Stanno tentando di chiudere questa realtà

Scritto da C.Abbondanza - S.Castiglion - E.D'Agostino - F.Alberti


sotto attacco la Casa della Legalità e della Cultura - Osservatorio sulle mafie di Genova
di Christian Abbondanza, Simonetta Castiglion, Enrico D’Agostino e Federico Alberti d’Enno

Noi soci della Casa della Legalità, siamo anche soci della Società di Mutuo Soccorso Perugina, come anche i soci della Ludoteca Labyrinth, della sezione Valpolcevera e Ponente del Genova Scacchi, della Scuola di Scacchi Genovese della FSI, del Circolo Damistico genovese A. Battaglia, nonché molti cittadini della comunità di Capoverde residenti a Genova. Questa premessa è essenziale per comprendere questa storia che ormai evidenzia palesemente che le pressioni di determinati settori, anche attraverso i dirigenti dell’Arci provinciale e regionale, stanno tentando di chiudere questo spazio e bloccare le attività. Cosa che avevamo denunciato mesi fa’ e che ora vede gettate le maschere.


Cadono, uno dopo l’altro i veli su quanti purtroppo si rendono di fatto il “braccio” concretizzando l’auspicio di molte gruppi legati alle organizzazioni mafiose di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta a Genova: chiudere lo spazio di attività della Casa della Legalità e della Cultura – Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie, con tutte le attività sociali, ludico-sportive e culturali che si sono messe in piedi attraverso la “rete” dei soggetti coinvolti negli spazi inutilizzati della Società di Mutuo Soccorso Perugina per oltre quattro anni e riaperti il 17 dicembre 2004 proprio con un’iniziativa per la legalità, con Adriano Sansa e Marco Travaglio e la promozione dei cestini di Libera Terra per un natale socialmente utile. Questo spazio è divenuto un importante luogo di aggregazione e di promozione del tempo libero in una zona della città dove sono più alti i tassi regionali di disagio e devianza minorile, tanto da avviare collaborazioni con il Tribunale dei Minori, con realtà parrocchiali, con Legambiente ed il Centro Sportivo Italiano. Il tutto con una forte collaborazione della Presidenza della Circoscrizione Valpolcevera e, per quanto concerne le attività specifiche della Casa della Legalità anche dal Comune di Genova con l’Assessorato alla Cultura ed il Sindaco a nome della Giunta comunale.

Dopo aver recepito i segnali di insofferenza per le attività di promozione della cultura della legalità e di contrasto alle organizzazioni mafiose presenti ed operanti a Genova, da parte dei Consiglieri della Sms Perugina, che a seguito delle minacce ed intimidazioni rispedite al mittente dai sottoscritti con denuncia penale e pubblica, hanno iniziato, con l’Arci provinciale e regionale, un tentativo di isolamento della “Casa della Legalità”, disertando ogni tipo di iniziativa, non frequentando più i locali, portando di fatto allo stessa conclusione di "deserto", perseguita dall' "indicazione” delle famiglie mafiose. Per loro non aveva nemmeno senso e alcun valore l’appello-lettera aperta di Elisabetta Baldi Caponnetto e Rita Borsellino, sottoscritto da subito anche dall’ex sindaco di Genova Adriano Sansa, nonché dal Presidente del Consiglio Regionale Mino Ronzitti, dall’ex vice questore di Genova Angela Burlando, da diversi amministratori pubblici della città e della regione, da Beppe Grillo, Daniele Luttazzi, Marco Paolini, Paolo Rossi, Dori Grezzi, Dario Fo, Carlo Lucarelli, Diego Novelli, Elio Veltri, Paolo Flores d’Arcais e molti altri cittadini e personalità che davano e chiedevano sostegno concreto alla Casa della Legalità.

Noi, ci siamo rifiutati di accogliere le richieste degli “amici degli amici”, cioè di collocale videopoker e slotmachine, di permettere l’uso e lo spaccio di stupefacenti, l’uso e l’abuso di alcool, non abbiamo accettato nennemo di rinunciare a svolgere le attività di Osservatorio sulle Mafie. Ci siamo anche rifiutati di trattare con i “rappresentanti” delle famiglie, che erano disposti ad un accordo che prevedeva anche che qualcuno di loro venisse a prendere un caffè, in segno di benestare, una volta “ridefinito” con loro cosa potevamo e cosa non dovevamo fare. Abbiamo detto di no: con mafiosi, fiancheggiatori i conniventi noi non trattiamo e non parliamo, noi denunciamo alle competenti autorità. Al che ci è stato risposto “la polizia non può mica tutelarvi sempre”.

Da quel momento i soci anziani, ovvero quattro dei Consiglieri iniziano a pressare perché si sospendano le attività di educazione alla legalità nelle scuole in quanto, secondo loro, noi dovevamo garantire l’apertura del “bar” del circolo e non pensare a “certe cose”. Dimenticando che l’attività di un circolo non è quella di bar, ma quella sociale e ricreativa prevista dalla legge e ben definita nello statuto della Sms Perugina: “l’associazione…ha per scopo la ricreazione e l’elevazione morale e culturale dei soci membri”.
I consiglieri sono gli stessi che in un incontro con il Presidente della Circoscrizione Valpolcevera, Gianni Crivello, hanno detto testualmente “le attività dell’antimafia ci danneggiano, non avete un posto da dargli così se ne vanno da qui?”. Il Presidente della Circoscrizione ha risposto che le iniziative che si portavano avanti erano da sostenere e aiutare, non da ostacolare o condannare. Sono gli stessi Consiglieri che quando abbiamo collaborato con la Fondazione Auxilium per un tirocinio ad una fantastica ragazza nigeriana per l’inserimento sociale, ci hanno attaccati dicendo con “cosa ci fa qui dentro quella negra là”. Tanto che in un’altra occasione un Consigliere ci ha detto (28 febbraio 2006) “Cosa c’entra una Società di mutuo soccorso con l’aiutare le persone o i soci che hanno bisogno? La Società deve essere aperta per poter frequentare il bar, il resto non ci interessa”.

Intanto noi andiamo avanti, la rete si allarga e le collaborazioni con soggetti impegnati nel sociale nella città. I dirigenti Arci, sia provinciale che regionale disconoscono la tappa aspettando la Carovana Antimafie del 13 ottobre 2005 con Elisabetta Baldi Caponnetto, Salvatore Calleri ed Alfredo Galasso alla Casa della Legalità. E inizia a fare pressioni ramificate, partendo dal presupposto che “L’Arci combatte contro le mafie, nessuno può mettere in discussione l’impegno dove le mafie ci sono, come in Sicilia, Campania o Calabria. Noi organizziamo da anni le tappe della Carovana in tutta Italia. La mafia si combatte dove c’è. Qui non c’è.”

Peccato che ci sia anche in questa città, con nomi e cognomi, settori di attività ben definiti, infiltrazioni in diversi settori, tra i “colletti bianchi”. Ci siano sentenze passate in giudicato, relazioni dettagliate della DIA, audizioni nei verbali della Commissione Parlamentare Antimafia, Relazioni del Procuratore Generale, oltre a molteplici confische e sequestri di beni.
Inoltre da quando è stata avviata l’attività della Casa della Legalità, con l’Osservatorio sulle Mafie, sono giunte diverse segnalazioni, portate prontamente all’attenzione dei competenti Uffici, su caporalato, pizzo ed usura, abusi ambientali, infiltrazioni negli appalti pubblici, spaccio e traffico di droga, gioco d’azzardo.
Nello stesso tempo sono stati effettuati innumerevoli arresti e sequestri per traffico di droga, contrabbando, usura, pizzo. Sono stati aperti molti fascicoli di indagine. La Procura Nazionale Antimafia ha attivato una costante attenzione al territorio genovese e ligure. Questo anche a seguito del fatto che una domenica mattina, ci ha bussato alla porta una persona, proveniente da una famiglia indicata come appartenente alla ‘ndrangheta come indicato dalla DIA, quella dei Mamone, legata ad altre, sempre indicate dagli Uffici, tra cui con i Raso ed i Gullace (il cui Carmelo Gullace è stato per lungo tempo latitante ed arrestato in Francia), famiglia detentrice di diverse società con un livello quasi monopolistico nel settore degli appalti per bonifiche, demolizioni, spurghi, trasporti ed altro. Quella persona è stata riconosciuta dallo Stato come Collaboratore di Giustizia e nel tempo burocratico necessario alle verifiche è stata da noi seguita grazie alla “rete” attivatasi sia a livello locale che nazionale.

Ma tutto questo non sa da dire. Come forse non si deve dire che un pregiudicato di mafia, agli arresti domiciliari, è “frequentatore assiduo” di un Circolo Arci, quello della Concordia a Certosa, nella cosiddetta Piccola Riesi, ovvero Giacomo Maurici. Come forse non è da dire che la famiglia dei Maurici è storicamente indicata come appartenente a Cosa Nostra, clan di Madonia ed Emanuello, insieme alla famiglia dei Fiandaca e che opera in stretto raccordo con altre famiglie di origine riesina come i Ferro, uno dei quali arrestato pochi giorni prima del “Cammino contro le mafie” del 22 marzo per aver picchiato un vigile in pieno giorno accanto alla chiesa che avrebbe ospitato i ragazzi di Locri della Gurfata, e che con altri è legato non solo al settore della droga ma anche a quello dell’usura.
Tutto questo non è da dire, perché dirlo rompe un equilibrio consolidato che ha visto le periferie della città come territorio di conquista dei sodalizi della criminalità organizzata. Non bisogna fare i nomi ed i cognomi, non bisogna far uscire dall’ombra quello che nell’ombra vuole restare perché in questa può operare, intimidire e minacciare.

Noi siamo testardi e gli equilibri di convivenza e connivenza proprio non li reggiamo. Siamo convinti che per sconfiggere le mafie nelle loro terre di origine occorra colpirne i tentacoli di infiltrazioni nelle altre regioni, tra cui la nostra, per impedirle il riciclaggio e l’infiltrazione, colpendone il patrimonio. Noi abbiamo continuato.

Sono state diverse le persone coinvolte per tentare un dialogo con i dirigenti dell’Arci, per capire cosa stava accadendo e cercare di ricomporre una spaccatura senza senso e sempre grave quando si tratta del movimento antimafia. Alla fine gli incontri venivano costantemente rinviati. Per la serie ecco chi vuole il dialogo e chi no. Di nuovo come quando abbiamo proposto un Patto di Collaborazione con l’Arci di Genova non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Poi oggi alla luce dei fatti e dell’attenzione sul Centro Storico viene alla luce che quanto previsto in quel patto era più che necessario e utile.

Intanto abbiamo continuato a chiedere ai Consiglieri di arrivare ad un’assemblea dei soci per programmare al meglio le diverse attività e l’utilizzo di tutti gli spazi della Sms (tre piani) per le attività sociali e culturali e non solo di uno, arrivando anche a portare la struttura nel pieno rispetto delle norme statutarie, con 15 consiglieri e non solo 6, con un collegio dei Garanti ed uno dei Revisori (completamente assenti). Nessuna risposta se non quella che le attività della Casa della Legalità non erano gradite.
Il 5 marzo chiediamo al Presidente della Sms ed al Consiglio con raccomandata un’assembla dei soci. Ovvero che venisse permesso a tutti coloro che si sono iscritti e svolgono o partecipano da ormai oltre un anno alle attività ludico-sportive, culturali e civili, sociali e ricreative, di concorrere alla vita democratica della Sms Perugina. Nessuna risposta, non accade nulla.
Dopo oltre un mese di attesa, a fine aprile in 70 soci, rappresentativi di tutte le attività ed i soggetti attivi nella Sms Perugina (Casa della Legalità, Labyrinth, Genova Scacchi, Scuole di Scacchi, Circolo Damistico, Comunità di Capoverde e semplici soci attivi su vari settori) chiedono come previsto dal Codice Civile al Presidente del Tribunale di Genova la convocazione. Questi ordina l’assemblea per il 29 maggio.
Ed ecco che il silenzio era solo apparente, che la mancanza di riposte, che gli incontri richiesti venivano sempre rinviati, era solo prendere tempo per “mistificare” la realtà e creare una “sms perugina parallela”. Infatti gi avvocati dello Studio legale che segue l’Arci, presentano un’istanza diffamatoria e con contenuti assolutamente ed evidentemente falsi, al Tribunale di Genova per chiedere di annullare l’assemblea, dove si afferma che i soci presentatari dell’istanza, ovvero quelli contenuti nel libro soci affisso in bacheca come da indicazione del Presidente della Sms Perugina non sono soci, ovvero sono abusivi.
Curioso, prima danno i moduli per le iscrizioni, danno deleghe e indicazioni, partecipano anche ad alcune attività organizzate dai “soci abusivi” e poi dicono “non esistono e gli unici soci siamo noi”.
D’altronde questo è degno contorno dei concetti di quei Consiglieri già citati che “questa è cosa nostra, siamo noi i padroni” e che, con nostro stupore, abbiamo sentito dal Presidente della Sms in data 13 maggio quando gli abbiamo comunicato, con copia, di ordinanza di convocazione per il 29 maggio, affermarci “chi se ne frega, noi siamo il Perugina e decidiamo noi, se al giudice non va bene farà ricorso”. Poi ci porta la convocazione di un’assemblea per il 31 maggio e gli facciamo notare che non è possibile andare contro l’ordine dell’autorità giudiziaria. Ma è come se nulla fosse.

Intanto che queste tappe si svolgevano ed i veli si calavano, quando siamo tornati dal “Cammino” a Locri ci hanno fatto trovare il “soggetto” protagonista, insieme al figlio di uno dei Consiglieri, delle minacce ed intimidazioni del settembre scorso proprio sul retro della palazzina della Sms, posto col solito ghigno all’entrata della Cantina Sociale gestita dai Consiglieri. Ma ancora prima avevano dato le chiavi della “Tavernetta” utilizzata solitamente per i pranzi delle famiglie dei Consiglieri, proprio adicente all’area esterna della Sms adibita a parcheggio prevalentemente per i Consiglieri e familiari, per una festa di famiglie riesine (mai viste e non presenti nel libro soci affisso in bacheca, ovvero disponibile per gli eventuali controlli delle autorità preposte) proprio mentre sulla comunità virtuale dei resini, un Maurici ed altri attaccavamo pesantemente la Casa della Legalità ed il “Cammino contro le Mafie” appena svoltosi. Curioso fatto che è stato scoperto perché questi lasciavano spalancata senza alcuna vigilanza la porta di accesso posteriore della Sms Perugina, nonostante questa struttura sia stata, per le attività promosse e realizzate, oggetto di minacce ripetute da parte degli ambienti di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta. Naturalmente anche in questo caso, come per altri, sono dovuti intervenire le Forze dell’Ordine per garantire la sicurezza, non si contano più infatti le denunce e le segnalazioni fatte, ed anche considerando la richiesta di attenzione particolare per questa struttura da parte della Procura Nazionale Antimafia e dalla Fondazione Antonino Caponnetto.

I veli si scoprono sempre di più. Il 26 maggio 2006 alle ore 10 andiamo all’udienza con il Dott. Dimundo, Presidente del Tribunale, a seguito del ricorso dell’Avvocato Ghiara. Lì il Consiglio con l’Arci disconoscono il libro soci, disconosco quindi i soci a cui è stato affidato dal dicembre 2004 la gestione del Circolo e della attività (e che dall’estate 2004 al 17 dicembre avevano provveduto a ristrutturare i locali), affermando che gli unici “veri soci!!!” sono quelli loro, Il giudice chiede copia del loro libro soci e conviene che se l’uno non è considerato valido, nemmeno quello poteva esserlo in quanto trattasi di una “rubrica”. Con il Giudice si dispone che si arrivasse ad un’assemblea congiunta, anche il 31 o in data da definirsi tra le parti, presieduta da un Notaio o Avvocato indicato, su istanza congiunta, dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Genova per verificare chi sono i soci effetti, precisando anche che trattandosi di Assemblea di soci di una Società di Mutuo Soccorso, l’Arci non doveva entrare nel merito o cercare di influenzare, come altro soggetto esterno ai soci stessi.
Contestavano anche le tessere della S.M.S Perugina-affiliata Arci ,affiliazione n° 065426\2006 che loro stessi, come già avvenuto lo scorso anno ci avevano indicato di fare per i soci (e come facevano negli anni precedenti, dandoci ad esempio un vecchio tesserino) che non volevano o ritenevano di dover acquisire la tessera Arci in quanto non interessati alle consumazioni del bar. Prima si danno le tessere si ritirano le quote sociali si fa stilare il libro soci e custodire le schede perché “voi ci siete sempre, noi solo il sabato pomeriggio per la cantina”, poi quando i soci magari dopo due anni chiedono di vedere il bilancio, di capire come mai alcuni spazi siano utilizzati più a fini commerciali che sociali oltre chè per rinnovare gli organismi sociali ( cosa che per altro lo statuto prevede per ogni anno ), allora diventi: abusivo, mai visto, né sentito, né conosciuto.
Una soluzione ottima che avrebbe permesso di fare piena luce sui fatti e quindi sui soci effettivi. Considerando la volontà di partecipare all’assemblea anche di soci residenti fuori città, quali Elisabetta Baldi Caponnetto e Salvatore Calleri, abbiamo sottolineato che era necessario concordare la data, anche perché era impossibile che in uno o due giorni il Presidente dell’Ordine degli Avvocati individuasse un Presidente terzo per l’assemblea e che questi avesse anche il tempo di “studiare” il caso che si sarebbe trovato d’innanzi.

Noi intanto, su indicazione del nostro legale, Prof. Alfredo Galasso, abbiamo presentato gli esposti e le denunce necessarie, anche considerando che non giungeva risposta ai tentativi di contatto con l’Avv. Ghiara per la presentazione dell’istanza congiunta.
Il 31 maggio alle ore 17:50 giunge una lettera, che partendo da un presupposto fasullo “non riuscivo a mettermi in contatto” dell’Avv. Ghiara, dove si comunica che l’istanza l’aveva presentata da solo il giorno prima e che il Presidente dell’Ordine aveva respinto la richiesta. Detta lettera portava quindi alla conclusione: “Di conseguenza, l’Assemblea di stasera verrà presieduta dal Presidente della SMS Perugina, Sig. Ghelli”. Ecco: il giudice dispone una soluzione, e qualcuno ne attua un’altra, facendo ricadere la responsabilità sul Presidente dell’Ordine degli Avvocati che in meno di 48 ore non ha, lì, a disposizione un legale a conoscenza dei fatti e terzo da mandare il giorno dopo alle 20:30 a presiedere un’assemblea per stendere un libro soci unico ed effettivo. Ed allora uno penserebbe, nel rispetto dell’autorità giudiziaria e dei principali elementi di democrazia, si chiede congiuntamente al Presidente dell’Ordine degli Avvocati di individuare un legale terzo disponibile e che questi, con le parti concordi la data di svolgimento dell’assemblea, in modo tale da garantire tutti. Sembra facile, meglio farsi l’assemblea da soli, con il Presidente Provinciale dell’Arci ed il responsabile dell’Ufficio legale dell’Arci, Avv. Massimo Auditore, naturalmente senza i soci che in questi anni hanno svolto le uniche attività sociali, ovvero quelli del libro soci affisso in bacheca insieme alle carte ufficiali del Circolo. Nonostante la diffida all’Avv. Ghiara che rammentava quanto concordato con il giudice e l’assoluta improponibilità di un’assembla senza un presidente terzo (peraltro anche da loro richiesto nell’istanza…ma si sa le idee cambiano).

La sera del 31 maggio noi intanto avevamo programmato una cena-riunione della Casa della Legalità, per programmare le prossime iniziative tra cui il gemellaggio con Gela ed il campo estivo a Locri con diverse realtà di Libera. Alle 21 arrivano i Consiglieri, con mogli e figli, qualche nipote e per lo più facce mai viste, a parte quella del responsabile legale dell’Arci e del Gabriele Taddeo.
Entrano, ci spostano i tavoli dove si stava svolgendo la cena-riunione e iniziano ad inveire contro di noi e contro “nonna”, contro Libera… Ecco una breve rassegna: “Questa è casa nostra!” “Quelli della casa della legalità hanno rotto i …” ”Cosa vuole ancora fare quella Caponnetto” ”Chi pensa di essere il giudice”… oltre ad una frase, già sentita, dagli esponenti già denunciati in settembre, “Siete venuti a portare la legge!”…ma guardi che infami che siamo! Infami fino al midollo, magari senza mangiare ma testardi!
Naturalmente sotto lo sguardo compiaciuto e silente del Presidente Provinciale dell’Arci. Naturalmente, su suggerimento dell’Avvocato Alfredo Galasso, abbiamo chiesto l’intervento della Forza Pubblica per accertare chi fosse presente nella sede e che cosa si stesse svolgendo. Anche qui, mentre alcuni si allontanano velocemente, iniziano a sentirsi le frasi “sono arrivati gli Sbirri”, con lo stesso calare dispregiativo troppe volte sentito. Il Presidente della Sms Perugina su richiesta su cosa si stesse svolgendo risponde agli agenti “L’Assemblea dei soci del Perugina, la presiedo io” e poi aggiunge, insieme ad altri: “loro sono gli abusivi, non li abbiamo mai visti e non abbiamo mai parlato con loro”, naturalmente questo era indirizzato nei nostri confronti, che abbiamo sorriso per la pochezza umana e morale che tutto ciò stava evidenziando, restando invece offesi e riportando alla Polizia di Stato le frasi ingiuriose pronunciate contro Elisabetta Baldi Caponnetto, Libera e la Casa della Legalità.

Intanto violata la legge, continuiamo…il brivido deve essere davvero irresistibile, vista la tenacia mostrata in questa direzione. Allora fatta un’assembla abusiva (alla quale naturalmente nessuno di noi ha partecipato per evitare di incorrere nel fatto che questi affermassero che l’avevamo riconosciuta), senza un presidente terzo, oltre che avvisando della convocazione meno di tre ore prima via fax, si programma già un’altra assemblea il 19 giugno, naturalmente riservata a loro (“i veri soci!!!”). Che bisognasse rincontrarsi dal Presidente del Tribunale di Genova, il 28 giugno, a seguito dell’assemblea comune per la verifica sulla qualifica di soci, non conta nulla… ma è vero se la nostra colpa è “aver portato la legge qui”, cosa può contare la legge ed i giudici per questi autentici democratici?

Noi non cediamo e andiamo avanti, siamo “strozzati” da punto di vista economico e per questo siamo costretti a chiedere ancora una volta aiuto. Ma non cediamo: le attività di contrasto alla cultura ed alla pratica mafiosa, facendo nomi e cognomi, raccogliendo segnalazioni e informazioni da passare alle autorità competenti, esorcizzando quindi la paura derivante dal silenzio e dell’ombra che avvolge le mafie, per dimostrare che non bisogna cedere alle “richieste” di quelle “brave e operose persone”.

Ecco quindi che ora così si comprende l’accanimento contro una realtà, quale quella nata con la rinata Sms Perugina nel 17 dicembre 2004 e presentata pubblicamente, con tanto di targhe affisse insieme ai Consiglieri, come Casa della Legalità, sede di coordinamento e attività di promozione di strutture locali e nazioni (poi divenuta vera e propria associazione il 16 gennaio 2006). Un Circolo con attività pulite e gratuite, dall’impegno civile e morale a quello culturale, da quello ludico e sportivo a quello ricreativo e musicale, da così fastidio? Ora sono palesi coloro che la vogliono e la sostengono e coloro che vogliono invece affossarla, per la gioia di quelle “famiglie” mafiose che, dalle testimonianze giunteci, attendevano questo passaggio con ansia!
Complimenti, il sipario è alzato e le maschere sono calate…a quando conosceremo i nomi di scenografi e registi?


NOTA: quando ci riferiamo all'Arci, non è assolutamente un attacco ad un'organizzazione storica importante, ma ai dirigenti che a livello territoriale (Genova e Liguria) hanno assunto determinate posizioni e comportamenti.

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