Situazione di pericolo per il collaboratore di giustizia Oliverio

Scritto da Ufficio di Presidenza

La Casa della Legalità – Onlus ha promosso una segnalazione urgente all'Autorità Giudiziaria competente in merito a nuovi elementi documentali che fanno trasparire un possibile tentativo di eliminazione del collaboratore di giustizia Francesco Oliverio.

L'ex capo-locale della 'ndrangheta di Belvedere Spinello, divenuto collaboratore di giustizia nel 2012, ha fornito - con le sue dichiarazioni e testimonianze davanti a molteplici Direzioni Distrettuali Antimafia e Tribunali – un contributo di assoluta rilevanza per molteplici inchieste (oltre a quelle sui traffici illeciti come stupefacenti ed armi, sulle attività di riciclaggio, di infiltrazioni nei lavori pubblici come, ad esempio, l'Expo di Milano, l'Alta Velocità, il post-terremoto in Abruzzo, nonché nelle commesse di Anas)...

 

Non limitandosi, nelle verbalizzazioni e testimonianze - anche in dibattimento - all'indicare i fatti più prettamente “criminali” - tra cui anche omicidi e tentati omicidi-, ma fornendo elementi di conoscenza su legame e cointeressenze della 'ndrangheta con la Massoneria, ha anche contribuito a far luce sullacapacità di infiltrazione e condizionamento di Apparati e Istituzioni dello Stato.

Oltre ai componenti del sodalizio che domina indisturbato - grazie alla cointeressenza con la Massoneria (quale, ad esempio, quella potente di Vibo Valentia, così come anche con quella di Genova,come documenta un'intercettazione della DDA di Catanzaro) - dalla Valle di Neto sino nord del Paese (e con proiezioni internazionali), ed il contributo di conoscenza per una precisa ricostruzione della ramificazione sul territorio nazionale della “Provincia” 'ndranghetista del crotonese (dal “locale” di Cutro facente capo al GRANDE ARACRI Nicolino, o, ad esempio, quelli di San Mauro Marchesato con la 'ndrina distaccata nel torinese, o quello di Cirò Marina con i FARAO-MARINCOLA fortemente radicati anche, ad esempio, in Umbria, oltre che a quello del territorio d'origine – e distaccamenti nel Nord-Ovest come nel Nord-Est - con le cosche OLIVERIO-MARRAZZO-IONA),il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio ha infatti indicato quel “CORPO RISERVATO” composto da colletti bianchi, politici ed uomini delle Istituzioni, asservito alla 'ndrangheta, capace non solo di fornire informazioni sulle indagini in corso, ma anche di condizionarne l'esito, sino anche - in taluni casi - quelli processuali, nonché di colpire quanti promuovono efficaci azioni di contrasto a danno della 'ndrangheta e del sistema criminale in cui questa è pienamente inserita.

Se già erano emersielementi concreti di minaccia ai danni del collaboratore di giustizia Francesco Oliverio, di sua moglie e dei figli (tutti sottoposti allo Speciale Programma di Protezione), si è anche palesato come la 'ndrangheta, al fine di indurre alla ritrattazione il collaboratore di giustizia, non abbia esitato ad utilizzare la figura del figlio minore del collaboratore, avuto durante la latitanza da una relazione extraconiugale con una giovane donna rumena inserita nell'ambito della criminalità e che - “ripudiando” la scelta di collaborazione di Francesco Oliverio - ha continuato ad avere rapporti con gli esponenti del sodalizio 'ndranghetista. E' infatti emerso che la madre rumena del bambino, vista la risposta negativa alla richiesta di ritrattazione di cui si era fatta portavoce per conto della 'ndrina, abbia prima annunciato che il collaboratore di giustizia non avrebbe più né visto, né sentito suo figlio, e poi ha effettivamente impedito ogni contatto del figlio con suo padre (anche in sfregio a disposizioni dell'Autorità preposta), mentre, nel 2015, veniva anche recapitata dal crotonese, a Rho, in provincia di Milano, un'altra inequivocabile missiva al collaboratore: se fai i nomi partiamo ad eliminare dal più piccolo al più grande!

Francesco Oliverio non ha ceduto ed oltre a denunciare ogni accadimento, anche per tutelare i suoi figli, ha continuato a rendere dichiarazioni determinanti a molteplici DDA del Paese.

Quando Francesco Oliverio ha iniziato a deporre nelle aule di Tribunale sono iniziate le nuove esplicite minacce di morte. Il caso eclatante è stato ad Imperia, durante il processo “La Svolta” contro la 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure. Qui uno degli imputati per associazione mafiosa e reati fine, Gallotta Giuseppe (nella foto a lato durante l'arresto e poi condannato in primo grado ed in appello a 14 anni di carcere), dal gabbio degli imputati detenuti, il 22 gennaio 2014, interruppe la deposizione di Oliverio, chiamato a testimoniare dal Pubblico Ministero della DDA di Genova, Giovanni Arena. Ingiurie e minacce udite da tutti, a partire dai giudici che procedevano nel richiamare ad espellere il Gallotta dall'aula.

Per quelle minacce, aggravate dal metodo mafioso, Gallotta Giuseppe è ora sotto processo ad Imperia, difeso dal Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Genova, Alessandro Vaccaro. Proprio nell'ambito di questo procedimento emergono, ora, elementi che inducono a supporre l'esistenza di un progetto della 'ndrangheta per ammazzare il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio prima del dibattimento del processo “La Svolta”.

Da una perizia effettuata su un breve lasso temporale dell'audio di quell'udienza del 22 gennaio 2014, oltre alla conferma delle affermazioni sul “tagliare la testa” indirizzate al testimone ed all'emergere, anche tra la Difesa degli imputati, della consapevolezza che le parole di Gallotta fossero chiaramente minacciose, si acquisisce il dato che sia stato anche affermato: «AMMAZZATO DOVEVA ESSERE» e «L'AVESSERO AMMAZZATO STAREI MEGLIO».

Queste due frasi, pronunciate dal gabbio degli 'ndranghetisti, durante il processo, ai danni del collaboratore di giustizia, dopo che il teste, nell'udienza precedente - così come già anche verbalizzato con la DDA di Genova nel luglio del 2013 –, aveva confermato anche le indicazioni sul legame 'ndrangheta-massoneria e specificatamente indicato le funzioni e caratteristiche de “CORPO RISERVATO”, fanno supporre che concretamente esistesse, alla luce della determinazione della collaborazione con lo Stato dimostrata da Francesco Oliverio nonostante le minacce esplicite ed i tentativi di condizionamento con la minaccia di colpirne i figli,un piano della 'ndrangheta per uccidere il collaboratore di giustizia prima che questi testimoniasse in aula davanti ai Giudici.

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