Episodi sgradevoli... a Genova

Scritto da C.Abbondanza - S.Castiglion

 Se qualche settimana fa abbiamo appreso che le finte molotov “collocate e rivenute” dalla gendarmeria del G8 genovese (quella di quando l’allora vicepremier Fini era al Comando Regionale dei Carabinieri ed il Prefetto Di Giovine chiuso nel suo appartamento per la tre giorni) sono sparite perché qualcuno in Questura le ha distrutte per “errore”, abbiamo pensato che effettivamente qualcosa nella macchina dello Stato non funziona, ed abbiamo subito pensato alla rabbia (che non possono più esprimere pubblicamente) quei pm che hanno seguito quell’inchiesta, dopo i già gravi ritardi per l’assenza di un’aula capiente ad ospitare il processo (visto che il Comune ed il Ministero per mesi hanno fatto orecchie da mercante)...

Ed abbiamo avuto riprova che quanto affermava nei suoi viaggi nei Circoli Culturali dei Giovani Azzurri, Marcello Dell’Utri, non era poi così distante dalla realtà. Infatti questi, non mai schierato dalla parte delle vittime, spiegava ai suoi “pupilli” o “bravi” come dir si voglia, che per uscire dai processi bisogna semplicemente allungare i tempi, perché più il tempo passa e più è probabile che i testimoni muoiano, le carte o le prove spariscano o vadano a fuoco o che giunga la prescrizione. Ecco la “legalità” all’italiana (non solo del centro-destra berlusconiano)!

Prima ancora avevamo assistito ad una crisi isterico-nervosa telefonica di un ispettore di Polizia che essendo maschio non ha nemmeno la scusante del ciclo mestruale, e non sa cosa si perde! Probabilmente aveva semplicemente partecipato ad un “corso di aggiornamento” o sindacale o del Ministero del sottosegretario Rosato…affermando che bisognava piantarla con questa storia della mafia in Valpolcevera, a Genova,…che la mafia è altrove! (diceva una canzone: beata ingenuità) Per fortuna questi non fa parte di alcuno dei reparti speciali, come la DIA o lo SCO, che hanno tutt’altra idea…forse perché sono servitori dello Stato e non di qualche oligarchia politico-sindacale, che guarda caso – poi - è la stessa che fonda il suo potere proprio in quelle zone dove è più forte e radicata (e attiva) la presenza di nuclei legati a Cosa Nostra ed ‘Ndrangheta, oltre che a quelli, alleati, delle “nuove mafie”.
Oggi apprendiamo che due agenti della Narcotici (di Genova) avrebbero sottratto, oltre a due (di 18) computer sequestrati, anche un ingente quantitativo di droga (cocaina) sequestrato, passandolo ad un pregiudicato che lo “svendesse”. Reati gravi, al centro di un’indagine e degli arresti effettuati dalla Guardia di Finanza, con anche intercettazioni e flagranza di reato proprio presso la Fiumara , nuovo e noto centro commerciale, tanto amato e frequentato da certe “famiglie”.
Si qualcosa proprio non funziona. Ed allora forse si spiega perché qualcuno nell’ambiente rispose con un “lo sappiamo benissimo” all’indicazione del gioco d’azzardo con premi in denaro per le centinaia di macchinette mangiasoldi collocate praticamente ovunque nella città, ben prima che il Governo Berlusconi legittimasse le vincite in denaro (a partire dal 2006). Infatti che lo sapessero era scontato, visto che in quei bar, in quelle tabaccherie, in quelle latterie, in quei locali o Circoli (spesse volte adiacenti ad uffici di commissariati e comandi) la pratica del “premio” in denaro (e non in buoni consumazione o prodotti) era la “norma”, sotto gli occhi di tutti, anche di quegli agenti che in quei luoghi andavano per controlli, ma soprattutto per le pause caffè o aperitivo. Ci saremmo aspettati una risposta diversa…insomma non una sorta di compiacimento per il modus operandi sconcertante.
Ma si sa, come dice il Prefetto o il Sottosegretario, la mafia qui non c’è, non ha attecchito! E se lo dicono loro…sacrosanto dubitarne, soprattutto se si leggono le carte ufficiali, se si ascoltano le vittime di usura ed estorsione o si osserva la realtà, anche quella degli appalti, con percentuali bulgare di aggiudicazione in alcuni settori, che nemmeno più in Sicilia o Calabria, da decenni, vengono ammesse…tanto per non dare nell’occhio, e senza nemmeno scomodarsi per una visita nei luoghi (in periferia) nelle prime ore del giorno dove i “caporali” dell’edilizia arruolano i “lavoratori”.
Intanto i GIP continuano a respingere, in questa città, le richieste di PM e dei Reparti Investigativi preposti, ad intercettazioni di vario tipo, rinviando l’adozione di tale strumento solo a seguito dell’acquisizione di prove schiaccianti. Ma allora: a che servirebbero ulteriori indagini se le prove sono state già raccolte? Qualcuno potrebbe avere la decenza di spiegarlo, non tanto a noi, ma a chi lavora a quelle indagini? Ed alle vittime, soprattutto a loro, qualcuno è in grado di spiegare l’arcano?
Forse ora capiamo perché il collaboratore di giustizia della ‘Ndrangheta (di questa città, della nota famiglia di “professionisti” dei Mamone) ha dovuto attendere 9 anni prima di essere ascoltato in questa città. Si, perché pur essendo in contatto, ed avendo raccontato e denunciato tutto ad alcuni agenti dei ROS, producendo la stessa documentazione probatoria di quando, dopo la denuncia pubblica da noi raccolta, è stata riconosciuta valida ed attendibile dallo Stato che le ha riconosciuto lo status di Collaboratore di Giustizia, questi non si erano mossi. Se non fossero passati quei 9 anni, i tempi della prescrizione sarebbero stati più lunghi, una spada di Damocle in meno per la Giustizia ed una carta da giocare in meno per i mafiosi (ed i loro “amici” nel mondo della finanza e della politica). E sarebbe stata diversa anche la sorte di due ragazzi che in allora aveva solo 10 anni uno e 3 anni l’altra, figli del collaboratore, quindi non forgiati dalla cultura mafiosa.
Si qualcosa non ha funzionato e non funziona…un po’ come alla procura di Reggio Calabria, altre somiglianze con quella “terra prediletta”… proprio come è similare, per non dire identico, il ruolo dominante svolto dalla massoneria, ed i danni prodotti da quella devianza che in essa spesso si produce. Qualcuno direbbe che sono solo episodi sgradevoli, noi preferiamo dire che sono segni di sgretolamento della coscienza civile e del senso dello Stato, per cui occorre impegnarsi di più per invertire la tendenza perversa che da troppo tempo soffoca questa città (e Regione e Paese).

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