DIANO MARINA, cosa accade quando ci si trasforma in struzzi

Scritto da Ufficio di Presidenza

AGGIORNAMENTO IN CODA

[CON IL CAPITOLO SU DIANO MARINA DELLA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTRE ANTIMAFIA ED ALTRI DOCUMENTI]

Diano Marina, la cittadina di 6 'ndrine per 6.000 abitanti, non vuole voltare pagina. Anzi, qui lo scenario è sempre più pesante. Come “Casa della Legalità – Onlus” lo abbiamo documentato alla virgola anni addietro [vedi qui il dossier “DIANO MARINA - LA COLONIA” in formato .pdf] ed avevamo trovato la conferma di quanto scritto da due bazzecole: la relazione della Questura di Imperia (questore Zazzaro) che, confermando lo scenario denunciato nella nostra istanza alla Prefettura, ha portato l'allora Prefetto di Imperia, Fiamma Spena, ad inviare la Commissione d'Accesso anche in quel Comune dell'imperiese...

 

Oggi la Commissione Parlamentare Antimafia conferma l'evolversi della situazione. Un evolversi in negativo, purtroppo. Nulla di più, però, che la conferma di quanto già si era evidenziato in questa terra di Liguria: la politica, nonostante dati evidenti, non vuole in alcun modo rompere quei rapporti di contiguità, quando non di connivenza e cointeressenza  con il contesto della 'ndrangheta, che vedono trasversalmente coinvolti tutti i partiti e schieramenti (nessuno escluso). Lo abbiamo denunciato chiaro, richiamando l'ultima Relazione della D.N.A. [leggila qui in formato .pdf], alla Commissione Affari Istituzionali della Regione Liguria, durante una recente audizione, quando, nel silenzio generale, il Presidente della Commissione, Angelo Vaccarezza, ci ha interrotti dicendo che erano “opinioni condite di diffamazione” e poi, nel rispondere all'invito a leggere la Relazione della D.N.A. ha affermato “anche leggere la Divina Commedia non sarebbe male”. Muto, in quel contesto, anche il M5S, che già si era contraddistinto per il supporto - rivendicato e strenuamente difeso - portato dal loro “attivista” della nota e certificata “famiglia di 'ndrangheta” dei MAFODDA [leggi qui la ricostruzione dagli Atti della famigliola - formato .pdf] da cui non si è mai dissociato e allontanato...

 

Prima di approfondire (con i documenti alla mano e pure mettendoli online, come nostra pessima abitudine), vi è una questione semplice. Due semplice domande: come mai nessuna delle liste di Diano Marina ha preteso che venisse resa pubblica la Relazione della Commissione di Accesso e quella della Questura di Imperia sul Comune della cittadina della riviera? I cittadini chiamati al voto non avrebbero diritto di leggere quelle analisi dettagliate? Come “Casa della Legalità - Onlus” pensiamo proprio di sì, ma non abbiamo il “potere” di desecretare i documenti classificati come “riservati”. Ed allora pubblichiamo ciò che secretato non è, oltre a quanto avevamo già pubblicato.

Come sottolineato nella presentazione della Relazione Finale della Commissione Antimafia sui Comuni al voto (votata ad unanimità dalla Commissione), se non si va oltre alle autocertificazioni ed alla semplice valutazione dell'aspetto penale, puntando i riflettori - nella selezione dei candidati - sul contesto di questi, così come sui loro legami parentali e le cointeressenze di cui sono portatori, permarrà una permeabilità trasversale delle candidature e quindi degli amministratori pubblici. Come "Casa della Legalità - Onlus" possiamo dire: finalmente si è arrivati ad indicare il punto nevralgico della questione. Un punto che da sempre poniamo ricevendo, sistematicamente, insulti (e minacce) come unica risposta. Allo stesso modo consideriamo un passo avanti, da parte della Commissione Parlamentare Antimafia, non soltanto l'indicazione della necessità di modificare la Legge Severino ed il Codice di Autoregolamentazione, ma anche uno dei passaggi illustrati durante la conferenza stampa, ovvero quello relativo al fatto che le organizzazioni mafiose ('ndrangheta in primis) cercano - e spesso riescono, come anche in questa tornata elettorale - ad avere candidati diretti, legati o comunque condizionabili, in diverse liste concorrenti e non quindi in un'unica lista. Questo elemento come Casa della Legalità lo indichiamo da molti anni, così come la forte penetrabilità delle "liste civiche".

 

Partiamo, ora, quindi, dalla Relazione Finale della Commissione Parlamentare Antimafia sui Comuni che andranno al voto in questa tornata di elezioni amministrative. Lo facciamo, visto quanto qui si affronta, con l'ampio estratto del contenuto relativo al capitolo su Diano Marina (ed il ponente ligure).

 

«Ultime elezioni che hanno interessato il comune

Il 15 e 16 maggio 2011 si sono svolte le elezioni per il rinnovo degli organi elettivi del comune di Diano Marina.

Il 1° aprile 2015, il prefetto di Imperia ha disposto l’insediamento di una commissione di accesso per accertare l’eventuale presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata presso il comune di Diano Marina.

Il Ministro dell’interno, con provvedimento del 23 dicembre 2015, ha decretato la conclusione del procedimento. Non è stato disposto lo scioglimento.

 

Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica

La Liguria, in considerazione della posizione geografica strategica rispetto all’Europa e per la presenza di numerosi porti, rappresenta, come attestano le indagini condotte già a partire dal 1995un territorio appetibile per le organizzazioni mafiose, che hanno sfruttato le particolari condizioni ambientali per i loro traffici illeciti e la vicinanza al confine francese per creare una base logistica per la gestione dei latitanti.

Le peculiari condizioni economiche della regione hanno rappresentato un’opportunità per gli investimenti e hanno consentito alle organizzazioni mafiose di infiltrarsi nel tessuto socio-economico e politico, grazie anche alla capacità degli esponenti dei gruppi di relazionarsi e di stringere rapporti di cointeressenza con una parte dell’imprenditoria locale che al pari della popolazione non aveva immediatamente realizzato il pericolo e il rischio di tali contatti. Pur segnalandosi la presenza sul territorio di tutte le storiche organizzazioni criminali di stampo mafioso, un ruolo di preminenza è riconosciuto sicuramente alla `ndrangheta, la cui presenza è segnalata nell’intero territorio ligure, dal capoluogo a Ventimiglia, da Lavagna a Imperia, da Savona a La Spezia, ove vivono e operano personaggi legati alle cosche riconducibili alle organizzazioni criminali di tutti e tre i mandamenti della provincia di Reggio Calabria, insinuatesi lentamente e per lo più in moto silente nel tessuto economico-produttivo, attraverso la gestione, diretta o indiretta, di attività nell’ambito della ristorazione, dell’edilizia e della gestione del ciclo dei rifiuti e reimpiego di danaro derivante, prevalentemente, dal circuito del traffico di sostanze stupefacenti, attività delittuosa che vede il coinvolgimento di scali portuali alternativi a quello storico di Gioia Tauro, tra cui, in primis, proprio quello del capoluogo ligure. Il porto di Genova, di particolare rilievo per le dimensioni dei traffici e la movimentazione di passeggeri, anche quale scalo turistico del Mar mediterraneo, rappresenta, infatti, uno dei luoghi preferiti dal sodalizio calabrese per importare droga e per distribuirla altrove

Sono emersi, nel tempo, segnali di presenze ‘ndranghetiste in provincia di Imperia (locali di Ventimiglia, Bordighera, Sanremo, Taggia e Diano Marina), di Savona (Albenga, Borghetto Santo Spirito, Vado Ligure e Varazze), di Genova (omonima locale e locale di Lavagna) e di La Spezia (locale di Sarzana). L’importanza strategico-criminale della Liguria trova conferma anche nel fatto che sul territorio, secondo le risultanze investigative, sarebbero state istituite una camera di controllo e una di transito, ovvero di compensazione: la prima, si configurerebbe come una struttura intermedia, parzialmente autonoma, con la funzione di coordinare le locali che rispondono al “crimine” di Reggio Calabria; la seconda, avrebbe, invece, funzioni di raccordo con le realtà criminali della Costa Azzurra. È stato, infatti, rilevato come la zona di confine italo-francese e monegasca abbia costituito luoghi di elezione ove trascorrere periodi di latitanza da parte di esponenti della criminalità calabrese.

Le emergenze investigative e gli atti giudiziari – in particolare l’inchiesta “Crimine”, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria – hanno fatto emergere la presenza sul territorio del ponente ligure, nelle aree più specificatamente individuate di Ventimiglia, del sanremese e dell’imperiese, di una struttura complessa di ‘ndrangheta denominata “La Liguria”. Proprio nella provincia di Imperia è stato segnalato uno dei più alti indici di presenza mafiosa tra la regione dell’intero Nord Italia.

L’esistenza di una locale di ‘ndrangheta nell’estremo ponente ligure è stata riconosciuta, di recente, dalla sentenza emessa il 7 ottobre 2014 dal tribunale di Imperia (indagine “La Svolta”), a oggi confermata nell’impianto accusatorio dalla sentenza della corte d’appello di Genova del 10 dicembre 2015, con la condanna di 11 imputati per associazione mafiosa, tra cui i capi e gli affiliati di un sodalizio operante nei comuni di Ventimiglia, Bordighera e Diano Marina, in grado di condizionare l’operato di amministratori locali e di incidere sulle attività imprenditoriali, segnatamente svolte da quelle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto economico prevalente dell’intera area del ponente ligure. […]

Le motivazioni della sentenza del tribunale di Imperia confermano “l’esistenza sul territorio di Ventimiglia di un’articolazione territoriale della ‘ndrangheta costituita in forma di “locale” in cui l’organizzazione riproduce il modello strutturale, le regole, i rituali, le riunioni, tipici della ‘ndrangheta, e mantiene stretti legami con le cosche calabresi di origine”, in grado di muoversi “sul territorio del Ponente Ligure, ove (...) è stabilmente radicata, con autonoma capacità operativa e amplissima discrezionalità , senza prendere ordini o sottostare a controlli se non nei limiti imposti dalle regole ferree di ‘ndrangheta ovvero dal coordinamento della struttura sovraordinata del “ Crimine”.

Si tratta di una vera e propria articolazione territoriale della ‘ndrangheta “dotata di autonomia organizzativa e operativa e di una effettiva capacità di intimidazione percepita nell’ambiente circostante, in virtù della quale essa esercita il proprio controllo capillare sul territorio per realizzare gli obiettivi, leciti o illeciti, di volta in volta prefissati. Attraverso l’assoggettamento ambientale l’organizzazione riesce ad operare per il raggiungimento delle proprie finalità sviluppando interessi in attività economiche (soprattutto nei settori dell’edilizia e movimento terra, guardiania, smaltimento dei rifiuti)” pilotando le scelte elettorali dei consociati verso candidati ritenuti utili al conseguimento dei propri obiettivi, “e realizzando vari tipi di vantaggi, talora apparentemente leciti ma viziati a monte dall’impiego del metodo mafioso”.

La presenza e operatività dell’associazione nel territorio provinciale è, altresì attestata dai massicci investimenti operati nella zona da parte delle famiglie individuate come referenti ed esponenti delle cosche locali, documentati dai numerosi decreti di sequestro e confisca operati nei confronti di beni e attività riconducibili a soggetti identificati come appartenenti alle cosche mafiose; dai provvedimenti di scioglimento di due comuni Bordighera e Ventimiglia che, se pur successivamente revocati dai giudice amministrativi, documentano in ogni caso la presenza e i tentativi di penetrazione delle organizzazioni criminali nelle amministrazioni locali; dai numerosi attentati incendiari ad esercizi commerciali della zona; dalle minacce e intimidazioni nei confronti degli amministratori locali e di giornalisti; dagli atti di violenza privata, tra cui è stato segnalato un agguato a colpi di lupara; da un tentato omicidio; dal rinvenimento di un bunker all’interno della villa di Maurizio Pellegrino (arrestato il 1° giugno 2007 poiché dava ospitalità al latitante Carmelo Costagrande esponente di spicco della cosca “Santaiti”, colpito da ordine di carcerazione emesso dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria), ritenuto dalle forze dell’ordine un covo per i latitanti. È altresì dimostrata dall’operatività della criminalità nel settore del gioco d’azzardo, attestato dalle tanti indagini che hanno interessato a vario titolo il casinò di Sanremo, dall’usura ed estorsioni intentate ai danni dei giocatori; dai furti di fiches, messi a segno probabilmente anche per realizzare operazioni illecite di riciclaggio; dalla proliferazione di sale da gioco nel ponente ligure riconducibili agli interessi delle predette associazioni.

In questo contesto territoriale si colloca il comune di Diano Marina che ha registrato, a partire dai primi anni 70, un flusso migratorio rilevante costituito in prevalenza da famiglie di origine calabrese, in gran parte provenienti da Seminara, comune della Piana di Gioia Tauro (RC), tra le quali emergono alcuni nuclei di significativa levatura criminale, direttamente legati per vincoli di parentela e affinità a esponenti della criminalità di matrice ‘ndranghetista, protagonisti, nel corso degli anni, di una serie di episodi significativi sul territorio[Le indagini “San Marco e Free Pass”, condotte dalla procura di Busto Arsizio (VA) hanno interessato esponenti delle cosche Tripepi, De Marte, Spinella, originari di Seminara, in cui figurano parenti dei fratelli Pellegrino di Bordighera e dei De Marte dimoranti in Diano Marina; l’indagine “San Michele” della DDA di Torino ha portato all’arresto del gestore di un hotel a Diano Marina. ]. In particolare è stata segnalata la presenza nel comune di soggetti imparentati o affini nonché in qualche modo collegati con esponenti delle storiche famiglie di ‘ndrangheta, quali quelle dei Di Marte, Papalia, Misitano, Tripepi e Surace.

A Diano Marina si sono verificati numerosi attentati incendiari e con armi da fuoco; sequestri di armi, munizioni ed esplosivi; cattura di latitanti rifugiatisi dalla Calabria; summit mafiosi e cerimonie religiose con partecipazioni di “locali” di ‘ndrangheta [Emerge dagli atti dell’indagine “Maglio 3” che al funerale celebrato Il 31 maggio 2010 a Diano Marina di un personaggio ritenuto appartenente alla ‘ndrangheta avevano partecipato i rappresentanti delle “locali” della Liguria].

Il sospetto di una contaminazione mafiosa dell’amministrazione locale e di un possibile condizionamento della tornata elettorale alle amministrative dell’anno 2011, in ragioni delle risultanze di un’indagine della procura distrettuale antimafia di Genova, ha dato l’avvio al procedimento per gli accertamenti promossi ai sensi dell’art. 143 del TUEL nei confronti dell’amministrazione comunale di Diano Marina, dopo che erano già stati sciolti, come già ricordato, i comuni di Bordighera (marzo 2011) e di Ventimiglia (febbraio 2012).

La procura distrettuale antimafia di Genova nell’ottobre 2011 aveva avviato un’indagine ipotizzando il reato di “scambio elettorale politico mafioso” di cui all’art. 416 ter del codice penale, allora vigente. All’esito, il procedimento si era concluso con l’archiviazione per il più grave reato di cui all’art.416 ter c.p., e conseguentemente il fascicolo era stato trasmesso, per competenza, alla procura della Repubblica di Imperia, ritenendo i fatti integranti la diversa e meno grave ipotesi di reato di cui all’art. 86 del DPR n. 570 del 1960 (c.d. “corruzione elettorale”).

Il pubblico ministero della D.D.A. di Genova, nel decreto di archiviazione, aveva evidenziato come “[...] dall’ascolto delle conversazioni” fosse “emersa l’esistenza di un “gruppo ristretto” (così come definito dagli stessi interlocutori) composto dal vice sindaco di Diano Marina Za Garibaldi, dagli assessori Francesco Bregolin e Bruno Manitta e dall’amministratore unico della GM Spa, Domenico Surace, in grado di orientare le dinamiche pubbliche e di avere il controllo delle attività sociali del comune dianese. Peraltro si è avuta conferma che Surace Domenico, pur non ricoprendo alcun incarico politico all’interno dell’amministrazione del comune di Diano Marina pare effettivamente il referente degli amministratori locali tanto da essere costantemente aggiornato sulle dinamiche del comune e da fornire direttive o consigli per la soluzione di problematiche [...]”.

 

 

Situazione amministrativa

Il prefetto di Imperia, in data 1° aprile 2015, in ossequio al decreto ministeriale 9 marzo 2015, ha disposto l’insediamento di una commissione d’indagine per accertare l’eventuale presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata presso il comune di Diano Marina. All’esito, con relazione del 30 settembre 2015, ha rassegnato le sue conclusioni e il Ministro dell’Interno, con provvedimento del 23 dicembre 2015, ha decretato la conclusione del procedimento non ravvisando la sussistenza dei presupposti richiesti per l’emanazione di un provvedimento dissolutorio, né per l’adozione degli altri interventi di cui al comma 5 dell’art. 143 del TUEL.

Pur in presenza di collegamenti parentali e di cointeressenze con le varie “famiglie”, non è difatti stata comprovata la sussistenza di vicende certe di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso nel comune. In tal senso si è espresso anche il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in data 10 novembre 2015.

Le consistenti e diffuse irregolarità ascrivibili alla sfera gestionale43 non sono risultate idonee a postulare con certezza la permeabilità ad eventuali “pressioni” esterne dell’organo politico, pur se censurabili per il mancato esercizio della funzione di vigilanza e di verifica sull’operato degli uffici al fine di garantire che ogni attività si svolgesse “nella necessaria cornice, formale e sostanziale, di legalità”.

Nonostante la conclusione del procedimento amministrativo, la situazione del comune merita di essere tenuta sotto osservazione.

Il sindaco, il vice sindaco e un assessore dell’amministrazione in carica sono stati rinviati a giudizio, con decreto del Gup del tribunale di Imperia del 27 aprile 2016 [Il Gup del Tribunale di Imperia ha disposto il rinvio a giudizio a carico di Giacomo Chiappori, Francesca Bregolin, Cristiano Za Garibaldi, Bruno Manitta, Giovanni Surace, Domenico Surace, e Giovanni Sciglitano, tra l’altro, per il reato previsto e punto dall’art. 86 del DPR 570 del 1960 TUEL, per aver favorito, tramite l’elezione a primo cittadino di Chiappori, la nomina di Domenico Surace ad amministratore unico della municipalizzata G.M. Spa], in concorso con altri imputati, tra cui Domenico e Giovanni Surace, per il reato di corruzione elettorale di cui all’art 86 del DPR n. 570 del 1960 [È stato contestato il reato p.p. dagli artt. 110 c.p., 86 comma 1, del DPR n. 570 del 1960, “perché il Chiappori, in qualità di candidato sindaco della lista denominata “Viva Diano”, in concorso con Za Garibaldi Cristiano, Bregolin Francesco e Manitta Bruno, candidati per la stessa lista nelle elezioni comunali per il comune di Diano Marina - anno 2011, per ottenere il voto elettorale, dava, offriva o comunque prometteva utilità agli elettori Surace Giovanni e Surace Domenico (nella specie: Surace Giovanni e il figlio Surace Domenico, i quali controllavano un bacino di voti relativi a soggetti di origine calabrese, davano pubblico appoggio alla lista capeggiata dal Chiappori, con contestuale promessa o offerta da parte dei candidati sopraindicati che, all’esito favorevole della consultazione elettorale, Surace Domenico sarebbe stato nominato amministratore unico della GM Spa, società partecipata dal comune di Diano Marina e con successiva dazione dell’utilità atteso che in epoca successiva alle elezioni (in cui la lista “Viva Diano” otteneva n. 1834 preferenze, rispetto alla lista concorrente denominata “Muratorio Sindaco” la quale otteneva n. 934 preferenze, sicché Chiappori diveniva Sindaco e Za Garibaldi, Bregolin e Manitta, ricevendo rispettivamente n. 283 n. 170 e n. 188 preferenze, venivano nominati assessori della Giunta Municipale), Surace Domenico veniva nominato con decreto del sindaco amministratore unico della GM Spa., previa modifica dello statuto della società partecipata avvenuta con deliberazione del consiglio comunale del 1.07.2011 laddove la gestione dell’ente passava da collegiale a quella di amministratore unico. Fatti avvenuti in Diano Marina in epoca antecedente e prossima al maggio 2011 e in data 31.01.2012”. Decreto di rinvio a giudizio del 30 marzo 2016, n. 921 RG Gip del tribunale di Imperia (Doc. n. 984.1). Chiappori risulta altresì rinviato a giudizio per tentato abuso d’ufficio ai sensi degli artt. 56 e 323 del codice penale; Manitta Bruno per più fatti di peculato, ex art. 314 del codice penale e per falsità materiale in atto pubblico, ex art. 476 del codice penale].

Secondo l’ipotesi accusatoria di cui al citato decreto di rinvio a giudizio del tribunale di Imperia, Giovanni Surace e il figlio Domenico Surace avrebbero dato pubblico appoggio alla lista capeggiata dal Chiappori alle elezioni del 2011, per ottenere la nomina di Domenico Surace ad amministratore unico della Gestioni Municipali Spa, società municipalizzata partecipata dal comune di Diano Marina. La GM Spa “è senza dubbio una struttura determinante per la politica e l’economia di quel territorio”47 è evidente dunque che “il controllo della partecipata consente di gestire assunzioni, concessione di spazi per attività economiche e commerciali, nonché opere di manutenzione delle attività gestite (porto, spiagge, parcheggi), incidendo in maniera significativa sulla vita sociale del territorio”.

Domenico Surace che aveva ricoperto nelle due precedenti amministrazioni comunali l’incarico di assessore in settori strategici dell’amministrazione comunale, è risultato nelle precedenti competizioni elettorali, il candidato in assoluto più votato ed è stato poi nominato amministratore unico della GM Spa dal sindaco Chiappori, previa modifica dello statuto della società partecipata.

 

 

Candidati alle elezioni comunali del 5 giugno 2016

Sulla base degli atti acquisiti dalla Commissione, non sono emerse situazioni di incandidabilità e sospensione ai sensi della legge Severino. Ugualmente non sono state rilevate situazioni ostative sulla base del codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione nella seduta del 23 settembre 2014.

Tuttavia, si rappresenta che risultano, con riferimento ad alcuni candidati appartenenti a più liste differenti, frequentazioni con soggetti gravati da precedenti penali e di polizia, nonché più specificatamente con personaggi riconducibili a storiche famiglie di ‘ndrangheta, come le famiglie Papalia[I fratelli Papalia (Francesco, Giovanni e Raffaele) sono stati intercettati nell’ambito dell’operazione “Crimine”, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria mentre discutevano con Domenico Oppedisano, all’epoca “capo crimine”, sulle cariche che sarebbero state assegnate pochi giorni dopo presso il santuario della Madonna di Polsi] e De Marte [La famiglia De Marte di Diano Marina ha legami accertati con le note cosche calabresi Santaiti-Gioffrè. Sul conto degli appartenenti alla citata famiglia De Marte gravano precedenti per estorsioni, sfruttamento della prostituzione, traffico di droga e detenzione di armi. Operano nel campo dell’edilizia ma, come emerso nel corso delle indagini, ricavano proventi da attività illecite quali traffico di stupefacenti, estorsioni e armi. Ha, inoltre, legami di parentela, oltre che con la famiglia Ditto di Seminara (RC), anche con la famiglia Pellegrino di Bordighera (anch’essa originaria di Seminara), emersa nella recente e nota indagine antimafia “La Svolta” condotta dai Carabinieri del nucleo investigativo di Imperia e terminata nel 2011], in quest’ultimo caso anche con vincoli parentali.

Tali circostanze, di per se stesse non necessariamente rilevanti, appaiono preoccupanti e degne di monitoraggio anche futuro, in ragione del contesto provinciale e del radicamento della ‘ndrangheta in Liguria come emerso dalle indagini citate.

Dai controlli eseguiti è emerso che 11 candidati su 63 risultano gravati da precedenti penali o carichi pendenti per fatti non gravi e comunque qui non di rilievo.»

 

Lo scenario è quindi palese. Ancora una volta documentale e non è invenzione o illazione della Casa della Legalità – Onlus! Ed andiamo avanti, facendo riferimento ad altri documenti ufficiali...

 

Sul panorama relativo alla lista di centrodestra guidata dal sindaco uscente, il leghista Giacomo Chiappori, non vi è molto da aggiungere a quanto già pubblicato e soprattutto a quanto documentato (con Atti) nel dossier “DIANO MARINA, LA COLONIA”, se non che la lista "VIVA DIANO" - benedetta dall'assessore regionale Marco Scajola, nipote del più noto Claudio - ha visto anche l'apporto e supporto di quella "FORZA ITALIA" che aveva pensato bene di inserire tra i propri dirigenti una delle giovani dei PAPALIA [leggi qui].


Vediamo, più approfonditamente, invece il caso eclatante che riguarda una delle altre liste che concorrono alle elezioni amministrative per il Comune di Diano Marina: quella del MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO...



Nella lista di candidati del M5S spunta il nome di Giuseppe Alongi (nella foto sopra la "a" finale di Marina). Lo stesso risulta avere legami con esponenti delle note famiglie del ponente ligure.

E' figlio di Mariano ALONGI. Ricorda Francesco Li Noce su SanremoNews: «La lista che vede candidato Sindaco il giovane farmacista Simone Borgarello presenta al suo interno Giuseppe Alongi, il cui padre Mariano, imprenditore edile, titolare della ditta Alongi Scavi, dove lavora lo stesso Giuseppe, è associato a un episodio che lo ha visto condannato, in passato. Si tratta dell'incendio di un escavatore di una ditta concorrente.
Era il febbraio 2011, quando Mariano Alongi venne condannato dal Tribunale di Imperia, in un processo svolto con rito abbreviato, per l'incendio del macchinario. L'imprenditore fu accusato anche di estorsione, insieme a Michele e Antonio De Marte, ma da quest'ultima accusa venne poi assolto.
Una macchia nel passato, dunque non direttamente sul candidato, ma sulla sua famiglia, che potrebbe far storcere il naso ai dianesi.
Dal meetup locale fanno sapere che Mariano Alongi si è sempre professato innocente e ha presentato ricorso in appello alla condanna, "essendo stato tirato in mezzo". Inoltre, "le eventuali colpe dei padri, non devono ricadere sui propri figli, per cui Giuseppe Alongi, è una persona estremamente corretta, che merita di far parte della nostra lista. Noi, come meetup controlliamo il casellario giudiziario e i carichi pendenti dei candidati. Ovviamente l'ultima parola spetta alla Casaleggio Associati, ma noi siamo fiduciosi e convinti che la nostra lista venga accettata", aggiungono».

Ora, a parte le società gemelle (il padre la chiude ed il figlio la apre – vedi schede sotto riportate) nell'ambito dell'edilizia, che collegano i due, come ricorda Li Noce, la questione è molto diversa rispetto a come la vedono, rispetto al Mariano ALONGI - ed al contesto degli ALONGI - quelli del Meetup promotore della lista del M5S a Diano Marina.

scheda impresa Mariano ALONGI cessata 2003

scheda impresa Giuseppe ALONGI attivata 2003

 

Se non risulta alcuna presenza di distanza da parte del giovane Giuseppe Alongi, candidato del M5S, dal padre Mariano e dal suo contesto tra cointeressenze e parentele (che vedremo tra poco), e non risulta alcuna promozione di disprezzo sociale verso i componenti di quelle tristemente note famiglie di 'ndrangheta (vedesi PELLEGINO, STILLITANO, DE MARTE & C) sempre da parte del giovane candidato a 5 stelle, è già il semplice contesto del Mariano ALONGI che classifica come fuori luogo la “difesa” promossa dai grillini dianesi.

 

Partiamo da un passaggio dell'inchiesta “MAGLIO 3” del ROS (che la DDA di Genova non ha saputo far fruttare sul piano giudiziario, ma che rappresenta una fotografia di legami, cointeressenze e dinamiche del contesto 'ndranghetista ligure). Un'inchiesta che era tanto citata dalla portavoce regionale del M5S, Alice Salvatore, prima dell'esplodere del caso MAFODDA [qui lo speciale], e che, a quanto pare, non ha visto molta attenzione da parte dei 5 stelle liguri...

Nel capitolo dell'Informativa “MAGLIO 3” [leggi qui l'integrale in formato .pdf] titolato I rapporti di GANGEMI Domenico con i “locali” del ponente ligure – Le Elezioni Amministrative Regionali - Liguria 2010 (e GANGEMI è stato condannato quale reggente della 'ndrangheta in Liguria sia in primo grado che in appello ad una ventina d'anni di carcere per il reato 416 BIS per l'inchiesta “CRIMINE”), dove si parla -tra l'altro - anche del padre del grillino di Taggia Carmine MAFODDA, si ritrova indicato anche il Mariano ALONGI:

«EVANGELISTA Luciano nato ad Imperia il 20.3.1962. Quest’ultimo è stato controllato con SGRO’ Carmelo [nato a Oppido Mamertina (RC) il 6.8.1982, residente a Palmi (RC) via Concordato n. 41] nel 2003, indagato dalla Procura di Imperia per abusivismo edilizio così come ALONGI Mariano [nato a Palmi (RC) il 2.3.1965], in contatto, a sua volta, con i fratelli DE MARTE. EVANGELISTA Luciano è emerso anche nel corso dell’indagine antidroga denominata “Bye Bye” condotta dal Nucleo Operativo CC di Imperia».

Il Mariano ALONGI è inoltre emerso per i rapporti (molto particolari) con le imprese della famiglia PELLEGRINO (con cui ha contatti anche il giovane candidato a 5 stelle). Non rapporti qualunque, ma di produzione di fatture per operazioni inesistenti, come indica la D.I.A. nella Richiesta di Misure di Prevenzione a carico dei PELLEGINO. Si legge agli Atti della D.I.A.:

«Nel corso delle operazioni ispettive, relativamente agli anni 2003 e 2004, è stata appurata l’utilizzazione, da parte della predetta società[F.lli PELLEGRINO Sas, ndr], di fatture per operazioni inesistenti emesse da due imprese: la ditta individuale MARCHI Daniele [MARCHI Daniele nato a Sanremo il 19/03/1971 titolare dell’omonima impresa individuale, inizio attività 01/07/1998]e la ditta individuale ALONGI Mariano [ALONGI Mariano nato a Palmi (RC) il 02/03/1965 titolare dell’omonima impresa individuale, inizio attività 01/09/1992 e cancellata il 12/09/2003 per cessazione di ogni attività]. Per tale fatto PELLEGRINO Michele, in qualità di socio accomandatario, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Sanremo per i reati di cui all’art. 2 del D.Leg. 10.03.200 n. 74 (dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti) e art. 485 C.P. (falsità in scrittura privata).»

Passiamo ad un altro documento. Si tratta di un Rapporto del ROS del 2005, relativo all'obiettivo di Identificare i personaggi collegati alla famiglia DE MARTE” nell'ambito dell'inchiesta “ROCCAFORTE” [qui l'Informativa integrale "ROCCAFORTE" e qui il documento in questione]. Qui si legge:

«Dagli accertamenti effettuati presso il comune di Diano Castello risulta che ALONGI Mariano nato a Palmi (RC) il 2.3.1965, già residente in via Diano San Pietro nr. 1, è emigrato in data 11.7.2005 per il comune di Vecchiano (PI), mentre il figlio Giuseppe nato a Palmi (RC) il 4.10.1984, risulta emigrato in data 9.3.2005 per il comune di Diano Marina (IM), ove risiede in Borgata Muratori snc. Nel 2003 ALONGI Mariano è stato indagato dalla Procura di Imperia, unitamente a SGRO’ Carmelo nato a Oppido Mamertina (RC) il 6.8.1982, residente a Palmi (RC) via Concordato nr. 41, per il reato di cui all’art. 20 lett. C legge 47/1985 in relazione all’art. 163 legge 490/99, ovvero abusivismo edilizio»

 

Chiaro il contesto? PELLEGRINO e DE MARTE della cosca SANTAITI – GIOFFRE’ di Seminara e gli SGRO' della cosca GALLICO di Palmi (al centro di molteplici inchieste e condanne, nonché soggetti alla misura di prevenzione patrimoniale anche nell'ambito dell'impresa che molto operava nei lavori pubblici nell'imperiese “SP”).

Ma non basta.

Il quadro dell'attentato per cui il Mariano ALONGI ha visto la condanna citata è ben chiaro. Lo avevamo già dettagliato – e lo riprendiamo – nel dossier pubblico “DIANO MARINA - LA COLONIA”:

Ancora i DE MARTE, quindi... E non è un rapporto occasionale per nulla. E' un legame di parentela che vede collegati gli ALONGI, il Mariano ed il figlio a 5 stelle Giuseppe, con i DE MARTE della cosca SANTAITI – GIOFFRE’. Quei DE MARTE legati-imparentati ai PELLEGRINO, così come ai DITTO, SCIGLITANO, STILLITANO ed al GAGLIOTI Rocco Salvatore, così come ai SURACE.

Un rapporto di parentela pubblicamente noto (e mai disconosciuto, non essendoci traccia di prese di distanza e condanne morali, ed invece in presenza, come visto, di rapporti consolidati). Questo “dettaglio” è infatti, ancora una volta ben indicato negli Atti della D.I.A.. Nella scheda riassuntiva della D.I.A. relativa a DE MARTE Antonio, già Sorvegliato Speciale - come ricordato nella Sentenza “LA SVOLTA” del Tribunale di Imperia - si legge:

 

Questo è il quadro (parziale) della situazione di DIANO MARINA a pochi giorni dal voto. Con la Relazione del Questore e quella della Commissione di Accesso chiuse nel cassetto dei documenti "secretati" ed i cittadini in balia di questo panorama che ognuno può “classificare” come meglio ritiene, ma non appare certamente delinare una svolta.

 


 


[aggiornamento] E ANDIAMO AVANTI...


Veniamo ad una terza lista in corsa nelle amministrative di Diano Marina. E' quella che raccoglie molti degli uomini vicini a SCAJOLA Claudio, attuale imputato a Reggio Calabria per favoreggiamento della latitanza di MATACENA Amedeo, condannato per concorso esterno. Si tratta della lista “DIANO RIPARTE”. Qui, a sostenere la candidatura a sindaco di Michele Calcagno, si ritrova l'ex Sindaco di Diano Marina Angelo Basso che si dimise denunciando le pressioni delle famiglie calabresi che contavano sull'assessore Domenico SURACE.

Tra i candidati di questa terza lista si ritrova tal Eros Pellegrino, titolare di un bar a Diano Marina, che con la moglie condivide, come testimonia il social network facebook, le amicizie con esponenti delle note famiglie quali i PAPALIA (vedesi il PAPALIA Raffaele citato nel capitolo su Diano Marina della Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia che si è riportato, così come anche, con la figlia di questi, la nota e già citata Jessica già giovine dirigente della nuova “FORZA ITALIA”), gli ATTISANO, STILLITANO e STELLITANO, FRISINA, DE MARTE sino allo SCIGLITANO Giovanni (già mappato nell'inchiesta “ROCCAFORTE” e rinviato a giudizio per “voto di scambio” con gli attuali Amministratori della Giunta Chiappori ed i noti SURACE Domenico e Giovanni). Il candidato Eros Pellegrino risultava anche tra i contatti (prima che il profilo venisse cancellato) di quel “Hotel-Ristorante Principe De Curtis” di Diano Marina (citato sempre nella Relazione della Commissione) che faceva capo al DONATO Antonio detto “Antonello” della 'ndrina di San Mauro Marchesato al centro dell'inchiesta “SAN MICHELE” di cui abbiamo recente parlato (leggi qui).

 

Ma i contatti con gli esponenti delle note famiglie caratterizzano praticamente candidati di tutte le liste, quasi a Diano Marina non si possa evitare di aver rapporti con chi a quelle famiglie appartiene e da quelle famiglie non si è mai dissociato e distaccato (e non si dica che è questione di "assonanze di cognome").


Un altro Calcagno, che come il Pellegrino, condivide i contatti con i PAPALIA (che risultano - è bene ricordardo - anche in rapporto con gli esponenti della famiglia COSTAGRANDE, ovvero quella del già latitante arrestato nell'imperiese e su cui abbiamo ricostruito la vicenda, vedi qui), così come con altri esponenti delle altre famigliole, è Simone Calcagno, schierato però nelle file dei candidati al consiglio comunale della già citata lista “VIVA DIANO” con LEGA NORD, FRATELLI D'ITALIA e FORZA ITALIA.

E' la lista che raccoglie – come già richiamato – l'amministrazione uscente guidata dal Giacomo CHIAPPORI con i suoi assessori (ed ex assessore) rinviati a giudizio per “voto di scambio”, tra cui il ZA GARIBALDI che non ha mancato di fare pubblicamente gli auguri al ben noto PAPALIA Raffaele:


Un'altro candidato, ad esempio, che ha contatti – evidenziati dal social network facebook - con esponenti delle famiglie SURACE, FRISINA e MAFODDA, è Roberto Cordero della lista “Diano oggi per domani”...

Eppure se la mappa delle famiglie è chiara (noi la pubblicammo anni ed anni fa sulla base di atti ufficiali), e l'abbiamo riportata in apertura di questo aggiornamento, dovrebbe essere anche ben chiaro che le forza delle famiglie di 'ndrangheta, che poggia sul vincolo familiare, si sviluppa e cresce con l'accreditamento sociale che, attraverso le relazioni costruite dai propri componenti, riesce a conquistarsi su un determinato territorio.

Quante volte abbiamo sentito il dettaglio che è proprio nelle relazioni sociali, nel consenso sociale, che le famiglie mafiose traggono la loro forza per “legittimarsi” e quindi agevolmente operare, infiltrarsi e condizionare? Tante, troppe. Pare, guardando alla realtà di Diano Marina, che però siano state anche inutili. Se chi si candida alla gestione della cosa pubblica non è in grado di isolare i componenti di quelle famiglie che da quelle famiglie non si sono dissociati e distaccati (e ciò significa rompere i rapporti e le relazioni con i propri parenti, dai più vicini ai più lontani), vuol dire che non si è ancora compreso (o non si è voluto comprendere o si fa finta di non voler comprendere) cosa sia la 'ndrangheta e quale sia la sua natura.

Proprio dall'isolamento sociale di chi è nato e cresciuto, e vive, in quei contesti familiari passa la prima sconfitta (pesante) della 'ndrangheta. Da un lato li pone all'angolo, senza sdoganarli; dall'altro lato può spingere chi in quelle famiglie è nato e cresciuto a scattarsi, disconoscere (e nel caso denunciare) la propria famiglia di origine, segnando una rottura netta e insanabile.

Questo semplice e netto “anticorpo”, a Diano Marina – come altrove, ma con disarmante evidenza - appare trasversalmente assente.

 

Abbiamo portato altri nuovi (parziali) dettagli su una realtà dove il marcare certe doverose distanze pare, come detto, essere una missione (volutamente e coscientemente) impossibile per chi si candida a gestire la cosa pubblica.

Questa è Diano Marina, nell'anno 2016. E pensare che la Procura Nazionale Antimafia, nel febbraio di quest'anno (ben prima, quindi della formazione delle liste), con la sua ultima relazione annuale [leggi qui il testo integrale in formato .pdf], aveva rilanciato l'allarme scrivendo, tra l'altro: «In tale direzione va sottolineata l’importanza – in quanto per la prima volta riconosciuta processualmente la presenza della ndrangheta in questa regione - della sentenza emessa il 7 ottobre 2014, nel procedimento denominato“la svolta”, dal Tribunale di Imperia, con il quale sono stati condannati 27, tra capi ed affiliati, di un sodalizio operante nei comuni di Ventimiglia, Bordighera e Diano Marina, in grado di condizionare l'operato di amministratori locali e di incidere sulle attività imprenditoriali, segnatamente svolte da quelle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto economico prevalente dell’intera area del ponente ligure».

La politica, compresa quella urlante gli slogan “onestà”, ha preferito adottare la pratica dello struzzo, facendo cadere (ancora una volta) nel vuoto l'allarme ed ignorando quella realtà da tempo ben nota. Si, noi siamo INTRANSIGENTI, non tolleriamo dalla più disarmante contiguità alla più piccola connivenza, siano alla più pesante complicità e cointeressenza... ma se è vero che la forza delle mafie è nella “zona grigia” (ed è vero) è altrettanto vero che quel “grigio” è composto da tutte le varie sfumature, dalla più leggera alla più pesate. Qualunque sfumatura abbia è sempre “zona grigia” e quindi, per noi, secondo noi: o si è di qua o si è di là, nell'azione civile di contrasto alle mafie.

 

 


 

PER APPROFONDIMENTI



il testo integrale del dossier
(gennaio 2015)

"DIANO MARINA - LA COLONIA"

la colonizzazione 'ndranghetista è stata consumata da tempo
il clima di intimidazione e l'omertà regnano sovrane
le elezioni si fondano sul "voto di scambio"

CLICCA QUI

 

 

 

un piccolo schemino che sintetizzava
(prima del rinvio a giudizio per voto di scambio)
l'amministrazione CHIAPPORI e le relazioni

 

lo speciale online su Diano Marina
clicca qui

 

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