Siamo "banditi"... Adesso vi raccontiamo una storia

Scritto da Uff. Pres. e Casa della Legalità - Lamezia
La Casa della Legalità di Lamezia alla mobilitazione contro le navi dei veleni
RISPOSTA AI RECENTI ED ENNESSIMI ATTACCHI. LA NOTA DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA E L'ARTICOLO DELLA CASA DELLA LEGALITA' DI LAMEZIA TERME
Lo sappiamo che siamo "banditi"... ma si rassegnino perché in quanto tali non ci fermano. Ci provano da nord a sud... le provano tutte, dalle denunce alle citazioni in civile, dai sequestri sul web alle intimidazioni e minacce, dal tentativo di isolarci a quello di soffocarci economicamente. Non c'è confine ai tentativi di delegittimazione per cercare di colpirci...
Noi ormai abbiamo spalle larghe e siamo abituati ad andare in direzione ostinata e contraria. Non ci imprigionano negli schemi dell'antimafia da salotto o da parata... non siamo in vendita e non ci sediamo, in cambio di qualche spazio televisivo o di qualche decina e decina di migliaia di euro, accanto ai politici corrotti e collusi. Ci spiace, siamo fatti così... siamo "banditi"!
Andiamo avanti, raccogliamo segnalazioni e collaboriamo con i reparti investigativi dello Stato... ci chiamino pure sbirri o infami, per noi contano i risultati investigativi e giudiziari, gli arresti, i sequestri e le confische che con questo lavoro contribuiamo ad ottenere.
Andiamo avanti nell'antimafia del giorno prima, che fa i nomi e cognomi dei mafiosi così come dei complici e conniventi anche se potenti, che li affronta e non china il capo, che li indica perché siano isolati socialmente e colpiti come meritano. Ci indichino pure degli "estremisti" ma noi non cediamo il passo.... e se si è in tanti a farlo non si è "eroi", si è cittadini!
Andiamo avanti nel promuovere progetti sociali che costruiscano concretamente pezzi di legalità capaci di scardinare il "sistema" ed in grado di ricostruire il senso di appartenenza ad una comunità di cittadini liberi, la cui dignità non si può piegare. Ci indichino pure come "sognatori" ma noi non rinunciamo a costruire un cambiamento.
Andiamo avanti non nell'educare alla legalità, bensì nel cercare di diffondere quella capacità critica che può risvegliare e tenere sveglie le coscienze, rappresentando un cambiamento reale, profondo. Ci indichino pure come dei "pazzi" ma per noi è importante contrastare l'indifferenza e l'apatia civile e culturale.
Andiamo avanti nel guardare sempre e comunque a 360° perché non pieghiamo la battaglia per la legalità e la giustizia ad uno o all'altro partito o lista. Ci indichino pure come "intransigenti" ma noi continuiamo ad essere partigiani - perché parteggiamo - della Costituzione e dello Stato di Diritto, dove le regole come l'etica non possono fare eccezioni.
Si mettano in fila le "grandi" organizzazioni (di massa e/o mediatiche) della cosiddetta Antimafia, quella pronta a svendersi per un pizzico di ribalta mediatica, per qualche euro, per qualche nomina o elezione. Noi andiamo avanti... non cediamo, non chiniamo il capo e non ci omologhiamo, perché la strada imboccata è quella giusta... lo dicono i risultati concreti e lo dicono le convergenze degli attacchi che subiamo. Certo è che alcune cadute di stile di certi ambienti, vedi un Nando dalla Chiesa o il giudice De Grazia... vedi gli altri "noti" dell'Antimafia che sono sempre però, guarda caso, pronti a tacere certe cose, o mistificarne altre... spacciando come risolutive proposte insufficienti o cercando di ingabbiare l'indignazione civile in quei binari tradizionali che a nulla portano, come a nulla hanno saputo portare, perché aperti e disponibili al compromesso morale.
Non ci troveranno mai tra quelli che fanno parlare i morti per conquistare qualche voto o un po' di consenso, come quei partiti di "duri e puri" che arrivano a strumentalizzare persino Paolo Borsellino e l'Agenda Rossa sventolandola in Parlamento al solo fine della lotta politica. Non ci troveranno mai ad agevolare abili revisionismi e pericolose semplificazioni, come quando si presenta quella "trattativa" tra Stato e Mafia del 1992 (di cui tra l'altro si sa da anni) come "la Trattativa"... perché sappiamo che la mafia ha sempre trattato, prima del 1992 e dopo il 1992, con pezzi dello Stato... ed oggi ha raggiunto pesanti entrature nel sistema finanziario, oltre che politico e istituzionale (trasversalmente). Non ci troveranno mai disponibili o silenti verso ogni tentativo di strumentalizzare la lotta per la legalità e contro le mafie a fini politici di questo o quel partito, di questa o quella lobby. Non ci troveranno mai accomodanti verso politici o politiche che non compiano scelte di campo, nette e coerenti, bensì che preferiscono cedere al compromesso morale, alla commistione di interessi, a connivenza e complicità... noi ci mettiamo l'anima, ci mettiamo la faccia... cerchiamo di fare sempre di più e pretendiamo che chi ha compiti di gestione della cosa pubblica e ruoli istituzionali sia pulito, corretto, coerente e determinato (non è altro che il suo Dovere), non ci piace iul meno peggio.
Non ci troveranno mai nel fronte del "partito preso" per cui, ad esempio, non si guardano ai fatti ma alla simpatia (o al tornaconto) di quanti vorrebbero usare il movimento civile dell'antimafia e della legalità... così come quelli che per il solo fatto di essere "figli" di vittime di mafia sono considerati "miti" anche se sparano castronerie a raffica e nulla di concreto hanno fatto nell'azione contro mafie e illegalità, se non tante parole (e non si rendono conto che, così facendo, sono i primi nel mancare di rispetto ai propri ed altrui caduti).
Noi siamo "banditi" non c'è niente da fare, e siamo anche "irriverenti"... Prendetene atto!
L'Ufficio di Presidenza


Adesso vi raccontiamo una storia

della Casa della Legalità di Lamezia Terme
Ci sono dei ragazzi, che decidono di fare qualcosa per la propria città. Perché sono stanchi di non avere spazi,di non avere alternative, di non avere futuro. Siamo a Lamezia Terme e, come nelle altre città della Calabria, c'è un problema serio: si chiama ‘ndrangheta. Corre veloce per delle vie che sono nascoste dall'omertà radicata nella gente come cultura. Bisogna non vedere, non sentire, non esserci. Bisogna annullarsi e diventare un numero nelle mani del clan del quartiere. Ma non c'è solo la ‘ndrangheta, ci sono altri mali sociali come la disoccupazione, la corruzione, c'è il malessere di un popolo che vive a testa bassa. Perché ad alzar la testa si finisce sempre male. Si crea un circolo vizioso, che collega tutti i mali e ne rende schiavi i cittadini. Perché si dirama nella tradizione locale la sensazione che quella mafia non sia giusta, ma che  non arrechi danno a nessuno. Lottare contro quel male è qualcosa di molto complesso, vuol dire entrare in un tunnel e non avere la certezza di uscirne vivo. Ma torniamo a quei ragazzi. Sono giovani, stanchi e delusi. Hanno voglia di cambiare le cose, di ribellarsi alle ingiustizie, perché da anni a Lamezia Terme i giovani sembrano essersi spenti, sembrano aver chiuso i propri ideali in un cassetto a prendere polvere. È l'indifferenza, il male di una generazione che crede di avere già tutto. E quei ragazzi decidono di provare a cambiare le cose, ma non è facile. C'è bisogno innanzitutto di un posto dove vedersi, dove riunirsi per discutere. Ma soprattutto un posto dove i bambini, i giovani, adulti e anziani, tutti, possano stare. Un'alternativa alla strada, alla passeggiata sul corso, al centro commerciale. Questi giovani scelgono di aprire una sede territoriale a Lamezia Terme di una grande associazione che si chiama "Casa della Legalità e della Cultura". Organizzano tante iniziative molto serie, ma uno spazio non c'è. Lo cercano ma non gli viene dato. Trovano chi li ospita e vanno avanti così. Passa il tempo, e questo spazio arriva. Arriva dopo molte lotte, dopo molto sudore, dopo molte riunioni fatte in piazzetta sotto l'acqua a prendere freddo, dopo 522  firme di Lametini. C'è addirittura chi, senza avere a che fare con la Casa della Legalità, si fa intervistare al corteo di Amantea con lo striscione dell'associazione bene in vista, approfittando della buona fede dei ragazzi che lo reggono i quali, dopo essersi accorti dello scherzetto, si allontanano dalla telecamera. Ma poi succede qualcosa... Succede come succede in tutta Italia. Arriva qualcuno, con prepotenza, con arroganza e cerca di prenderselo quello spazio. E per farlo cosa fa? Fa partire in giro delle voci false, perché questo è il trucco. Succede poi che ad alcuni politici questo gioco piace e, ancora di più, piace usarlo per attaccare l'amministrazione comunale. Succede persino che qualcuno, impegnato da anni in importanti battaglie contro la mafia, con il suo movimento decide di aderire per le prossime elezioni comunali ad una coalizione e, nella conferenza stampa di presentazione di questa alleanza trasmessa in tv si lascia scappare la frase: <<le parate le facciamo fare alla Casa della Legalità>>, affiancando questa associazione ad una spaghettata per la legalità che di certo non ha niente a che fare con la Casa della Legalità. Certo fa strano sentire parlare di parate da chi aderisce ad una lista che correrà alle elezioni. Ma questa è Lamezia Terme e figuriamoci se, sotto elezioni, ci si rende conto di quanto sia squallido e infame fare campagna elettorale sulla pelle dei giovani onesti e della legalità. È a questo punto che quei ragazzi si sono accorti di aver pestato i piedi a qualcuno. Perché quando qualcosa funziona, arriva sempre qualcuno che te la vuole smontare. Perché forse hai fatto troppo, forse vorresti fare troppo e c'è gente che non vuole correre il rischio. Perché inizia ad avere paura. Perché, quando la cultura e la legalità si diffondono, è come se, su ogni male, si accendesse un faro visibile a tutti. Ecco perché te lo vogliono portare via. Perché "tu" l'alternativa a Lamezia non la devi creare. Eccolo l'ennesimo attacco alla Casa della Legalità e della Cultura di Lamezia Terme, questa volta persino peggiore degli altri perché non arriva dal male che si cerca di combattere, ma arriva dalla politica e da chi dovrebbe fare antimafia. Ma si sbagliano di grosso. Perché non sanno quanto ci credono quei ragazzi, quanta forza  hanno impiegato per realizzarlo e quanto amano la loro città.
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