Coincidenze su Crescino-Mamone

Scritto da Ufficio di Presidenza

 Genova, 1-2 aprile 2006
TROPPE COINCIDENZE  PER ESSERE SOLO UN CASO
GENOVA - Su IL SECOLO XIX di oggi, un articolo sulla prima pagina parla di una "rapina" in una villa a Coronata. Parla della famiglia di un commerciante agli arresti presso il Carcere per usura dal gennaio scorso. Non vi sono nomi nell'articolo ma in quella strada viveva, sino all'arresto proprio per usura, Silvio Criscino, con la moglie Angela Mamone e le figlie che tuttora vivono lì. Siamo nell'ambito delle ipotesi e delle supposizioni, ma anche considerando le caratteristiche indicate dagli inquirenti sul quotidiano, occorre prendere in seria considerazione che non sia una semplice rapina, bensì un segnale chiaro e inequivocabile negli ambienti della criminalità organizzata...

Abbiamo sottolineato nei giorni scorsi i segnali di nervosismo negli ambienti di Cosa Nostra e della 'Ndrangheta a Genova. Sappiamo -ed è palpabile dal "clima" - che il muro di silenzio e di omertà che ha protetto per decenni le attività delle famiglie mafiose a Genova si sta sgretolando. Questo certamente grazie all'attento e preciso lavoro portato avanti dai reparti investigativi e della magistratura, ma anche dal fatto che proprio dalla famiglia della moglie del Crescino - la famiglia Mamone, legata ai Raso e Gullace, del clan Mammoliti -, proviene il primo collaboratore di giustizia della 'ndrangheta in Italia. Siamo certi che ormai in diversi siano pronti, o stiano collaborando con lo Stato, abbandonando le cosche di appartenenza o di riferimento. Attendiamo gli sviluppi e ancora una volta invitiamo chiunque sappia e conosca fatti e persone a riferire e testimoniare alle autorità preposte. Questo anche perchè lo Stato può proteggere i collaboratori e testimoni di giustizia che contribuiscono a colpire le mafie.


 

Il Secolo XIX - sabato 1 aprile 2006

CORONATA
Brutta avventura l’altra notte per madre (il marito è in carcere per usura) e figlia. Gli inquirente : banda di professionisti
NARCOTIZZATE E DERUBATE NELLA VILLA
Spariscono gioielli per migliaia di euro e un’auto. I ladri hanno smontato una finestra

di Matteo INDICE

L’irruzione è avvenuta in piena notte, e i banditi sapevano bene cosa fare. “Professionisti” secondo gli inquirenti, “armati” come minimo di narcotico e decisi a ripulire una delle villette nate negli ultimi anni a Coronata: hanno letteralmente smontato una  smontato una persiana, forzato la finestra che immetteva sulla sala, stordito le due inquiline e saccheggiato l’abitazione di gioielli per un bottino di svariate migliaia di euro. E soprattutto hanno colpito quando in casa c’erano due donne (madre e figlia, rispettivamente 54 e 20 anni), sole, allontanandosi sull’auto di famiglia che avevano rubato poco prima in giardino.
Un blitz inquietante, sul quale sono in corso accertamenti sia della polizia che dei carabinieri, complicato da un dettaglio filtrato nelle ultime ore. Vittima dell’intrusione è la moglie d’un commerciante arrestato all’inizio di gennaio con l’accusa di usura, tuttora in carcere: è stata una semplice coincidenza, quindi, ciò che è avvenuto sulle alture di Cornigliano, o l’episodio va letto ad un livello più approfondito? “Di certo – sussurra un investigatore – hanno rubato ed è entrata in azione gente specializzata nel violare appartamenti: lo dimostra la tecnica, tipica delle gang che commettono furti a raffica. E’ chiaro però che le indagini tengono conto di tutti i particolari”.
La ricostruzione, che dev’essere ancora definita nei dettagli, è fondata soprattutto sulla testimonianza della figlia maggiore, trentenne, assente al momento del blitz. E’ lei, infatti, la prima a rendersi conto di quanto accaduto, rientrando in via Purgatorio, una stretta creuza percorrendo la quale è possibile raggiungere il santuario di Coronata. Si tratta d’una strada particolare, molto isolata, dove non si può capitare per caso: “E’ evidente –ammettono ancora in questura- che chi ha agito aveva condotto in precedenza sopralluoghi approfonditi”. Fatto sta che la giovane varca l’ingresso e non ci vuole molto a capire che lì dentro, nelle ore precedenti, è successo qualcosa di grave. L’abitazione è a soqquadro, il disordine inspiegabile, i cassetti aperti e numerosi oggetti sono stati spostati, rimossi, buttati a terra. E poi mancano girelli, altri preziosi, ci sono tutti i segni d’un raid compiuto senza troppo fronzoli. “Mi sono spaventata, ho urlato – riferisce la donna – temevo per mia madre e mia sorella”. Le quali non rispondono immediatamente, e svegliandosi dopo alcuni minuti e risultando in condizioni psicofisiche alterate: “Non riuscivano a capire le mie parole, erano intorpidite, sconvolte”. E l’impiego del narcotico è definito “molto probabile” nei primi rapporti compilati dalle forze dell’ordine.
Il sopralluogo eseguito nella villa di Coronata conferma i sospetti, ovvero l’azione dei banditi. Non paghi del bottino complessivo – che verrà probabilmente quantificato oggi – hanno pure recuperato le chiavi di una vettura parcheggiata all’esterno e con quella si sono allontanati, abbandonandola poco lontano: il mezzo è stato ritrovato dalla polizia e gli accertamenti all’interno potrebbero aiutare parecchio agenti e militari, alla ricerca di impronte e tracce che possano dare una forma più definita a un mosaico finora abbastanza nebuloso.
E’ possibile che le tre testimoni vengano riascoltate, per ottenere nuovi dettagli una volta superato lo choc. “L’obiettivo – concludono gli investigatori – è capire se i ladri davvero non sapevano dove stavano colpendo oppure esiste un retroscena più corposo”. A prescindere dagli sviluppi, il raid è comunque un dato di fatto. E nel mirino sono finite due donne sole.



Il Secolo XIX - domenica 2 aprile 2006

Perquisito un sospetto
RAPINA AL NARCOTICO, L’OMBRA DELLA VENDETTA
La vittima: “In balia di una gang senza scrupoli”

di Matteo INDICE

Lavorano anche i carabinieri del Ros, Raggruppamento operativo speciale, sulla rapina al narcotico avvenuta fra giovedì e ieri in via Purgatorio a Coronata, dove stavano dormendo madre e figlia da sole. E il coinvolgimento non è casuale, ma contempla l’ipotesi (tenuta in considerazione tanto quanto quella di una rapina “normale”) che il blitz rappresenti un’intimidazione nell’ambito di una complessa inchiesta sulla criminalità calabrese.
Due sono gli elementi che hanno complicato la vicenda. Il primo: il marito della donna stordita e rapinata (insieme a lei nell’abitazione si trovava la figlia), un commerciante di 58 anni, è stato arrestato a gennaio per usura insieme ad altre sette persone e fra un mese al Palazzo di Giustizia si terrà l’udienza preliminare durante la quale alcuni indagati potranno patteggiare, mentre per altri si profila la richiesta di rinvio a giudizio. Poi c’è un altro dettaglio, importante, su cui si potranno avere aggiornamenti più precisi oggi: ieri pomeriggio le forze dell’ordine hanno eseguito una lunga perquisizione nel garage di un calabrese residente nel ponente cittadino. Cercavano tute e torce, attrezzi tipici di chi a compiuto un’irruzione in una casa o forse la commissionata. Esistono elementi in comune con quanto avvenuto a Coronata? “No comment” è la risposta che trapela da ambienti investigativi, in attesa di sviluppi definiti imminenti. Nel frattempo A.M., la donna di 53 anni vittima dei banditi insieme alla figlia, ha accettato di ricostruire la sua disavventura fornendo una versione molto netta: “Non so cosa sarebbe successo – ricorda – se ci fossimo svegliate mentre i malviventi stavano entrando dalla finestra, impossibile come avrebbero reagito o cosa ci avrebbero fatto. Siamo state male tutto il giorno: nausea, giramento di testa, è chiaro che hanno spruzzato qualcosa. Collegamenti con l’arresto di mio marito? Nessuno, non credo proprio esistano analogie perché la storia che lo ha portato in carcere è da chiarire. Secondo me è entrata semplicemente in azione una gang di professionisti senza scrupoli consapevoli che la nostra villetta è l’unica della zona sprovvista di allarme”. A.M. parla con voce decisa, dopo due giornate pesanti, trascorse a relazionare la Polizia sui pochi dettagli che potrebbero dare impulso all’indagine sul campo. “Mi hanno spiegato che la tecnica è tipica delle bande di slavi: un foro nella persiana, gli infissi rimossi e l’intrusione. E’ gente del mestiere (il bottino complessivo è di 10.000 euro) poiché, prima di stordirci non hanno fatto il minimo rumore. Noi ci alziamo abbastanza presto e invece è stata mia figlia maggiore, rientrata al mattino, a notare tutte le stanze a soqquadro e a chiamarci”. Nel pomeriggio gli agenti della squadra volanti avevano recuperato l’auto, una Fiat Panda, che i rapinatori avevano usato per la fuga sottraendola direttamente dal giardino. “E’ un dato importante – prosegue A.M. – e speriamo possa rappresentare un buon punto di partenza”. E consapevole che i fatti di due giorni fa saranno collegati al vecchio arresto del compagno e non nasconde il dispiacere: “Lo hanno dipinto come un delinquente, ma lui si alzava tutte le mattine alle cinque per raggiungere Ovada, dove svolgiamo la nostra attività. E poi non dimentichiamo che altri colpi si sono registrati nelle stesse ore, a Coronata, secondo me è opera degli stessi banditi”.
Una rapina di professionisti o un’intimidazione dai retroscena più corposi: per polizia e carabinieri sono piste da battere con pari attenzione.



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