Bova e Battistello: uno non capisce, l'altra si irrita

Scritto da C.Abbondanza - S.Castiglion

 Giuseppe Bova, Presidente del Consiglio Regionale Calabrese, dice che non capisce perché per contrastare la ‘ndrangheta sia necessario risolvere il problema del Consiglio Regionale. Strano, forse non ricorda, unitamente alla condanna alla sua persona della Corte dei Conti, nemmeno le indagini, i processi, le condanne e gli arresti che coinvolgono ormai una larga maggioranza dell’Istituzione che lui presiede...

Se lo ricordasse e non fosse, come dice lui, ingenuo, capirebbe che per rompere l’omertà che protegge la mafia occorre che le Istituzioni siano credibili. Infatti se i cittadini sanno che possono contare sulle Istituzioni, questi non andrebbero a richiedere concessioni di favori agli uomini delle cosche o non si piegherebbero alle imposizioni di queste, perché le Istituzioni garantirebbero che i diritti di ciascuno si traducessero in pratica. E non può non ricordare che tra i tanti indagati-imputati-condannati-arrestati ci sono anche uomini su cui il rapporto con la ‘ndrangheta è stato accertato o denunciato con prove forti. Ora se non capisce è grave, meglio che si dimetta! Se invece capisce e fa il “dritto” meglio che si dimetta ugualmente.

Cecilia Battistello, presidente del Medcenter Container Terminal, dichiara che la situazione a Gioia Tauro è divenuta insostenibile perché c’è un sindacato autonomo che proclama lo sciopero e ciò compromette il lavoro. Ma la signora forse non si è accorta che a Gioia Tauro c’è la ‘ndrangheta, principalmente con il clan dei Piromalli, che controlla, alla faccia sua, il Porto? Non gli ha detto nessuno che nessuna nave scarica se non si accontentano i “padroni di casa” con qualche trasporto illecito di partite di droga o armi ed anche con la tax mafiosa di qualche euro a container? Signora Cecilia, ci faccia il piacere: se va via con la sua impresa portuale dal porto di Gioia Tauro, dica le ragioni vere, non prenda in giro nessuno. Dovrebbe sapere che anche le assunzioni, e quindi la forza lavoro, lì è fortemente condizionata dalle ‘ndrine (lo era nella Asl del povero Fortugno, nonostante fosse responsabile del personale la signora Laganà ora parlamentare della Repubblica, figuriamoci in un porto!). Forse è meglio che cambi mestiere se si nasconde dietro uno sciopero per non tutelare la sua impresa, anche perché a Genova il radicamento della ‘ndrangheta non è molto inferiore a quello di giù, l’unica differenze è che la parlano il dialetto e sparano, qui hanno panni da imprenditori come lei e non sparano, si affidano, spesso, ad incidenti. Qui investono (sembra proprio anche i Piromalli) i soldi sporchi per ripulirli, naturalmente facendo transitare il ricavato (anche quello della TaxMafiosa del Porto) da Milano, prima di sovvenzionare gli “sforzi” dei “noti professioni” genovesi che da quella Piana provengono. Non lo sapeva?

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