80 centesimi (la mafia a Genova)

Scritto da F.Alberti d'Enno

"E’ che dovreste essere…come dire…più disponibili": il primo approccio ha sempre il savoir faire untuoso della blandizie.
In questa vallata consegnata all’emarginazione dalla precipitosa deindustrializzazione degli anni 80 c’è un equilibrio consolidato: non puoi mica aspettarti la presenza dello Stato. La protezione te la offriamo noi: in cambio ci basta la tranquillità del tuo silenzio. E qualche videopoker accanto al bancone del bar, che tanto ce li hanno tutti...


Solo che, stavolta, avevano a che fare con due soggetti decisamente restii: Christian, una patente di rompicoglioni guadagnata sul campo della lotta ostinata all’illegalità; e Simonetta, precipitata fino in Liguria, attraverso percorsi a me ignoti, da quel profondo Nordest che in un decennio ha trasformato in disperazione l’illusione di facile ricchezza di una generazione.
"Allora, chi me lo offre questo bicchiere di bianco!?", fa lo scagnozzo della Famiglia.
"Guardi, io no di certo. Se c’è qualcuno che glielo offre, bene. Altrimenti sono ottanta centesimi".
Approccio miseramente fallito.

E’ che questi ragazzacci ostinati, mica si sono limitati a riaprire quello spazio chiuso da una vita! Ci stava: un bar, una piccola bisca, uno dei tanti ricettacoli dello spaccio che proliferano sulle colline polceverasche.
E invece, cosa mi combinano questi infami? Mi aprono la Casa della Legalità, con tanto di targa in bella vista! Le denunce, mi fanno!
Allora non resta che rovinargli la vita. Intimidazioni, minacce, bigliettini. Che poi, non serve mica dargli fuoco al locale, almeno per ora: basta svuotarglielo. La Famiglia ha radici ben impiantate, in questo tessuto sociale impregnato di paura: la pubblicità negativa è più che sufficiente.

Infami. State rovinando il buon nome ritrovato della città.
E a dirglielo, con questo tono, sono anche delle istituzioni, e nodi di un tessuto associativo che ti aspetteresti naturalmente al tuo fianco. E che invece, per quieto vivere, tace. 

Suvvia, mica starai ad ascoltare Christian! E’ un pazzo, un mitomane.
Sì, forse pazzo lo è. In buona compagnia, pare: per le iniziative della Casa della Legalità di Via Piombelli, arrivano da tutta Italia pazzi del calibro di Giancarlo Caselli, Elisabetta Caponnetto, Alfredo Galasso, Adriano Sansa. A gennaio (se, con l’aiuto di tutti, Christian e Simona reggeranno) si aspetta Piero Grasso.

Tutti mitomani, evidentemente. La mafia a Genova non c’è, il pizzo non c’è.
Peccato basti girare per il quartiere, e il mormorio sottile del cittadino impaurito (è proprio un mondo alla rovescia, quello in cui a nascondersi è l’onesto) mette in luce – fioca, debolissima, ma pur sempre luce – una realtà inquietante.
E’ così che nasce l’Osservatorio sulla Legalità: tra l’altro, tempo per dedicarvisi non manca, col locale sempre vuoto.

Ed è sempre così che emerge una realtà inquietante di appalti, società, ‘ndrangheta, politica, massoneria. Soldi, tanti soldi (come direbbe Carlo Lucarelli – altro pazzo mitomane sostenitore della Casa della Legalità). E una testimone: Asia, ex moglie di Vincenzo Mamone, esponente di spicco di una famiglia titolare di una complessa catena di aziende, impegnate in attività che vanno dall’edilizia alla gestione del ciclo dei rifiuti.
Caso vuole che una di queste aziende (la ECO-GE s.r.l. di Gino Mamone e soci) sia già coinvolta in inchieste riguardanti illeciti in alcune bonifiche ambientali a La Spezia e Chiavari. E sempre il caso vuole che la famiglia Mamone sia segnalata dalle relazioni della DIA come affiliata al Clan dei Mammoliti della ‘ndrangheta.

L’intervista di Asia Mamone, pubblicata sul sito della Casa della Legalità, è una vera bomba, tale da far attendere quanto meno una risposta di carattere legale dagli interessati. Ma, a parte una stizzita replica del legale di una società (marginale) citata, e la richiesta (tipicamente mafiosa nel suo fuggire un confronto pubblico fondato su fatti acclarati) di oscuramento del sito, nulla. Nell’eventualità, a difesa di Christian e Simona scenderebbe in campo l’avvocato Alfredo Galasso: forse qualcuno teme una controquerela, e la conseguente indagine difensiva?

Fuori dalle schermaglie legali, il clima si fa sempre più inquietante: ed è fatto di minacce, intimidazioni, cartoline d’auguri, pedinamenti. E di due ragazzi che ormai vivono barricati nel loro presidio di legalità, che non negano la propria paura, ma che continuano a battersi.

Per Capodanno hanno organizzato una festa nel Circolo. Ci saranno gli amici, fantastici, del Labirinth; quelli della comunità genovese di Capo Verde. Ci saremo noi.

Voi che fate?

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