Antimafia non ci sto più di Adriana Musella

Scritto da A.Musella

 L'amaro sfogo di Adriana Musella,
presidente del movimento "Riferimenti"

«Antimafia, non ci sto più»
Rischia di concludersi un'esperienza ventennale...



"Prendo le distanze dal movimento antimafia, non mi ci riconosco più". Adriana Musella, cuore pulsante di Riferimenti, non usa giri di parole nel tracciare una sorta di consuntivo degli oltre venti anni passati sulla barricata. Da sola contro una mafia prima invisibile, poi aggressiva e adesso camaleontica. Il suo è uno sfogo. Una confessione. Un modo elegante di dire basta, di tirarsi fuori. Di smetterla, come lei stessa confessa, di "fare il Don Chisciotte". Non è stata una scelta facile nemmeno quella di confrontarsi con il taccuino del giornalista. Adriana Musella, dipendente regionale figlia di un imprenditore ucciso dalla mafia, della battaglia all'antistato ne aveva fatto la ragione di vita. Dal tre maggio del 1982, giorno in cui il padre Gennaro (salernitano, ingegnere e titolare di una ditta di costruzioni impegnata nei lavori per la realizzazione del porto di Bagnara) morì all'interno dell'abitacolo della propria autovettura imbottita di esplosivo, la sua vita è cambiata. E' stata segnata dalla scelta di non rassegnarsi alla violenza mafiosa, dalla voglia di alzare la testa, dalla scelta di smuovere le coscienze . Un obiettivo che l'ha portata a Palermo nell'estate del 1992. Quando nella città delle Aquile, segnata dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, muovevano i primi passi il "comitato dei lenzuoli" o le "catene umane". Un embrione di quel movimento nazionale antimafia che vedrà la luce tre anni più tardi. Che, grazie alla testardaggine di Adriana Musella ed alla lungimiranza di Antonino Caponnetto, il padre del primo pool antimafia nato presso la procura di Palermo, avrebbe aperto le porte a "Riferimenti". Un pezzo di quel movimento antimafia da cui Adriana Musella adesso si sente tradita. Come se quella che sente essere una propria creatura fosse stata contaminata dallo stesso male combattuto per anni.
"Ho deciso di fare un passo indietro quando mi sono accorta che anche nell'antimafia c'è mafiosità. Quando mi sono resa conto che coloro che si definiscono antimafiosi agiscono con prevaricazione, prepotenza, arroganza, cercando di sopraffare l'altro per non farlo parlare, per limitarne gli spazi. Oggi ho avuto modo di constatare che il movimento antimafia solidale non esiste più. L'antimafia è malata, i virus sono troppi e minano la sua stessa esistenza. E' diventata una farsa. Se questa è l'antimafia,io non ne posso e non ne voglio più far parte. Mi allontano da questo movimento perché non ci credo più. Oggi sento il bisogno di pensare un poco di più a me stessa".

Ma cosa significa per lei fare antimafia in Italia?
"L'antimafia è riscatto dell'essere. L'antimafia è rischio, rinuncia, scelta di campo, coerenza tra il dire ed il fare. L'antimafia è libertà, è solitudine. L'antimafia non può essere politica perché la politica è compromesso, equilibrio. L'antimafia, invece, impone rotture e scelte nette. L'antimafia non può essere condizionata da nessun colore, da nessuna bandiera o direttiva di partito, ma deve rispondere soltanto alla coscienza di ciascuno. Tutto questo oggi l'antimafia non è".

E cos'è oggi l'antimafia?
"L'antimafia oggi appartiene ai potentati autoreferenziali che ne fanno business o anche agli arrampicatori sociali, ai cacciatori di immagine e pubblicità, agli arrivisti. Ciascuno tende di portare l'acqua al proprio mulino, ciascuno tende a primeggiare portando uno scettro, non si sa poi di quale tipo, di avere il primato anche in questo campo. Per cui si agisce a volte anche con scorrettezza, ma si agisce e questa è la cosa che per me è stata poù pesante con la mancanza di solidarietà, cercando di non vedere l'altro. C'è molto individualismo e con l'individualismo non si va da nessuna parte".

A volte, però, anche lei è stata accusata di individualismo?
"Io ho cercato sempre di collaborare con tutti. Se il problema c'è,non è mio ma degli altri. Ma non è questa la cosa che mi preme. Mi preme di più sottolineare il fatto che nel mondo antimafia non c'è unità in quanto molto variegato. Quando si parla di movimento antimafia si parla di qualcosa di non definito ma che dovrebbe avere un interesse comune. Invece ognuno va per la sua strada".

Insomma è diventata un'antimafia di facciata?
"Esatto è diventata un'antimafia di facciata, ma soprattutto di potere di business,di pubblicità gratuita. Questa è la mia denuncia. E se c'è gestione di potere anche nell'antimafia è finita. Si sono costruiti dei miti che comunque agiscano,pare vanno bene. E invece molte volte non va bene per niente. Quale antimafia quando talvolta, può succedere che chi dovrebbe punire copre ?Oggi tantiti,troppi,parlano di antimafia ma ,non siamo tutti uguali,perché se tutto è antimafia o movimento antimafia,allora niente è mafia!Che senso ha, che io continui ad urlare, che io vada come Don Chisciotte avanti con la mia bandierina ?. Se colui che viene mitizzato viene coperto nel suo delinquere, se ci sono coperture dall'alto di determinati episodi o di determinati personaggi è inutile che si parli ancora di antimafia, è soprattutto è inutile che io metta ancora la mia passione".

Chi ha scelto una vita come la sua ha sempre avuto ostacoli, difficoltà, C'è stato un logoramento. Questa è la sintesi di un logoramento arrivato ad un livello insopportabile o c'è stato qualcosa che ha fatto traboccare il vaso.
"Questo mio sfogo è un pò l'una cosa e l'altra. E' una sintesi. Io non mi sono impegnata per avere una contropartita. Io non ne ho cercate. Io ritengo che l'antimafia non debba avere un risarcimento, non debba avere uno scanno a Montecitorio o al Senato. . Ho rifiutato questo genere di cose per una mia forma mentis perchè ho sempre creduto che nel fare antimafia si dovesse essere liberi. E per me libertà è anche non appartenere ad un partito, non essere condizionata da nessuna legge politica essere al di sopra delle parti. Perchè intorno ai valori si dovrebbe essere tutti uniti. Ecco perché io ho rifiutato tutte le richieste che mi sono pervenute per un ingresso concreto nel mondo della politica".
Un mondo politico che con l'assassinio del vice presidente del consiglio regionale Fortugno ha subito un forte scossone.
"Io penso che anche nel caso Fortugno ci sono tante cose che noi non conosciamo e che non conosceremo mai. Manca il livello superiore. Anche in questo caso forse c'è qualcosa che non va destabilizzata. Mi spiego meglio. In tutte le stragi di mafia, da Portella delle Ginestre ad oggi non abbiamo mai avuto una verità totale, ma abbiamo sempre dovuto combattere con illazioni o con dubbi. La vera essenza della realtà delle cose noi non l'abbiamo mai scoperta. Ci sono tante realtà camuffate. Anche per il delitto Fortugno si è fatto il nome di un presunto mandante ma sarà davvero questo o saranno altri? Io penso che questa nebbia intorno ai delitti ci sia stata sempre e ci sia tuttora. La realtà talvolta viene nascosta perché può essere ancora più destabilizzante del delitto e allora non conviene che la verità emerga in tutta la sua chiarezza".

Il caso Fortugno, però ha smosso le coscienze. A Locri è nato un movimento giovanile molto forte.
"I ragazzi di Locri hanno reagito sono usciti, ed è stata una bella cosa. Lo hanno fatto anche perché hanno avuto uno stimolo forte per farlo. Ma io non penso che siano diversi dai ragazzi di Crotone, dai ragazzi di Vibo o di Lamezia. Forse il fenomeno dei ragazzi di Locri è stato un poco troppo mitizzato a discapito delle realtà presenti nelle altre città della regione. Io parlerei poi di ragazzi della Locride. Con disappunto e dispiacere oggi noto che anche all'interno di questo movimento esistono disaccordi e dissapori. Anche loro sono diventati una bandiera di cui troppi vogliono impossessarsi. Ognuno parla in nome dei ragazzi di Locri. Bisogna capire chi siano. Non bisogna generalizzare. Anche questo si sta trasformando in uno slogan che va bene per i media. Mi dispiace notare che anche fra i ragazzi c'è veleno, c'è arrivismo, anche fra i ragazzi c'è qualche serpe, Tutto questo per me è deludente. Purtroppo,bisogna riconoscere che la colpa è anche nostra perché a volte costruiamo castelli che crediamo di pietra e che poi ,invece si rivelano friabili perché di sabbia.

Cosa deve fare il movimento antimafia per rilanciarsi?
"Fermo restando che io non credo più in questo movimento antimafia ma credo nelle singole persone perbene, prima di tutto dovrebbero passare ai Raggi X chi parla di antimafia oggi. Prima di accreditare una persona come antimafioso bisogna ben discernere cosa questa persona ha in mente o quanto meno bisogna capire qual'è il retroterra sul quale si poggia questa persona. C'è bisogno di chiarezza. L'antimafia deve essere una passione, non può essere politica, perché deve essere rottura. L'antimafia è solitudine perché dovendo rompere dovendo fare scelte di campo nette molte volte resti solo, ma se fai antimafia con passione e diventa uno scopo della tua vita non deve spaventarti la rinuncia o la solitudine. Prima di tutto riappropriarsi di un sentimento, fare antimafia con sentimento, non per affari ne per pubblicità gratuita. C'è qualcuno che mi ha attaccato per farsi pubblicità, c'è qualcuno che ha osato dire, insultandomi, che io faccio antimafia di rendita. La mia rendita qual è, tirando le somme della mia vita, un posto in parlamento no perché l'ho rifiutato, il business non credo perché io ho un movimento che si autofinanzia con le proprie attività, qual è la rendita un padre ucciso, una famiglia distrutta. Qual è la rendita 20 anni di lavoro pieno dato alla società? Non ci siamo".

Questo sfogo vuole dire chiudere anche l'esperienza di Riferimenti?
"No ,questo non posso farlo perché ho tanta gente che crede in me in tutta Italia. Certamente la gerbera non sarà quella con la quale abbiamo lottato contro il crimine rimarrà il fiore della memoria. A fine agosto convocherò un'assemblea nella quale esporrò le mie decisioni. La mia proposta sarà quella di togliere a Riferimenti l'appellativo di coordinamento nazionale antimafia. Proprio perché ho creato insieme a Caponnetto questo movimento con tutta la passione e l'entusiasmo che si è potuto vedere in tutti questi anni. Ma oggi questo entusiasmo non c'è più ,anche perché non si capisce bene da che parte sta il nemico e da che parte stanno gli "amici".

I ragazzi rischiano di perdere un punto di riferimento?
"Assolutamente no, perché io mi sono sempre battuta affinchè i ragazzi maturino una coscienza critica. Io continuerò per questo. Con loro non voglio mentire. Io continuerò a fare memoria dell'antimafia. Racconterò la mia esperienza anche attraverso un libro che sto scrivendo. Continuerò a servire le istituzioni, ma non mi vedrete più partecipare a marce di protesta o commemorazioni. Ripeto non voglio continuare a battermi contro i mulini a vento".

Lei ha detto che vorrebbe lasciare la Calabria.
"Non girerò le spalle alla Calabria.Qui penso di avere costruito tanto e tanta è la gente che mi dimostra il suo affetto ma,sono stanca di combattere e,in questa terra la lotta è quotidiana. Si,vorrei tornare a casa ma,al momento sembra non sia possibile. D'altra parte ho assunto un impegno con il presidente Loiero cui non voglio venir meno.Domani spero di poter tornare lì dove sono nata.  la Calabria è una terra difficile, dove il buono ed il cattivo vengono mescolati, dove non hai mai ben chiaro il tuo interlocutore".

Allora la mafia è invincibile?
"Se per mafia si intende la manovalanza dobbiamo rifarci a quanto dichiarato da Giovanni Falcone e dire che è un fenomeno umano ed è vincibile. Se per mafia intendiamo un sistema, quello per cui adesso sono giunta a questa riflessione secondo me ci sarà sempre. E' augurabile che i ragazzi acquisiscano coscienza della realtà vera ma anche coraggio per denunciare questo stato di cose. Venti anni fa si diceva che la mafia non esisteva, andando avanti può darsi che anche questo muro di gomma contro cui oggi urtiamo possa essere abbattuto. Sono molto scettica e delusa, ma spero che le cose possano cambiare".

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