Genova non Rosarno. Le ipocrisie di Comune, Sindacato, Chiesa e "sinistra" sono "razzismo di fatto"

Scritto da C.Abbondanza - R.Anguillesi
Vincenzi, cardinal Bagnasco e Burlando tagliano nastri e poi...
L'altro giorno nel centro storico genovese è andato a fuoco un palazzo. Siamo in vico del Campo, nel vecchio "ghetto", al civico 7. Qui vivono circa 120 immigrati, di questi circa un ottantina sono regolari. Sono stipati negli appartamenti come se fossero animali, perché è qui che sta il business dei proprietari. Incassi di affitti vertiginosi per un posto letto, in appartamenti e palazzi spesso privi delle più elementari norme igienico-sanitarie e sempre spesso, come conclamato in questo caso, altamente pericolosi. Tutti lo sanno ma fanno finta di nulla... Così una notte scoppia un incendio e solo la prontezza della fuga evita una strage. Gli irregolari sono sfuggiti come potevano, abbandonando tutto quel poco che potevano avere, i regolari scampati alle fiamme chiedono aiuto per trovare una sistemazione. La prima reazione di uno degli assessori comunali, ad alcuni giornalisti presenti in Comune, alla notizia che un ottantina di immigrati regolari sfuggiti alle fiamme stavano arrivando a Palazzo Tursi per chiedere aiuto, è stata: Se sono regolari possono anche trovarsi un'altra casa da soli! Questo assessore molto sensibile dal punto di vista "sociale" potrebbe spiegarci questa "battuta" prima che venga fuori un domani la battuta "registrati" dai cronisti presenti? Poi, quando è arrivata tutta la stampa la versione cambia: "Siamo pronti a fare tutto quello che è necessario, daremo loro una sistemazione adeguata". Risultato il Comune da 3 giorni di albergo a tutti. E poi? Tre giorni per riprendersi e trovare un abitazione in affitto sono un po pochini, ma non conta l'importante è dare l'immagine di un Comune che è "progressista" e "democratico", poi che fine fanno - anzi che fine tornano a fare - queste persone non conta, l'attenzione mediatica e quindi dell'opinione pubblica su questi "ultimi" cadrà tra qualche giorno e nessuno si porrà la domanda: che fine hanno fatto?

D'altronde nel centro storico genovese la clandestinità e l'emarginazione dei migranti è sempre stato un business per gli italiani. Un business che il Comune ha sempre cercato, in tutti i modi, di non vedere. Non solo il caso eclatante dei Canfarotta, ma decine e decine di casi, dimostrano questo stato di fatto. Ad esempio chi era l'amministratore condominiale di quel caseggiato di vico del Campo 7, che era in condizioni devastanti e dove, quindi, bastava un nulla per scatenare l'inferno? Era lo stesso amministratore del civico 4 di Vico delle Mele, dove il boss Rosario Caci aveva rioccupato (nell'omertà ed accondiscendenza istituzionale) i beni confiscatigli. Ed è anche un agente della Polizia Municipale, che per arrotondare (fatto pienamente legittimo per le norme vigenti), con la società di famiglia, amministra vari condomini... che guarda la coincidenza sono o nelle vie "rosse" o nei antri porte dell'inferno. Ebbene quel vigile sa quando non sussistano le norme igienico-sanitarie, così come sa dove si configurano situazioni di pericolo... e se non lo sa per certo avrebbe il dovere di segnalare, chiedere l'intervento degli Uffici preposti... ed invece incassava il suo compenso con la società di amministrazione condominiale ma nulla segnalava e l'inferno, lì, in vico del Campo 7 è esploso.

E quanti bassi, quanti appartamenti sono in centro storico trasformati da proprietari senza scrupoli in dormitori dove stipare esseri umani pronti a pagare cifre paurose pur di avere un tetto, anche, spesso, dovendo fare i turni per poter dormire qualche ora. E quanti sono i palazzi dove questo accade che sono pericolosi, a volte anche a rischio di crollo, nel centro storico genovese? Tanti, e lo sono da decenni... e lo sono sotto gli occhi del personale del Comune che non fa nulla. E' un quadro chiaro di pericolo e privazione della dignità umana, oltre che dei più elementari diritti, che le amministrazioni comunali continuano sistematicamente ad ignorare.


E quei migranti, quegli "ultimi" che, regolari o meno, vengono privati dalla dignità e dai diritti, costretti nei fatti a vivere come "fantasmi" sono comodi, sono i nuovi schiavi, utili ad un sistema che dell'illegalità ha fatto la propria regola. Infatti servono, soprattutto gli irregolari, alle mafie come manovalanza per i propri traffici... alcuni, con il tempo, si sono anche messi in proprio, ad esempio nel mercato della contraffazione. E poi se le donne vengono destinate, spesso, ad essere sfruttate per il mercato del sesso, gli uomini sono perfetti anche per il caporalato.


Ed allora ecco che alle responsabilità del Comune di Genova e dei partiti che ne compongono l'amministrazione da sempre, arriva non solo quella delle imprese ma anche e soprattutto quella del Sindacato che lascia correre... Qui siamo nei cantieri edili, soprattutto, quegli stessi cantieri dove con subappalti, movimenti terra e forniture hanno saputo radicarsi in questa terra le organizzazioni mafiose... ma siamo anche nel settore dei trasporti, da quelli di rifiuti a quelli delle merci, come dimostrano anche le recenti rivelazioni sul mercato orofrutticolo di Genova Bolzaneto, altro settore dove, come dimostrano le recenti inchieste sugli Ortomercati italiani, è ancora pesante l'infiltrazione mafiosa. D'altronde il Sindacato, da decenni, non sostiene che occorre accogliere per dovere etico, bensì dice apertamente che gli immigrati servono per mantenere in piedi il sistema economico e previdenziale italiano. Chiaro? E' questa l'"accoglienza" di cui parlano, la stessa per cui le grandi imprese che sfruttano il lavoro a basso costo e senza rispetto delle norme di sicurezza, quando non il nero. Fateci caso. Nei lavori più a rischio, quelli magari delle bonifiche di aree inquinate così come nei trasporti delle sostanze tossico nocive, sono gli immigrati ad essere utilizzati... anche perché questi, già felici di avere un lavoro e ignari delle tutele che la legge gli riconosce, non si ribellano ed eseguono. Identico discorso nell'edilizia, nell'agricoltura... E poi così a volte si ritrovano immigrati morti, vittime di incidenti sui posti di lavoro (in nero) e quindi spostati su scogliere, bordi di strade o gettati in ogni dove perché non si possa collegare quella morte del signor nessuno, perché clandestino, al cantiere, all'impresa responsabile. Ricordiamo proprio a Genova la morte del ragazzo albanese nel cantiere del Museo del Mare? Quel ragazzo lavorava in nero, il sindacato non ha visto nulla, il Comune, per cui quel cantiere è stato aperto, nemmeno. Lì era uno dei terminali sospetti della fornitura di calcestruzzo depotenziato di Cosa Nostra, quello della Calcestruzzi. Se i signori del Sindacato e dell'Amministrazione Pubblica che tanto si schierano a parole al fianco degli immigrati e dei lavoratori avessero fatto il loro dovere quel morto non ci sarebbe stato... e non ci sarebbe stato nemmeno il tentativo di regolarizzare la sua posizione di lavoro post-morte. E quanti sono i luoghi di reclutamento del caporalato, a partire dalla Valpolcevera, dove la "sinistra", questa "sinistra", ha la sua roccaforte e che è anche la "roccaforte" di quelle cosche di Cosa Nostra provenienti dalla provincia di Caltanissetta, da Riesi e Gela... ma anche, nella parte alta, di quelle della 'Ndrangheta? Tanti ma non succede nulla!

E poi le schiere di migranti, posti al margine della società, sono quello strumento che può essere usato a piacimento per spianare la strada ad operazioni speculative di carattere immobiliare. L'esempio del centro storico è emblematico, nuovamente, ma non è il solo. Infatti tutti ricorderanno i primi anni Novanta, gli scontri della zona di Piazza Cavour e San Bernardo. Pochi ricordano che a seguito di quel palesarsi di una situazione di degrado ed insicurezza in molti hanno deciso di abbandonare la città vecchia, vendendo a basso a costo negozi ed immobili che qualcuno era pronto, con consistenti liquidi disponibili, a comprare. Qui è stato il grande assalto al patrimonio immobiliare del centro storico delle organizzazioni mafiose, a partire da Cosa Nostra, che nessuno ha voluto fermare e che ha portato alle situazioni che oggi conosciamo, degrado di ampie parti divenute terra di nessuno da un lato e dall'altro alla prova della capacità d'impresa dei signori delle cosche - grazie a notai e professionisti che non hanno segnalato mai operazioni sospette -che hanno sfruttato gli interventi di riqualificazione di alcune parti della città vecchia per rivendere a prezzi ben più alti gli immobili che avevano acquistato sotto costo grazie alla situazione di invivibilità (e deprezzamento) che loro stessi avevano creato. Questo avveniva nei primi anni Novanta e questo avviene anche più recentemente. Siamo agli anni appena passati e ci spostiamo a ponente, a Sampierdarena. Qui con l'uso delle comunità latine, o per meglio dire delle bande di latinos che il Comune continua a considerare "tranquille" senza considerare che queste sono diretta emanazione dei clan d'oltreoceano, si è creata l'identica situazione già vista nei vicoli: degrado, aggressioni e insicurezza dilagante. Risultato in molti se ne sono andati, hanno venduto a bassi costi ed ora si avvia la riqualificazione con i fondi pubblici che garantirà un aumento di valore a quegli immobili di cui qualcuno ha fatto incetta. Meccanismi collaudati ma ignorati, in cui spesso i migranti sono strumento inconsapevole dei grandi speculatori.

Non possiamo nasconderci dalla realtà dei fatti, ed allora diviene ineludibile anche il problema di quelle strutture della cosiddetta "società civile" che operano nel settore dei permessi di soggiorno e

che tacciono e coprono la "tratta" degli esseri umani, gestita dalle mafie in prevalenza ma non solo, destinati ai lavori da schiavi o ai marciapiedi. Dimentichiamo ad esempio quanto emerso su molteplici e sistematici falsi per le assunzioni di "badanti"? Ebbene, funzionava (e funziona) così: chi voleva far giungere Italia donne da far prostituire, aveva a disposizione una rete di italianissimi che firmavano contratti farsa di assunzioni di badanti che così grazie al lavoro di complici negli uffici preposti e nel volontariato ottenevano i permessi per farsi sfruttare. O ancora: vogliamo andare a vedere la complicità e responsabilità dei settori di controllo comunali, come la polizia municipale, che nel nome della lotta al commercio ambulante abusivo, finiscono per colpire - anche con sequestri illegali, come abbiamo dimostrato - chi non ha "protettori"?


E questa realtà ci dice che i migranti non sono stati accolti come persone in questa città, ma come carne da macello, come funzionali a disegni speculativi e come schiavi, comunque sempre come soggetti privati della dignità de dei diritti. Questa che la "sinistra" chiama "accoglienza" somiglia troppo ad un razzismo di fatto ancora più perverso e pericoloso di quello della Lega che almeno lo dichiara apertamente e quindi può essere affrontato e combattuto.

E' una realtà drammatica che prima o poi si dovrà affrontare o per nuovi drammi o perché esploderà perché non per sempre e non tutti sono disponibili a farsi schiacciare e privare di diritti e dignità. Prima o poi questi "ultimi" si sveglieranno e non ci staranno più ad essere manovalanza e, magari, di finire in carcere per conto degli italiani che, mafiosi o meno, li usano senza freno.

La finta e ipocrita "accoglienza" è ancora peggio di chi dichiara non voler l'"accoglienza", perché da questi ultimi, come detto, ci si può difendere, ma da quelli che si presentano da amici e che pubblicamente ti pongono la mano del sostegno, non ci si aspetta di essere considerati, nei fatti, come nulla, senza dignità e diritti! L'integrazione non si compie con le ghettizzazioni e nemmeno con la propaganda, ma con il riconoscimento della dignità e dei Diritti che richiedono al contempo il rispetto della dignità e della Legge. Finché ci si nasconderà questa realtà non cambierà nulla ed i drammi saranno sempre pronti a riproporsi.


Ed a questo punto, oltre alle responsabilità già viste, ve ne è un'altra, quella della Chiesa. Qui la la contraddizioni tra gli appelli e la pratica concreta di comportamento è palese con, da un lato, le dichiarazioni e gli inviti al sostegno dei migranti e dei poveri e, dall'altro, una gestione delle Diocesi sempre più centrate sulla produzione del profitto.

Recentemente il cardinal Bagnasco ha richiamato alla necessità di sostenere poveri e migranti, ma non ferma quelle Diocesi, a partire da quella di Savona al centro di una pesantissima inchiesta giudiziaria, che usano i beni della Chiesa, quell'immenso patrimonio di terreni, palazzi ed immobili per iniziative speculative. La Chiesa è divenuta un soggetto economico che opera - tra l'altro con fortissime agevolazioni e detassazioni - nel settore del turismo, dell'edilizia e della sanità, per conseguire profitti (come anche chiaramente emerso dall'inchiesta di Exit della scorsa settimana) oltre che da quanto già scrivemmo in merito (ad esempio qui). Questa è la realtà che si nasconde dietro agli appelli. E, ad esempio, la Diocesi di Genova, alla cui guida vi è proprio il Presidente della CEI, Angelo Bagnasco, perché non mette a disposizione degli sfrattati, così come di quegli immigrati rimasti con il nulla dopo l'incendio di vico del Campo 7 e così agli altri che ancora vivono in palazzi e appartamenti in condizioni di pericolo, quelle centinaia e centinaia di immobili che ha di propria proprietà, ereditati nel nome del sostegno ai poveri, a Genova? Con la messa a disposizione di quel patrimonio si ha idea, tra l'altro, del contributo all'abbattimento che si darebbe ai canoni di affitto in città? Si, e forse proprio per questo la Chiesa fa gli appelli ma non fa pratica... proprio per questo gli unici progetti di edilizia "convenzionata" promossi dalla Diocesi, non sono quelli di utilizzare gli appartamenti di proprietà delle sue diverse articolazioni, bensì progetti di ampliamenti e nuovo cemento, che nel nome dell'edilizia "convenzionata" acquisisce le varianti urbanistiche per eludere i vincoli esistenti ed incassare i contributi pubblici, così come dalle delibere approvate dagli enti locali.

Anche questo è chiaro? Forse no, perché ci sono cose, contraddizioni che non si vogliono vedere e che così possono perpetuarsi, tanto la coscienza la si ripulisce in fretta, basta un po di elemosina e qualche preghiera (per i credenti) o presidio o convegno (per i laici).


Ecco che onestamente lo diciamo con chiarezza: è più pericolosa questa ipocrita "accoglienza", è più razzista questa pratica di proclamare la vicinanza ed il sostegno ai migranti e poi lasciarli (o condurli) nell'illegalità... nella privazione della Dignità umana, oltre che dei Diritti. Questa è Genova "democratica" ed "antirazzista", non è diversa da Rosarno o dalla piana fiorentina sino a Prato, da Milano e dalle postazioni di confine, dai territori sul mare o dei campi coltivati di braccianti schivi (mentre italiani incassano dall'Inps senza muove dito), ovunque in questo Paese dell'ipocrisia che non si vuole smascherare... perché fa comodo a tutti, perché libera la coscienza con gli slogan, tanto occhio non vede mai quello che non si vuol vedere!

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