G8 di Genova - In Appello condannati anche i vertici... Mortola fuori dalla Polizia di Stato

Scritto da Ufficio di Presidenza
Spartaco Mortola giù le mani dalla ValsusaCon la sentenza di Appello sono state non solo confermate le sentenze di primo grado per la "macelleria messicana" che è stata posta in essere nella Scuola Diaz durante quella notte del G8 a Genova, ma sono stati condannati anche i vertici, cioè i responsabili della gestione di quell'operazione illegale.
Tra questi vi è Spartaco Mortola, oggi questore vicario a Torino... ed impegnato nella repressione della mobilitazione dei NoTav. Le responsabilità di Mortola & C per i fatti del 2001, al di là della pena inflitta che poco ci interessa e l'interdizione dai pubblici uffici disposta dalla Corte, ed al di là delle prescrizioni scattate invece per alcuni reati, non possono essere ignorate...
Come già detto in merito ai responsabili dei fatti accaduti nella Caserma di Bolzaneto, ribadiamo che tali individui non possono e non devono restare un minuto di più a servizio nei settori pubblici [vai al gruppo su facebook]. In questo caso, al fine di garantire credibilità e affidabilità ai reparti della Polizia di Stato occorre allontanare da ogni ufficio ed incarico di responsabilità tutti coloro che, al di là dell'aspetto giudiziario, sono stati responsabili di quella pagina nera del G8 di Genova.

Occorre un immediato provvedimento dei vertici della Polizia di Stato in questo senso, a partire dalla rimozione di Spartaco Mortola dai nuovi incarichi assunti in Piemonte che hanno già evidenziato, in merito alla mobilitazione civile e democratica della Valsusa contro la Tav, un atteggiamento ed atti concreti che hanno mosso le Forze dell'Ordine in una direzione, nuovamente, lesiva dello Stato di Diritto.

La Polizia di Stato non può permettere che le sue divise vengano usate per reprime le motivate e determinate istanze dei cittadini... Le Forze dell'Ordine hanno infatti il dovere di garantire che queste possano svolgersi, tutelandole dalle intimidazioni che vengono promosse da quelle società di mafia infiltratesi nei cantieri della Tav, così come dalle infiltrazioni provocatorie di alcuni soggetti, appositamente addestrati, per screditare il movimento civile, nonviolento e democratico della Valsusa.

Quanto accaduto nel 2001 a Genova è una ferita che ancora aperta per lo Stato di Diritto e non possiamo permettere che venga riproposta in Valsusa come altrove.
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