Società civile e lotta alle mafie

Scritto da C.Abbondanza

breve resoconto degli interventi all’incontro del 16 settembre 2006
alla Festa de l’Unità di Genova

Il ruolo della società civile nella lotta alle mafie...

E’ la Sala Incontri, presso uno spoglio padiglione della Fiera del Mare, accanto ad una scacchiera gigante dove ragazzi - di età o di spirito - mettono in scena le loro strategie tra pedoni e pezzi “pesanti”, ad ospitare il dibattito dal titolo “lotta alle mafie e all’illegalità diffusa – il ruolo della società civile”, mentre fuori continua a cadere la pioggia dell’ennesima allerta per una terra martoriata dall’ingordigia umana che ha ‘colato’ cemento e asfalto su un territorio già fragile, specchio inesorabile della società contemporanea. Un dibattito ricco di contributi e di appelli, ma anche di contraddizioni e tentennamenti della “politica”.

 

Anna Canepa, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati della Liguria-Toscana, ha sottolineato l’importanza di un’azione costante, non occasionale o sporadica, della società civile per la promozione della cultura della legalità e di contrasto alla cultura e pratica mafiosa. Ha ricordato che delegare alle sole forze dell’ordine, investigative e giudiziarie la lotta alle mafie significa perdere in partenza. Sottolinea che è un gravissimo errore pensare di poter sconfiggere le mafie solo contrastandole al sud, in quanto queste si sono espanse su scala nazionale e internazionale, anche a Genova, nel Nord, dove hanno forti basi per il riciclaggio e le speculazioni, oltre che per i “tradizionali” traffici per cui città di porto, come di confine, aree depresse, sono privilegiate. Purtroppo i tagli alla giustizia ed alle forze dell’Ordine hanno limitato l’azione in questo senso, anche se i risultati non sono mancati, soprattutto su quel terreno che da più fastidio alle mafie: le confische dei beni ed il loro utilizzo a fini sociali. Anche qui a Genova, dove vi è però solo una struttura utilizzata, per la giustizia minorile. Parlarne, non nascondersi dietro ad una delega, agire quotidianamente per vincere la cultura dell’omertà, promuovere incontri nelle scuole e nelle città sono un compito fondamentale che deve vedere costantemente impegnata la società civile. Questo soprattutto quando sembra ormai assodata la trasversalità nella politica di quell’insofferenza all’azione indipendente ed autonoma della magistratura per garantire, effettivamente, che la legge sia uguale per tutti. Come ANM da due anni abbiamo aderito alla Carovana Antimafia, da allora qui si è incominciato a parlarne e a saperne qualcosa; abbiamo promosso 4 scioperi nella scorsa legislatura e sviluppato diverse proposte per rendere la giustizia più efficace e difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. E’ infatti questo principio che sta alla base della garanzia dei cittadini, dei più deboli. Purtroppo la Contro-riforma dell’ordinamento giudiziario non è stata ancora bloccata nel suo devastante impatto che, come ha ricordato il vice presidente del CSM, On. Mancino, porterà a breve alla paralisi della giustizia.

Angela Burlando, consigliere comunale di Genova con delega alla Sicurezza ed ex vice-questore, ha richiamato la necessità di promuovere un forte e costante lavoro di educazione alla legalità, soprattutto nelle scuole perché è anche con il contrasto culturale che si può combattere e sconfiggere le mafie. Ha ribadito che anche nella nostra città vi sono, da decenni, attività di diverse organizzazioni mafiose. Sull’utilizzo dei beni confiscati ha affermato che questi devono essere più rapidi. Condividendo i passaggi di Anna Canepa, più volte ripresi e rilanciati, ha sottolineato che non è possibile pensare di sconfiggere le mafie delegando la questione ai settori repressivi dello Stato, ribadendo l’importanza di un’azione sul territorio delle associazioni. Ricordando di avere ancora nel suo essere un’impronta investigativa, si auspicava che si potesse arrivare ad una migliore coordinazione dei vari servizi investigativi, magari semplificando il servizio di emergenza per garantire una migliore azione sul territorio, il 112 e 113 che tutti noi si conosce.

Fabio Occhi, agente della Polizia di Stato e rappresentante del Sindacato di Polizia della CGIL, conferma le autorevoli ospiti che lo hanno preceduto, ricorda la difficoltà di operare delle Forze dell’Ordine nel contesto cittadino, sottolinea che tagliare i fondi ai reparti è un aspetto negativo nella lotta alla criminalità ed alle mafie – quelle italiane e quelle straniere sempre più presenti -, ridurre la militarizzazione, come promesso, è essenziale, come lo è dare la possibilità a tutti gli agenti di potersi esprimere attraverso, l’iscrizione al sindacato, è una necessità democratica. Ricorda i colleghi che assieme ai Magistrati hanno perso la vita negli attentati e che ogni giorno si trovano ad arrancare per i tagli imposti dai vari Governi. Parla di colleghi che hanno problemi reali di sopravvivenza e di tagli organici che per nulla aiutano tutte le varie, e troppe, Forze dell’Ordine. Ci si rende conto, di quanta sintonia ci sia tra esponenti istituzionali che lavorano per migliorare un servizio essenziale come la sicurezza dei cittadini e la lotta alla criminalità,  di quanta disponibilità ci sia tra i vari settori a collaborare per ottimizzare le risorse e rendere un servizio valido alla cittadinanza. L’impegno di tutte le figure presenti sul territorio perfettamente in sintonia è stato ribadito senza alcuna inflessione, ma si scontra con una realtà che è quella delle emergenze, tra cui le partite allo stadio, quando i reparti investigativi, ad esempio, vengono svuotati per svolgere le funzioni di tutela dell’ordine pubblico.


Davide Pati
, dell’Ufficio di Presidenza di “Libera contro le mafie”, ha ricordato perché è nata Libera, sottolineando il lungo percorso compiuto. Ha condiviso quanto affermato da Anna Canepa, come dagli altri intervenuti, partendo dall’impegno di non lasciare mai soli coloro che combattono le mafie, siano essi magistrati o cittadini o associazioni. L’isolamento sociale e civile con gli attacchi e le delegittimazioni di coloro che combattono le organizzazioni criminali, ha precisato, è un’arma usata dalle mafie. Ha parlato con fervore delle cooperative che con l’utilizzo dei beni confiscati fanno riappropriare i giovani dei loro diritti di esseri umani, non più soggetti al giogo delle mafie. Ha raccontato dei giovani che questa estate hanno trascorso dei periodi, venendo da tutta Italia, a lavorare i campi resi liberi dalle mafie, e dei continui attacchi alle comunità con attentati vili, ma anche della caparbietà degli uomini e delle donne che hanno deciso di non chinare il capo. La nascita delle cooperative sulle terre confiscate in Sicilia e ora anche in Calabria, partendo dalla Piana di Gioia Tauro, dei consorzi come risposta economica in realtà volutamente lasciate povere, gli atti intimidatori la risposta dei giovani che quotidianamente si adoperano per i loro territori. Ha insistito che la legge sulla confisca dei beni che ha permesso queste esperienze, ricordando che questa è frutto di una mobilitazione di cittadini, è una legge che ha dei limiti e che rischia come nella scorsa legislazione di essere peggiorata anziché migliorata. I limiti indicati, ad esempio, sono: i comuni che destinano e utilizzano questi beni in modo improprio o per restituirli magari alle mafie e due di questi comuni sono stati sciolti, adesso stiamo lavorando per rendere utilizzabili gli attrezzi confiscati, e c’è già una prima esperienza con una ditta di calcestruzzi, in cui con il comune e i dipendenti si è riorganizzata e da lavoro pulito. Libera è impegnata a fornire strumenti allo Stato per migliorare il sistema legislativo in merito alla lotta alle mafie, rendendo univoca la normativa con un testo di legge unico in materia. Ha indicato come centrale il bisogno di invitare chi è dentro, soprattutto i giovani delle famiglie mafiose, ad uscire e in questo quadro occorre comprendere e sostenere chi decide di collaborare con lo Stato, affiancandolo, come è necessario affiancare e sostenere i Testimoni di Giustizia. Il lavoro nelle scuole, nelle Università, sul territorio sono gli altri tasselli fondamentali trattati e che, ha comunicato, saranno, insieme al resto, oggetto degli Stati generali delle associazioni ed organizzazioni dell’antimafia che Libera organizza il 17/18/19 novembre a Roma. Ha concluso dicendo che è suo impegno far si che anche in Liguria parta finalmente il coordinamento di tutte le realtà che fanno riferimento a Libera.  

 

Salvatore Calleri, Presidente Fondazione Antonino Caponnetto, dopo aver illustrato il ruolo di testimonianza che viene da lui portato avanti per la Fondazione, ricorda la necessità fondamentale di non lasciare soli coloro che combattono le mafie e quanti vengono e sentono di essere minacciati per le attività di contrasto alle organizzazioni mafiose. Questo, ha sottolineato, è il primo insegnamento di Antonino Caponnetto, che con il Pool Antimafia ha interrotto quell’infinita sequenza di sentenze d’assoluzione per insufficienza di prove ed aperto la strada alle condanne pesanti per i mafiosi. Ciò è importante al sud come al nord, perché le mafie sono ovunque, anche in Liguria, a Genova, come in Toscana o Lombardia. Anche lui ritiene, infatti, che la lotta alle mafie non possa essere delegata solo a polizia e magistrati, ma deve coinvolgere costantemente la società civile. La magistratura deve fare di più, e bisogna riformare anche i reparti investigativi. Ha illustrato la posizione della Fondazione sul tema delle “protezioni”, fondamentali, ma a volte eccessive, quasi da status symbol. Bisogna, ha sostenuto, rivedere queste in un’ottica di necessità effettiva.

Sottolineando che lui è di sinistra e quindi ottimista sul futuro, visto che ora al governo c’è l’Unione, crede sia stato un errore quello dell’Indulto o di non sostituire il Commissario per le confische visto che quello in carica è ancora quello nominato da Berlusconi. Spera che adesso si passi a provvedimenti tesi a sostenere politiche concrete per la legalità, come ad esempio una riforma della legislazione e delle procedure sulla confisca dei beni ai mafiosi e per il loro riutilizzo sociale, visto che sono pochi quelli assegnati e ancora meno quelli effettivamente utilizzati. Segnala che la Fondazione non li ha mai chiesti perché in questo lavoro è molto brava Libera e non ha senso creare delle sovrapposizioni. La Fondazione organizza tutti gli anni il Vertice della Legalità e quest’anno sarà caratterizzato da una serie di proposte per la legalità e la lotta alle mafie.

Nuccio Navone, Senatore DS -Unione, ricorda i disastri del governo Berlusconi in materia di legalità e di lotta alle mafie, parla dei tagli alla giustizia ed ai reparti delle forze dell’ordine. Sottolinea l’importanza delle realtà associative che agiscono quotidianamente sul territorio per combattere le mafie. Ricorda l’importanza avuta da Libera, soprattutto nelle realtà dove i beni confiscati sono divenute esperienze concrete per i giovani. Alle domande sulle concrete politiche ed iniziative che la maggioranza di centro-sinistra attuerà, tentenna e inizia a “girare in torno”, come direbbe Fossati. Alla domanda esplicita sull’ordinamento giudiziario, la parola abrogazione non viene pronunciata a favore di una “necessario cambio di clima, dallo scontro al dialogo sulle riforme che contano”. Anche sulle altre necessità e proposte emerse dagli interventi comunica che “girerà” le stesse al sottosegretario agli Interni On. Minniti, ed invita all’ottimismo e ringrazia l’Arci.

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