Sulle strade liguri, motri e omicidi di alti funzionari

Scritto da C.Abbondanza - S.Castiglion

Questa mattina lungo la A 26, tra Masone e Ovada, per cause da accertare la vettura del Prefetto Cosimo Vincenzo Macrì (1947, Reggio Calabria) è finita contro il guard rail. L’uomo è stato sbalzato fuori dal veicolo sulla carreggiata opposta e l’auto è precipitata dopo aver sfondato la barriera. La visibilità e il manto stradale, dalle informazioni della stradale, erano in buone condizioni lungo il rettilineo, ben ripreso dalle televisioni. Cosimo Vincenzo Macrì, sino al febbraio 2005, quando fu trasferito a Pavia, era Prefetto di Savona, dove era arrivato nel febbraio del 2002, pochi mesi dopo aver lasciato l’incarico di Commissario Prefettizio al Casinò di Sanremo. E’ uno strano incidente, anche considerando che il Prefetto sembrava essere un esperto e amante delle auto e di rally, visto che durante il suo incarico a Savona partecipò a diverse manifestazioni ed iniziative del genere, anche in compagnia di Claudio Scajola. Auspichiamo che su questo incidente si faccia luce, anche se, la Fiat , targata Alessandria, (città dove viveva con la sua famiglia e dove aveva ricoperto molti incaricarichi - da Responsabile Ufficio Stranieri a Capo di Gabinetto della Questura), su cui viaggiava per rientrare all’Ufficio di Pavia, era un ammasso di rottami e certo rischia di non aiutare a capire le dinamiche del tragico fatto.

Questo è un nuovo caso che vede la morte violenta di un alto funzionario pubblico di Savona...

Infatti nel settembre del 2005 l’ex Questore Arrigo Molinari, nato ad Acri in provincia di Cosenza, venne ucciso nella sua casa di Savona, con 22 coltellate. In seguito confessò di essere l’autore del crimine (per rubare due pistole) il cuoco che fu, conseguentemente, condannato. Il Questore Molinari (come sicuramente il Prefetto nella sua permanenza a Savana ed al casinò di Sanremo, sempre al centro di inchieste pesanti) era a conoscenza di quelle particolari attività illecite che in quei territori vedono una forte presenza (anche estremamente violenta) delle mafie. Il Questore Molinari poi, ex iscritto alla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, era a conoscenza di molti fatti, molti nomi che solo in parte fece nelle sedi opportune. E, in un’audizione alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Stragi, dichiarò anche un particolare di cui fu vittima e che gli impedì di rendere una delle tante testimonianze che l’Autorità Giudiziaria voleva avere. Testualmente: “Poiché i giornali avevano parlato della mia testimonianza che avrei dovuto rendere nei primi giorni di settembre del 1986 – dopo essere stato questore in diverse città sovraintendevo in quel momento alle scuole di polizia – il presidente della Corte di assise mi invitò a testimoniare ad Ancona. Sono partito con una Golf nuovissima, guidata da mio figlio, in compagnia di mia moglie, la giornalista Vanda Valli de " La Repubblica " di Genova. Prima di raggiungere Ancona ci fermammo presso un autogrill per circa quarantacinque minuti per consumare un toast, lasciando ovviamente l’auto fuori del ristorante. Premetto che mio figlio aveva seguito un corso di guida; allora aveva vent’anni; nel riprendere l’auto egli disse di non sentire più i freni; di conseguenza, decise di non utilizzarli nel tratto di strada tra l’autogrill ed Ancona. Giunti ad Ancona andammo in albergo poiché l’indomani mi sarei dovuto recare a deporre. Mio figlio si recò con l’auto presso un santuario mentre dovevo andare a testimoniare. All’uscita di Ancona, ad una prima curva l’auto sbandò, forse frenando, e si distrusse ma fortunatamente mio figlio rimase illeso finendo in una specie di tunnel e poi in una strettoia. Fui informato del fatto che mio figlio aveva avuto un incidente e dovevo rendere la deposizione. Come risulta agli atti, mi fu impossibile farlo.”(qui il testo integrale)

La realtà savonese, come in generale quella Ligure e del sud Piemonte, vede una presenza della ‘ndrangheta estremamente consistente e, la mafia calabrese è, come - se non più di – Cosa Nostra, estremamente legata agli ambienti massonici, molto forti in Liguria. Ambienti che a Savona videro anche il caso dell’associazione a delinquere con a capo l’ex Presidente della Regione, Alberto Teardo (PSI), condannato e arrestato, una nutrita schiera di piduisti e golpisti anche legati al Principe Julio Valerio Borghese ed alla Rosa dei Venti, ben collocati in tutte le province liguri. Su questo, oltre a quanto si sa già rispetto alla realtà calabrese, sulla Liguria abbiamo appreso da un collaboratore di giustizia, di questa città e conoscitore della realtà savonese, dei lagami del Molinari (e dei figli) con la famiglia Mamone (e quindi i Raso e Gullace) che è indicata come appartenente alla ‘Ndrangheta ed attiva in Liguria. Ma anche del fatto che un testimone di giustizia della ‘Ndrangheta, mandato a Genova come sede protetta ha chiesto di tornare in Calabria perché “giù ce ne sono di meno”, ottenendo il trasferimento.

Questo passaggio è necessario, perché, come è noto, la mafia che predilige, soprattutto nel nord e contro del Paese, eliminare i propri ostacoli non con atti eclatanti di sangue, bensì con incidenti, mascherando, cioè vendette risolutive o messaggi che nella lettura dall’esterno sono puri e semplici fatalità, cose che capitano, è proprio la mafia calabrese. Così ci sono persone che si vedono investire la propria auto ferma in un parcheggio (con loro dentro) da un camion a tutta velocità, che poi fugge. Oppure mentre viaggi la leva del cambio si stacca in corsa e ti resta in mano, e dopo che porti l’auto a sistemare e controllare, il giorno seguente ti si spacca la cinghia…così come se niente fosse.

Non sappiamo cosa sia successo lungo l’A26, sappiamo quello che abbiamo appreso e scritto e sappiamo che non vi erano testimoni. Ma alle sette di una mattina può capitare, come può capitare che qualcuno a te caro prima insista per farti salire in macchina e poi, in mezzo ad un autostrada, si metta ad urlarti di tutto, insultarti, invitandoti a parole e con le gesta, a scendere dall’auto per lasciarti sulla carreggiata. Magari a fare certi “scherzi” sono proprio persone care, come i figli, che poi si trasformano in lupi. Speriamo davvero che siano solo coincidenze.

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