GENOVA. ARRESTI FOGLIANI - “QUI! GROUP” E SEQUESTRO BENI

Scritto da Ufficio di Presidenza

Questa mattina, su disposizione del GIP del Tribunale di Genova, a seguito della richiesta della Procura della Repubblica di Genova (PM Petruzziello e Pinto), sono stati tradotti in carcere FOGLIANI GregorioCHIRIACO Rodolfo FERRETTO Luigi del “QUI! GROUP”, mentre gli arresti domiciliari sono scattati per la moglie di FOGLIANI, CALABRIA Luciana, e le figlie FOGLIANI Chiara Serena.

Sono passati 10 anni da quando pubblicamente sollevammo come Casa della Legalità la questione dei FOGLIANI, indicati sin dal 2002 nella Relazione semestrale della D.I.A. quale famiglia trasferitasi da Taurianova a Genova quale terminale per riciclare e reinvestire denaro di illecita provenienza.

FOGLIANI avevano interessi nell'ambito del settore della ristorazione e dei servizi (in rapporto con Pubbliche Amministrazioni ed Enti pubblici), così come quelli sul LIDO di Albaro, o ancora il progetto di costruzione di una clinica privata “VILLA ALLEGRA - insieme all'arch. AMIRFEIZ Alex Alì Carlo (ex genero del parlamentare di Forza Italia ed Presidente della Regione Liguria Sandro BIASOTTIdell'ASPERA GROUP-, con il favore dell'Amministrazione comunale di Genova (centrosinistra guidato da Marta VINCENZI) che risultò però talmente “viziato” da vedere l'intervento del TAR che annullò l'atto di concessione.

Il Gregorio FOGLIANI presentava una querela contro la Casa della Legalità (difesa dall'Avv. Riccardo Di Rella) che, un anno dopo, nel 2010, venne archiviata.

Nel marzo 2012, appreso dell'archiviazione ed avuto copia del provvedimento del GIP del Tribunale di Genova, lo pubblicammo integralmente online, ponendo quindi una domanda secca: “quale l'origine della fortuna patrimoniale a Genova dei Fogliani di Taurianova?”

La domanda cadde nel silenzio generale, nonostante, tra l'altro, stessero emergendo elementi nitidi, da altre attività investigative, sulla “bazzecola” di una Liguria terra di riciclaggio del denaro della 'ndrangheta, a partire dai potenti DE STEFANO– TEGANO di Reggio Calabria che, con il Vittorio Antonio CANALE insediatosi in Costa Azzurra, coordinano movimenti su scala internazionale, per arrivare alla ragnatela internazionale che vedeva e vede coinvolto PINTUS Curio (originario della Sardegna ma insediatosi nello spezzino) che dagli anni Novanta è indicato dai reparti investigativi per essere legato alla cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI di Africo) ed ora attivo con il “PINTUS GROUP” presente non solo in mezza Europa (tra paesi Ue ed paesi dell'Est) ma in tutti i continenti del pianeta.

Quel decreto del GIP riconosceva correttezza e piena legittimità anche in riferimento alle relazioni di Gregorio FOGLIANI nell'ambito dell'associazione dei calabresi “Città del Sole” di cui era stato fondatore con, tra gli altri, il Presidente della stessa Salvatore Ottavio COSMA ed il Vice Presidente Francescantonio ANASTASIO.
Il primo - ora deceduto -era esponente politico locale del centrosinistra, già in evidente relazione con i noti esponenti della cosca AVIGNONE, era emerso nell'inchiesta “PANDORA” della Guardia di Finanza di Genova per i consolidati rapporti con i noti MAMONE, con Vincenzo STEFANELLI della cosca STEFANELLI-GIOVINAZZO (e coniugato con una BRUZZANITI della nota famiglia di Africo), oltre che con l'Onofrio GARCEA esponente della 'locale' della 'ndrangheta di Genova legato alla 'ndrina dei MACRI' insediata a Bolzaneto ed alla cosca dei BONAVOTA.
Il secondo, commercialista con incarichi per gestioni di aste e fallimenti dal Tribunale di Genova, denunciato dal ROS per 'ndrangheta (inchiesta “LEVANTE”) nei primi anni 2000 e riemerso per i conflitti interni all'organizzazione 'ndranghetista della provincia di Genova – come scriveva il GIP di Genova nella Sentenza “MAGLIO 3” - con il capo-locale Domenico “Mimmo” GANGEMI. Con loro anche l'allora vice-prefetto di Genova, braccio destro dell'ex Prefetto ROMANO nell'era del negazionismo (e poi promosso Prefetto a Lodi), Pasquale GIOFFRE'.

In parallelo a quell'archiviazione della querela (2010) e della pubblicazione (2012) i FOGLIANI promuovono diversi movimenti nell'ambito della ragnatela di imprese da loro controllate, ma ancora nulla rispetto a ciò che accadrà dopo. 

Sempre nel 2012 viene avanzata, da un soggetto che si presentava come una sorta di“ambasciatore”, al nostro legale una proposta: cancellazione degli articoli sui FOGLIANI dal sito internet della Casa della Legalità in cambio di una più che consistente “donazione” di denaro. La risposta fu un secco (ed ovvio) NO! 
Dopo che si era rispedita al mittente tale proposta, senza lasciare margini a dubbi, Gregorio FOGLIANI con il “QUI! GROUP” promuoveva una causa civile contro la Casa della Legalità, attraverso i legali dello studio ANASTASIO-PUGLIESE di Roma (gli stessi del “Circolo Antico Tiro a Volo” di Roma, legato all'associazioni dei calabresi nel mondo “C3”, ed emerso in diverse inchieste giudiziarie come quelle sulla P4, quella sul gruppo ANEMONE-BALDUCCI, nonché perché sede di incontri del Gennaro MOKBEL, faccendiere legato all'estrema destra, alla LEGA ed alla 'ndrangheta, impegnato con il sodalizio 'ndranghetista degli ARENA di Isola Capo Rizzuto a fare eleggere Nicola DI GIROLAMO al Senato).

L'atto di citazione non venne notificato alla Casa della Legalità e la causa di primo grado i FOGLIANI se la fecero da soli. Il Giudice del Tribunale Civile di Genova Dott.ssa Paola CASALE, senza considerare che il decreto di archiviazione della querela di FOGLIANI lo aveva formulato il GIP, su relazione del Pubblico Ministero dott. Terrile, e non quindi la Casa della Legalità, nel 2013, accolse l'istanza di Gregorio FOGLIANI e del "QUI! GROUP" che chiedevano la cancellazione del contenuto dell'articolo (il decreto di archiviazione) ed un risarcimento per danni cagionati al loro gruppo imprenditoriale, con conseguente pignoramento del conto corrente bancario della Casa della Legalità e la cancellazione attraverso intervento sul database del sito - fatto assolutamente anomalo - dell'articolo “quale l'origine della fortuna patrimoniale a Genova dei Fogliani di Taurianova?”. Un provvedimento assurdo che la Casa della Legalità procedeva immediatamente ad impugnare in Appello. Su questo, inoltre, si promosse anche un volantinaggio davanti al MOODY, ponendo la stessa domanda, ma la risposta continuò ad essere il silenzio.

Nel 2016 la Corte d'Appello Civile annullerà la Sentenza del Tribunale, accogliendo pienamente il ricorso della Casa della Legalità promosso con l'Avv. Elena Peruzzini, riconoscendo corretta la pubblicazione dell'articolo “quale l'origine della fortuna patrimoniale a Genova dei Fogliani di Taurianova?”
Giudici d'Appello affermavano che non solo era legittima (e quindi non diffamatoria) la domanda posta nell'articolo, ma che era anche doverosa una risposta a tale domanda da parte dei FOGLIANI anche alla luce dei loro rapporti con la Pubblica Amministrazione. Le motivazioni risultavano pesanti: «l'attore [Gregorio FOGLIANI e “QUI! GRUPO SPA”] non avevano provato la non veridicità delle singole circostanze di fatto narrate, ferma restando la non opinabilità delle valutazioni liberamente espresse dagli autori dell'articolo nell'esercizio del diritto di critica»«l'enfasi dell'articolo non è riposta in false affermazioni, ma nella domanda su quali siano le origini della fortuna patrimoniale a Genova dei FOGLIANI di Taurianova: quale domanda compendia una serie di preoccupazioni derivanti da una concatenazione di fatti, come il fatto che la famiglia FOGLIANI di Taurianova ha richiamato l'attenzione degli organi investigativi dello Stato ed il fatto che l'unica famiglia FOGLIANI insediata a Genova proveniente da Taurianova, considerata dalla D.I.A. come un terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza, è quella di Gregorio FOGLIANI. Questi fatti conferiscono più forza e più enfasi alla domanda, nella quale si compendia il senso dell'articolo in esame, e rendono più urgente l'attesa ed esigenza di una risposta o quantomeno di un chiarimento, che sarebbero dovuti ma che – fino ad ora – non vi sono stati... […] La risposta costituirebbe un atto dovuto per la grande rilevanza sociale della questione derivante dal fatto che numerose società del gruppo FOGLIANI operano con enti pubblici o sono interessate a rilevanti operazioni edilizie ed urbanistiche di interesse pubblico, che comportano anche rapporti coi pubblici amministratori». Ancora «Le singole circostanze di fatto - come afferma il P.M. nella richiesta di archiviazione - non hanno contenuto offensivo, ma la loro concatenazione stringe d'assedio il FOGLIANI, sollevando degli inquietanti interrogativi sulla sua persona e sulla sua attività imprenditoriale».

Se il silenzio che faceva da cappa alle vicende dei FOGLIANI si era già dimostrato pesante, risultava alquanto inquietante dopo tale pronunciamento dei Giudici. Né il mondo dell'informazione, né la politica e la Pubblica Amministrazione, osarono intervenire per ottenere quella doverosa risposta dai FOGLIANI
Dopo tale pronunciamento della Corte d'Appello – caduto direttamente nell'oblio – da un lato si vedeva FOGLIANI e “QUI! GROUP” presentare un ricorso in Cassazione (l'udienza vi è stata nell'aprile scorso con anche il pronunciamento della Procura Generale che ha chiesto di respingere il ricorso dei FOGLIANIe dall'altro lato si assisteva ad un sempre più frenetico mutamento degli assetti societari con svuotamenti di imprese e società di nuova costituzione o mutamenti nelle cariche di quelle esistentiUn'operazione che dal 2013 sino al fallimento del 2018 non conosceva soste, come evidenzia l'indagine della Procura di Genova. Entrava ad esempio in scena definitivamente la 
società "PIU' BUONO" che si occupava dell'ormai improponibile mercato dei ticket ("QUI! TICKET") attraverso un nuovo marchio acquisito ("TICKET GEMEAZ"), così da far apparire una differenza che nella realtà non vi era nella gestione aziendale. E' con questa società che i FOGLIANI perseguivano l'obiettivo di (ri)conquistare la convenzione CONSIP visto che con la "QUI GROUP SPA" la CONSIP aveva interrotto il rapporto.

Un'operazione di svuotamento che si mette in moto subito dopo che, nell'ambito giudiziario, si evidenziavano pronunciamenti pesanti in riferimento ai FOGLIANI, quasi che quelle attenzioni sollevate dalla Casa della Legalità, seppur soffocate dal silenzio generale, facessero temere ai FOGLIANI (e chi con loro) che potesse scaturire qualcosa di più serio e pesante di ciò che affermavano essere solo una fastidiosa "cattiva pubblicità".

Se lo svuotamento delle società è già iniziato, FOGLIANI pubblicamente continuava a parlare con toni trionfalistici e nel 2014 annunciava anche «l'acquisizione del ramo d'azienda carte prepagate e conti di moneta elettronica di Cassa Centrale Raiffeisen dell'Alto Adige». Da un lato, ottenuto il via libera dalla BANCA D'ITALIA per questo suo ingresso nel settore, e dall'altro presentava, con SIMONETTA Pier Luigie la “PAYBAY” (altra società fallita della galassia FOGLIANI), il lieto evento. Nessuno nota che l'istituto bancario di Bolzano in questione fa capo alla “RAIFFEISEN” austriaca già oggetto di significativi provvedimenti per l'assenza di controlli antiriciclaggio e che emergeva per essere strumento del riciclaggio del denaro sporco proveniente dalla Russia (territorio ove, coincidenza vuole, la 'ndrangheta abbia da tempo posto profonde radici, anche attraverso matrimoni). 

La galassia dei FOGLIANI, partita dal nulla, passata per le società con i MAGAZZU (nell'ambito dello spettacolo e della ristorazione), evidenziatasi per un significativo rapporto con il Vaticano e soprattutto con l'OPUS DEI, ed in cui venivano chiamati ad operare figli di alcuni politici che gestivano società pubbliche da cui il gruppo aveva concessioni/appalti, ex amministratori pubbliciex sindacalisti, procedeva con lo spostare capitali da una società all'altra e soprattutto nelle tasche dei FOGLIANI. Si spingeva in Brasile ed oltre. Passaggi di operazioni, personale e rapporti tra un'impresa e l'altra come se fosse una sola entità, come in effetti era: FOGLIANISi svuotavano le casse delle società ma si consolida il patrimonio di famiglia per immobili e spese personali. Intorno tutti applaudivano con il Gregorio FOGLIANI che sfoggiava le stellette del “rating di legalità” e pubblicava (nel 2017) sul sito internet ufficiale del “QUI GRUOP” anche il logo della Direzione Investigativa Antimafia, presentandosi quale loro “fornitore” quando invece non lo era!

Ora scattano gli arresti (anche di quel CHIRIACO Rodolfo della società “TECNOGEST SERVICE srl” che era emersa nell'ambito dell'indagine contro la 'ndrangheta della Lombardia denominata “INFINITO”) e sequestri di beni per 80 milioni di euro (ed è solo l'inizio). 

Nell'ambito politico buona parte tace ancora davanti a questo “dettaglio”, mentre alcuni invece si autoproclamano “promotori” di questa pulizia. Peccato che questi ultimi sono rimasti in silenzio sino a qualche mese fa, sino a dopo il fallimento delle imprese dei FOGLIANI. 

Se la politica e la pubblica amministrazione, così come i sindacati, si fossero svegliati prima delle manette forse i danni ai lavoratori, agli Enti pubblici ed agli esercenti sarebbero stati ben minori o forse, chissà, che si sarebbero potuto evitare del tutto. Purtroppo si sono mostrati tutti distratti, sino ai giorni nostri, post crack. Chi continuava ad essere amico di questa banda e chi indifferente ed acquiescente pur sapendo. Oltre a quanto pubblicato online, infatti, molteplici elementi sui FOGLIANI, come Casa della Legalità, li si era forniti anche in audizione davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia nel 2014, ma anche lì, sulla questione FOGLIANI, tutto fu consegnato al silenzio. Un silenzio che anche da parte del M5S è stato assoluto, interrottosi solo dopo (e siamo già al 2019) il fallimento da centinaia e centinaia di milioni delle imprese dei FOGLIANI.

 

 il volantino che si distribuì davanti al MOODY il 24.02.2014
 - schermata home page sito "QUI! GROUP" (al 03.04.2017) con inserimento logo D.I.A.

 

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