Andiamo avanti, speriamo di farcela

Scritto da Coordinamento

LA CASA DELLA LEGALITA' VA AVANTI, SPERIAMO DI FARCELA.

Grazie a tutti coloro che a titolo personale o collettivo si sono espressi, ancora una volta per affermare la Legalità ed il fermo contrasto alla cultura e pratica della prepotenza, dell'arroganza, delle mafie.
Grazie ad Elisabetta Caponnetto e Rita Borsellino, grazie di cuore per il grande impegno che portano avanti da una vita, grazie per quello che hanno fatto e stanno facendo per noi, grazie di non mollare e spingere ciascuno di noi a non cedere mai...



Il muro di silenzio che inizialmente era stato vinto, con una forte attenzione da parte degli organi di stampa e d’informazione, è stato rialzato. Ad eccezione della pubblicazione integrale della Lettera di Elisabetta Caponnetto e Rita Borsellino sull'Unità del 25 settembre, nessun altro ha dato spazio all'appello e all'invito che hanno promosso.
Un silenzio che è ripiombato mentre avanzavano i tentativi di isolamento. Mentre le autorità di pubblica sicurezza hanno adottato tutte le iniziative per garantire la sicurezza della struttura, altri hanno cercato e cercano di mettere a tacere l'accaduto perché "parlare di mafia rovina l'immagine del quartiere e della città", perché “parlare di caporalato non è opportuno”, perché "qui non siamo mica in Sicilia".

Purtroppo le Mafie, esistono ed operano, non solo in Sicilia o nel mezzogiorno, ma qualcuno è ancora convinto che si siano fermate in quelle regioni (e poi, se fosse vero che non ci riguardino da vicino, che fossero solo fenomeno del meridione, con quale coscienza civile e senso di appartenenza allo Stato, potremmo dire "non è affare nostro"?)
Hanno messo radici, qui come altrove fuori dal nostro sud. Ad esse si sono aggiunte le mafie straniere. Sono attive e gestiscono caporalato nei cantieri, lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio delle droghe, il racket e l'usura, il gioco d'azzardo, le scommesse clandestine, il traffico e lo sfruttamento di buona parte dei migranti clandestini. Riciclano, aprono attività che durano poche settimane o pochi mesi, viziano l'economia locale con le società nate dalla ripulitura dei capitali illeciti, operano nei settori dei rifiuti come dei 'risanamenti' ambientali o nell'edilizia.

Secondo qualcuno queste cose non sono da dire, non sono da vedere e denunciare. Certo si vive sicuri pagando il pizzo o mostrandosi indifferenti agli affari delle 'famiglie', le loro 'assicurazioni' garantiscono chi collabora o anche solo chi ha deciso di conviverci. Noi abbiamo una coscienza e non taciamo, né ignoriamo, né conviviamo.

Quando abbiamo aperto questo spazio sapevamo che andavamo ad operare in un territorio difficile. Il degrado urbano delle periferie e la mancanza di spazi di aggregazione e socialità, gratuiti e accessibili a tutti (e soprattutto ai ragazzi) è pesante, come pesa che dopo il tramonto, alla chiusura dei negozi, le strade di interi rioni e quartieri siano deserte e lasciate alle bande come allo spaccio, alla prostituzione, ai combattimenti tra cani per le scommesse, e a tutti gli altri 'affari' illeciti che hanno bisogno dell'oscurità. Sapevamo che in questo territorio l'attività delle 'famiglie' mafiose della città è alta. Per questo abbiamo voluto portare un apporto in più al tessuto associativo esistente, per queste ragioni abbiamo scelto di svolgere un'attività sociale, di promozione culturale e civile, primo tassello del contrasto alla cultura dell'illegalità, delle mafie.

Per queste stesse ragioni andiamo avanti, per questo abbiamo chiesto di nuovo la collaborazione delle Istituzioni locali, per poter portare avanti iniziative aperte e gratuite non d’immagine, nel centro 'ripulito' della città ma nelle periferie.

Per queste identiche ragioni andiamo avanti e chiediamo alle scuole (che stanno rispondendo in modo deciso con insegnanti sensibili, preparati e preoccupati) di riprendere il dialogo con i ragazzi sui diritti e sui doveri, sulla legalità nella società, come nello sport, nella scuola,…nel mondo che loro conoscono e vivono, per contrastare l'idea della vita senza limiti, della sopraffazione del più forte o prepotente verso il più debole, per testimoniare loro, da persone comuni quali siamo, che la cultura mafiosa, dell'illegalità e della violenza non paga, e che la mafia "essendo un fatto umano, ha un inizio ed una fine", dipende solo da ognuno di noi.

Per questo crediamo che si debba tenere unita la rete di soggetti e persone che operano per la Legalità, per la difesa della Costituzione, per la lotta alle Mafie. Un’unica battaglia, un impegno preciso che deve essere quotidiano e affiancare l'opera delle forze dell'ordine e della magistratura che da sola non può farcela.

Il viaggio nelle scuole, il dialogo costante con i ragazzi, l'incontro con le 'tribù' degli adolescenti, come l'incontro con gli adulti, è l'unico strumento per alimentare una coscienza figlia del senso di appartenenza ad una comunità ed uno Stato, che certamente ha molti, moltissimi limiti, ma è il nostro Stato, non quello degli affaristi senza scrupoli, delle loro lobby o loggie, delle "convivenze" e "connivenze" mafiose.

Stare ed operare nei territori difficili, uscendo dagli uffici e dalle sale decorate e comode del centro città, non essere quei “professionisti del sociale” di cui ci parlava Giorgio Gaber, sostenere l'azione e presenza delle tante realtà che operano in questi territori, creare un terreno fertile intorno all'opera dei tanti educatori di strada e volontari preparati, impegnati ogni giorno, è passaggio irrinunciabile per camminare sulla strada giusta.

Non nascondiamoci la realtà che ci circonda, non facciamolo per comodo personale o per compiacere qualcuno, il coraggio di osservare e capire è condizione imprescindibile per chi vuole o sta operando nelle istituzioni come nel sociale.

I ragazzi nelle scuole pronunciano quella parola di 5 lettere che altri non osano pronunciare e non vogliono che si pronunci. I giovani che tornano dal lavoro nero con ustioni o ferite per cui non si sono potuti recare al Pronto Soccorso perché il 'caporale' non lo permette, sanno e pronunciano quella parola ma si piegano perché non hanno alternative. I Commercianti ti dicono che sono costretti a pagare il pizzo, a Rivarolo come a Pontedecimo, come a Nervi e nel Centro Storico, e così via per altri rioni e quartieri di Genova, ma non hanno la forza di denunciare perché hanno paura di perdere tutto, com’è accaduto pochi giorni fa quando ad un commerciante brucia in contemporanea il negozio e l'auto sotto casa in due quartieri diversi.

Combattere la mafia, vuole dire come prima cosa avere il coraggio di pronunciare quella parola ed andare avanti osservando, combattendo il degrado sociale e culturale, urbano e civile in cui trova alimento. Significa non lasciare le periferie buie e vuote di gente che cammina e si incontra, significa offrire socialità e occasioni di divertimento e crescita che non possono essere i saloni o corridoi dei centri commerciali e degli ipermercati, o le infinite dirette delle partite di calcio, dei reality show e le sfide con un videogioco.

E' anche per rispondere a questi bisogni, che i ragazzi e gli adulti della più grande ludoteca cittadina, la Ludoteca Labyrinth, hanno deciso di trasferire la loro sede di attività con i loro giochi "per divertirsi, conoscersi e non per soldi" presso la Società di Mutuo Soccorso Perugina, che ospita la Casa della Legalità, affiancando il Circolo cittadino di Dama e la Scuola di Scacchi Genovese. Un'importante radio della città, Radio Genova Sound, ha deciso di continuare a trasmettere le serate di musica afro-americana, ponte tra culture e simbolo di integrazione da sempre, che ogni sabato si svolgono in modo completamente gratuito. Anche questo, concretamente è impegno di contrasto al degrado civile e sociale.

GLI APPUNTAMENTI SUCCESSIVI ALL'IMPORTANTE INCONTRO CON 'NONNA BETTA' DEL 13 OTTOBRE SONO:

Sabato 22 ottobre ore 16:00 presso la Casa della Legalità di Genova, in Via Sergio Piombelli 15, presentazione del libro "Il Topino intrappolato" con l'autore Elio Veltri.

Martedì 25 ottobre presentazione del libro-lettera "A un cittadino che non crede nella giustizia" con gli autori Gian Carlo Caselli e Livio Pepino, e la partecipazione di Adriano Sansa.

Sono in fase di calendarizzazione gli altri appuntamenti per il mese di ottobre e novembre, oltre agli incontri nelle scuole che proseguiranno nelle mattinate, in vista dell'appuntamento a Campi Bisenzio con l'annuale Vertice in difesa della Legalità promosso dalla Fondazione Antonino Caponnetto.

FacebookFacebookTwitterTwitterGoogleShareGoogleShareGoogleGoogleLinkedinLinkedinMySpaceMySpaceWindowsLiveWindowsLiveBloggerBlogger