Scandalo scalo FS Genova-Fegino - spunta pregiudicato di mafia

Scritto da Ufficio di Presidenza

Pubblichiamo gli articoli de Il Secolo XIX sullo "scalo" ferrovirario di Fegino, una delle segnalazioni che lo scorso anno abbiamo effettuato alle compenti autorità. Che avessimo visto giusto?

[commento di aggiornamento del 28.07.2006]
Curiosi questi soci che non si sopportano, che si insultano e si dichiarano su strade ormai separate e poi te li ritrovi uniti, di nuovo, tramite altre società, con altre persone, ed in un caso nella stessa sede. Vediamo...


L’amministratore della TERMINALGEST srl, LARDERA Danilo, dichiara che le colpe di quanto accaduto nell’area FS di Fegino sono di un suo vecchio socio, con cui ormai si sono divisi, ovvero di SCICOLONE Rosario.
SCICOLONE Rosario è proprietario (quota 4.800,00 euro), con IANNIZZI Domenico (quota 4.800,00 euro) e CASSETTA Maria (quota 2.400,00 euro ed Amministratore Unico) della S.I.L. LOGISTICA srl (costituita il 25/05/2004), con sede in via E. Ferri 27 A rosso a Genova, sempre, quindi, l’area FS di Fegino in concessione alla TERMINALGEST srl.
LARDERA Danilo è proprietario (quota 1.200,00 euro) con CASSETTA Maria (quota 10.800,00 euro ed Amministratore Unico) della C.M.C. LOGISTICA & TRASPORTI srl di Busalazzo in provincia di Alessandria (costituita il 18/03/2005).
Non si conoscono, non si sopportano, sono su strade ormai tanto distanti...che si ritrovano in “cassetta”.

 


IL SECOLO XIX – 19-07-2006

L’INCHIESTA La polizia scopre che i 6 mila metri quadri di Fegino servono da anni solo per i camion
Lo scandalo del parco Fs
Binari asfaltati e treni fantasma nell'area scambiomerci su rotaia



I primi a metterci le mani sono stati i vigili, una sera dell’estate 2003. «Rumori molesti», era scritto sulla relazione del servizio svolto dentro il parco ferroviario di Fegino, Valpolcevera, dopo che un gruppo di abitanti aveva segnalato uno strano viavai notturno di camion. Non sapeva, la Municipale, che quell’accertamento sarebbe stato il tassello d’un domino dagli effetti devastanti, capace di scoperchiare uno scempio come a Genova se ne sono visti (davvero) pochi. Perché i seimila metriquadrati di area retroportuale, così si definisce nel gergo degli addetti ai lavori, dovrebbero rappresentare uno snodo fondamentale per l’interscambio di merci su rotaia e però da anni sembrano un buco nero. Il contratto stipulato dalle Ferrovie con una società di logistica prevedeva che dal 2001 fossero movimentati, rigorosamente via treno, 10 mila contenitori, mentre da lì ne sarà partita esagerando una trentina. Non solo. La Terminal Gest, ovvero l’azienda che ha in concessione lo spazio, non ha mai pagato l’affitto e le rotaie nel 2004 sono state pure coperte con l’asfalto, per allargare la superficie dove decine di autotreni appartenenti a un’azienda in subaffitto coinvolta precedentemente in indagini sul trasporto illegale di rifiuti nocivi parcheggiavano senza averne l’autorizzazione.
Milioni in fumo. Uno spreco di risorse e mezzi accompagnato all’annientamento d’un modello di sviluppo fondamentale per snellire il traffico su gomma in una città congestionata che ha prodotto conseguenze da mettersi le mani nei capelli. Trenitalia ed Rfi, ovvero i due rami principali del gruppo “Fs”, hanno perso quasi due milioni di euro fra canoni mai riscossi, debiti pregressi, lucro cessante dalla mancata movimentazione delle merci, danneggiamenti. Un’emorragia pesante e al momento inarrestabile, una cifra che molti pendolari della Liguria, costretti a fronteggiare ogni giorno ritardi e disagi, saprebbero probabilmente come spendere per migliorare il servizio locale.

Quattro inchieste. Senza dimenticare che una situazione analoga era già stata portata alla luce dalla polizia nel 2003 a Teglia, altra zona Fs, quando un incendio doloso distrusse un capannone. Lavorando su quell’episodio sotto il coordinamento del sostituto procuratore Marco Airoldi, gli inquirenti scoprirono che nei tre anni precedenti la “Truck and train”, ditta di logistica che godeva d’una concessione simile a quella della Terminal Gest, non aveva movimentato praticamente nulla: poche decine di container a fronte dei ventimila che sarebbero dovuti partire in treno nel corso del triennio, oltre al mancato pagamento dell’affitto, per un “buco” simile a Fegino. Teglia è stata riqualificata alla grande con l’installazione della Dco (la Direzione centrale operativa, un gioiello di tecnologia) mentre su Fegino sono in corso tre inchieste diverse. Una, civile, procede lentamente al tribunale di Roma, dove Trenitalia ha citato, nel 2004, la Terminal Gest per il mancato pagamento dei canoni e l’assenza di traffici. La causa, che non segue procedure d’urgenza, avrà con ogni probabilità tempi lunghissimi, ma rappresenta la sintesi di tutti i mali che affliggono il nodo di via Evandro Ferri, trasformato ormai in una terra di nessuno dove qualche volta si sono accampati clandestini e che spesso somiglia a una discarica. C’è poi un’indagine dei carabinieri di Rivarolo su misteriosi furti di camion, mentre la Polfer lavora sul tombamento dei binari, documentato dalle foto (già acquisite dagli inquirenti), che fissano il momento in cui regnava la vera e propria anarchia, quando politici e amministratori locali già s’accapigliavano nel dibattito sulla necessità d’incrementare i trasporti su rotaia.
Imprenditore accampato. Danilo Lardera, 51 anni, è oggi l’amministratore unico della Terminal Gest. Prima di parlare con i giornalisti li fotografa a distanza, e usa come archivio delle pratiche che riguardano la sua azienda un muletto abbandonato. «È vero dice da anni non paghiamo l’affitto, ma la nostra è una forma di protesta». Per cosa? «La Divisione Cargo delle Fs non ci ha fornito i treni che avevamo richiesto per movimentare i container (versione che le Ferrovie demoliscono senza mezzi termini, ndr)». Riconosce che degli ottocento carri annuali ciascuno contiene 2 o 3 contenitori richiesti dal contratto lì non se n’è vista l’ombra. «Però sospira adesso il lavoro arriverà». Perché non è arrivato prima? Cosa ci facevano i Tir sui binari? Come hanno potuto permettere che fossero coperti con l’asfalto, trasformando una superficie strategica agli scambi fra il porto e il nord Italia in un obbrobrio? «Colpa di un ex socio - rimarca - Che ci aveva costretto a firmare un contratto di subaffitto con la “Trusendi” della Spezia». Appartenevano a quella ditta i rimorchi che invadevano la ferrovia in disuso. E il nome non è nuovo alle forze dell’ordine, poiché la Stradale di Genova e della Spezia sta conducendo una maxiinchiesta sui pedaggi non pagati dalla stessa Trusendi, oltre ad aver lavorato più volte su una serie di trasporti illegali effettuati dall’impresa del Levante. L’ex collega che lo avrebbe “costretto” a siglare l’accordo di subaffitto è Rosario Scicolone, 65 anni: «Quando ho capito che qui avrebbero fatto di tutto tranne movimentare merci via treno rilancia me ne sono andato. E ci ho rimesso pure un bel po’ di soldi». Inutile dire che fra gli ex amici è in corso una battaglia a colpi di querela per violenza privata, un altro dei grimaldelli che hanno permesso alla polizia di addentrarsi negli immensi sprechi dei parchi ferroviari genovesi. Resta da capire una cosa: com’è stato possibile che per quasi quattro anni nessuno si sia preoccupato d’una deriva simile? Come ha fatto Rfi (Rete ferroviaria italiana, cui spetta la gestione delle infrastrutture) a trascurare il danno economico e lo stallo di ogni attività di movimentazione?
A rischio l’ultimo treno. Con l’inizio del 2006 si è registrato fermento, a Fegino. Perché vi hanno messo gli occhi, comprensibilmente, nuovi investitori, che vorrebbero magari riordinare il guazzabuglio di rottami e accampati iniziando a far circolare sul serio treni carichi di container, magari pagando l’affitto. La Camet, per esempio, ha commesse della Michelin ed è già entrata nel varco di via Ferri, organizzando un treno. Il punto è che il contratto della Terminal Gest scade nel 2010 e Lardera ha fatto alzare una palizzata che impedisce di accedere ai binari (nel frattempo una parte è stata riportata alla luce e gli autotreni Trusendi sono scomparsi) oltre a dividerlo da Scicolone, che occupa un pezzetto di terreno dove si occupa di manutenzione meccanica. Di convogli merci nemmeno l’ombra, ovviamente, figurarsi il canone trimestrale. «Aspetto una nave dice Lardera poi inizierò a lavorare...».
Matteo Indice  


IL SECOLO XIX – 20-07-2006

LA REPLICA Il gruppo Ferrovie si affida alle poche righe di un comunicato per spiegare lo stato attuale della vicenda e gli sviluppi futuri
"Abbiamo già chiamato i nostri avvocati per il mancato pagamentp del canone"

«Si sta procedendo in via giudiziale nei confronti di Terminal Gest, per il mancato pagamento del canone connesso all’obbligo di movimentare merci». Poche righe, diffuse ieri pomeriggio dal Gruppo Ferrovie dello Stato sulla vicenda di Fegino. Non aggiungono altro, i vertici delle Fs, che proprio ieri in Liguria si sono incontrati per fare il punto della situazione, mentre nelle scorse settimane ci sono stati almeno un paio di sopralluoghi dei tecnici della Divisione Cargo. Lo scandalo di via Ferri chiama infatti in causa più rami delle ex Ferrovie: il primo contratto con la Terminal Gest è stato siglato da Trenitalia, la gestione delle infrastrutture è poi passata completamente ad Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), mentre il trasporto merci è curato, appunto, da Divisione Cargo. La polverizzazione delle Fs non cambiano la sostanza del caso. E basta leggere alcuni passi del contratto per rimanere allibiti. «Uno degli impegni rilevanti di Trenitalia si legge nella seconda pagina del documento firmato a Genova il 21 maggio2001 è quello di migliorare l’efficienza del proprio sistema al fine di favorire la traslazione del trasporto di merci dalla gomma alla rotaia...in particolare Divisione Cargo ha interessead ottimizzare le proprie strutture e risorse dedicate ai collegamenti da e per il porto del capoluogo ligure, onde favorire la piena utilizzazione delle risorse impegnate nella trazione e terminalizzazione portuale e retroportuale e, quindi, lo sviluppo dei traffici ferroviari e servizi accessori connessi con le attività portuali di sbarco/imbarco rispetto alle direttrici del Nord».Ricordando che dei circa diecimila container previsti ne sono partiti da Fegino poco più di trenta in cinque anni, è chiaro che quelle premesse sono andate parecchio disattese. Nel frattempo si sono mobilitati pure gli abitanti, in particolare quelli che vivono in tre condomini di via Sant’Ambrogio di Fegino e affacciano direttamente sull’area ferroviaria. Alcuni hanno fotografato e filmato per mesi il viavai di camion e l’asfaltatura dei binari, fornendo materiale determinante all’indagine della polizia. E in questi giorni gli agenti stanno affrontando l’ultimo paradosso di via Evandro Ferri. In un capannone un tempo adibito a ufficio vive una famiglia di cileni, in condizioni disperate e senza servizi igienici. «Non li possiamo raggiungere dicono perché adesso sono comparse le transenne».
M. Ind.     



IL SECOLO XIX - 20.07.2006

FEGINO La Polfer denuncia l’amministratore della ditta concessionaria per danneggiamento e pericolo nell’esercizio ferroviario
Parco Fs in rovina, un indagato

Si allarga l’inchiesta sull’area da cui in 5 anni non è partito un solo trenomerci
 

L’accusa è quella di avere tombato con il catrame i binari e di aver trasformato lo snodo in un parcheggio abusivo per camion C’è un primo indagato per lo scandalo del parco Fs di Fegino, l’area d’interscambio merci su rotaia da cui in cinque anni non è partito un container a fronte dei diecimila previsti, dove i binari sono stati coperti con l’asfalto e nessuno ha mai pagato l’affitto, procurando alle Ferrovie (almeno) due milioni di euro di danni. Per i reati di danneggiamento e pericolo nell’esercizio ferroviario è stato denunciato Danilo Lardera, l’amministratore unico di Terminal Gest, la società che ha in concessione la superficie di seimila metri quadrati cui si accede attraverso il varco di via Evandro Ferri. L’iscrizione sul registro della procura dovrebbe avvenire tecnicamente stamattina, ma il quadro di prove a carico dell’imprenditore è già stato completato dalla Polfer Sampierdarena che indaga sulla vicenda. E però negli ultimi giorni sono emerse altre due novità fondamentali nell’inchiesta sugli sprechi che per anni hanno accompagnato la gestione d’una superficie strategica negli scambi fra il porto e il Nord Italia, un nodo che avrebbe dovuto alleggerire parecchio il traffico su gomma e invece si è trasformato in una specie di terra di nessuno. Martedì mattina il direttore compartimentale di Rfi (Rete ferroviaria italiana, il “ramo” del Gruppo Ferrovie dello Stato che si occupa d’infrastrutture) ha incontrato dirigenti di Trenitalia e della Divisione Cargo per fare il punto della situazione. L’obiettivo delle Fs che faticano a gestire l’affaire a causa della sovrapposizione di competenze nel periodo in cui a Fegino vigeva l’anarchia è quello di accelerare la causa intentata a Terminal Gest, adottando una procedura d’urgenza che possa determinare, qualora fossero certificate definitivamente le inadempienze di Lardera, lo sfratto dell’azienda per far posto ai nuovi investitori che su quella porzione di Valpolcevera hanno già messo gli occhi. C’è di più. Lavorando sullo scempio di Fegino, gli investigatori hanno acquisito informazioni inquietanti anche sulla malagestione delle aree di Teglia (dove fino al 2003 era insediata la “Truck and train” con un contratto simile a quello della “Gest”) e di Trasta; complessivamente pare che nel periodo fra il 2000 e il  2005 siano state movimentate poche decine di contenitori anziché 2030 mila. Su queste indiscrezioni si potrà far luce tuttavia solo nelle prossime settimane, mentre i passi più concreti dell’indagine riguardano per ora Fegino, essendo gli addebiti mossi a Danilo Lardera già piuttosto pesanti. La polizia lo accusa d’aver “tombato” con il catrame quattro binari su cinque, trasformando lo snodo su cui dovevano circolare «almeno 800 carri ferroviari l’anno» (così recitava il contratto siglato con Trenitalia a Genova il 21 maggio 2001) in un vero  e proprio parcheggio per autotreni. Un orrore da vari punti di vista, poiché è stata completamente stravolta la destinazione dell’area e ci sono voluti altri soldi per disseppellire le rotaie, in un periodo nel quale Trenitalia fatica ogni giorno a trovare le risorse per garantire trasporti dignitosi ai pendolari. Nel frattempo pure la divisione Psal (Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’Asl è intervenutain via Ferri, multando Lardera per le condizioni inumane nelle quali viveva un clandestino algerino che in base ai rilievi delle forze dell’ordine era stato assoldato per far da guardiano al parco mezzi ora transennato con una palizzata. L’uomo viveva in un container dove durante il giorno si rasentavano i cinquanta gradi, e dopo il controllo è fuggito. Un fatto marginale, se confrontato con la mancata movimentazione dei convogli e gli affitti mai saldati, ma sintomatico dell’abbandono in cui versa da tempo la zona. È possibile che per ricomporre il mosaico la Polfer decida di ascoltare anche alcuni dirigenti di Trenitalia, Rfi e Divisione cargo (la branca deputata alle attività “merci”). Le Ferrovie, sollecitate più volte dal Secolo XIX a pronunciarsi  sulla vicenda, hanno affidato l’altro ieri la replica a quattro righe di nota stampa: «Si sta procedendo in via giudiziale nei confronti di Terminal Gest, per il mancato pagamento del canone connesso all’obbligo di movimentare merci». Nulla di più, anche se dietro a questa storia c’è una specie di ginepraio.
Matteo Indice



IL SECOLO XIX – 21-07-2006 

IL CASO – Smeriglio sullo scandalo delle mancate movimentazioni di container: “Gestioni errate, ma rimedieremo”
 
"Subito 'pulizia' a Fegino"
Aree FS in rovina, da Roma interviene il Direttore di Divisione Cargo

“L’area deve tornare il più presto possibile nella disponibilità di Treni Italia e della Divisione Cargo. Credo che la sua portata strategica vada dimensionata, ma è indubbio che negli anni la gestione sia stata un po’…particolare. E’ l’unica cosa da fare, adesso, è rimediare al danno aprendola a nuovi investitori, arrestando l’emorragia di denaro che certo non giova alle Ferrovie. Perché sono state valutate con più attenzione le credenziali degli imprenditori ai quali era stata data in concessione? Non so, evidentemente si erano presentati sotto un’altra veste”. Giuseppe Smeriglio è il direttore generale di Divisione Cargo, il ramo del gruppo FS che si occupa della movimentazione di “merci”. E da Roma decide di intervenire sullo scandalo dei parchi FS in disuso denunciato da Il Secolo XIX con gli articoli di mercoledì e ieri. In base a quanto appurato dalla Polizia Ferroviaria genovese, infatti, nell’area di interscambio di Fegino, in Valpolcevera, negli ultimi cinque anni non sono stati movimentati container a fronte dei dicemila previsti, non è mai stato pagato il canone di locazione e i binari, per un certo periodo, sono stati coperti con l’asfalto per trasformare la superficie in un immenso parcheggio per autotreni (appartenenti a una azienda che lavorava in subaffitto ed è già stata coinvolta in inchiesta sul trasporto illegale di rifiuti nocivi, ndr). Il danno complessivo è stato quantificato in duemilioni di euro circa, una cifra importante che si sarebbe potuta impiegare per migliorare il trasporto regionale i cui disagi affliggono ogni giorno centinaia di pendolari.E però l’inchiesta, che sta movendo i primi passi e ha già portato all’iscrizione di una persona sul registro degli indagati per il danneggiamento delle rotaie, a dimostrato che la malagestione, nel periodo fra il 2000 ed il 2005, ha riguardato altre tre-quattro aree di interscambio, dove anziché 30mila container ne sono state movimentate poche decine. Smeriglo, che non c’era quando fu siglato il contratto di Fegino (sul documento c’è la firma di Mario Castaldo, allora direttore del bacino logistico Nord-Ovest di Divisione Cargo e tuttora in Treni Italia) sta cercando di fotografare la situazione, in questi giorni. E ha un opinione abbastanza netta. “Quando sono stati siglati quegli accordi, fra il 2000 e il 2001, l’idea di retroporto e di investimenti sugli scambi via treno era molto più confusa rispetto all’attuale. E stiamo dimostrando in questi anni, di concerto con l’Autorità Portuale, che l’obiettivo di incrementare i traffici su strada ferrata fra lo scalo del capoluogo ligure e il Nord Italia è primario. Se vogliamo trovare delle aree davvero ampie be’, allora è necessario andare oltre Appennino, dove si parla di superfici grandi 100 o 150 mila metri quadrati e non poche migliaia”. E’ vero tuttavia che sul territorio già a corto di spazi quale è  l’entroterra genovese, uno scempio come quello della Valpolcevera e, stando al lavoro della Polizia, di altre zone, appare ancora più inaccettabile. “Su questo – ammette Smeriglio – non c’è dubbio, ma oggi più che cercare responsabilità occorre riconvertire le zone in disuso”. Ma perché il gruppo FS ha aspettato anni – la causa intentata alla Terminal Gest, concessionaria di Fegino, risale solo al 2004 – prima di dedicarsi al risanamento e contenere lo spreco di risorse (ogni anno di stallo costa, in base a quanto le stesse FS hanno denunciato al Tribunale Civile di Roma, fra i 100 e i 150 mila euro)? “Occorre – prosegue il direttore generale di Divisione Cargo – puntualizzare la tempistica. Se da una parte è vero che la mancata adozione della procedura d’urgenza ha allungato parecchio i tempi del contenzioso, dall’altra va detto che già nel 2002 sono partite “diffide” all’indirizzo della azienda affittuaria, per reclamare il pagamento del canone ma anche per capire cosa stava succedendo là dentro. Purtroppo questi iter non si concludono mai nei tempi auspicati ed ecco i risultati”.Pure la “Gest”, dopo le dichiarazioni del suo amministratore unico Danilo Lardera che l’altro ieri è stato raggiunto da un avviso di Garanzia, cerca di difendersi e ribadisce, attraverso il legale Lamberto Ferrara, che “i danni alle rotaie e la mancata movimentazione dei contenitori dipendono dalla cattiva gestione d’un socio (Rosario Scicolone, ndr) che ora si è sganciato dalla nostra azienda pur occupando ancora una piccola porzione dell’area di Fegino”. E’ comunque indubbio che il polverone degli ultimi giorni abbia acceso i riflettori su spazi che per troppo tempo sono finiti nel dimenticatoio: “Siamo dispiaciuti – chiude Smeriglio – ma credo che non trattandosi di superfici immense, si potrà a una buona operatività”.Nel frattempo la Polfer continua a raccogliere materiale. Ieri è stato interrogato un autotrasportatore per far luce sul “tombamento” dei binari, avvenuto nel 2004. E non è escluso che nuovi nomi possano essere segnalati alla Procura nel giro di pochi giorni.
Matteo Indice

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