzi al suo locale era stata messa una telecamera che riprendeva chiunque entrava nel ristorante. Effettivamente, nell’ambito di questo procedimento penale, è stata piazzata una telecamera che funzioni di monitoraggio della parte esterna del ristorante “LE VOLTE” di Ventimiglia, in ausilio della relativa intercettazione fra presenti.

Allo stato attuale non è stato possibile ottenere ulteriori elementi sulla circostanza e in particolare se e come MANNINI Mauro sia venuto a conoscenza della presenza della suddetta telecamera. (...)»

E con STRANGIO Rocco il MARCIANO' parlava, come documenta sempre l'Arma dei Carabinieri, anche della questione di Bordighera, dai rapporti con il sindaco (di allora) BOSIO Giovanni al comportamento tenuto dai PELLEGRINO-BARILARO che ha attirato attenzioni investigative e giudiziarie che si sono poi allargate ed hanno coinvolto anche lui.

Proprio lo STRANGIO Rocco, così come una delle figure che risultavano socie della “ECOSCAVI SRL”, il CONDRO' Antonino, senza dubbio ci riporta quindi al contesto della 'ndrangheta ed ai PELLEGRINO (nella foto a lato il PELLEGRINO Roberto). Un contesto di specifica cointeressenza con gli uomini della 'ndrangheta di Bordighera che avevano costruito, tra attentati e rapporti politici e aziendali, un vero e proprio monopolio negli appalti pubblici, direttamente con le proprie imprese facenti direttamente capo ai PELLEGRINO o attraverso imprese di altri con i subappalti, come, ad esempio, grazie agli «accordi precostituiti» con l'impresa “NEGRO COSTRUZIONI GENERALI SPA” di Arma di Taggia, come ricordato sempre nella richiesta di misure di prevenzione a carico dei PELLEGRINO formulata dalla D.I.A. (vedi qui). Ed ancora, quindi, nella dettagliata ricostruzione prodotta dall'Antimafia si legge il ruolo dello STRANGIO Rocco (e dei CONDRO') nello scacchiere degli affari gestito dai PELLEGRINO. E' il capitolo sulla “PONENTE SCAVI SRL”, dichiarata fallita il 30.09.2005. Negli Atti si legge:

«PONENTE SCAVI Srl in fallimento

C.f. 01150830089 sede in Vallecrosia (IM) via Don Bosco 51 costituita il 29/03/1996. Attività dichiarata erano le costruzioni edilizie e stradali, idrauliche, sbancamento di terreni etc.

Il capitale sociale era di € 50.000 così suddiviso:

- TEKNOSCAVI Srl in liquidazione deteneva il 70% delle quote pari a € 35.000, (si precisa che Teknoscavi è partecipata da SCA.MO.TER che a sua volta è stata partecipata da PELLEGRINO Roberto)

- VIGILANTE Carmelino deteneva il 30% delle quote pari ad € 15.000.

Amministratore unico era VIGILANTE Carmelino nominato con atto del 26/02/2001. Nel tempo si sono succeduti vari amministratori come specificato:
- CONDRO’ Massimiliano dalla costituzione al 07/05/1997,

- STRANGIO Rocco dal 07/05/1997 al 31/10/1997,

- PELLEGRINO Michele dal 31/10/1997 al 09/03/2001.»

Sull'Atto Costitutivo dell'impresa, a rogito del notaio Paola LOFFREDO, si acquisisce che «La società viene costituita da STRANGIO Rocco, VIGILANTE Carmelino e CONDRO’ Massimiliano, la sede viene fissata in Ventimiglia via Chiappori 22. Il capitale sociale viene fissato in £ 20.000.000 (€ 10.329), così sottoscritto: STRANGIO Rocco per una quota di £ 12.000.000 (€ 6.197) pari al 60% del capitale sociale, VIGILANTE Carmelino per una quota di £ 6.000.000 (€ 3.099) pari al 30% del capitale sociale, CONDRO’ Massimiliano per una quota di £ 2.000.000 (€ 1.033) pari al 10% del capitale sociale. Amministratore unico viene nominato CONDRO’ Massimiliano».

Sempre la D.I.A. ricostruiva un quadro degli appalti pubblici in cui la “PONENTE SCAVI SRL” operava e quindi delle Amministrazioni che tali appalti affidavano. E così si ritrovano, schematicamente la D.I.A. indica quanto risulta in merito dagli atti registrati:

- 11/10/2000 avente causa in appalto – valore dichiarato € 122.426,00Comune di Sanremo (IM);

- 24/11/2000 avente causa in appalto – valore dichiarato € 83.292,00 - Comune di Pompeiana (IM);

- 21/05/2001 avente causa in appalto – valore dichiarato € 20.505,00 - Comune di Ceriana (IM);

- 04/07/2001 avente causa in appalto – valore dichiarato € 48.456,00 - Comune di Sanremo (IM);

- 08/02/2002 avente causa in appalto – valore dichiarato € 36.095,00 - Comune di Camporosso (IM);

- 12/03/2002 avente causa in appalto – valore dichiarato € 38.822,00 - Comune di Pigna (IM);

- 12/03/2002 avente causa in appalto – valore dichiarato € 37.419,00 - Comune di Pigna (IM);

- 20/05/2002 avente causa in appalto – valore dichiarato € 56.529.00 - Comune di Dolceacqua (IM)».

Guardando a quanto altro indicato per le altre imprese in allora mappate dalla D.I.A. si conferma la cointeressenza tra i PELLEGRINO ed i CONDRO', così come con gli STRANGIO, il VIGILANTE Carmelino (nato nel 1961 a Vallecrosia, con numerosi precedenti di polizia per bancarotta fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti, violazione norme sui rifiuti e beni culturali ed ambientali, corruzione, calunnia, falsa testimonianza, reati finanziari e tributari, reati contro il patrimonio) ed il BELFIORE Fioravante detto “Fiorello”. Leggiamo:

«...TEKNOSCAVI Srl in liquidazione
C.f. 01188290082 sede in Vallecrosia (IM) via Don Bosco 51, costituita il 03/10/1997 da: CONDRO’ Antonino, VIGILANTE Carmelino, BELFIORE Fioravante, CONDRO’ Massimiliano e PELLEGRINO Roberto.
Attività dichiarata sono le costruzioni edilizie e stradali, idrauliche, sbancamento di terreni etc.

Il capitale sociale è di € 51.000 così suddiviso: GARRIONE Delfina detiene una quota di € 45.900, pari al 90%; DELLA PIETRA Piero detiene una quota di € 5.100, pari al 10%;

Amministratore unico è VIGILANTE Carmelino nominato con atto del 23/05/2005. Nel tempo si sono succeduti vari amministratori come specificato:

- PELLEGRINO Michele dalla data di costituzione del 03/10/1997 al 09/03/2001,

- VIGILANTE Carmelino dal 09/03/2001 al 25/08/2003,

- DELLA PIETRA Piero dal 25/08/2003 al 23/05/2005.

PELLEGRINO Roberto è stato titolare di una quota di € 5.100 pari al 10% del capitale, dalla costituzione, avvenuta il 03/10/1997, fino al 08/05/2001.

In data 08/05/2001 ha ceduto le proprie quote a MEDICI Tiziano.

La Società SCA.MO.TER Srl dal 05/05/1998 al 04/08/2003 (come detto PELLEGRINO Roberto ne era socio) è stata proprietaria del 55% del capitale sociale della società Teknoscavi

Nel caso della “TEKNOSCAVI risultava un solo appalto registrato. Quello del Comune di Ospedaletti del 04.08.2003, per un valore dichiarato di 26 mila euro. Come annotava la D.I.A. «Tale atto si riferisce al contratto di appalto stipulato in data 28.07.2003, relativo ai lavori di realizzazione di viabilità pubblica sul sedime della dismessa ferrovia, stipulato fra il Comune di Ospedaletti (rappresentato da MARCATI Roberto) e la società TEKNOSCAVI S.r.l. rappresentata dall’Amministratore unico VIGILANTE Carmelino, per l’importo di € 26.000 più IVA. Con determinazione nr. 30 del 09.05.2003, infatti il predetto comune aveva affidato a trattativa privata la realizzazione dei sopradescritti lavori alla società TEKNOSCAVI Srl per lo stesso importo».

In riferimento, invece alla “SCA.MO.TER SRL” (da non confondere con la "SCAMOTER SAS" degli AVIGNONE, altri luntrunazzi di cui si è già parlato vedi qui e qui) nella ricostruzione dettagliata della D.I.A. si legge:

«SCA.MO.TER Srl

C.f. 01091210086 sede legale in Ventimiglia (IM) via Chiappori 22 – sede amministrativa Vallecrosia via Don Bosco 51, costituita il 04/01/1994 ed avente come attività lo sbancamento di terreni, rimozione di inerti e terra, costruzione di strade etc..

Il capitale sociale è di € 10.400 così suddiviso: VIGILANTE Carmelino detiene una quota di € 9.360, pari al 90%; MEDICI Tiziano detiene una quota di € 1.040, pari al 10%.

L’organo amministrativo è rappresentato da un amministratore unico nella persona di VIGILANTE Carmelino nato a Vallecrosia (IM) il 12/08/1961.

PELLEGRINO Roberto è stato titolare dal 13/11/1998 al 08/05/2001 di una quota della società di € 5.061, pari al 49%. In data 08/05/2001 ha ceduto le proprie quote a VIGILANTE Carmelino e MEDICI Tiziano.

(…)

La società SCA.MO.TER Srl è stata proprietaria del 55% (pari ad € 28.050) del capitale sociale della società Teknoscavi Srl nel periodo dal 27/03/1998 al 04/08/2003»

Su questa società occorre riportare i molteplici passaggi di quote in quanto permettono di comprendere pienamente il quadro. Sempre dalla ricostruzione della D.I.A.:

«atti del registro stipulati

11/03/1994
avente causa in conferimento per costituzione della piena proprietà di denaro - costituzione della società SCA.MO.TER Srl valore dichiarato € 5.267 controparte VIGILANTE Carmelino - registrato all’Ufficio di Sanremo - Mod. 69 serie 1 nr. 000391;
Non reperito in quanto non rintracciato nell’archivio generale di Roma.

11/03/1994
avente causa in conferimento per costituzione della piena proprietà di denaro - costituzione della società SCA.MO.TER Srl valore dichiarato € 5.061 controparte RODI Sara nata a Sanremo il 25/10/1965, registrato all’Ufficio di Sanremo - Mod. 69 serie 1 nr. 000391;
Non reperito in quanto non rintracciato nell’archivio generale di Roma.

14/04/1998
avente causa in compravendita di azioni - valore dichiarato € 5.164 controparte BELFIORE Fioravante nato a Bordighera il 18/04/1969, registrato all’Ufficio di Sanremo - Mod. 69 serie 1 nr. 000506; (acquisto quota del 55% di Teknoscavi Srl)
Tale atto a rogito notaio Walter GENTILE di Bordighera repertorio 9.552 del 27/03/1998, si riferisce alla cessione di quote della società TEKNOSCAVI Srl da parte di BELFIORE Fioravante alla società SCA.MO.TER Srl, rappresentata dall’amministratore unico VIGILANTE Carmelino. BELFIORE Fioravante cede alla SCA.MO.TER Srl la sua quota di partecipazione del 10% del capitale della TEKNOSCAVI Srl per il prezzo di £ 10.000.000 (€ 5.165).

15/05/1998
avente causa in compravendita di azioni - valore dichiarato € 18.075 controparte CONDRO’ Antonino nato a Taurianova (RC) il 24/02/1940, registrato all’Ufficio di Sanremo - Mod. 69 serie 2 nr. 000450;

15/05/1998
avente causa in compravendita di azioni - valore dichiarato € 5.164 controparte CONDRO’ Massimiliano nato a Ventimiglia il 23/12/1971, registrato all’Ufficio di Sanremo - Mod. 69 serie 2 nr. 000450;
Tale atto a rogito notaio Walter GENTILE di Bordighera repertorio 9.637 del 05/05/1998, si riferisce alla cessione di quote della società TEKNOSCAVI Srl da parte di CONDRO’ Antonino e di CONDRO’ Massimiliano alla società SCA.MO.TER Srl, rappresentata dall’amministratore unico VIGILANTE Carmelino.
CONDRO’ Antonino cede alla SCA.MO.TER Srl la sua quota di partecipazione del 35% del capitale della TEKNOSCAVI Srl per il prezzo di £ 35.000.000 (€ 18.076).
CONDRO’ Massimiliano cede alla SCA.MO.TER Srl la sua quota di partecipazione del 10% del capitale di TEKNOSCAVI Srl per il prezzo di £ 10.000.000 (€ 5.165).

24/11/1998
dante causa in modifiche statutarie varie comprese le trasformazioni - valore non indicato controparte non indicata registrato all’Ufficio di Sanremo - Mod. 69 serie 2 nr. 00862;
Non reperito in quanto non rintracciato nell’archivio generale di Roma.

07/08/2003
dante causa in compravendita di azioni - valore dichiarato € 28.050 controparte GARRIONE Delfina nata a Vercelli il 13/05/1959, registrato all’Ufficio di Sanremo - Mod. 69 serie 2 nr. 000975; (vendita di quote della Teknoscavi Srl)
Tale atto a rogito notaio VINCIGUERRA di Vallecrosia repertorio 41.469 del 04/08/2003 si riferisce alla cessione di quote sociali fra MEDICI Tiziano, VIGILANTE Carmelino (in proprio sia come amministratore di SCA.MO.TER), GARRIONE Delfina e DELLA PIETRA Piero. Premesso che:
- VIGILANTE Carmelino, MEDICI Tiziano e la SCA.MO.TER Srl sono gli unici soci della TEKNOSCAVI Srl;
- Il capitale sociale di € 51.000 è diviso dai soci come segue: 10% pari a € 5.100 proprietà di MEDICI Tiziano; 35% pari a € 17.850 proprietà di VIGILANTE Carmelino; 55% pari a € 28.050 proprietà di SCA.MO.TER Srl.
In considerazione di quanto sopra: MEDICI Tiziano cede la propria quota del 10% a GARRIONE Delfina; VIGILANTE Carmelino cede la propria quota del 35% in parte a GARRIONE Delfina nella misura del 25%, il rimanente 10% a DELLA PIETRA Piero. SCA.MO.TER Srl cede la propria quota del 55% a GARRIONE Delfina. Si precisa infine che la situazione soci di TEKNOSCAVI Srl diventa la seguente: GARRIONE Delfina proprietaria del 90% pari ad € 45.900, DELLA PIETRA Piero proprietario del 10% pari ad € 5.100.

30/03/2006
dante causa in mutuo - valore dichiarato € 2.313.154, controparte STALTARI Giuseppe nato a Cittanova (RC) il 24/07/1949, registrato all’Ufficio di Sanremo - Mod. 69 serie 3 nr. 0002085;
In realtà la suddetta registrazione si riferisce ad un verbale di vendita mobiliare secondo incanto, con cui la Sestri Spa, concessionaria alla riscossione del servizio tributi per la Provincia di Imperia, dovendo riscuotere coattivamente complessivi € 2.313.154,79 di tributi dovuti dalla SCA.MO.TER, ha venduto all’asta alcuni beni mobili pignorati della suddetta società per un importo di € 146 a STALTARI Giuseppe.»

Fatto questo richiamo su parte della ragnatela di imprese che ha caratterizzato il contesto antecedente alla disposizione della confisca a carico della famiglia PELLEGRINO (qui il documento integrale della Richiesta di Misura della D.I.A. in formato .pdf), limitandoci a quanto qui di interesse, passiamo al post confisca a carico dei PELLEGRINO, nel frattempo raggiunti anche - in buona parte dei suoi componenti - nella condanna per 416 BIS inflitta dal Tribunale di Imperia (qui la Sentenza integrale del processo "LA SVOLTA") ed ora in appello.

Per questa “nuova era” partiamo da quanto rivelato alla Commissione Parlamentare d'Inchiesta sui Rifiuti dal Procuratore Roberto Cavallone (ora sostituto procuratore ad Imperia e già procuratore capo a Sanremo). Nell'approfondita audizione il Proc. Cavallone (qui il testo integrale in formato .pdf), il 19 febbraio 2015, tra l'altro, affrontando la situazione in merito all'impresa dei GHILARDI, la “IDROEDIL SRL” che gestisce la Discarica di Collette Ozotto di Arma di Taggia e Sanremo (con appalto pubblico della Provincia di Imperia per la realizzazione del nuovo “Lotto 6”), puntava i riflettori sull'impresa “gemella”, la “ECOSCAVI SRL”.

Se in allora, con le indagini in corso il contenuto dell'audizione era stato secretato, da qualche tempo è divenuto pubblico. E così, per quanto ci interessa in questa ricostruzione tra passato e presente del contesto imperiese, si legge che il Proc. Cavallone ha dichiarato:

«... C’è poi un’altra serie di problemi relativi all’esistenza di questa società, che è collegata con ambienti della criminalità organizzata. Anche qui vi sono indagini in corso. Esistono una serie di società collegate, una delle quali è la Ecoscavi, che grosso modo ha sede proprio sotto la discarica.

La Ecoscavi, che è sempre nell’orbita dei signori Ghilardi, ha impiegato nel passato sicuramente persone che hanno subito anche condanne per associazioni di tipo mafioso, ma in questo momento verosimilmente sta impiegando dei dipendenti che erano prima dipendenti delle ditte del clan Pellegrino. Il clan Pellegrino è stato recentemente condannato per associazione di tipo mafioso dal tribunale di Imperia. A suo tempo, la DDA di Genova ha fatto una richiesta di applicazione di misura di prevenzione, con sequestro dei beni, e chiaramente le ditte sono state incamerate o comunque hanno cessato la loro attività.

Per quello che noi sappiamo da queste indagini in corso, alcuni di questi operai hanno cominciato a lavorare per la Ecoscavi. Il sospetto – ma le indagini vanno avanti per trasformare i sospetti in prove e, se le prove non ci sono, per chiedere l’archiviazione – è che attraverso la Ecoscavi possa continuare a essere gestito quel patrimonio di lavori che prima facevano capo alle ditte dei fratelli Pellegrino, ritenuti appartenenti a una ‘ndrina della ‘ndrangheta operante nel territorio di Bordighera, il clan Barilaro-Pellegrino. (…) Quindi, in questo momento si ha l’impressione, ritornando a Collette Ozotto, che questa Ecoscavi possa essere una gemmazione delle società dei fratelli Pellegrino. Peraltro, i signori Ghilardi... »

Sempre il Proc. Cavallone:

«Apparentemente non sono nella società, però noi sappiamo, attraverso le intercettazioni, che sono quelli. Ne parlano, sono preoccupati anche di questo, cioè che l’antimafia si possa accorgere che lavorano all’interno della Ecoscavi questi personaggi.

Il problema è che i signori Ghilardi negli anni hanno subito attentati anche pesanti agli impianti, minacce rappresentate da proiettili lasciati sull’uscio di casa eccetera. L’ipotesi su cui sta lavorando la Procura di Imperia è che ci sia stata in passato una forma di estorsione. Questa è l’ipotesi di indagine. Ovviamente va dimostrato se esistente o meno. Questo per rimanere nell’ambito di Collette Ozotto.».

Ed ancora si legge, nel resoconto dell'audizione:

ROBERTO CAVALLONE: «...Il collegamento poteva esserci tra la Ecoscavi e i signori Pellegrino, proprio perché – stiamo approfondendo questo aspetto – alcuni ex dipendenti della ditta dei fratelli Pellegrino lavorerebbero adesso per la Ecoscavi, noi riteniamo come compensazione o come atteggiamento di benevolenza dei Ghilardi nei confronti di questo ambiente malavitoso per evitare di avere ulteriori problemi, come ne aveva avuti in passato (incendi, intimidazioni e via dicendo).»
LAURA PUPPATO: « Lui non ha denunciato?»
ROBERTO CAVALLONE: «Li ha denunciati...»
LAURA PUPPATO: «Contro ignoti»
ROBERTO CAVALLONE: «Contro ignoti. Però c’è un’intercettazione ambientale in cui dice «non l’ho voluto rovinare», cioè dimostra di sapere chi è la persona che gli aveva fatto questo attentato»
LAURA PUPPATO: «Addirittura»
ROBERTO CAVALLONE: «Sì, ma lui anche parlando informalmente con noi ci fa capire che lui è riuscito ad aggiustare le cose, che bisogna saper convivere con queste persone».

Ora, davanti a queste risultanze, se per l'aspetto penale occorrono certamente maggiori riscontri, sull'aspetto preventivo vi è quanto necessario per procedere ad una misura interdittiva che però non risulta essere stata promossa dalla Prefettura di Imperia che anzi, recentemente, ha ammesso la “ECOSCAVI SRL” (come la “IDROEDIL SRL) nella “white list”, ovvero nella lista delle imprese che la Prefettura indica possano lavorare senza problema con le Pubbliche Amministrazioni.

A noi, in tutta sincerità, leggendo queste dichiarazioni del Proc. Cavallone ci sorge spontaneo chiedere: ma in Prefettua a Imperia si sono forse addormentati?

Già l'ammissione del GHILARDI - riferita dal Proc. Cavallone – secondo cui per far fronte agli attentati ed alle minacce subite è riuscito ad «aggiustare le cose» perché «bisogna saper convivere con queste persone», è assolutamente grave, intollerabile ed inaccettabile. Lo è perché cedendo a minacce e intimidazioni, accettando di “convivere” con gli 'ndranghetisti (come con qualsiasi altro mafioso), ovvero accettando un “patto” con questi, non si è più vittime ma si diviene pienamente partecipi del rafforzamento dell'organizzazione mafiosa, in quanto, cedendo, si assecondano – nei fatti - gli obiettivi che il sodalizio criminale vuole perseguire attraverso la compiacenza dell'imprenditore.

Ed allora abbiamo cercato di guardare ai possibili riscontri alle affermazioni del Procuratore Cavallone. Lo si è fatto sulla base delle informazioni “aperte” ed accessibili. Il quadro che è emerso è quello che segue e che crediamo che indichi che vi siano tutti gli elementi per un'iniziativa di prevenzione (anche se, a quanto pare, nessuno osa chiederla).

Ripartiamo dalle “origini” della “ECOSCAVI SRL”. Come si è già visto alle sue origini troviamo soggetti strettamente in rapporti con il capo-locale della 'ndrangheta di Ventimiglia, ovvero il MARCIANO' Giuseppe, così come anche soggetti di chiara cointeressenza proprio con i PELLEGRINO. Abbiamo già infatti visto degli STRANGIO e dei CONDRO'.

Guardando all'oggi, abbiamo quanto dichiarato dal Proc. Cavallone – certamente con riscontro concreto e inconfutabile, vista la sua serietà – in merito al fatto che molteplici dei soggetti già operanti nelle imprese dei PELLEGRINO sono passati ad operare nella “ECOSCAVI SRL”. Nella nuova (ed attuale) compagine societaria, a seguito di un vorticoso passaggio di quote negli anni, troviamoquali soci: GHILARDI Carlo (con il 63,17%), COLANGELI Numerina (con il 29,7%) e CAMPERI Fabrizio (con il 7,13%), quest'ultimo anche attuale Amministratore Unico (dopo il GHILARDI che era subentrato alla CONDRO' Doriana) e dove, ad esempio, se non troviamo più, come lo STRANGIO, il CONDRO' Antonino, troviamo i più giovani CONDRO' Daniele (che è Direttore Tecnico) e CONDRO' Fabrizio che ne risulta, guardando al Bilancio 2014, il Commercialista.

Guardando al “mercato” della “ECOSCAVI SRL”, cercando e ricercando in quella che dovrebbe essere la trasparenza degli Enti Pubblici (e che resta una chimera), abbiamo potuto ricostruire il contesto che, in effetti, pone in evidenza un “esplosione” nel settore degli Appalti Pubblici della “ECOSCAVI SRL” (come e con della “IDROEDIL SRL”) dopo il provvedimento di confisca dei beni a carico dei PELLEGRINO (con parallelo azzeramento delle loro imprese).

Per rendere più chiara la panoramica abbiamo realizzato due tabella in cui è ricostruito al dettaglio sia il quadro (stando a quanto pubblicato dagli Enti Locali e Società Partecipate) relativo allaECOSCAVI SRL”, sia quello della “IDROEDIL SRL”. Di seguito le tabelle in formato grafico:


ECOSCAVI SRL
(per scaricarle in formato .pdf clicca qui)


IDROEDIL SRL
(per scaricarle in formato .pdf clicca qui)

scheda appalti IDROEDIL 2010 2015 6

Il “monopolio” dei PELLEGRINO sul mercato del ponente ligure ha visto (stroncato definitivamente nel 2011 con la disposizione della misura di prevenzione richiesta ed ottenuta dalla D.I.A.), guardando al panorama che emerge da questi dati, il sorgere di una sorta di nuovo monopolio in capo alle imprese del GHILARDI, con la ECOSCAVI e la strettamente collegata - basta vedere in quanti affidamenti pubblici risultano in ATI – IDROEDIL (su 45 affidamenti alla “ECOSCAVI SRL” certamente 36 sono in ATI con la “IDROEDIL SRL”). La scelta della passata amministrazione della PROVINCIA DI IMPERIA (targata area SCAJOLA e nella cui maggioranza vi era anche il sindaco di Bordighera BOSIO Giovanni) di qualificare la Discarica di Collette Ozzoto come discarica provinciale e, quindi, l'affidamento dell'appalto per il Lotto 6 alla "IDEOEDIL", risulta certamente elemento determinante nella costruzione di questo nuovo monopolio nel delicato settore della gestione del ciclo dei rifiuti. Il fatto che i GHILARDI, al centro di diverse inchieste giudiziarie, abbiano poi deciso di abbandonare la gestiore diretta dell'Amministrazione di "IDROEDIL SRL" non rappresenta elemento di rottura con il contesto che si è visto e dettagliato, tanto meno risulta elemento che faccia venire meno gli elementi cristallizzati sulla "ECOSCAVI SRL".

Altri interessanti dati che emergono dall'analisi delle informazioni pubblicate relative alle commesse pubbliche sono i seguenti. Sia per la ECOSCAVI, siaper la IDROEDIL, – come si può constatare dai dati riportati nelle tabelle – vi è un assoluta prevalenza di assegnazioni in quanto “unica offerta” oaffidamento diretto” per cottimo fiduciario. Prevalgono poi le procedure negoziate (senza o con pubblicazione del bando) sulle pochissime assegnazioni con procedure aperte.


Guardiamo ora due casi specifici, uno del passato ed uno dell'oggi...

Anche la “ECOSCAVI SRL” faceva tappa, insieme alla “TECNOTER SRL” dello STRANGIO Domenico, nella Cava-Discarica dell'illegalità per eccellenza nella terra dell'imperiese tanto amata dalla 'ndrangheta, ovvero nella Cava-Discarica di ROCCA CROAIRE, meta prediletta, come abbiamo già visto in altre occasioni, dei PELLEGRINO, dei FOTIA, degli SGRO' e del CHIARO Vincenzo (di cui si è già detto). Qui, nell'impianto che sorge nel territorio di Castellaro e di Arma di Taggia, terra storica della 'ndrangheta ed in particolare dei noti MAFODDA (vedi qui il quadro storico dagli Atti Giudiziari), oltre al “dettaglio” di un'attività totalmente abusiva, priva di qualsivoglia autorizzazione, sul versate di Arma di Taggia, sono andati in scena, parallelamente all'acqu

ie

scenza delle Pubbliche Amministrazioni, truffe e conferimenti illeciti da parte delle imprese di 'ndrangheta.
Qui, come abbiamo documentato, lo scorso anno, anche alla
Commissione Parlamentare Antimafia, ad esempio:

«Il 21 luglio 2011 la ditta esercente la cava denominata “Rocca Croaire”, invece di terminare la riprofilatura e la piantumazione del “lotto 1” (i cui termini erano già scaduti), ha ripreso a scavare il lato ovest, nella quinta di contenimento del bacino tuttora esistente nel “lotto2” sul territorio di Taggia. La terra caricata, pesata presso il frantoio della ditta Findelen Srl in zona Levà ad Arma di Taggia e in seguito è stata trasportata presso la discarica de “I Colli” di Taggia della famiglia GHILARDI. Il trasporto è stato effettuato dai mezzi delle ditte TECNOTER Srl di STRANGIO Domenico e la ECOSCAVI Srl. Lo stesso giorno è stato inviato un fax per comunicare il fatto alla Procura di Sanremo, alla Prefettura di Imperia, al Presidente della Provincia di Imperia, Al Sett. Att. Estrattive della Regione Liguria, al Comando della G.d.F. di Sanremo, al Comando del C.F.S. di Badalucco e al Sindaco di Castellaro.
Al Sindaco di Taggia, il Dott. Vincenzo GENDUSO, la copia del fax è stata protocollata il 22 luglio 2011 allegata alla seguente nota “
Visto che non abbiamo ricevuto alcuna risposta alle nostre richieste di carattere ambientale e amministrativo riguardanti il sito all’oggetto, Vi alleghiamo per opportuna conoscenza, copia del nostro fax inviato agli Enti in indirizzo delle attività perduranti anche sul territorio di Vostra competenza.” »

Estratto del fax del 21.07.2011

 CAMION ECOSCAVI DAVANTI E CAMION TECNOTER DIETRO



Per venire all'oggi dobbiamo tornare al capitolo da cui siamo partiti: le
opere ferroviarie.

Anche qui la “ECOSCAVI SRL” è stata protagonista (certamente) per un buon mese di trasporti. Lungo la tratta della nuova linea ferroviaria, ovvero all'opera del raddoppio Genova-Ventimiglia, i camion della “ECOSCAVI SRL” caricavano nella nuova Stazione di Arma di Taggia e poi via, lungo l'Aurelia, sino alla nuova Stazione di Imperia dove scaricavano. Ovviamente non è rintracciabile online alcun elemento che indichi da chi sia stato commissionato tale trasporto, se con un affidamento specifico o un subappalto di una delle “partite” dell'opera gestita dalla “ITALFER SRL”.

Ecco, quindi, una foto di mezzi della "ECOSCAVI SRL" in opera nella partita ferroviaria:

 

Nel frattempo, come abbiamo visto, la principale impresa che si è vista affidare l'incarico dalla “ITALFER” - dopo l'esperienza di gestione dell'appalto da parte degli spagnoli della “FERROVIAL” - è la “TECNIS SPAsottoposta ora a misura interdittiva antimafia. E che cosa succede a Savona? Che diverse imprese impegnate nei lavori subappaltati dalla “TECNIS SPA” per il raddoppio Genova-Ventimiglia, con l'Avv. CARATTI Amedeo della Valbormida, chiedono, con ampia risonanza da “Il Secolo XIX” savonese:«il rispetto della legge di continuità» e quindi «la possibilità di assumere nuove commesse che diano alla Tecnis l’opportunità di saldare i debiti pregressi». Chiaro? Davanti ad un'interdittiva antimafia (che tutela l'economia sana e la legalità, colpendo i canali di infiltrazione mafiosa e/o impedendo che si sviluppino infiltrazioni nei cantieri pubblici) cosa chiedono? Di lasciar acquisire all'impresa soggetta ad interdizione antimafia (ed i cui vertici sono stati oggetto della recente misura disposta dal GIP per la corruzione dell'ANAS – vedi qui) nuove commesse! E chi si ritrova tra queste imprese savonesi, rivoltesi all'Avv. CARATTI per chiedere di ignorare gli effetti imposti dalla Legge da una misura interdittiva antimafia e che quindi vorrebbero che l'impresa interdetta per mafia (e coinvolta pienamente nella corruzione per gli appalti ANAS) continuasse a lavorare con commesse pubbliche? Ci sono la “FG RICICLAGGI” di BUSCA, quello che nell'inchiesta “PANDORA” emerge come amico dei MAMONE e dei FOTIA; la “CASTIGLIA COSTRUZIONI” che oltre alle cointeressenze con il NUCERA Andrea (ora latitante negli Emirati Arabi) aveva anche cointeressenze societarie con il già menzionato CHIARO Vincenzo; la EMI dei BAGNASCO Giampaolo ed Alfio che abbiamo già trovato in vicende legate ai FOTIA, come in cantieri a fianco ai mezzi della ECO-GE dei MAMONE.

 

Questo è il punto, al momento, su quell'estremo ponente dove pare che tutto cambi perché non cambi nulla... tra pseudo movimenti di impegno civile e ambientalista (qualcuno si indica pure “antimafia”, sic) che fissano colline ormai già divorate, tacendo sulle “radici” dell'illegalità diffusa che della convivenza - connivente e colpevole - con la 'ndrangheta ha fatto la normale quotidianità. Nessuno dei tanto “attivi” imperiesi tra cartelli, tende, slogan e comodi posti nel web, ha mai osato chiedere l'applicazione delle norme che, ad esempio, davanti al solo rischio concreto di infiltrazione mafiosa in un'impresa può far disporre dal Prefetto una misura interdittiva che bloccherebbe ogni appalto in corso ed ogni possibilità di contrattazione con la Pubblica Amministrazione. Ecco, questo no, non lo si chiede, non lo si pretende... ci si mobilità per apparire ma senza disturbare e così, il tempo nell'imperiese torna indietro veloce e quella disponibilità alla “convivenza” rilanciata, in questo contesto, dal GHILARDI, appare essere davvero il modus operandi adottato, al di là di parole tuonanti, nei fatti, da una comunità che non vuole voltare pagina.

Per chiudere ecco un'immagine della collina ormai divorata dagli escavatori a servizio dell'opera del LOTTO 6 di Collette Ozotto, voluta e finanziata dalla PROVINCIA DI IMPERIA ed affidata ai GHILARDI... un cantiere dove recentemente - da segnalazione giuntaci - vedrebbe operare su escavatore anche il noto cumpare e cognato del GULLACE Carmelo, ovvero l'ORLANDO Roberto, marito della FAZZARI Rita e, con questa, titolare della "SA.MO.TER. SRL" che si è caratterizzata - oltre che per le coperture al GULLACE Carmelo - in una gestione assolutamente illegale della CAVA DI CAMPOROSSO a Balestrino, come denunciato dall'ex Procuratore Capo di Savona, Francantonio Granero, alla Commissione d'Inchiesta sui Rifiuti. Dopo gli appaltini primaverili dal COMUNE DI CERIALE alla "GI.ERRE SRL" (anche quando è scattato il sequestro giudiziario) delle sorelle FAZZARI Giulia e FAZZARI Rita, in cui operava proprio ORLANDO Roberto (nella foto a lato alla guida dell'escavatore sulla spiaggia di Ceriale), una nuova presenza in quest'opera del ponente ligure, quindi, di uno dei soggetti di quel contesto 'ndrangetista attivo da decenni in Liguria, con epicentro nel ponente savonese.

 

 

 

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