Genova, beni confiscati, il Comune da i numeri insieme a Nando...

Scritto da Ufficio di Presidenza

Il Comune di Genova[in coda la lettera dei Liberi Cittadini della Maddalena sui beni confiscati di Vico delle Mele]
Dopo la plateale ostentazione di ignoranza ed arroganza da parte di Nando dalla Chiesa sulla questione dei beni confiscati a Cosa Nostra in vico delle Mele [leggi qui], sembra che anche altri nell'ambito del Comune di Genova siano stati contagiati dal virus del consulente Nando, l'ignoranza e la propaganda.

Infatti ieri su "Il Secolo XIX" si leggeva che il Comune guidato da Marta Vincenzi-Marchese annuncia "Le case dei mafiosi agli anziani". Ma nell'articolo si parla di beni sequestrati e confiscati per la normativa antidroga e non per mafiosità del vecchio proprietario. Infatti, ad oggi, a Genova gli unici beni confiscati alla mafia (ed in particolare al boss Rosario Caci della "decina" dei gelesi, facenti capo agli Emmanuello, clan di Piddu Madonia - vedere ordinanza) sono quelli di Vico delle Mele (l'appartamento 1A del civ. 4 ed i rossi 12, 14 e 14A). Gli altri (Via Sanremo 122/8, Via Berghini 92 Br, Vico Amandorla 7/3, Via Aspromonte 16/3) sono stati sequestrati e confiscati per le norme, come detto, anti-droga e non per mafiosità dei proprietari...

Un "dettaglio" che però permette di non fare confusione, di non generalizzare, anche perché le generalizzazioni e semplificazioni non servono, e non aiutano, a contrastare le organizzazioni mafiose ben presenti e radicate in un territorio, come, in questo caso, a Genova.

Al Comune che si mette a dare i numeri, dimostrando ancora una volta una pesante e grave ignoranza della questione, si deve aggiungere l'altro aspetto, anche questo sintomo di una modalità di gestione (e comunicazione) davvero pessima. Infatti, se uno che segue un attimo le cose dovesse commentare questa uscita del Comune in pompa magna direbbe semplicemente: "Dove sta la novità? Dove è la notizia?". Perché? Semplice: è da anni, periodicamente, che il Comune annuncia questa soluzione per quei beni confiscati. Partiamo:
a) il 13 febbraio 2007 il Consiglio Comunale approva la delibera con cui prende in carico quei beni, dando indicazione sulla destinazione [leggi qui]. Risultato i beni restano chiusi.
b) il 5 dicembre 2007 l'Assessore Pastorino, in Consiglio Comunale, comunica la destinazione degli stessi beni [leggi qui]. Risultato i beni restano chiusi.
Oggi si ri-annuncia, il già annunciato e ri-annunciato che scandisce il tempo da anni, e se mai fosse la volta buona che quanto l'Amministrazione si è presa impegno di fare dal febbraio 2007 (ed ancora prima in Commissione Consiliare) non ci sarebbe altro da dire che: alla buon ora!

Ricapitolando: il consulente Nando da i numeri, il Comune intraprende la strada indicata dal "consulente" e da i numeri... entrambi o non sono informati o fanno i furbetti. Nel frattempo non si parla della questione cruciale: ovvero la corretta gestione di quei beni e di quelli confiscati alla mafia (vico delle Mele - vai allo speciale). Aspetto su cui la stampa, come la cosiddetta società civile (se tale sia), dovrebbero incalzare il Comune. Vediamo.

1) Il Comune non ha ancora detto con chiarezza di chi fosse la responsabilità del fatto che il boss Rosario Caci avesse potuto (sino alla nostre denunce ed iniziative pubbliche) rioccupare per anni ed anni i beni che gli erano stati confiscati. E non ha ancora chiarito quanto scoperto rispetto ai comportamenti della Pubblica amministrazione seguendo questa vicenda. Ad esempio:
- come mai il Comune ha anche rilasciato alla famiglia di questo soggetto una licenza commerciale per un bar, in Via Cannetto il Lungo, dove lo stesso boss mafioso è presente e "lavora"?
- la verifica per lo stato di invalidità del 100% è stata richiesta? E così: è stata avviata la richiesta di revisione della pensione d'invalidità, visto e considerato che il boss è abituato a scorrazzare sempre nei "suoi" vicoli, minacciando e intimidendo chi si pone sulla "sua" strada, tanto che il Prefetto Anna Maria Cancellieri ha dovuto disporre la scorta per gli operai che doveva restaurare l'appartamento confiscatogli, visto che veniva quotidianamente minacciati?
- stesso discorso per l'assegno di sostegno e le licenze commerciali che vengono date al boss Vincenzo Fiumanò ed ai suoi familiari... Perché? Chi sono i responsabili di tali scelte?

2) Come mai anziché usare i beni confiscati alla mafia per un progetto partecipato (condiviso con gli abitanti ed associazioni operanti sul territorio) per garantire una "bonifica" del territorio più ampia rispetto ai soli beni acquisiti a patrimonio dello Stato, dando il "segnale" forte che una comunità (cittadini, associazioni e Istituzioni insieme) recuperano e fanno vivere quei beni confiscati, sceglie sulla base della proposta figlia di un conflitto di interessi abnorme quanto di un abuso di ruolo confessato, da parte del consulente Nando dalla Chiesa [leggi qui], di indire una "garetta" tagliata su misura [leggi qui] per i soci del consulente stesso?

3) Come mai si è scorporato l'appartamento (con destinazione di casa popolare) di vico delle Mele 4/1A che era funzionale per garantire uno spazio adeguato per attività sociali e culturali (i soli bassi, mettendoli insieme, sono complessivamente di circa 30 metri quadri)? Chi lo ha deciso? Era stato detto che tale scelta era provvisoria, quindi per quanto tempo?

4) Come sia possibile che i costi di amministrazione di Vico Mele 4/1A (così come anche dell'appartamento di Via Aspromonte - e non sappiamo se anche per gli altri), non sono state mai pagate da Demanio prima e Comune poi, con aggravio dei costi sui condomini? Anche questo è un pessimo "segnale", anche con un fatto ancora più significativo, inoltre, per vico delle Mele visto che l'amministratore condominiale risulta essere un agente della polizia municipale in servizio proprio nel centro storico. Anche qui: il Comune vuole rispondere?

Ecco: di notizie, sui beni confiscati alle mafie e non, ce ne sarebbero da scrivere, ma invece si riciclano cose già dette, si danno i numeri... pensando che si sia tutti fessi.

Ahh vi sarebbe anche un'altra questione abbastanza seria. Come mai alla proposta ufficiale inoltrata per ben tre volte al Comune di Genova, per un progetto di gestione per attività sociali (non come sede di qualcuno) attraverso una rete di realtà associative, avanzata dalla Casa della Legalità già dai primi mesi del 2006... sino allo scontro del 2007 per la rioccupazione dei beni da parte del boss [leggi qui] non ha mai ricevuto alcuna risposta? Anche di questo se ne era già parlato, ma forse non fa "notizia". (Progetto e proposta che come "Casa della Legalità" abbiamo messo in un cassetto, mettendolo a disposizione di un lavoro e progetto più ampio e condiviso nel momento in cui ci siamo messi a completa disposizione del percorso partecipato avviato tra cittadini, associazioni e Istituzioni e coordinato dall'Assessorato alla Sicurezza del Comune con il Patto per lo sviluppo della Maddalena).

Ecco se questa è la situazione c'è da preoccuparsi... anzi c'è di che essere inquieti. Quando scatterà la confisca definitiva dei beni sequestrati dalla DIA alla famiglia siciliana dei Canfarotta, così come di quelli ai calabresi Zappone, quei beni rischiano di fare la stessa fine: dimenticati, abbandonati e poi usati, all'evenienza, per fare un po' di propaganda o clientelismo [vedi la ricostruzione della questione Onda Libera a Genova], svilendo il senso stesso della legge sull'uso sociale dei beni confiscati e dando un "segnale" devastante e distorto. Noi teniamo alte le antenne... a chi da i numeri non diamo la minima fiducia... e la stampa, su questo, vuole fare la sua parte? Allora inizi dal non prestarsi a "spot", bensì a fare il "controllore" di cosa le competenti autorità pubbliche, a partire dal Comune, fanno e non fanno.



Lettera dei Liberi Cittadini della Maddalena

Fondi Vico Mele - Richiesta di incontro urgente


Alla c/a del
Sindaco Marta Vincenzi
Assessore Elisabetta Corda
Assessore Francesco Scidone

e p.c.  Giunta Comunale
e p.c.  Presidente Consiglio Comunale
e p.c.  Capi Gruppo Consigliari

Comune di Genova

Genova, li 30/10/09

In relazione a quanto letto sul sito del Comune e su Il Secolo XIX in merito alla delibera sulla destinazione dei fondi di Vico Mele 12r, 14r, 14Ar, confiscati dalla DIA a Cosa Nostra nel 2005, esprimiamo alcune considerazioni.

Apprendiamo dal sito d Libera che la delibera è stata ispirata da considerazioni del tutto avulse dal percorso partecipativo già in essere da oltre un anno e formulata da chi, evidentemente, non conosce la realtà del territorio ed ignora l'impegno ed il valore delle realtà associative che sullo stesso operano.

Evidenziamo che:

·      il progetto iniziale, concordato con l'Assessore Scidone, prevedeva la partecipazione della cittadinanza e delle associazioni interessate per la costruzione di un cammino comune volto a inserire in un contesto fortemente problematico attività sociali dedicate agli abitanti e al miglioramento delle condizioni di fruibilità del territorio, con il coinvolgimento di più realtà associative attive nel Sestiere della Maddalena, ma così non è stato;

·      lo spazio ristretto, circa 30 mq in totale (4mq +13,4 mq+13,4 mq in cui dev'essere ricavato ancora lo spazio dei servizi), non permette la compresenza delle attività di vendita e condivisione sociale;

·      la vendita di prodotti provenienti da territori sequestrati alla mafia può essere effettuata sul territorio con esercizi già esistenti, attraverso collaborazioni con il CIV della Maddalena e le associazioni di categoria, che hanno già espresso pareri positivi;

·      un'attività di tipo commerciale in un'area attualmente dedita a prostituzione, spaccio e controllo del territorio da parte della malavita non ha, a parer nostro, alcuna possibilità di sopravvivenza ed è dunque destinata a rivelarsi una scelta perdente, oltre ad essere l'ultima delle necessità degli abitanti.

·      la nostra esplicita richiesta, formulata in occasione di ogni incontro pubblico avuto con i vari assessori nell'arco degli ultimi mesi, evidenziava l'urgente necessità di ampliare la "bonifica" del territorio circostante. Tale risanamento, come convenuto con i diversi soggetti istituzionali che con noi si sono confrontati in merito, sarebbe attuabile esclusivamente attraverso la costruzione di una rete - la più ampia possibile - di realtà associative ed abitanti, che garantiscano un uso costante e prolungato degli spazi in questione, determinando con la propria presenza una forte e visibile azione di disturbo alla malavita locale.

Pertanto chiediamo urgentemente un incontro per ridiscutere e definire la destinazione di detti fondi.

Distinti Saluti

Liberi Cittadini della Maddalena

01.11.2009 - Al Secolo XIX
Abbiamo letto la pubblicazione integrale della nostra lettera sul quotidiano del 31 ottobre 2009. Nel ringraziarVi per lo spazio concesso dobbiamo però chiedere la pubblicazione della seguente precisazione.
Nella versione della nostra lettera da voi pubblicata in uno dei passaggi di premessa è stato aggiunto il simbolo delle 'virgolette' in un passaggio che modifica radicalmente il senso della nostra posizione. Infatti il passaggio "Apprendiamo dal sito di Libera che la delibera è stata ispirata da considerazioni del tutto avulse dal percorso partecipativo già in essere da oltre un anno e formulata da chi, evidentemente, non conosce la realtà del territorio ed ignora l'impegno ed il valore delle realtà associative che sullo stesso operano." non è un riportare, da parte nostra, la posizione di Libera, come appare dalla lettura della Vostra pubblicazione, bensì una nostra critica a Libera che sul suo sito ha pubblicato un articolo-comunicato da cui emerge che la delibera promossa dal
presidente nazionale onorario di Libera, Nando Dalla Chiesa, consulente del Comune di Genova, è "stata ispirata da considerazioni del tutto avulse dal percorso partecipativo già in essere da oltre un anno e formulata da chi, evidentemente, non conosce la realtà del territorio ed ignora l'impegno ed il valore delle realtà associative che sullo stesso operano".
Nel chiedere la pubblicazione della presente, siamo certi del Vostro accoglimento.
Liberi Cittadini della Maddalena

 

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