- Don Abbondio e + Fra' Cristoforo

Scritto da C.Abbondanza

 L'incontro con il Vescovo di Locri, Mons. Bregantini, del 9 marzo scorso a Genova è stato un passaggio importante che testimonia l’impegno ecclesiastico nella lotta alle mafie e per una vera legalità centrata sulla giustizia sociale...

”Passaggio” perché parte di un percorso che la Chiesa ha deciso di percorrere con sempre maggiore incisività da tempo e che vedrà altri importanti tappe come il gemellaggio tra i giovani delle due Diocesi, Locri e Genova, oltre all’impegno per l’educazione alla legalità nelle scuole, seguita con decisivo impegno da parte del Forum Scuola della Consulta Diocesana di Pastorale Scolastica della Arcidiocesi di Genova.L’impegno dei Parroci, uomini di dialogo e incontro con le comunità, diventa decisivo, di frontiera nei territori, del Sud come del Nord, dove la presenza mafiosa è forte e non è un caso se il Vescovo di Locri ha testimoniato la necessità di avere sempre più Fra’ Cristoforo e meno Don Abbondio.

L’unione del mondo e dei testimoni della Fede con il mondo laico, su questo importante tema, è fattore essenziale per la crescita della coscienza individuale e per mettere in moto legami e collaborazioni importanti sui valori comuni della giustizia e della verità, della libertà e della solidarietà.

I parroci di confine, quelli che vivono in realtà fortemente condizionate da sodalizi mafiosi, che rischiano di subire nel silenzio generale e nell’indifferenza morale intimidazione e minaccia, devono vedere concretamente che non sono soli, che la comunità tutta, non solo cristiana, è con loro a difesa dell’impegno per la legalità, senza la quale i soprusi verso i più deboli non avrebbero argine.

Ecco allora alcuni passaggi importanti dell’intervento a Genova di Mons. Bregantini, sottolineati anche dalla presenza del Cardinale Tarcisio Bertone, e che abbiamo già ricordato. Li riportiamo:

- La Mafia è come una collina che frana, non ha senso costruire in fondo ad essa un muraglione, questa lo abbatterà, occorre far crescere tanti alberi, piccoli alberi, lungo tutta la collina. Solo questi possono con le loro radici impedire la frana. Questi alberi sono le coscienze delle persone, credenti o laiche, che sentono come indispensabili per la libertà di ciascuno, l'affermazione della legalità e della verità.

- Tre sono le fondamenta della lotta alla cultura ed al radicamento, in ogni luogo, delle mafie:

1° la certezza etica;

2° una reazione immediata, anche ai piccoli fatti;

3° una risposta unitaria perché, ricordiamoci, la mafia agisce in modo unitario.

La forza delle mafie sta nel silenzio, nella paura e nell’arrendevolezza materiale e della coscienza. Negare questo nutrimento alle mafie, come proprio molti uomini della Chiesa hanno fatto e stanno facendo, è possibile e determinante.

Dire pubblicamente quanto accade, indicare le mani che bussano alle nostre porte e declinare le missive che portano dai “capifamiglia” è essenziale…come “accendere le luci perché tutti sappiano”.

Il coraggio di affermare i valori della legalità, riscattando le coscienze della propria comunità, significa non cedere il passo a quella paura che nutre le mafie e le sue prepotenze, dando forza ad ogni persona per bene a non cedere più al ricatto.

Non si può restare indifferenti, le assenze da questo cammino quotidiano divengono ambigue e possono dare adito a interpretazioni pericolose nel comunità tutta, non solo pastorale.

Nel contrastare il disagio, il degrado di intere zone delle nostre metropoli, vi è uno dei terreni di azione delle comunità parrocchiali, dei gruppi di ragazzi che intorno alle Chiese si aggregano, e che sono in certi casi l'unico spazio di socializzazione che può sottrarre intere generazioni dalla strada e dai condizionamenti negativi che in essa rischiano di trovare. A questo si aggiunge l'impegno per promuovere il lavoro e la formazione dei ragazzi e delle ragazze, essenziale in ampie parti del Paese, per sottrarre manovalanza alla criminalità ed alle mafie. Qui si colloca il lavoro che viene portato avanti dal Vescovo di Locri, come dall’instancabile e straordinario lavoro di Don Luigi Ciotti, con le cooperative e attività promosse con l’utilizzo concreto dei beni confiscati alle mafie.

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