Il giro del narcotraffico

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Premio Gerbera Gialla 2007 - Riferimenti

Tavola Rotonda “Gli affari del crimine internazionale”...



- IL GIRO DEL NARCOTRAFFICO -

Catanzaro, 13 maggio 2007

 

 

PREMESSA

Benché sia praticamente impossibile calcolare il rendimento complessivo del narcotraffico, sia perché non si conosce l’esatta quantità delle sostanze stupefacenti prodotte, sia perché il narcotraffico, proibito in tutti gli Stati del mondo, si sviluppa in totale clandestinità andando ad alimentare tutti i segmenti della filiera criminale, ci sono indicatori che possono essere presi in esame per comprendere l’enorme spostamento di denaro che esso provoca, incidendo sui sistemi economici e produttivi e destabilizzando intere aree geografiche.

 

LE DIMENSIONI MONDIALI DEL TRAFFICO DI STUPEFACENTI

Nonostante gli sforzi profusi dai diversi organismi internazionali, primo fra tutti lo United Nation Office on Drug and Crime (UNODC), e dalle diverse strutture nazionali, la produzione dell’eroina e della cocaina continua in costante ascesa. Le stime realizzate dal suddetto Ufficio, infatti, evidenziano:

–        una situazione allarmante riguardo le coltivazioni del papavero da oppio in Afghanistan aumentate, nel 2006, del 59% rispetto al 2005, e passate da 104.000 a 165.000 ettari (che consentirebbero una produzione di 6.100 tonnellate di oppio e di 610 tonnellate di eroina, con un’incidenza di circa il 90% sulla produzione mondiale ed un aumento del 49% rispetto all’anno precedente);

–        un leggero ma significativo aumento delle coltivazioni di foglia di coca nell’area sudamericana (Bolivia, Colombia e Perù), passate da 158.000 del 2004 a 159.600 ettari nel 2005 (cui corrisponde una produzione totale di cocaina stimata in 910 tonnellate). Altre fonti, peraltro, ritengono che l’estensione di tali coltivazioni in Colombia raggiungerebbe addirittura i 144.000 ettari totali (l’UNODC ne ha stimate 86.000) con una notevole ricaduta sulla produzione globale della cocaina.

Trend contrario avrebbe, invece, la produzione marocchina di hashish, primaria fonte di approvvigionamento del mercato illecito europeo, passata, nel 2005, a 1.070 tonnellate con un decremento del -37% rispetto all’anno precedente. A tale tendenza, però, fa eco, per quanto riguarda il mercato europeo, ed italiano in particolare, una forte ripresa della produzione della marijuana in Albania.

Una tale produzione, che talvolta supera la richiesta (sempre l’UNODC stima una sovrapproduzione di eroina pari al 30%, ovvero 183 tonnellate), soddisfa, e a volte invoglia al consumo, una popolazione tossicodipendente stimata in 200 milioni di persone di età compresa fra i 15 ed i 64 anni (pari al 5% della popolazione mondiale di quella fascia di età).

 

Per comprendere più approfonditamente le dimensioni mondiali del traffico della droga è necessario, però, volgere lo sguardo alle dirette ricadute economiche. Per quanto riguarda la cocaina, ad esempio, se il prezzo di un chilogrammo di tale sostanza sul mercato clandestino delle aree di produzione (Colombia, Perù e Bolivia) si aggira in media intorno ai 1.500-2.500 Dollari statunitensi, lo stesso, sul mercato europeo, arriva a toccare una media di 39.000 Euro (fonte Europol). Tale quantitativo si presta, peraltro ad essere “tagliato” numerose volte prima di arrivare al consumatore, aumentando il suo valore effettivo sul mercato al dettaglio. Sulla base di tali dati, e considerando che nel 2006, in Europa, è stato sequestrato circa il 15% della produzione sudamericana (stimata dall’UNODC in 910 tonnellate), si può ipotizzare che:

–        se tutta la cocaina prodotta fosse giunta sul mercato europeo avrebbe avuto un valore medio di circa 35,5 miliardi di Euro (910 tonnellate per 39.000 Euro al chilogrammo);

–        essendo stati impediti introiti alla criminalità organizzata pari a 5,3 miliardi di Euro (equivalenti al valore della cocaina sequestrata pari al 15% della produzione), la criminalità organizzata avrebbe introitato circa 35 miliardi di Euro.

 

In relazione al giro d’affari che il traffico dell’eroina produce, deve essere considerato che la coltivazione di un ettaro di papavero da oppio consente al coltivatore di guadagnare al netto 4.400 Dollari annui, mentre il prezzo di un chilogrammo di eroina all’ingrosso sul mercato illecito europeo si aggira in media attorno ai 31.350 Euro (se pertanto le 610 tonnellate prodotte in Afghanistan, così come stimato dall’UNODC, fossero interamente vendute sul mercato europeo produrrebbero un ricavo di oltre 19 miliardi di Euro, senza contare che sarebbero tagliate numerose volte prima di giungervi).

 

Ed è ovviamente la criminalità organizzata a gestire, in regime di monopolio, il narcotraffico. Per quanto riguarda l’eroina, il mercato globale appare gestito: nelle aree di produzione, dai c.d. “signori della guerra”, controllori incontrastati delle coltivazioni e delle fasi di produzione ed esportazione dell’eroina, che accantonano enormi ricchezze anche per finanziare il terrorismo internazionale; nelle aree di transito, ed in particolar modo in Turchia, da organizzazioni criminali di dimensioni variabili, capaci di ricevere e smistare verso il mercato europeo, anche attraverso la successiva mediazione delle organizzazioni albanesi, le partite di eroina afgana (il mercato nord europeo appare alimentato anche attraverso l’operatività di organizzazioni criminali pakistane).

 

E’ invece quello della cocaina il traffico che maggiormente coinvolge le organizzazioni criminali più strutturate come quelle colombiane, messicane, galiziane, nigeriane e le tradizionali organizzazioni mafiose italiane, prime fra tutte la ‘ndrangheta. La strategia unitaria adottata dalle principali organizzazioni colombiane nella movimentazione delle enormi spedizioni di cocaina, volta ad eludere tutte le politiche di contrasto in atto nei principali porti pacifici ed atlantici del Sud America, nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Atlantico, e basata su un’articolazione che ricalca i più moderni sistemi delle compagnie commerciali, consente loro di far giungere sui principali mercati di consumo (U.S.A. ed Europa) imponenti spedizioni di quella sostanza.

Giova qui citare il fatto che nel 2006, solamente l’Italia, la Spagna , il Portogallo e la Francia hanno sequestrato circa 100 tonnellate di cocaina (del valore medio, sul mercato all’ingrosso di 3,9 miliardi di Euro), ovvero oltre il 10% della produzione totale stimata dall’UNODC per il 2005 (910 tonnellate).

 

Si tratta di un commercio basato su rigide regole di responsabilità affidate alle cellule, od alle organizzazioni (come quelle galiziane, per il trasbordo dei carichi in mare e la successiva introduzione nella Penisola Iberica), incaricate di ogni segmento della filiera di traffico. Ad eccezione della direttrice di traffico messicana, sulla quale viaggiano soprattutto le spedizioni per il Nord America (ma di recente anche per l’Europa e per l’Italia), gestita in autonomia dalle potenti organizzazioni locali, il traffico della cocaina verso l’Europa è condotto in massima parte dalle stesse organizzazioni colombiane, che hanno radicato nei Paesi di transito (sia quelli dell’Africa Occidentale, sia quelli iberici) proprie efficienti articolazioni cui è affidata la fase di ricezione e smistamento dei carichi.

 

La principale preoccupazione dei narcos è quella della perdita del carico, e quindi del guadagno, e non quella della disarticolazione delle proprie cellule operative che, compartimentate ed autonome, riescono a garantire, nella maggior parte dei casi, l’anonimato alle organizzazioni madre. Tale preoccupazione viene rilevata nel corso delle indagini. Alla perdita del carico viene subito richiesto, dalle organizzazioni madre, l’invio di comunicati stampa o documentazione ufficiale (copia di verbali di arresto o di sequestro) che comprovino, anche attraverso il logo impresso sui panetti (che identifica il produttore), l’origine dello stesso.

Si registra poi la tendenza, delle organizzazioni colombiane a rientrare in possesso del denaro attraverso lo stesso vettore che ha consegnato il carico e la predilezione a ricevere, dall’Europa, pagamenti in Euro. Alle recenti dichiarazioni della Banca Centrale Spagnola secondo le quali in Spagna circolerebbe oltre il 10% di banconote da 500 Euro in più rispetto alla media degli altri Stati Membri dell’Unione, fanno eco quelle della DEA americana secondo le quali il maggior quantitativo di tali banconote, in tutto il Continente Americano, circolerebbe in Colombia.

Tale tendenza troverebbe ragione in una serie di fattori:

–        il maggior potere d’acquisto della moneta unica europea rispetto alla divisa statunitense, che, oltre a rappresentare un’ulteriore fonte di guadagno, consente di ammortizzare le spese di raccolta, reinvio e trasporto dei narcoproventi che a volte raggiungono il 2-3% della somma;

–        l’accantonamento di denaro contante è indispensabile alle organizzazioni per reinvestire nel narcotraffico, affrontare i costi logistici, operativi, legali e quelli necessari alla corruzione, e ad eludere i complessi ed efficienti sistemi di monitoraggio delle transazioni finanziarie, abbattendo i rischi delle movimentazioni bancarie sui sistemi finanziari esteri;

–        la disponibilità di contante consente l’acquisizione di potere come dimostra l’acquisto, da parte di due dei più importanti narcotrafficanti colombiani degli ultimi anni, , i c.d. los Mellizzos, di un intero battaglione di paramilitari (Autodefensas Unidas de Colombia – A.U.C.)  per 800 milioni di Dollari in contanti (da notare che nel 2001 agli stessi erano stati confiscati dalla DEA 35 milioni di dollari in contanti nascosti nell’intercapedine di un muro di una delle loro “abitazioni salvadanaio”).

 

Ed anche le organizzazioni messicane sembrano adottare questa strategia. L’Amministratrice della DEA americana, Signora Karen TANDY, di fronte al Comitato del Senato degli Stati Uniti per gli stanziamenti economici nei settori commercio, giustizia e scienza, ha, infatti, recentemente dichiarato che nel solo 2007 sono stati confiscati alle pericolose organizzazioni narcotrafficanti messicane 1,1 miliardi di Dollari e che in solo due operazioni sono stati confiscati oltre 300 milioni di Dollari in contanti.

 

LE DIMENSIONI ITALIANE DEL TRAFFICO DI STUPEFACENTI

I dati riferiti ai sequestri realizzati in Italia nel 2006 rivelano un andamento crescente per la:

–        cocaina: le 4,624 tonnellate sequestrate (+5,74% rispetto al 2005) rappresentano il miglior risultato degli ultimi 12 anni ed il secondo di sempre (nel 1994 un sequestro di 5,4 realizzato dai Carabinieri nei confronti di associazioni della ‘ndrangheta appositamente consorziatesi, ha consentito di segnare il più alto quantitativo di cocaina sequestrata);

–        marijuana: le 5,44 tonnellate sequestrate in Italia (+119,2% rispetto al 2005), alle quali vanno aggiunte le circa 2 tonnellate fatte sequestrare al collaterale albanese prima che lasciassero quel Paese per raggiungere l’Italia, evidenziano una forte ripresa dei traffici dal Paese delle Aquile (oltre 3 tonnellate dei sequestri complessivi è stata realizzata in Puglia o nelle acque prospicienti il Salento);

ed un andamento decrescente per:

–        l’eroina: le 1,325 tonnellate (-3,50% rispetto al 2005) sembrano per la maggior parte dirette ai più floridi mercati nord europei ( la Gran Bretagna stima in 25-35 tonnellate l’eroina che annualmente raggiunge il locale mercato illecito) ed i relativi consumi appaiono in lento e costante calo, stando anche alle cifre relative ai decessi da abuso di sostanze stupefacenti (i 517 decessi registrati dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga nel 2006 rappresentano un decremento rispetto al 2005 del -20,70% ed il numero minore dal 1997);

–        l’hashish: che resta la sostanza più diffusamente consumata ed i cui sequestri, 19,207 tonnellate  rappresentano il -17,20% rispetto al 2005, riflettendo una complessiva diminuzione della produzione marocchina (principale alimentatrice del mercato europeo);

–        le droghe sintetiche, sequestrate per un numero complessivo di 133.424 dosi (-59,54% rispetto al 2005), il cui mercato appare ancora frammentario rispetto ai ben più grandi mercati nordeuropei (le Autorità britanniche stimano tra le 500.000 ed i 2 milioni le pasticche che settimanalmente vengono consumate nel Regno Unito) e non vi sono prove che dimostrino il coinvolgimento diretto delle organizzazioni criminali mafiose italiane, dedite, semmai ad esportazioni su larga scala, anche finalizzate a scambi per altre sostanze.

 

Le grandi organizzazioni criminali italiane sono sempre più coinvolte nella gestione dei traffici, e soprattutto per quello della cocaina. Più in particolare:

 

–        la ‘ndrangheta, che grazie ad un’ampia disponibilità di denaro contante, ad un’elevata capacità criminale ed alla credibilità acquisita presso le principali organizzazioni narcotrafficanti sudamericane, è riuscita, nel corso degli anni, a stabilire forti saldature criminali direttamente nelle aree di produzione. Alcuni dei capi storici delle organizzazioni paramilitari colombiane (Autodefensas Unidas de Colombia, AUC) e del cartello di Norte del Valle (unico sopravvissuto dopo la controffensiva lanciata negli anni ’90 dal Governo colombiano ai principali cartelli) sono ricercati in ambito internazionale per provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria italiana nell’ambito di indagini nazionali. Peraltro, il coinvolgimento diretto della criminalità organizzata calabrese nelle grandi spedizioni viene confermato anche dal sequestro di 200 chilogrammi di cocaina eseguito dalle Forze di Polizia italiane, in collaborazione con quelle spagnole, nel mese di gennaio u.s. nel porto spagnolo di Castellon, dove la droga era collocata all’interno di un camper imbarcato a bordo di una nave proveniente dall’Argentina, via Dakar (Senegal), e diretto al porto di Genova. Le acquisizioni investigative ottenute hanno consentito, proprio nei giorni scorsi, all’Autorità Giudiziaria italiana di emettere un ordinanza di custodia cautelare a carico di nr. 20 persone appartenenti ad uno dei più agguerriti clan della ‘ndrangheta (PALAMARA-BRUZZANITI-MORABITO);

 

–        la camorra che, superando i ristretti confini europei, all’interno dei quali si era rivolta negli ultimi anni, dispone oggi di proprie affiliazioni nei principali paesi produttori (Colombia) e di transito (Argentina, Brasile, Spagna ed Olanda) o di consolidati rapporti con broker internazionali. La situazione di precario equilibrio criminale che sta attualmente interessando l’area partenopea, infatti, appare soprattutto dovuta al tentativo di conquista, da parte dei diversi clan camorristici, delle piazze di spaccio al minuto della droga che comporta scontri di tipo gangsteristico in interi rioni della Città di Napoli e nel suo hinterland. Ed è anche il traffico della cocaina a ricoprire un ruolo chiave, grazie alle ampie possibilità di introiti che esso produce. A Napoli, infatti, una dose di cocaina può arrivare a costare meno di 15 Euro (nel resto delle piazze del mercato illecito nazionale il prezzo di una dose di cocaina oscilla tra i 70 ed i 90 Euro), e se ciò da un lato evidenzia la scarsa purezza di tale droga sul mercato partenopeo, dall’altro mette in risalto gli espedienti utilizzati da quel tipo di criminalità per accaparrare denaro ed invogliare il tossicodipendente ad utilizzare una dose di stupefacente;

 

–        la criminalità organizzata pugliese, composta oggi da una serie di clan diffusi su tutto il territorio regionale, dediti soprattutto al narcotraffico ed impegnati sovente in cruenti scontri per il controllo del territorio, che ha stabilito, soprattutto nel Salento, solide saldature criminali con le organizzazioni albanesi finalizzate alla ricezione delle partite di eroina e marijuana da smerciare sul territorio o da convogliare nel resto del territorio nazionale;

 

Le organizzazioni mafiose appartenenti a cosa nostra, che negli ultimi anni, avevano evitato un’esposizione diretta nel particolare settore criminale prediligendo, semmai, rapporti di collaborazione con gruppi criminali ad esse contigui ovvero con le organizzazioni ‘ndranghetiste e camorriste, sembrerebbero aver rinnovato il proprio interesse diretto nel narcotraffico.

 

Accanto alle organizzazioni criminali nazionali, inoltre, operano in Italia organizzazioni criminali a base etnica, tra le quali spiccano quelle dominicane ed albanesi, e gruppi criminali, meno strutturati, che si associano, in maniera quasi occasionale, in una sorta di joint venture, al fine di incassare grandi guadagni.

 

Particolare pericolosità va, poi, attribuita alle organizzazioni criminali nigeriane, particolarmente attive nel traffico della cocaina in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e, soprattutto, Campania. Favorite dal progressivo impegno della rotta africana, le organizzazioni nigeriane, dotate di una struttura più orizzontale che verticistica e di una fitta rete di proprie articolazioni, risultano oggi fortemente coinvolte nel traffico della cocaina, realizzato attraverso il sistematico ingaggio di corrieri, c.d. “a pioggia” per l’alta frequenza dei trasporti, africani (soprattutto degli Stati nord occidentali) ed europei, che la trasportano “in corpore”, sulla persona o nel bagaglio.

 

LE DIMENSIONI ECONOMICHE DEL TRAFFICO DI STUPEFACENTI

Se, come detto in premessa, non è possibile stabilire il giro d’affari mondiale del narcotraffico, è, invece, possibile definire qual è stato, in Italia, il mancato introito finanziario da parte della criminalità organizzata, in base ai sequestri realizzati nel 2006 ed ai prezzi sul mercato all’ingrosso dei diversi tipi di sostanza stupefacente (rilevati a campione su 13 città italiane: Bologna, Genova, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste, Venezia e Verona).

 

In particolare, il sequestro di:

–        4,624 tonnellate di cocaina, il cui prezzo medio sul mercato all’ingrosso per chilogrammo è di 41.000, ha consentito di impedire alla criminalità organizzata di incassare circa 190 milioni di Euro. Giova precisare che lo stesso quantitativo, nelle aree di produzione costa tra i 1.500 ed i 2.500 Dollari, pari a 1.100-1.850 Euro.

Nei primi 4 mesi dell’anno in corso, invece, nei quali sono già state sequestrate 1,822 tonnellate di cocaina (+5,70% rispetto allo stesso periodo del 2006), sono stati impediti introiti alla criminalità organizzata per circa 75 milioni di Euro;

 

–        1,325 tonnellate di eroina, il cui prezzo medio all’ingrosso sui principali mercati di smistamento (Milano, Roma, Torino e Palermo) è pari a 49.000 Euro per chilogrammo, ha impedito alla criminalità organizzata di introitare, circa 65 milioni di Euro.

Nei primi 4 mesi del 2007, invece, nei quali sono già stati sequestrati 830 chilogrammi (+55,67% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) sono stati impediti introiti alla criminalità organizzata per circa 40 milioni di Euro;

 

–        19,2 tonnellate di hashish, il cui prezzo medio per chilogrammo all’ingrosso è di 2.056 Euro (121 Euro nelle aree di produzione marocchine), ha impedito alla criminalità organizzata di introitare 39,5 milioni di Euro.

Nei primi 4 mesi del 2007, invece, nei quali sono state sequestrate 3,416 tonnellate di hashish (-66,79% rispetto allo stesso periodo del 2006) la criminalità organizzata ha perso introiti per 7 milioni di Euro;

 

–        5,445 tonnellate di marijuana, il cui prezzo medio per chilogrammo all’ingrosso è di 1.158 Euro, ha evitato introiti alla criminalità organizzata per 6,3 milioni di Euro.

Nei primi 4 mesi dell’anno in corso, nei quali sono stati sequestrati 930 chilogrammi di marijuana (-55,20% rispetto allo stesso periodo del 2006), il mancato introito per la criminalità organizzata è di oltre 1 milione di Euro;

 

–        133.424 dosi di droghe sintetiche, il cui prezzo medio all’ingrosso è di 3.800 Euro per 1.000 dosi, ha impedito alla criminalità di entrare in possesso di una cifra pari a 505.000 Euro.

Il valore all’ingrosso delle 112.571 dosi, già sequestrate nei primi 4 mesi del 2007 (+169,90% rispetto allo stesso periodo del 2006), è pari a 463.000 Euro.

 

Pertanto il valore complessivo sul mercato all’ingrosso delle sostanze stupefacenti sequestrate nel 2006 è pari a circa 300 milioni di Euro, mentre nei primi 4 mesi del 2007 è già stata sequestrata droga per circa 117 milioni di Euro. 

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