Tra bufale e “buffoni”, l’insediamento della Vincenzi...

Scritto da C.Abbondanza

Vincenzi&Marchese

Tra bufale e “buffoni”, l’insediamento della Vincenzi, ”la” sindaco del conflitto di interessi!


Urlare e dare del “Buffone” a Silvio Berlusconi, quando questi era Presidente del Consiglio, è stato riconosciuto dalla Cassazione essere una legittima critica sociale, che rientra nel diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero di critica ad un Autorità Pubblica...

Eppure ci ricordiamo il Cavaliere Bellachioma tuonare quell’ordine agli agenti della Digos: “identificatelo!”, ma anche quella causa la perse, come ha anche perso tutte le cause contro Travaglio, Luttazzi, Veltri ed altri, per la semplice ragione che quanto questi avevano scritto nei libri e detto in televisione o in pubblici incontri era solo la verità. L’arroganza del Potere, quella propria di chi si considera “l’uomo solo al comando” raggiunge livelli patologici, a volte incurabili. Certamente con ripercussioni frustranti per chi si sente intoccabile e vede invece che non è solo toccabilissimo dalla legge, ma anche dalla critica dei cittadini che, aimé, dovrebbe pure rappresentare.

Conosciamo altri esempi illustri, in questo Paese di nomenklature mummificate. Gli esempi abbondano, dal D’Alema che arriva (in perfetta coerenza con Craxi) a far scendere dall’aereo di Stato il giornalista della Stampa - che con i rappresentanti delle altre testate faceva parte della delegazione - perché questi aveva osato pubblicare una notizia: i conti esteri di D’Alema. Amato che insulta un giovane studente siciliano che, nell’anniversario della strage di Capaci, chiedeva alla Politica, nulla di più e nulla di meno di quanto avevano chiesto ripetute volte prima di morire Falcone e Borsellino, e cioè di fare pulizia nella politica per essere credibili e dare coerenza alle parole di Legalità e lotta alle Mafie, partendo dal Parlamento, dove siedono decine di condannati in via definitiva, persone interdette dai pubblici uffici, oltre a miriadi di indagati, amnistiati e graziati dalla prescrizione. Ma anche a livello locale nutriamo innumerevoli esempi, da Chiamparino a Torino che quando viene posto sotto indagine – in attesa che arrivasse un vecchio militante che si addossasse la colpa del reato – affermava tuonante “chiamerò Caselli!” come se GianCarlo Caselli, procuratore generale di Torino, gli rispondesse! Oppure Agazio Loiero in Calabria o la strepitosa TAVianista Mercedes Bresso, e via così.
Adesso al confratello Giuseppe Pericu, a Genova, si è sostituita Marta Vincenzi, come se già l’arroganza di Claudio Burlando e della sua giunta cementificatrice, non bastasse.

Ieri Marta Vincenzi alla prima seduta del Consiglio Comunale di Genova ha superato tutti. Ha offerto un mix della peggior specie politicante. Non ha risposto alle domande poste sul conflitto di interessi che la sua elezione a Sindaco ha fatto scattare, viste le attività imprenditoriali del marito e della figlia. Infatti, come per le tante e motivate accuse mosse a Lunardi dal Centro-Sinistra, la Vincenzi è in palese conflitto di interessi, visto che le attività, legittime (chi lo ha mai negato?!), di consorte e figlia operano in settori su cui opera il Comune e molte delle società da questo controllate e partecipate, tanto che lo stesso marito della Vincenzi a Il Secolo XIX ha affermato che ha sia svolto lavori in sub-appalto per la Sviluppo Genova , sia lavorato per gli Enti Locali sino al 2003 (con la moglie Presidente in provincia dal 1993 al 2002 e Assessore in Comune dal 2002 al 2004!), sia anche con Fisia Italimpianti del gruppo Impregilo di Gavio e altre società del Marcellino, come anche, aggiungiamo, per l’Autorità Portuale di Genova e quella di Trieste dove presidente era Maurizio Maresca, assistente legale e membro del Cda di Impregilo e super-consulente della neo Giunta di Marta Vincenzi.

Il conflitto è quindi palese, accertato non per volontà nostra, ma per dati di fatto ufficiali, documentali. Alla domanda posta da noi prima delle elezioni, ripresa e rilanciata da Città Partecipata, dal Movimento di Partecipazione, da DemocraziaLegalità di Elio Veltri, da molti singoli cittadini attraverso blog e siti, e poi anche da Enrico Musso e altri consiglieri di opposizione, nonché dalla stampa, Marta Vincenzi non ha ancora dato la minima risposta.

Non ha risposto quindi su come tale conflitto di interessi sarebbe stato risolto per evitare irregolarità amministrative e di porre il Sindaco della città nelle cause di Incompatibilità che sono previste dal Testo Unico sull’Ordinamento degli Enti Locali (approvato dal Parlamento – non da noi! – nel 2000 da una maggioranza di centro-sinistra che, naturalmente, ha limitato gli effetti ai soli enti locali, Circoscrizioni, Comuni e Province, esentando Regioni, Parlamento e Governo – lasciando, ma guarda un po’ – strada spianata al secondo Governo Berlusconi).

Noi, che siamo cittadini-elettori di questa città, con l’associazione Casa della Legalità Onlus, abbiamo quindi presentato, come previsto dal Testo Unico, la richiesta al Tribunale di Genova perché questo accerti se il conflitto di interessi di Marta Vincenzi provochi, al momento del suo insediamento, una delle cause di incompatibilità alla carica, previste dalla legge stessa che prevede, in caso affermativo, la decadenza dalla carica. Il Presidente del Tribunale ha ritenuto ammissibile il ricorso e convocato l’udienza. Noi auspicavamo che Marta Vincenzi a quel punto presentasse alla città le liste degli incarichi e sub-incarichi, degli appalti e sub-appalti, che il Comune e le società da questo partecipate e/o controllate, hanno assegnato e sono tutt’ora in corso (al 31 maggio 2007 data di insediamento). Questo permetteva a chiunque di verificare se il conflitto di interessi (palese e reale) producesse una delle cause di incompatibilità (o c’è o non c’è, nelle carte, i quelle liste, vi è la soluzione!). Invece niente. Silenzio. Anzi il marito del Sindaco, Marchese Bruno inizia ad effettuare dichiarazioni false e mistificazioni, cadendo però in pesanti e lapalissiane contraddizioni. Naturalmente abbiamo risposto punto per punto, contestando le menzogne, le mistificazioni e le contraddizioni del Marchese. (clicca qui)

Se Marta Vincenzi avesse risposto nel merito e fornito le liste richieste (uniche capaci di chiarire i fatti!) avrebbe evitato di far perdere tempo a tutti ed avrebbe dato un segnale di trasparenza alla città, evitando che – se ha ragione – qualcuno ponesse la domanda nella seduta di ieri. Invece ha scelto altra e pericolosa via.

Ha negato che il conflitto di interessi ci sia. Un falso palese, altrimenti lo stesso suo consorte (crediamo anche a nome della loro figlia) non avrebbe fatto arrampicate sugli specchi per dire che con il gruppo della società IGM hanno adottato alcune scelte per evitare di creare problemi a Marta (se il problema non c’è perché adottare accorgimenti privati? Se non ci fosse il conflitto tra il ruolo di Sindaco delle attività d’impresa dei suoi congiunti, le attività d’impresa non dovrebbero porsi il problema di alcuni “limiti” di azione, o no? ).

Non ha fornito la lista ed ha intimidito (non in confronto pubblico, ma in sede di Consiglio), con minacce di querela e denunce, quanti osano fare quello che la legge prevede: controllare l’azione degli amministratori e segnalare fatti ritenuti rilevanti, ovvero violazioni, alle leggi e normative vigenti alle autorità preposte (il Tribunale, la Procura , la Corte dei Conti). Probabilmente vorrebbe abrogare i controlli di legalità, ma visto che non può, non rientrando questa chance nelle sue “funzioni” , minaccia e cerca di spaventare i cittadini e la società civile (che lei chiama “presunta società civile” perché non comprende i Partiti, sic!).

La signora Sindaco afferma, negando le risposte alle domande poste, che chi chiede chiarezza e trasparenza, chi osa dubitare della sua buona fede e azione amministrativa chiedendo di vedere le carte, e chi chiede di sapere come viene affrontato e risolto il conflitto di interessi, nell’interesse della città, dovrà rispondere di calunnia. Probabilmente non ha ben idea di che cosa si stia parlando, o meglio ce l’ha (sarebbe grave se con l’esperienza amministrativa e politica di decenni) ma cerca di ignorare leggi che “impomgono” come dovere civile e morale ai cittadini ed alle associazioni di agire, secondo quanto previsto dalla legge, per tutelare l’interesse pubblico!

A questo punto, anche in vista dell’udienza del 25 settembre, segnaliamo a pro-memoria, testuale l’articolo 368 del Codice Penale, ma anche, ci portiamo avanti, il 371 dello stesso codice, perché in Comune e sulla stampa uno può affermare tutto, ma dinnanzi all’autorità giudiziaria il giuramento prevede di dire solo e soltanto la verità, non bugie o mistificazioni! Buona lettura.

Art. 368 del Codice Penale
”Chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'Autorita' giudiziaria o ad altra Autorita' che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, e' punito con la reclusione da due a sei anni.”


Art. 371 Falso giuramento della parte 
”Chiunque, come parte in giudizio civile, giura il falso e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

… La condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici.”

PS:
Se qualcuno invece di chiedere spiegazioni e documenti alla Vincenzi, gli avesse dato della “buffona”, chissà cosa avrebbe mai fatto. Appunto, chissà?!?

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