Sui FOTIA, cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, chiudiamo la partita?

Scritto da Ufficio di Presidenza
la famiglia FOTIA e le loro imprese...
Un riepilogo su quanto avevamo segnalato e denunciato, qualche dettaglio in più sulle realtà dei rapporti con i Comuni di centrosinistra come VADO LIGURE, SAVONA, ANDORA... ma anche dei rapporti (ed affari) con le amministrazioni ed esponenti del centrodestra. La questione Pd e delle cooperative "rosse" come Unieco e Abit-coop... l'arrivo sulla collina degli Erzelli accanto ai Mamone, qualche Atto e, in coda, l'editoriale del Direttore de Il Secolo XIX "L'INCHIESTA DI SAVONA E LA SINISTRA CHE CADE DAL PERO". Buona lettura...



La SCAVO-TER nel cantiere dell'UNIECO e ALFA-COSTRUZIONI di via Stalingrado, SavonaEra il 27 agosto dello scorso anno quando, stufi del profondo silenzio sul vero volto dei Fotia, abbiamo deciso di pubblicarne tutta la storia, passata e presente. Con l'articolo "I FOTIA, COSCA MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, A SAVONA TANTO AMATI": abbiamo ricostruito tutto al dettaglio, dai legami parentali con le altre Famiglie del potente e pericoloso casato 'ndranghetista dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti; abbiamo indicato da dove nasceva il loro impero imprenditoriale, i loro contatti con le Pubbliche Amministrazioni e gli affari. Nessuno, tra politica, mondo imprenditoriale, banche e informazione, in allora, pareva voler affrontare tutto questo, proprio come quando (era il 7 aprile dello scorso anno) ricostruimmo la dinamica con cui la SCAVO-TER entrò nei cantieri della Ferrovial e quella con cui acquisì, con accondiscendenza attiva degli alti uffici della Regione Liguria, una Cava (la Rianazza) che era però stata cancellata dal Piano Cave della stessa Regione... Silenzio, solo assoluta omertà avvolgeva questi signori...

Come "Casa della Legalità" siamo andati avanti sia ad indicarli, sia nel monitorare i loro affari e le concessioni che le Pubbliche Amministrazioni, quasi in gara l'una con l'altra, elargivano loro tra lavori di somma urgenza, appalti, licitazioni private ed autorizzazioni varie, per accontentare gli appetiti della famiglia salita da Africo e insediatasi a Savona. Abbiamo denunciato e segnalato alla Procura di Savona tutto... così come abbiamo chiesto anche al Prefetto di Savona i provvedimenti urgenti necessari a fermare l'inquinamento che quell'impero imprenditoriale poneva non solo all'ambiente ma anche all'economia ed alla libera concorrenza.

Se Procuratore Capo e Prefetto di Savona si sono mossi, così come i reparti investigativi, con determinazione, la politica, la società civile ed il mondo economico savonese hanno taciuto... ed hanno taciuto su questo anche quelli che, ieri ed oggi, promuovono le parate della cosiddetta "antimafia" civile e della "legalità", fatta di tante parole e dilagante retorica.


Il panorama che circonda i FOTIA è ampio da scandagliare...

I loro rapporti con la politica non fanno distinzione tra centrodestra e centrosinistra... anche se, in terra di Savona, si è consolidato, come più volte abbiamo detto, soprattutto un rapporto "privilegiato" con le amministrazioni "rosse"
, così come con il mondo delle cooperative, dall'Unieco alla Abit-Coop, dove opera il loro cugino RAFFA Fortunato. Se la UNIECO, ad esempio, lì ha chiamati più volte a rendere servizio con la SCAVO-TER nei cantieri della ex Metalmetron di Via Stalingrado a Savona [cantiere che indicammo già anche nel libro "TRA LA VIA EMILIA E IL CLAN" e che recentemente è stato anche ripreso da SavonaNews] e nei cantieri (accanto alla ECO-GE dei MAMONE) delle "Torri del Faro" a Genova, l'ABIT-COOP li ha chiamati ad operare nei propri cantieri, anche accanto alla società del clan PELLEGRINO con "base" nell'imperiese.

Se da un lato l'omertà opportunistica nel savonese (così come nel resto della Liguria, tra l'imperiese ed un capoluogo che non fa eccezione) ha continuato a proteggere certi rapporti indegni e vergognosi, dall'altro lato l'azione della Procura ha dimostrato, come abbiamo più volte detto, che si era chiusa la pagina in cui anche nel Palazzo di Giustizia di Savona e, più in generale, nei settori di controllo, vi erano pesanti responsabilità e complicità, se non fosse altro per i silenzi complici e le assenze di attenzione e intervento sul fenomeno.

Era il 19 giugno 2010 quando, dal sito de Il Secolo XIX, lanciammo un nuovo forte allarme.
Indicammo nel savonese un fulcro nevralgico degli affari delle cosche. In quell'occasione, come nostra abitudine, facemmo non solo i nomi ma indicammo anche il problema dei rapporti trasversali con la politica e le complicità del mondo economico. Anche in quell'occasione l'omertà politica, così come nel mondo economico, continuava a regnare sovrana e la società civile ignorava colpevolmente il problema... Non ci stupiva tutto questo, anche perché identica sorte aveva contornato la pesante denuncia che emergeva dal libro-inchiesta "Il Partito del Cemento", coraggioso lavoro di due giovani giornalisti come Marco Preve e Ferruccio Sansa che, proprio per questo, hanno avuto pesanti ripercussioni sulla propria carriera.

Il copione è sempre lo stesso, anche dopo gli arresti che il Gip ha disposto, su richiesta della Procura di Savona, per l'esponente Pd, Roberto DROCCHI e Pietro FOTIA. Sembra di essere davanti alla riedizione di ciò che avvenne a Genova dopo l'emergere del sistema corruttivo e di intreccio tra politica e criminalità organizzata calabrese, nel maggio 2008. La politica che cerca di minimizzare, scaricando la responsabilità al singolo esponente "beccato", come se questi non fosse invece parte integrante dell'ingranaggio-sistema di una politica piegata da corruzione, conflitti di interesse e patti politico-mafiosi. Il mondo finanziario e delle imprese che tuonano ma non agiscono e soprattutto non rompono "l'omertà". Il sindacato degli edili della CGIL che, allora a Genova ed ora a Savona, invoca la prudenza ed esorta a non "fare accuse pesanti" sostenendo che "Savona non è una realtà dove se un imprenditore non fa lavorare il tale gli bruciano il camion e non si trovano segnali mafiosi sulla porta di casa".

Come "Casa della Legalità" abbiamo anche provato a lanciare una proposta al Pd perché portasse un segnale di coerenza tra le dichiarazioni sulla necessità di "fare pulizia" ed i comportamenti concreti. La proposta, ripresa anche da Ferruccio Sansa sul sito del "Il Fatto" , non era "indecente" ma semplice e lineare: costituire una Commissione d'Inchiesta indipendente del Pd (composta da persone indipendenti) con:

* due compiti:

* due obiettivi:

Di Tullio, segretario Pd savoneseIl problema non si sarebbe certamente risolto nella sua complessità, visto che come ripetiamo e dimostriamo da tempo, la questione riguarda tutti i partiti, nessuno escluso... ma se il Pd avesse il coraggio di compiere questa scelta netta di "pulizia", vi sarebbe un segnale a tutta la politica sull'ormai improcrastinabile dovere di fare concretamente pulizia, senza aspettare che arrivino le manette... e soprattutto facendolo con i fatti!

Ma anche in questo caso la risposta è stata:

Risulta quindi preoccupante - anche se scontato - il silenzio di quelle Federazioni provinciali tutte già segnate da pesanti vicende. A Savona per il caso Fotia e Drocchi, a Genova per il caso Mamone (oltre che per i casi di corruzione che hanno coinvolto esponenti delle gestioni Pericu e Vincenzi), così come ad Imperia per le pesanti contiguità con esponenti della criminalità organizzata che hanno fatto e fanno da contraltare alle pesanti collusioni e complicità degli esponenti del centrodestra... e così come a La Spezia dove abbiamo assistito alla pesantissima inchiesta "Mani Unte" che, se pur non indicando alcun coinvolgimento della criminalità organizzata, ha messo in evidenza un sistema di illegalità devastante nella gestione del Parco delle Cinque Terre (dopo la già triste pagina delle responsabilità politiche sulla questione Pitelli, di cui proprio Veschi è stato un protagonista).
L'unica risposta "possibilista" alla nostra proposta è stata quella (verbale) di Andrea Orlando, parlamentare ligure in Commissione Antimafia, a cui però non vi è stato poi alcun seguito.

E se a sinistra (ben oltre al solo Pd) le responsabilità sono gravi, come testimonia ancora una volta il "caso Savona", nel centrodestra non possono certo dirsi estranei, così come non possono dirsi estranei a Vado Ligure quanti, in "rottura" con i partiti, hanno promosso una "lista civica" indipendente e vinto le ultime elezioni amministrative.

Angelo VACCAREZZA con Valter NEGROSe proprio di recente abbiamo ricordato e denunciato senza giri di parole le concessioni date da amministrazioni di centrodestra, come il Comune di Loano con il sindaco Angelo VACCAREZZA, al gruppo del boss Antonio FAMELI, già avevamo enunciato quell'appalto ad un ribasso stratosferico assegnato proprio dalla Provincia guidata da Angelo Vaccarezza alla Scavo-Ter dei FOTIA [scrivevamo nell'agosto scorso nell'articolo "I FOTIA, COSCA MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, A SAVONA TANTO AMATI":
Il 28 maggio 2010 la PROVINCIA DI SAVONA procede all'assegnazione dell'APPALTO n. 1596 relativo alla "S.P. n. 15 Carcare-Pallare-Bormida-Melogno - Lavori di sistemazione generale ed ammodernamento della sede stradale dal Km. 0+000 al Km. 14+300, lotto 3B1". Sulla base della Determinazione Dirigenziale n. 3090 del 22 aprile 2010, adottata dal Dirigente del Settore Viabilità "veniva approvato il progetto esecutivo dei lavori di sistemazione generale ed ammodernamento della sede stradale dal Km. 0+000 al Km. 14+300, lotto 3B1 della S.P. n. 15 "Carcare-Pallare-Bormida-Melogno", dell'importo complessivo di Euro 1.550.000,00 di cui Euro 1.171.310,25 per lavori a base d'appalto soggetti a ribasso oltre ad Euro 5.098,73 per oneri relativi all'attuazione dei piani di sicurezza, non soggetti a ribasso".
Il Presidente della Gara Enrico Pastorino, coadiuvato dal Responsabile del Procedimento Fabio Quirini e dal Segretario Generale Maria Toso, assegnava quindi l'appalto - utile udite - con un ribasso del 47,200% (!!!) alla SCAVO-TER dei FOTIA... come si legge nel verbale: "alla Ditta SCAVO-TER SRL in ati con GEO TECNA S.r.l. - Codice Fiscale 01252170095 - con sede in Vado Ligure (SV) - Via Bertola, 1 - che ha offerto il ribasso del 47,200%". (ribasso del 47,200%!!!)
].

VACCAREZZA, da noi interpellato, sui FOTIA dichiarava che la sua amministrazione provinciale non aveva con questi alcun rapporto (ma ciò non è vero perché quell'appalto che indicammo è stato assegnato proprio durante la sua Presidenza), su FAMELI e l'autorizzazione alla sala giochi dichiarava che dipendeva dal Questore e non da lui e che non poteva farci niente (ma l'autorizzazione alla sala giochi è un atto concesso dal Comune e non dal Questore... ed era davvero curioso che il Comune non avesse notato che l'immobiliare brasiliana a cui ha rilasciato l'Autorizzazione non poteva avere la documentazione necessaria per Legge, oltre a non aver manco un oggetto sociale compatibile).
Davanti agli arresti della scorsa settimana cosa ha dichiarato VACCAREZZA? Che era stupito di come il Pd avesse scaricato il DROCCHI.

Marco MelgratiAncora nessuna parola si è sentita da quel Marco MELGRATI che tanto insiste nel negare che qui ci sia la mafia. MELGRATI, forse non tutti ricordano o sanno, aveva tra i propri più attivi sponsor per la campagna elettorale che lo ha portato lo scorso anno in Regione, quell'Ispettore della Polizia di Stato di nome Roberto TESIO... ovvero quel TESIO che anziché espletare fedelmente il compito di servitore dello Stato si è dimostrato uno degli informatori dei FOTIA.
Ed anche in questo ambito politico si potrebbe andare avanti con i casi di cui abbiamo ampiamente parlato e che vanno ben oltre i confini della provincia savonese, per arrivare ad una vicenda che ci porta nuovamente ad incontrare il MELGRATI, e che riguarda le autorizzazioni e gli abusi dello "ZERO-BEACH" di Alassio (terra di potenti massoni dove è giunto, proprio su richiesta di MELGRATI, anche lo STRANGI, dopo l'esperienza nel Comune di Gioia Tauro piegato ai desiderato dei PIROMALLI e quindi sciolto per mafia). Nel locale, ricco di abusi che il Comune guidato da MELGRATI non vedeva e che invece la Procura ha contestato, dell'imprenditrice Chiara RAVERA (nell'inchiesta risulta esserci anche il MELGRATI), provate ad indovinare che ditta è stata incaricata dalla RAVERA di Ceriale per i lavori ordinati dalla Procura come condizione del dissequestro su quella spiaggia ed area demaniale, adiacente al Porticciolo? Che domande: la SCAVO-TER dei FOTIA... Ecco qui il documento Comune di Alassio di risposta alla richiesta della RAVERA per autorizzare la SCAVO-TER ai transiti sull'area portuale e demaniale del 2 maggio 2011.

Andando in terra di VADO LIGURE, ovvero in quel Comune dove come funzionario responsabile lavorava il Roberto DROCCHI, assistiamo a dichiarazioni sconcertanti del sindaco (della lista civica indipendente), Attilio CAVIGLIA. Questi intervistato da Primocanale ha dichiarato: "Voci ci sono, c'erano... C'erano delle voci in giro, sospetti... non in particolare. Tenete anche conto di una cosa che a noi, nel momento in cui certi appalti, che noi riteniamo pubblici e trasparenti, venivano vinti da una ditta con sede a Vado, che può essere SCAVO-TER come possono essere altre ditte, beh questa è una cosa che secondo me era importante, importante per la cittadinanza, importante per la gente che ci lavora". Ecco: per CAVIGLIA andava tutto bene (proprio come per lui e la sua amministrazione va bene anche che il suo Comune sia socio nell'impresa che gestisce le discariche, ECOSAVONA, con una società avente capo in un paradiso fiscale quale le Isole Vergini Britanniche), anzi per lui era importante che vincesse una società di Vado, come la SCAVO-TER dei FOTIA.

Noi avevamo già indicato le pesanti influenze che i FOTIA avevano sul Comune di Vado Ligure... ed ancora una volta, quel nostro allarme è stato ignorato dall'amministrazione CAVIGLIA-GUELFI
, nata nel nome della nuova politica, della partecipazione e della trasparenza. Ne avevamo parlato ed avevamo, anche qui, fatto esempi eclatanti. Avevamo infatti ricordato che nella passata amministrazione, con la guida di uno degli esponenti di maggior peso del Pd savonese, l'ex Ds Carlo GIACOBBE (fratello dell'ex potente segretaria regionale della CGIL), era arrivato in Consiglio Comunale anche il cugino dei FOTIA e uomo di rilievo del mondo delle cooperative rosse delle costruzioni, ovvero RAFFA Fortunato.

Indicammo che il rapporto COMUNE - FOTIA era quindi una costante, con l'amministrazione GIACOBBE e con quella CAVIGLIA (che per tre anni era stato anche vice-sindaco proprio di GIACOBBE). Ma nulla si è mosso nell'ambito politico savonese e di Vado Ligure, anzi GIACOBBE è stato promosso nel Cda di ECOSAVONA, mentre il Comune di Vado ha continuato ad assegnare incarichi e concessioni ai FOTIA, come anche per un nuovo "centro di raccolta temporaneo e recupero materiali inerti" nella frazione di SAN GENESIO a VADO LIGURE".

Se ci spingiamo poi in territorio imperiese o a VARAZZE (Sv) scopriamo, ancora una volta, qualcosa di interessante su cui, nonostante i nostri rilievi pubblici, la politica, così come le Pubbliche Amministrazioni ed il mondo delle cooperative rosse ha fatto orecchie da mercante, minacciando puntualmente "azioni legali" nei nostri confronti per spingerci al silenzio.

Con ordine:
- nei Comuni di Castellaro, guidato dal sindaco Alessandro CATITTI, e di Arma di Taggia, guidato da Vincenzo GENDUSO, sorge quella ex Cava - divenuta Discarica - di Rocche Croaire. Qui arrivava di tutto e di più... con le autorizzazioni perfette della REGIONE LIGURIA (guidata da Claudio BURLANDO) e della PROVINCIA DI IMPERIA (guidata dai fedelissimi di Claudio SCAJOLA). E qui salivano sia i camion della società del clan PELLEGRINO e quelli dei FOTIA. Tutti, da destra a sinistra, dal Comune alla Regione, su questo hanno fatto gli "gnorri", così che quella strada che saliva alla Discarica (ex Cava) potesse essere tranquillamente ribattezzata la strada dell'illegalità, dove i fiumi di camion carichi potevano salire in sfregio alla sicurezza della comunità e del territorio stesso - mentre pure la Prefettura ed alcuni locali Carabinieri preferivano voltarsi dall'altra parte.
- nel Comune di Varazze invece tutto passava attraverso l'ABIT-COOP, ovvero quella cooperativa rossa, colosso dell'edilizia in Liguria, dove troviamo il cugino dei FOTIA, ovvero l'ex consigliere comunale di Vado Ligure (nell'era di GACOBBE) Fortunato RAFFA. A Varazze il Comune aveva dato il via libera per un complesso residenziale di edilizia cooperativa agevolata a Rio Cucco. E qui, come scrivevamo: "Si è trattato di un cantiere lumaca i cui lavori sono stati scanditi, manco a dirlo, da innumerevoli varianti in corso d'opera. E con questa nuova speculazione, che segue a quelle di Porto e retro-porto, si è cancellato anche l'ultimo ulivo che era rimasto nella zona. E chi ha chiamato la ABITCOOP (dove c'è il RAFFA, cugino dei FOTIA) per i lavori? In un sol colpo sia la società dei FRATELLI PELLEGRINO sia la SCAVO-TER dei FOTIA".

Berutti e BurlandoSe ci spostiamo poi al COMUNE DI SAVONA, guidato prima da Carlo RUGGERI e poi da Federico BERUTTI, scopriamo che nuovamente il rapporto consolidato con la SCAVO-TER dei FOTIA è una costante. Al di là dei grandi proclami contro le mafie, sul pericolo delle infiltrazioni (sempre viste dalla politica come "rischio" per il futuro e non come dramma già consumato), pur sapendo chi fossero i FOTIA, le amministrazioni di centrosinistra si sono sempre trovate benissimo con le società della famigliola giunta da Africo e imparentata, per ogni suo componente, senza eccezione alcuna, con le famiglie della cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI.

Già ricostruimmo, come ricordato, il tutto, ma torniamo qui su alcuni dei punti più recenti, rispetto ai quali l'amministrazione di Savona di BERUTTI non ha ancora fornito alcuna risposta.

Da un lato i lavori assegnati alla SCAVO-TER: prima quelli relativi ai "Lavori di sistemazione del canile municipale" (assegnati nel gennaio 2010) e poi quelli per gli "Interventi vari di riqualificazione urbana nelle zone periferiche - Sistemazione Piazza Bologna".
Rosario TUVE', responsabile savonese dell'Idv e assessore di BeruttiIn questo ultimo caso qualcosa di particolare emerge direttamente dalla Delibera 252 della Giunta Comunale del 4 novembre 2010. Questa, approvata su proposta dell'Assessore Rosario TUVE' (Italia dei Valori - Lista Di Pietro), riguardava la "variante" ai lavori (e costi) dell'opera. Nella delibera viene ricostruito l'iter della pratica di "Sistemazione e rivisitazione architettonica di Piazza Bologna": Il progetto approvato a febbraio 2010, con un costo complessivo di 335 mila euro; Determinazione Dirigenziale del 19/05/2010 con aggiudicazione alla SCAVO-TER dei lavori a fronte di un ribasso del 28,1% (per complessivi 209.227,69 euro oltre IVA); stipula contratto con la SCAVO-TER il 26/06/2010; Determina del 23/09/2010 per autorizzazione alla SCAVO-TER del subappalto alla ELETTROEUROPA SRL e quindi, dulcis in fundo, la VARIANTE... (naturalmente "TECNICA MIGLIORATIVA") dei lavori rispetto al progetto alla base della gara, con aumento dei costi e quindi della spesa a favore della SCAVO-TER di oltre 10 mila euro. Piccolo particolare: il ribasso del 28,1 % che ha permesso alla SCAVO-TER di aggiudicarsi la gara, si è, con la variante eseguita e poi approvata, assottigliato da 63.748,91 euro a 53.329,69.

La palazzina di Vie De Amicis (Sv) arrivata con sconto ai FOTIA... e poi arrivata per alcuni appartamenti con sconto al DROCCHIDall'altro lato vi è invece la questione di quella strana asta del Comune che ha portato all'acquisizione da parte dei FOTIA della palazzina di via De Amicis. Anche su questo sollevammo il caso scrivendo: "Si sa che le Aste di venite immobiliari spesso non sono proprio il massimo della correttezza e trasparenza... a Buccinasco la cosca dei BARBARO aveva addirittura un geometra che facendo il perito non solo faceva valutazioni come cosca voleva, ma faceva in modo che non ci fossero "stupidini" a rompere le scatole alle Aste. Ed a Savona vi è un'asta che ha visto i FOTIA protagonisti con la loro ACQUAVIVA srl, che non si può proprio ignorare. Si tratta di un'intera palazzina in via De Amicis 2 a Savona, ma indicata nel sito del COMUNE DI SAVONA come "vendita dell'immobile di proprietà comunale in Savona, Via De Amicis 3", come se fosse un appartamentino o un negozietto.
Il cartello del cantiere nella nuova palazzina dei FOTIA presa all'asta dal ComuneSi tratta della palazzina dell'ex Odontotecnico. Il valore dell'immobile era di 1 milione di euro, ma il deserto delle aste ha portato ad un abbattimento sino a 750 mila euro (per il sito del COMUNE DI SAVONA "euro 750.00,00"). E chi si è aggiudicato per 750 mila euro l'immobile (una palazzina) del valore di 1 milione di euro, che potrà diventare residenziale e quindi di ancor maggior valore? La ACQUAVIVA dei FOTIA, l'unica ad aver partecipato alla gara!
Attualmente sono già stati avviati i lavori di sistemazione della palazzina che così a breve potrà fruttare un ottimo ritorno per la famigliola di Africo, con lavori eseguiti "in casa": SCAVO-TER impresa esecutrice e responsabile dei lavori il "Ciccio", ovvero Francesco FOTIA."

Il Comune di Savona ha taciuto, ha taciuto il Sindaco BERUTTI e la sua Giunta... ed ora si apprende - da quanto emerge dall'inchiesta che ha portato in carcere l'esponente Pd, consigliere comunale a Savona e Presidente Commissione Urbanistica dello stesso consiglio comunale savonese, Roberto DROCCHI - che due appartamenti di quella palazzina, che con ampio sconto è passata dalla proprietà del COMUNE a quella dei FOTIA, sono finiti, con ampio sconto, proprio al DROCCHI e signora.

Sul COMUNE DI SAVONA ci sarebbero poi altre "quisquilie" che però al momento non affrontiamo, rimandando ad un prossimo approfondimento, come ad esempio quella del campetto da calcio di Villapiana, che dal Comune è andato in gestione ad una cordata che vanta tra i propri operatori, nella gestione dell'impianto stesso, quel Christian DI STASO, recentemente condannato a 7 anni di carcere per reati di stupefacenti...

Affrontiamo invece la questione di un altro Comune del savonese: ANDORA
.

Floris il sindaco di ANDORAQui, con l'amministrazione di uno dei fedelissimi di Claudio BURLANDO, ovvero il Franco FLORIS (eletto, come successore di un altro diessino Pierluigi Pesenti, nel 2004 e riconfermato nel 2009), i FOTIA erano proprio di casa. Nel Comune di confine tra savonese ed imperiese, dove il cemento cola ovunque, dall'interno sino alla spiaggia, con operazioni di dismissioni del patrimonio pubblico e autorizzazioni a costruire senza freno, rilasciate dall'amministrazione FLORIS che, naturalmente, si dice molto "ambientalista" (sic!), i FOTIA sono presenti e ben voluti - con la loro SCAVO-TER - come nessun altro.

Andiamo con ordine, e partiamo dai mandati di pagamento alla SCAVO-TER:

* 2004 *
52.800 euro per lavorazioni di manutenzione straordinaria moli di ponente
42.000 euro per lavorazioni di manutenzione straordinaria moli di ponente anno 2004
36.000 euro per lavorazioni di manutenzione straordinaria moli di ponente
530.30 euro per stato finale per lavorazioni di manutenzione straordinaria moli di ponente
5.106,58 euro per lavorazioni di manutenzione straordinaria moli di ponente anno 2004
1.800 euro per spostamento tubazione e ripristino molo

* 2006 *
39.480 euro per realizzazione nuovo scalo alaggio
5.680,50 euro per realizzazione nuovo scalo alaggio - stato finale

* 2008 *
13.785,86 euro per realizzazione nuovo tratto condotta fogna nera in Loc. Rollo
60.500 euro per restauro ponte Moltedo
25.357,21 euro per lavori rifacimento tratto tombinatura Rio Moltedo - stato finale
955,94 euro per sistemazione tratto muro in pietra in Loc.tà Moltedo
17.616,73 euro per realizzazione nuovo tratto condotta fognaria
12.430,68 euro per intervento di restauro Ponte Moltedo - stato finale

* 2009 *
133.718,65 euro per stato finale lavori pulizia e sistemazione torrente Merula nel tratto tra Ponte Aurelia a Ponte Italia 61

* 2010 *
16.646,81 euro per ripascimento spiagge con punto di prelievo la spiaggetta a levante del Porto.

E dopo una sorta di "dominio" indiscusso della SCAVO-TER nel settore degli incarichi pubblici del COMUNE DI ANDORA, certamente dal 2004 al 2008, si nota che solo a seguito del subentrato della SCAVO-TER nei consistenti subappalti del Cantiere FERROVIAL (in sostituzione della BETONPONENTE i cui mezzi erano andati a fuoco, come già ricordammo) vi è una riduzione degli incarichi del COMUNE DI ANDORA direttamente assegnati alla SCAVO-TER.

In parallelo la particolare attenzione alla SCAVO-TER da parte del COMUNE DI ANDORA è poi testimoniata anche da un particolare: nei diversi verbali degli Esiti di gara disponibili sul sito del Comune si apprende che la SCAVO-TER è sempre la prima nelle liste degli invitati alle gare.


Affrontato questo particolare panorama sugli affari dei FOTIA, restano ancora tre punti chiave da riprendere...

Il primo riguarda quanto diciamo da tempo e che ora è confermato dalle risultanze dell'inchiesta della Procura di Savona e dalle valutazioni del GIP, il secondo riguarda la partita "cooperative", il terzo la partita di una delle più grandi speculazioni edilizie a Genova.

Il primo è quello sul ruolo di Amministratore "di fatto" della SCAVO-TER che era svolto dal Pietro FOTIA, che però non appariva minimamente nelle cariche societarie. Tale particolare contestazione la muovemmo anche durante quello scontro con i FOTIA il 27 agosto dello scorso anno [...Il ragazzo che si qualificava come "il nipote di FOTIA" alla domanda di chi avesse chiamato dice che aveva chiamato "Pietro FOTIA, il titolare della SCAVO-TER"... a quel punto gli domandiamo "Ma come Pietro FOTIA, titolare della SCAVO-TER? Non risulta più in quella società da tempo" ed il ragazzo si corregge "di Donato FOTIA" ("Ciccio" se l'è dimenticato)...], così come poi ricordammo anche che la già giovane Amministratrice della SCAVO-TER, Simona ROSSO, era sempre legata, con la madre, alla famiglia BRUZZANITI.
In merito alla SCAVO-TER resta poi ancora da chiarire invece il ruolo del vecchio Sebastiano, che se da un lato, come Pietro, non risulta da nessuna parte... nei fatti usa abitualmente l'auto intestata alla SCAVO-TER, particolare questo che, nuovamente, crediamo notevolmente significativo.

Il secondo è quello dell'ABIT-COOP. Questa cooperativa, colosso edile - accanto alle "emiliane" Coopsette ed Unieco - della Lega Cooperative ligure, vede, come abbiamo detto, un ruolo significativo del cugino dei FOTIA, ovvero del RAFFA Fortunato. Questi infatti non è solo stato portato nel Cda dell'ABIT-COOP, ma anche, per questa: "consigliere di amministrazione della MARIO VALLE spa di Arenzano; consigliere di amministrazione della MARIO VALLE ENGINEERING srl di Arenzano; Presidente e consigliere del Cda della SANT'ANNA GOLF spa di Arenzano; Consigliere di amministrazione della LERCA spa di Genova...". Imprese che abbiamo incontrato, come direttamente l'ABIT-COOP, in molteplici delle più recenti speculazioni anche a Genova e provincia.

Se avevamo già incontrato nel cantiere targato UNIECO delle "TORRI DEL FARO", a San Benigno, il binomio SCAVO-TER ed ECO-GE, qui trovavamo anche la progettazione dell'opera de parte della MARIO VALLE ENGINEERING.

La cooperativa ligure ABIT-COOP è stata poi protagonista, nuovamente con UNIECO, del project financing per lo "STADIO DEL NUOTO" di Albaro. Ed anche qui già avevamo ampiamente scritto, ad esempio: "Nel frattempo, sempre il Comune di Genova, sempre la Giunta e Maggioranza del Sindaco Pericu, prosegue con la sua azione di "riqualificazione" (sic!). Tra dismissioni del patrimonio comunale, project financing che regalano alle ditte degli amici degli amici un'area qui ed un'area lì, tra box interrati a destra e a manca, promuove anche la rinascita delle Piscine di Albaro. I lavori partono, i mezzi e operai lavorano... a darsi da fare ci sono anche i mezzi della Eco-Ge dei Mamone, società che però non risulta nei documenti pubblici relativi all'opera. L'operazione della "rinascita" è stata gestita dalla "STADIO DI ALBARO S.P.A.", con un capitale sociale di 1.230.000,00 €. Questa vede come soci: la cooperativa UNIECO (con una quota di 701.100,00), TECNOEDILE srl (con una quota di 351.600,00), cooperativa ABIT COOP LIGURIA (con una quota di 67.600,00), SOC. GINASTICA ANDREA DORIA (con una quota di 12.300,00), SPORTIVA STURLA (con una quota di 12.300,00), CONSORZIO DI PARTECIPAZIONE COOPERATIVA (con una quota di 23.300,00), MANUTENZIONI & IMPIANTI SRL (con una quota di 23.300,00), QUADRIFOGLIO sas di Rastrelli Maddaluno Antonio & C (con una quota di 13.900,00), CEA AMGA ENERGIA spa (con una quota di 24.600,00)".

IMG_4689.JPGAndando a vedere la partita dell'ex Rimessa AMT di BOCCADASSE, troviamo di nuovo la ABIT-COOP, con la sua cooperativa PRIMO MAGGIO. Qui tutto nasce da un grave danno al patrimonio pubblico prodotto dall'amministrazione di Giuseppe PERICU. In allora il COMUNE decise di smembrare AMT in due società: l'AMT che continuava a detenere i mezzi ed il personale per il trasporto pubblico e l'AMI a cui passava sia il debito che gravava su AMT, sia il patrimonio costituito dagli immobili, a partire dalle Rimesse per gli autobus, tra cui - appunto - quella di Boccadasse. Alla guida di AMI venne posto l'uomo di fiducia di PERICU, ovvero Alberto GHIO (quello stesso GHIO che al vertice di quell'altra società pubblica, la SVILUPPO GENOVA SPA, tanti lavori - poi al centro delle inchieste del Gico e del pm Pinto - ha affidato ai MAMONE che, con la loro ECO-GE, avevamo costruito una sorta di monopolio sugli appalti per demolizioni, bonifica e movimento terra nelle aree delle ex Acciaierie di Cornigliano). L'AMI passo ad altre società pubbliche del Comune di Genova la Rimessa di Boccadasse e, quindi, si arrivò a venderla con una gara in cui prevalse il colosso delle cooperative rosse. Piccolo dettaglio: se la super offerta per l'acquisizione della Rimessa è stata quella della cooperativa rossa, così da stroncare ogni concorrenza, parte del pagato per l'acquisto è tornata indietro, ovvero nelle tasche della cooperativa dall'AMI, quale affitto della Rimessa sino alla sua dismissione. Insomma: se gli altri concorrenti della gara per l'acquisizione avessero saputo prima di presentare le offerte che potevano offrire di più perché tanto parte di quei soldi gli sarebbero tornati indietro, la gara non avrebbe magari avuto un esito diverso? Si, poteva avere un esito diverso dalla vittoria della cooperativa di ABIT-COOP che, non dimentichiamo, allora aveva come presidente l'Arch. Bruno GIONTONI, ovvero un uomo dei Ds-Pd, che la stessa amministrazione PERICU aveva nominato alla guida di un'altra società pubblica, la PORTO DI ANTICO SPA.
Comunque sia la gara è andata così ed a fronte di un danno - per la partita AMI/AMT (ivi compresa quindi la vendita "con rimborso" della Rimessa di BOCCADASSE) - stimato in una decina di milioni di euro che PERICU e GHIO avrebbero dovuto restituire alle casse pubbliche, la Corte dei Conti ha promosso un "sconticino", chiedendo poco più di 2 milioni di euro.
Come se nulla fosse accaduto il progetto per la costruzione di appartamenti di lusso al posto della vecchia Rimessa AMT di BOCCADASSE è andato avanti spedito, con impresa esecutrice incaricata la MARIO VALLE SPA, ovvero la società acquisita proprio da ABIT-COOP e con RAFFA nel Cda.

Detto questo possiamo anche ricordare che la ABIT-COOP, con il RAFFA cugino dei FOTIA, non ha avuto solo questi rapporti con le società pubbliche
. Infatti, come scrivevamo l'11 agosto 2008, l'ABIT-COOP contava già importanti "frattellanze" con le società pubbliche e Pubbliche Amministrazioni: "soffermiamoci su un'altra partecipata dall'ABIT COOP: la A.R.R.ED. spa (Agenzia regionale per il recupero edilizio) dove detiene più quote della Camera di Commercio di Genova, delle Province di Savona, Imperia, La Spezia e dei Comuni di Savona e La Spezia. Questa è una società di interesse chiaramente pubblico, dove la stragrande maggioranza delle quote è pubblica. Vediamo: A.R.R.E.D. spa ha sede in Via Peschiera nel centro di Genova, ha un capitale sociale di 520.000,00 €. I soci con rispettive quote sono: FINAZIARIA LIGURE PER LO SVILUPPO ECONOMICO FI.L.S.E. Spa (316.995,64), AZIENDA REGIONALE TERRITORIALE PER L'EDILIZIA DELLA PROVINCIA DI GENOVA - A.R.T.E cod. fiscale 00488430109 (41.990,00), COLLEGIO REGIONALE LIGURE COSTRUTTORI EDILI (32.190,08), BANCA CARIGE spa (26.663,52), DEXIA CREDIOP spa (26.663,52), AZIENDA REGIONALE TERRITORIALE PER L'EDILIZIA (A.R.T.E.) PROVINCIA DI SAVONA cod. fiscale 00190540096 (16.120,00), AZIENDA REGIONALE TERRITORIALE PER L'EDILIZIA - A.R.T.E.cod. Fiscale 00123420119 (11.440,00), ARTE - AZIENDA REGIONALE TERRITORIALE PER L'EDILIZIA cod. fiscale 00127020089 (8.840,00), COMUNE DI GENOVA (10.616,32), ABIT COOP LIGURIA (6.968,00), CAMERA DI COMMERCIO DI GENOVA (5.530,20),COMUNE DI LA SPEZIA (3.484,00), COMUNE DI SAVONA (3.484,00), ASSOCIAZIONE PROPRIETA' EDILIZIA A.P.E. (1.777,36),PROVINCIA DI LA SPEZIA (1.742,00), PROVINCIA DI SAVONA (1.742,00), PROVINCIA DI IMPERIA (1.742,00), FONDAZIONE MARIO E GIORGIO LABO' (871,00) COLD SERVICE S.A.S. DI DE MATTIA CARMINE & C (620,36), FEDERINDUSTRIA LIGURIA(520,00)..."

Tornando alla MARIO VALLE SPA, questa è stata invece la protagonista della richiesta di apertura di una nuova Discarica a Cogoleto, in un'area boschiva in località Lerca, alle spalle del vecchio stabilimento della Stoppani. Per lo studio di Impatto Ambientale del progetto di Discarica, la società che conta il cugino dei FOTIA nel Cda ha chiamato due professionisti storicamente legati ai Ds - ora Pd, quali Eugenio Piovano ed Egizia Gasparini. Come abbiamo recentemente reso noto - era il 4 aprile scorso - a seguito delle attenzioni che abbiamo posto sulla vicenda, nelle sedi opportune - il progetto è stato, fortunatamente, respinto in quanto "inammissibile".

La SCAVO-TER nei cantieri degli ErzelliIl terzo punto è quello della "Genova Hi-Tech". Sui cantieri di questa colata di cemento che sta divorando la montagna degli Erzelli sulle alture di Sestri Ponente, avevamo lanciato l'allarme nell'estate scorsa, quando, a seguito delle inchieste coordinate della DDA di Milano e di Reggio Calabria sulla 'Ndrangheta, emergeva quel filone sulle imprese mafiose del "GRUPPO PEREGO". Era il 13 agosto del 2010 quando pubblicammo un articolo in cui si segnalava quanto emergeva dalle intercettazioni del gruppo imprenditorial-mafioso al centro dell'Operazione TENACIA. Ed era il 17 agosto quando rispondevamo alle ipocrisie della società "madre" dell'operazione edilizia sulle alture del ponente genovese, che negava spudoratamente le evidenze.
Naturalmente i "rigorosi" controlli promessi dalle imprese promotrici della GENOVA HI-TECH così come dal COMUNE non si sono visti... e se per caso ne hanno fatto qualcuno vuole dire che li hanno sbagliati. Infatti se l'estate scorsa nel cantieri degli Erzelli vi era l'ECO-GE dei MAMONE, poi sono arrivati anche i FOTIA con la SCAVO-TER, come abbiamo denunciato pubblicamente ancora il 24 marzo scorso, senza che nessuno battesse ciglio.


Non si poteva proprio dire che non si sapesse...


Se abbiamo qui proposto una panoramica aggiornata rispetto a quanto avevamo già ampiamente scritto dobbiamo ancora ricordare che "chi sono" i FOTIA risulta da molteplici Atti ufficiali e pubblici, puntualmente ignorati.

Nell'agosto 2010 concludevamo l'articolo scrivendo: "Davanti a tutto questo, ancora qualcuno dirà che non sapeva. Così come dicono oggi e come dicevano ieri davanti ai fatti e davanti ad atti ufficiali che così scrivevano:
Commissione Parlamentare Antimafia (relazione conclusiva - 2006), nella parte in cui si affrontano le infiltrazioni delle organizzazioni mafiose in Liguria si afferma: "Il fenomeno appare connotato da speciali note di concretezza con precipuo riguardo alla situazione nelle province di Savona (ove operano soprattutto le famiglie Fameli, Fazzari, Gullace e Fotia)...";
Procura Nazionale Antimafia (relazione conclusiva relativa al 2008 e identico passaggio nella relazione relativa al 2009), nella parte relativa al distretto della DDA competente, si sottolinea il medesimo passaggio: "Il fenomeno appare connotato da speciali note di concretezza con precipuo riguardo alla situazione nelle province di Savona (ove operano soprattutto le famiglie Fameli, Fazzari, Gullace e Fotia)..."
Pietro FOTIA chiederà a qualcuno di fare un'altra intervista dove si riesercita nel mentire, come qui si è ampiamente dimostrato, e dove mistificare i fatti? Probabilmente... Continuerà a sostenere che loro non possono essere "mafiosi" perché hanno ottimi rapporti con importanti banche, con l'Unione degli Industriali, con i politici ed amministratori e con colossi delle costruzioni come l'Unieco? Probabilmente si. Ma a noi quello che dicono i FOTIA non interessa, interessa sapere cosa diranno (e faranno) gli amministratori pubblici, eletti e funzionari, i dirigenti dell'Unione degli Industriali e della Confindustria di Savona così come gli amministratori delle società private con concessioni (o capitali) pubblici o i dirigenti delle banche, ora che chi sono i FOTIA è reso pubblico, crediamo, con ampio dettaglio! Queste persone ora sanno chi sono i FOTIA e noi saremo pronti a ricordarlo loro in ogni occasione necessaria, quindi sarà difficile che da oggi al futuro possano dire che non sapevano chi fossero i FOTIA e del loro legame con i MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, una delle più potenti e pericolose cosche della 'ndrangheta.
Il tempo è cambiato e certe protezioni di chi negava, anche nei palazzi delle Procure, l'esistenza della mafia in Liguria e nel savonese, non ci sono più o sono fortemente in crisi data l'attenzione posta su questa terra e le cosche che vi si sono radicate. Adesso non ci sono più scusanti ed ognuno, come negli altri casi, deve fare la propria parte, anche a livello sociale e civile, senza attendere le sentenze.".

Non abbiamo sbagliato... ogni previsione ha trovato puntuale conferma negli eventi... Così che persino davanti all'arresto del cognato, Mario VERSACI, effettuato - a casa di Donato FOTIA in via Privata Olivette a Savona - dal ROS di Reggio Calabria in esecuzione dell'Ordinanza del GIP per l'operazione "REALE 3" della DDA guidata dal Procuratore Pignatone, il "portavoce" della famiglia, Pietro FOTIA, negava le parentele e frequentazioni, tuonando contro chi invece li indicava come famiglia della 'ndrangheta. Anche qui pubblicammo integralmente l'Ordinanza dove emergeva che il cognatino era uno dei punti cardine del condizionamento della 'ndrangheta sul voto delle ultime elezioni regionali in Calabria che hanno eletto Scopelliti presidente (clicca quiclicca qui)... ma anche in questo caso mondo economico e politico savonese si voltavano dall'altra parte per non vedere.
... ancora una volta il mondo politico, imprenditoriale e finanziario, ma anche la cosiddetta società civile savonese, restava silente, psicologicamente chino davanti alla famiglia della cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, non ad Africo... ma nella terra della settentrionale Liguria.

E' così che ancora, in ultimo, dedicammo ai FOTIA un nuovo articolo quando, superando ogni limite, minacciavano azioni legali contro il giornalista Marco Preve ed il sito di UominiLiberi perché avevano osato scrivere (il primo) e pubblicare (il secondo) un articolo in cui si riportava il nome della famiglia FOTIA tra quelle della 'ndrangheta attive nel savonese ed indicate dalla Procura Nazionale Antimafia. Era il 26 marzo 2011 e l'articolo si intitolava "I FOTIA della cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI da Savona con furore..." e qui indicammo nuovamente tutti gli Atti pubblici che li vedevano citati, le questioni che li hanno visti coinvolti, sino a pubblicare l'estratto di quel rapporto della Polizia di Stato sul funerale del Francesco FAZZARI, a cui Pietro e Sabastiano FOTIA erano in prima fila e dove si è anche tenuto un bell'incontro tra gli esponenti delle cosche. In quell'occasione abbiamo anche pubblicato gli aggiornamenti della Procura Nazionale Antimafia che continuava ad indicare i FOTIA sia nel 2009 sia nell'ultima relazione del 2010. Gli unici che hanno ripreso la notizia ed i documenti pubblicati sono stati i giornalisti de Il Secolo XIX, mentre nuovamente politica, imprese, banche, professionisti e via discorrendo, nel savonese e non solo, sono rimasti muti e acquiescenti al "dominio" dei FOTIA.

Sappiamo che i signori della famigliola non ci hanno mai visto bene... così come sappiamo delle tante telefonate di Pietro FOTIA sul presidente della Casa della Legalità... ma non abbiamo mai ceduto, non abbiamo mai chinato il capo e mai abbiamo smesso di segnalare e denunciare, pubblicamente e nelle sede opportune, ogni fatto che fosse utile e necessario... e così continueremo a fare perchè, così come per le altre cosche, anche con loro bisogna chiudere, una volta per tutte, la partita!



L'INCHIESTA DI SAVONA E LA SINISTRA CHE CADE DAL PERO

di Umberto La Rocca, direttore de Il Secolo XIX

Ora cadono tutti dal pero. Gli amministratori pubblici, il Partito democratico, i rappresentanti degli industriali.
Stando alle circostanziate accuse della Procura, Roberto Drocchi, uno degli uomini di prima fila del Pd, funzionario del Comune di Vado, consigliere comunale e presidente della commissione urbanistica a Savona, candidato alle elezioni di domenica nella lista dei democratici e capogruppo in pectore, prendeva tangenti in cambio di appalti da un imprenditore indicato da diversi rapporti di polizia come vicino alla 'ndrangheta. Eppure nessuno ne sapeva niente, ma che dico, nessuno aveva il benché minimo sospetto. Non lo aveva il sindaco di Vado Attilio Caviglia, che pure dovrebbe conoscere le aziende alle quali vengono assegnati gli appalti importanti e le procedure seguite; non lo aveva il sindaco di Savona Federico Berruti, che pure ha la responsabilità politica nella scelta degli uomini dei quali si circonda; non lo aveva l'opposizione di centrodestra, il cui ruolo dovrebbe essere quello di controllare e non di scaldare la sedia e incassare i gettoni di presenza; non lo aveva il presidente degli industriali Fabio Atzori.
Se le cose stessero davvero così, le reazioni di fronte agli arresti sarebbero una ammissione di dabbenaggine e di incompetenza da lasciare sbigottiti.
Ma poi, gratta gratta, viene fuori che sì, qualche voce in giro c'era sul fatto che non tutto funzionasse secondo le regole nell'ufficio guidato da Drocchi; che sì, lo stesso esponente del Pd aveva avvertito i vertici del suo partito di una indagine in corso della Guardia di Finanza; che sì, gli articoli del Secolo XIX sui rapporti fra i Fotia e le cosche mafiose li avevano letti tutti.
Però nessuno, a quanto pare, se ne è dato troppo pensiero.
Le voci non sono state controllate, i Comuni hanno continuato a intessere rapporti di affari con Pietro Fotia(e andranno chiarite le circostanze della cessione a una società di quest'ultimo di uno stabile da parte dell'amministrazione savonese), gli imprenditori hanno fatto altrettanto.
Perché i soldi girati alle società sportive creano consenso che si trasforma in voti, perché i Comuni con l'acqua alla gola hanno bisogno disperato di fondi, perché c'è la crisi e le imprese hanno necessità di lavorare, perché alla fine ci guadagnano tutti. E allora tanto vale chiudere un occhio.
Prevedo già l'obiezione: non c'era alcun provvedimento giudiziario né, fino almeno agli ultimi giorni, nessuna notizia di inchieste che giustificasse un intervento da parte della politica.
Ma è un'obiezione che non regge. La politica e la società civile non possono delegare le loro scelte alla magistratura. Ci sono motivi di opportunità che suggeriscono di sciogliere legami pericolosi a prescindere dal tintinnare delle manette.
Se invece continuerà a vigere il principio che "pecunia non olet", che il denaro non puzza, la sinistra resterà quello che è: un insieme di amministratori, alcuni buoni altri meno, senza un vero perché.

P.S.: per dovere di trasparenza i lettori devono sapere che Il Secolo XIX ha percepito dall'azienda del signor Fotia cinquecento euro nel 2009 e duemilacinquecento euro nel 2010 per la pubblicazione di inserzioni pubblicitarie. Dalla fine del 2010, cioè dal momento in cui la direzione è venuta a conoscenza di questi introiti, la pubblicità non è stata più accettata e non lo sarà in futuro.


 

Il nostro articolo sugli arresti dell11 maggio 2011,
tra cui quello di Pietro FOTIA,
con l'Ordinanza integrale e la rassegna stampa
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