Genova e mafia, ma perche' la politica continua nell'ipocrisia?

Scritto da Ufficio di Presidenza

Sala Rossa del Consiglio Comunale di GenovaMartedì scorso si è svolta una seduta del Consiglio Comunale di Genova in cui è parlato di mafia... o per meglio dire in cui si è assistito ad un susseguirsi di scene pietose, suggello della più schietta demagogia ed ipocrisia (ed ignoranza schietta) sulla questione mafia...

Il tutto è partito dalla proposta di intitolare una strada o un piazza a Peppino Impastato per rispondere al Sindaco leghista che l'aveva tolta nel suo Comune lumbard. Si è sentito di tutto e di più... Chi affermava che bisognava ricordare anche le altre vittime della mafia come Livatino, Boris Giuliano, Terranova ecc ecc... Chi "ricordava" che la questione della mafia deve vedere tutti uniti da destra a sinistra, trovando un punto di equilibrio. Chi proponeva di votare subito, chi di sospendere e trovare una "soluzione condivisa" e chi proponeva un rinvio in Commissione...



Si è sentito davvaro di tutto: chi ha parlato del fatto che sono i 150 dell'unità della Repubblica (???) e chi del fatto che la Resistenza era di tutti, mentre altri dicevano che era di parte. Quelli più attinenti alla proposta in discussione (intitolare una via o piazza a Peppino Impastato o collocare un monumento alla sua memoria) hanno raggiunto l'apoteosi (plauditi da altri consiglieri) di intitolare la via o piazza a Peppino Impastato, simbolo della lotta contro la mafia, nella zona di Prè... motivo: lì c'è la mafia!

Es a questa "motivazione" abbiamo avuto un subbalzo... perché se vogliamo andare a vedere (e le cose sono risapute e pubbliche, tranne, a quanto pare, per i Consiglieri Comunali) le zone dove storicamente è presente ed attiva Cosa Nostra in questa città, Prè proprio non c'entra un fico secco!

Infatti è principalmente la Valpolcevera dove Cosa Nostra ha messo le sue radici... ed ha commesso omicidi ed ha attivato rapporti ed infiltrazioni nella politica e nell'economia con le imprese. E' lì dove i Gelesi ed i Riesini, mascheratisi dietro le comunità della propria terra insediatasi soprattutto nella zona di Rivarolo, hanno il loro punto di forza nel capoluogo ligure, è lì dove si "nascondevano" (girando tranquilli per strada) latitanti dello spessore di Daniele Emmanuello... è lì dove uno di loro, Stuppia, è stato ammazzato e dove è stato ammazzato Gaglianò... è lì dove hanno le loro "basi operative" i Calvo, i Fiandaca, i Maurici, i Ferro ed i "gelesi"... è lì dove si era mimetizzato con le imprese il numero due di Piddu Madonia, il Lo Jacono. Poi abbiamo, uscendo da quella zona lungo le sponde del Polcevera, la Maddalena dove "regna-va" il boss Rosario Caci (quello ospitato in albergo dal Comune di Genova, tanto per intenderci, sino all'assegnazione allo stesso di una casa popolare ed al nuovo arresto effettuato dal Gico)... e poi nella zona di Marassi dove sempre i "gelesi" hanno avuto pesanti infiltrazioni. Nel centro storico era ben radicata e presente anche la famiglia dei Canfarotta ma anche qui le zone di "dominio" erano Maddalena e San Donato.... Prè proprio no! Ed anche se vogliamo parlare di 'Ndrangheta, quella di Prè, non è proprio la zona esatta, visto che anche questa ha prediletto la Valpolcevera, quartieri come Fegino, Teglia, Bolzaneto, e poi i paesini ruotanti attorno a Busalla, sino al sud Piemonte e poi il centro-levante e nel ponente della città ed alcune zone del centro storico, dove ad esempio a poche decine di metri da Palazzo Tursi si è consumato alcuni anni fa un omicidio di mafia, quello di Alessi ('ndrangheta) compiuto da Pitino (Cosa Nostra). La Camorra invece sì, a Prè c'era, con i Fucci-Marechiaro. E non è che siano svaniti, sono ancora ben attivi, soprattutto nel riciclaggio del tesoretto della vecchia capofamiglia. Ma anche qui hanno cambiato zone, sono anche loro nelle due vallate... e forse è sfuggito ai consiglieri comunali che gli stessi erano anche riusciti ad entrare nel Porto Antico (altro che Prè) con un'attività commerciale che si riuscì, quasi subiti, nella metà degli anni Novanta, a "scacciare".

Ecco quindi che la conoscenza del territorio da parte dei consiglieri comunali si dimostra drammaticamente dello stesso livello di quelli che telefonano ai reparti e dicono "A Prè spacciano!"... chiaro?

Eppure in Consiglio Comunale c'è il consigliere Umberto Lo Grasso che sa bene che quella della sua zona di Rivarolo è la "terra prediletta" delle mafie a Genova. Lo sa perché era anche lui in quelle liste di iscrizione in massa al vecchio PSI, dove tra molte persone per bene (ed a volte ignare) vi erano i nomi dei mafiosi... tra cui anche lo Stuppia (se non ricorda bene provi a ricordare con Tiezzi!). E sa bene perché conosce l'uso che in quella zona è stato fatto della Madonna della Catena per coprire summit di mafia a cui, don Renzo (poi morto cadendo da un dirupo durante una passeggiata) si oppose strenuamente. E sa bene che è lì che ha le sue attività la famiglia Maurici, quella dei Ferro, così come i Fiandaca e soprattutto i Calvo, visto anche che lui stesso era presente all'inaugurazione del nuovo ristorante del Giavanni "Gianni" Calvo in via Vezzani (lo stesso ristorante "l'Ambanata" dove è andato a festeggiare la sua elezione il compagno di partito del Lo Grasso, ovvero Rosario Monteleone).

Eppure in Consiglio Comunale c'è anche il consigliere Aldo Praticò i cui contatti ed incontri con il boss della 'ndrangheta Mimmo Gangemi sono stati ampiamente dibattuti pubblicamente a seguito della pubblicazione delle foto che scattammo del Gangemi nell'area riservata della festa di Praticò che apriva la sua campagna elettorale per le scorse regionali.

Eppure in Consiglio Comunale ci sono anche altri, anche sui banchi della Giunta, a partire dalla Sindaco Marta Vincenzi, che con gli uomini delle mafie a Genova hanno avuto contatti. Ci vogliamo dimenticare i rapporti con i Mamone? Oppure la lettera scritta all'associazione fondata e diretta dal capobastone dei Maurici, Giacomo, con cui la Vincenzi li ringraziava per quello che fanno e auspicava future collaborazioni? Od ancora vogliamo dimenticarci che oltre alla vicenda già ricordata dell'albergo pagato al boss di Cosa Nostra, vi è stata anche la vergogna dei beni confiscati in vico delle Mele (prima lasciati in mano al boss e poi chiusi, lasciati chiusi ed usati per qualche spot)? E dei sostegni che vengono dati al boss Vincenzo Fiumanò? E delle licenze commerciali che vengono date ai signori delle cosche? E delle varianti urbanistiche e concessioni edilizie adottate per progetti e/o lavori di società di famiglie sulla cui mafiosità vi sono, quanto meno, gravissimi indizi? E dei lavori che le società pubbliche (come Aster o Sviluppo Genova - quelli assegnati da Amiu sono un enorme buco nero), hanno assegnato a società di famiglie mafiose? E dello sbarco dei Cuffaro a Genova? E sugli Erzelli si ha avuto un vuoto di memoria?

E nonostante cotanta "conoscenza diretta" tra le fine del Consiglio (maggioranza ed opposizione) e della Giunta, così tanti errori (omissioni) negli interventi sono davvero un brutto esempio! E, attenzione, non sono nemmeno un bell'esempio quei Consiglieri e quella Consigliera che tuonavano contro il fatto che negli interventi che li avevano preceduti non si era parlato della mafia che è a Genova e non si era osato fare i nomi ed affrontare i rapporti mafia-politica. Fatto particolare, e basta risentire gli interverventi per rendersene conto, i nomi non li hanno fatti quelli che li hanno preceduti ma nemmeno loro! Gli unici nomi, nel classico propagandismo della disinformazione, pronunciati sono quelli fatti da una Consigliera che prima ha indicato Berlusconi, Dell'Utri e Schifani come "mafiosi", pur non essendo mai stato contestato loro il reato di affiliazione ad un organizzazione mafiosa... e poi si è lanciata in un volo fantasy che sosteneva che le inchieste seguite da De Magistris sono state fermate perché stava scoprendo i mandanti delle stragi di Capaci e via D'Amelio (peccato, ma è la solita "bazzecola", che le indagini di De Magistris riguardavano fatti avvenuti in Calabria su fondi pubblici e non certo le stragi di Via D'Amelio e Capaci che sono di competenza della Procura di Caltanissetta).

Gli errori, come le omissioni, la propaganda e la disinformazione, nella lotta alla mafia fa gravi danni... danni come quelli causati da omertà e silenzio! Ma pare che la politica non conosca altre strade che queste!

Ecco quindi che il nome di Peppino Impastato viene usato per un po di propaganda politica... un ennesimo uso strumentale indegno, disdicevole, vergognoso, così come quello dei nomi di Falcone, Borsellino e degli altri martiri della lotta alla mafia... che oggi vengono bene a tutti per il semplice fatto che son morti e non possono smentirli, sbugiardarli e mandarli dove sarebbe appena giusto!

Ma non c'è da stupirsi... La Vincenzi alcuni anni fa ha lanciato "l'allarme" sulle mafie a Genova, ma subito precisando che si trattava di quella mafia "da strada", quella del pizzo, della prostituzione e della droga, ed escludendo che invece la mafia a Genova vi fosse da tempo ed avesse rapporti consolidati con la politica, la pubblica amministrazione e l'economia!

Il qualunquismo e l'ipocrisia della politica continua ad essere l'unico approccio della politica alla questione "mafia"... Così in Consiglio Comunale non sanno (o meglio fanno finta di non sapere) e poi chiedono "cosa possiamo fare?" o "cosa può fare il Comune contro le mafie?"... e la risposta, semplice, già nota, fanno finta di ignorarla.

E la "risposta" della Giunta portata dall'assessore alla cultura alla proposta di intitolare una via o piazza (della zona di Prè) a Peppino Impastato, è stata interessante, soprattutto quando ha detto che la lotta alla mafia ha bisogno di simboli, senagli ed esempi. Verissimo, allora perché non lo dice ai suoi colleghi di Giunta, di partito e coalizione, visto che i segnali compiuti su questo tema sono esattamente opposti al contrasto necessario alle mafie e gli esempi forniti sono stati, se possibile, ancora peggiori?

La più semplice risposta sul problema l'ha data il Prefetto di Genova, dott. Musolino, qualche mese fa indicando il problema della presenza di troppi enti che distribuiscono i soldi pubblici (Regione, Comini, Provincie, società partecipate, Asl) e poi spiegando la favoletta del "certificato antimafia". Hanno risposto le Amministrazioni pubbliche di questa città? No! Il Consiglio Comunale si è riunito per parlarne? No!

Noi a maggio abbiamo fatto una proposta molto concreta, poi rilanciata da ResistenzaViola in Piemonte e dal Movimento delle Agende Rosse di Genova. Si tratta di applicare la massima trasparenza degli atti di Comuni, Province, Regioni e società partecipate (proposta che riportiamo di seguito). Una scelta di azione "preventiva" che non costa manco mezzo euro ed è realizzabile da subito. In Consiglio Comunale a Genova non l'hanno manco letta... perché non sanno (o meglio: fanno finta di non sapere) e non si informano (o meglio: si informano benissimo ma manipolano le informazioni al bisogno, e quelle non utili le scartano).

Ancora una volta si usano i morti, si usano le grandi parole della lotta alla mafia ma nella pratica non fanno altro che spianare, volenti o nolenti, consapevoli o inconsapevoli, la strada al perpetuarsi dell'infiltrazione e del radicamento delle organizzazioni mafiose. Non sanno nemmeno che il contrasto primo alle mafie non può essere delegata alla magistratura, ma dovrebbe vedere l'azione (non la "resistenza") dei cittadini, della politica e dell'economia... perché la mafia fa affari, compra e corrompe, si prende le imprese (quando non le costituisce direttamente), soffoca il mercato e la concorrenza, condiziona il voto e le scelte delle pubbliche amministrazioni. Lo sanno negli Stati Uniti d'America e non lo sanno qui, a Milano (dove ancora qualcuno nega che la mafia ci sia) o a Genova (dove si ammette che la mafia ci sia, ma solo quella "sporca", da strada)?

Un'altra pagina indegna, quindi, per la città di Genova. Non è stata altro quella discussione in Consiglio Comunale... avanti così con la pratica delle parate, dei proclami, della lotta alla mafia "ectoplasma" o della lotta alla mafia piegata alla propaganda. Sia mai che ci si assuma le responsabilità di questa lotta di contrasto quotidiana che dovrebbe vedere proprio la politica in prima fila nel mettere fuori coloro che hanno una semplice ombra di contiguità con esponenti delle cosche.

PS
Se si vuole parlare seriamente di mafia noi siamo disponibili a confrontarci con chiunque, ma se si vuole perdere tempo con discussioni vuote, ipocrite o demagogiche, non ci pensiamo proprio, non abbiamo tempo da perdere e non ci si presta a sortite "paravento". Il contrasto alle mafie necessita prima di tutto di serietà... Bisogna aver il coraggio di guardare a 360 gradi, guardare i fatti ed entrare nelle viscere dei contesti, studiare, considerare che non esistono santuari intoccabili... e bisogna farlo con coerenza e determinazione... in modo indipendente e libero da ogni condizionamento politico-economico... e serve mettere da parte la propaganda o l'uso strumentale della lotta alla mafia per esigenze politiche, così come è necessaria l'assunzione piena di responsabilità, anche quando si corre qualche rischio, mettendo in conto che qualche prezzo occorre pagarlo... perché a volte non si può attendere che la questione sia affrontata o risolta sul piano "giudiziario" perché vi sono casi in urge una risposta sociale, civile... cioè una risposta politica ed economica, indipendentemente dall'aspetto giudiziario! Se non si capisce questo, non si è capito nulla (e non si vuole capire nulla) di cosa sia la mafia!

PS 2
Non ne abbiamo nominato nemmeno uno dei Consiglieri perché non sono degni di nota... il nulla non ha menzione! (e poi i protagonisti di questa seduta sono stati davvero tutti, dalla sinistra alla destra, passando dal centro e dai cosiddetti "indipendenti" tra cui chi si autoproclama "grillina").




 

trasparenza e correttezza della Pubblica Amministrazione
per un effettivo contrasto a mafia e corruzione

 

 

Per il bene di tutti i cittadini, per la tutela delle imprese pulite, per il risparmio della spesa pubblica, del territorio e delle risorse, pretendiamo pubblicamente che le Regioni, le Province ed i Comuni, le Società partecipate (anche per una sola semplice quota societaria) e collegate, le imprese che hanno concessioni, appalti e incarichi (a partire dai project financing) dagli Enti locali e dalle Società partecipate (e collegate) mettano online sui propri siti internet:

 

1) lista dei fornitori (con indicazione del valore economico e della tipologia), con indicazione della compagine societaria storica degli stessi ed eventuali partecipazioni in altre Società;

 

2) lista delle offerte (da quella "vincitrice" a tutte le altre, con indicazione della compagine societaria storica delle stesse) per trattative private e gare d'appalto, con Verbali e Determinazioni di assegnazione, descrizione del capitolato, eventuali subappalti e liste dei fornitori ed eventuali varianti in corso d'opera (con indicazione di variazioni di costo);

 

3) tutti gli incarichi diretti che vengono assegnati con indicazioni di tipologia e costo (non solo per le consulenze, ma anche per i servizi e lavori) e, anche qui, con indicazione della compagine societaria storica degli stessi ed eventuali Società o Consorzi collegati;

 

4) tutte le indicazioni sui progettisti, partner finanziari e subappalti (con le rispettive indicazioni delle compagini societarie storiche);

 

5) la lista di tutti i contributi (finalizzati o a fondo perso) e finanziamenti pubblici (ed agevolazioni) che vengono assegnati e riconosciuti dagli Enti locali (dai Comuni alla Regione passando per le Società Partecipate, Enti controllati e Ue) a società ed associazioni di imprese o associazioni di ogni genere, con indicazione dei soci delle stesse;

 

6) la lista dei dirigenti e funzionari responsabili, oltre che degli assessori e consiglieri, e di quanti vengono nominati dagli Enti in Cda o Comitati di Gestione, con l'indicazione non solo del reddito e stato patrimoniale attuale degli stessi, ma anche delle eventuali partecipazioni in società private degli stessi e dei parenti e congiunti (sino al 2° grado), oltre che l'eventuale dipendenza (anche in forma di "consulenza") degli stessi - così come dei parenti e congiunti sino al 2° grado - per società in rapporti con Società pubbliche o partecipate e/o che operino con appalti e incarichi (diretti o indiretti) derivanti dall'azione dell'Ente pubblico stesso o Società partecipata (o collegata) per concessioni/convenzioni.

 

Pretendiamo anche che i Comuni pubblichino online sui propri siti:

 

1) la lista delle domande e concessioni di licenze commerciali (comprese le autorizzazioni per i cosiddetti "circoli") con nominativi dei titolari e responsabili (in caso di Società anche i dati della visura storica della stessa);

 

2) la lista delle concessioni edilizie che vengono rilasciate, con indicazione delle ditte incaricate dei lavori, dei progettisti e delle proprietà (e degli eventuali passaggi di proprietà avvenuti nell'arco dell'ultimo anno), oltre che le eventuali varianti in corso d'opera;

 

e inoltre rendano anche noti sempre sui propri siti:

 

1) le Società (pubbliche e private) che conferiscono rifiuti in discariche o impianti collocati nel proprio territorio o di proprietà di società partecipate;

 

2) i provvedimenti di sanzione per reati ambientali adottati nell'ambito del proprio territorio;

 

3) le Società che operano movimenti terra e/o che hanno incarichi di bonifica (con indicazione tipologia e sito specifico di partenza, stoccaggio e deposito) nell'ambito del territorio di propria competenza;

 

4) la lista degli autotrasportatori che operano nei mercati generali (fiori, pesci, carne, ortofrutta) siti nel territorio di competenza che siano assegnati a gestione di terzi o direttamente gestiti da Società pubbliche o miste;

 

5) le concessioni di variazione di destinazione ad uso di aree, palazzi, impianti industriali, strutture ricettive e di culto, con indicazione anche del gestore/proprietario o del soggetto a cui viene assegnata la concessione;

 

6) la graduatoria per le assegnazioni di immobili comunali e delle case popolari, ivi comprese quelle costruite da privati per l'edilizia convenzionata, oltre che quelle relative agli immobili (abitativi o commerciali) di competenza di società pubbliche; oltre che, per ogni provvedimento adottato in "deroga" alle graduatorie, con l'indicazione della motivazione e del beneficiario;

 

7) le eventuali stipule di convenzioni con Società private (come ad esempio per macchinette distribuzioni bevande/alimenti, ticket ristorazione, servizi mensa,...) stipulate dall'ente, con l'indicazione delle altre offerte pervenute e rigettate, e relative informazioni da Visura camerale relative al soggetto prescelto ed agli esclusi.

 

Dalle Regioni e alle Province si pretende anche di pubblicare sul proprio sito internet tutte le autorizzazioni inerenti:

 

1) i movimenti terra e di materiali da cava;

 

2) le società che effettuano movimentazioni di rifiuti e rifiuti speciali;

 

3) le pratiche inerenti concessioni di deroghe per i vincoli esistenti;

 

4) i provvedimenti di sanzione per reati ambientali adottati nell'ambito del proprio territorio;

 

5) le Società che operano movimenti terra e/o che hanno incarichi di bonifica (con indicazione tipologia e sito specifico di partenza, stoccaggio e deposito) nell'ambito del territorio di propria competenza;

 

6) le eventuali stipule di convenzioni con Società private (come ad esempio per macchinette distribuzioni bevande/alimenti, ticket ristorazione, servizi mensa,...) stipulate dall'ente, con l'indicazione delle altre offerte pervenute e rigettate, e relative informazioni da Visura camerale relative al soggetto prescelto ed agli esclusi.


Inoltre si pretende che le Regioni, le Provincie ed i Comuni mettano online tutte le pratiche e pareri di VAS, VIA, screening ed ogni variante agli strumenti di Pianificazione (PUC, Piani di Bacino, PTCT, Piano delle Cave,...) con l'indicazione del richiedente (e se si tratta di Società o più Società indicando anche le compagini societarie storiche delle stesse ed eventuali società collegate), oltre alle eventuali osservazioni giunte in merito ed i provvedimenti adottati dagli Enti e dalle Conferenze di Servizio (con pubblicazione dei relativi verbali, indicanti anche i partecipanti ed i voti espressi).

 

Fare questo non è complesso e non comporta alcuna spesa, non serve nessuna nuova norma o legge, e può essere attuato da subito.

 

La mafia può entrare se qualcuno (cioè il Potere locale, politico ed economico) gli aprono la porta. Se le mafie trovano un muro impenetrabile non possono imporsi, non possono corrompere se si è incorruttibili.

 

Non è per nulla vero che Comuni, Province e Regioni non possano fare nulla contro le mafie. Per questo noi pretendiamo che le Pubbliche Amministrazioni ci rispondano altrettanto pubblicamente riaffermando il loro ruolo di gestori dell'interesse pubblico.

Perché "pretendiamo"? Semplice, perché il diritto ad una pubblica amministrazione trasparente e corretta, attenta all'interesse generale, è un diritto ed Antonio Caponnetto ci ha insegnato che il rispetto dei diritti non deve essere chiesto, ma si preteso!


 

Inoltre, per una concreta azione di Prevenzione anche gli altri "soggetti" del territorio devono operare alcune scelte fondamentali:

 

1) le Camere di Commercio, sul modello di quanto concretizzato dalla Camera di Commercio di Reggio Emilia, monitorizzino e segnalino costantemente ogni operazione sospetta, dalle Società che nascono dal nulla con disponibilità di ingenti capitali ai trasferimenti di rami di azienda ed apertura di unità locali di Società "lontane", dalle quote ed incarichi societari di persone già note agli Uffici, così come le coperture fiduciarie e le proprietà estere e nei paradisi fiscali ma anche le eventuali assenze di certificazione antimafia sulla base delle indicazioni degli Uffici prefettizi competenti. Per fare questo serve costituire un pool di funzionari appositamente incaricati in ogni sede, che passino in rassegna e verifichino le anomalie da segnare nei diversi settori, a partire da quelli del movimento terra, degli autotrasporti, dell'edilizia e delle bonifiche ambientali, delle energie rinnovabili e dell'ambito sanitario;

 

2) serve un coordinamento che permetta verifiche incrociate immediate con il Catasto, l'Ispettorato del lavoro, l'Agenzia delle Entrate, oltre che con le Prefetture, al fine di poter individuare le sacche di lavoro nero, l'evasione fiscale e contributiva e la disponibilità delle informazioni dagli Enti locali. Questo permetterebbero di "verificare" da subito le realtà societarie o singole che hanno rapporti ed incarichi con gli Enti locali, le Società partecipate (e quelle da queste controllate) oltre che coloro che svolgono o commissionano lavori di rilievo per cui vi è stata una concessione/autorizzazione pubblica. Attraverso questa attività di controllo possono essere individuate tempestivamente e monitorate - e quindi segnalate - le anomalie del settore commerciale, altro tassello del riciclaggio e della rete sui territori delle organizzazioni mafiose e della criminalità finanziaria;

 

3) costituire a livello provinciale e regionale una centrale unica appaltante che garantisca un'unitaria gestione delle gare d'appalto. Questo strumento è l'unico possibile per permettere una rigorosa e costante azione di prevenzione resa oggi pressoché impossibile dalla moltitudine di soggetti titolati ad elargire soldi pubblici e incarichi, tra Comuni, Province, Regione, società partecipate ed Asl. L'importanza di tale strumento è stato anche recentemente evidenziata pubblicamente anche rispetto al territorio del nord, dal Prefetto Musolino, attuale Prefetto di Genova e già Prefetto di Reggio Calabria.

 

Se questa azione di prevenzione chiesta ai Comuni, alla Province ed alle Regioni, oltre che alla "costellazione" di società pubbliche e partecipate, venisse messa in atto, e si creasse sinergia di informazioni tra strutture di controllo, Enti locali e Camere di Commercio, anche nelle banche e tra i professionisti (a partire dai commercialisti, notai, avvocati e quanti altri, ad esempio, svolgono funzioni di periti e consulenti) qualcuno capirà che è giunto il momento di rompere ogni indugio, e quindi farse parte attività dell'azione di contrasto alle organizzazioni mafiose.

 

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