I crimini di Delfino, le leggi ingiuste non le fanno i giudici

Scritto da C.Abbondanza - S.Castiglion

Il dramma di una morte che poteva essere evitata usato per attaccare la magistratura. Ennesimo atto che protegge i responsabili di questo dramma e dei tanti che si ignorano o che sono caduti nell’oblio. Ogni volta, però, che la cronaca ci riporta a fatti di sangue, episodi cruenti, allora il copione si ripete.
L’omicidio di Maria Antonietta Multari a Sanremo è drammatico. Delfino, unico indiziato per l’omicidio di Luciana Biggi nel centro storico di Genova, era a piede libero. Ha minacciato e usato violenza ed è stato denunciato da Maria Antonietta e familiari...


Non vi erano però abbastanza elementi in base alle leggi esistenti (che non fanno i giudici) per permettere al pm Zucca di arrestare Delfino in riferimento all’omicidio della Biggi.
Vi erano certamente motivi e fatti per cui Delfino doveva essere tenuto sotto controllo dalle Forze di Pubblica Sicurezza. Non solo gli indizi sull’omicidio di Genova, ma per quella denunce per minacce e violenza a Sanremo. Perché tali controlli non stati fatti? Qui la responsabilità non è del pm Zucca, il cui compito, stabilito dalla legge, è guardare ai fatti ed elementi probatori del omicidio di Luciana Biggi. Forse perché non si hanno i fondi, o i mezzi o gli uomini, per poter effettuare controlli seri e costanti su una figura socialmente pericolosa come quella di Delfino?
Ma allora perché scagliarsi contro la magistratura e non contro quei politici che, si, loro, hanno la responsabilità delle leggi che “legano” le mani ai magistrati e che non danno fondi, uomini e mezzi alle forze dell’ordine per controllare i soggetti pericolosi (già – unico - indiziato per un omicidio e denunciato per violenza e minacce recenti)? La responsabilità per cui le innumerevoli denunce di donne e ragazze, oggetto di costanti minacce e percosse, violenze tra le mura di casa o d’ufficio, non trovano risposta è perché le leggi vigenti non sono dalla parte dalla vittima! Ed allora sempre più spesso assistiamo ad un crescendo di violenze, nonostante denunce puntuali. Per difetto della Legge e per mancanza di mezzi e uomini addetti alla pubblica sicurezza.
Ecco perché non possiamo evitare di esprimere oltre alla comprensione del dolore dei famigliari delle vittime, anche la solidarietà al pm Zucca e condanna verso i politici che “parlano, piangono e accusano” la magistratura quando i responsabili sono proprio loro!
Grave è stato, senza dubbio, in questo contesto di dolore e rabbia giusta, l’alimentare, da parte del dirigente della squadra mobile genovese, Sanfilippo, le accuse alla magistratura. Che risultato avrebbe ottenuto l’arresto di Delfino, ordinato dal pm e convinto – nella presenza di sole prove indiziarie – il Gip, quando il Tribunale del riesame avrebbe – secondo gli elementi del caso – scarcerato l’imputato per insufficienza delle prove a sue carico? Un effetto, ancora più devastante!
Non solo perché “liberato” da un Tribunale, ma anche per il dolore e la rabbia che avrebbero visto amplificarsi nel loro intimo i familiari di Luciana Biggi. Ecco perché non può che esserci condanna per tale atteggiamento di chi avrebbe dovuto garantire maggiore sorveglianza dell’indiziato, anziché, scaricare, la colpa su chi ha il solo compito di applicare la Legge esistente. Certo, forse, questo dramma, è stato usato perché serviva per spostare l’attenzione su altri, rispetto alle responsabilità di un reparto, quello della Mobile, oggetto di pesanti fatti illeciti, da quelli relativi allo spaccio compiuto da agenti a quello delle violenze sessuali compiute da altri. Comunque e per qualunque ragione, un atteggiamento disdicevole.



Il Secolo XIX

11 agosto 2007

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