I Pellegrino & C... e gli affari della 'ndrangheta, non solo nell'imperiese

Scritto da Ufficio di Presidenza

'ndrangheta colpita nell'imperieseI primi particolari emersi in merito all'Operazione antimafia di ieri nell'imperiese confermano che i reati contestati sono tipici reati di stampo mafioso: dalle estorsioni alle minacce arrivando anche sfruttamento della prostituzione.
Nella notte tra il 12 e 13 giugno, coordinati dalla Procura di Sanremo, sono entrati in azione un centinaio di agenti dell'Arma dei Carabinieri con l'ausilio anche di due elicotteri e di unità della Guardia di Finanza, in uno scenario che non era quello della Locride o di Palmi, bensì quello tra Sanremo, Ventimiglia e Bordighera.
Gli 'ndranghetisti qui sono "imprenditori", ben inseriti negli appalti pubblici, con licenze ed affari di primo piano. Sono i tre fratelli PELLEGRINO, ovvero Roberto, Maurizio e Giovanni; due fratelli VALENTE, Teodoro e Domenico; Francesco VALENTI; Rocco DE MARTE e Francesco BARILARO...


Ebbene sì: quando i fari si puntano sui mafiosi la loro "invisibilità" viene meno ed è allora che il contesto, già chiaro a molti, diventa inconfutabile quanto inquietante, ben oltre al solo, semplice, aspetto che penalmente viene perseguito. Lo diceva Antonino Caponnetto: per i mafiosi era meglio l'ergastolo dell'attenzione. Ed il perché è semplice: nell'indicarli, nel mostrare chi sono si indebolisce la loro forza intimidatrice, perché si fa sentire il disprezzo sociale che mina alla radice, non solo il silenzio omertoso, ma anche quel consenso sociale che indifferenza, paura e complicità generano. Ma non solo, infatti nell'indicarli, per nome e cognome, si vanno a minare i loro rapporti con le pubbliche amministrazioni ed il mondo economico e finanziario, così che nessuno dei "colletti bianchi" possa dire che non sapeva chi fossero quei soggetti con cui si intrattenevano e con cui facevano affari e concessioni.

Ed è questo contesto che occorre battere a tappeto, quello che va oltre all'aspetto prettamente "criminale" e diventa "impresa", economia legale. Ed allora, se guardiamo a questo contesto si scopre che non è solo stato colpito uno dei principali "locali" della 'ndrangheta in Liguria, ma che si è individuato e colpito quel nucleo che aveva le entrature politico, amministrative ed economiche.
Prendiamo il Francesco BARILLARO, questi è il fratello di Fortunato BARILARO, da sempre considerato a Ventimiglia il massimo esponente della comunità calabrese. E se andiamo avanti scopriamo che questi ha un negozio di prodotti tipici calabresi a Ventimiglia, in via Hambury. E se andiamo a vedere il figlio di Fortunato BARILARO, Giuseppe, si apprende che lavora presso il Comune di Ventimiglia, come ricorda il sito AlzaLaTesta, a seguito di un concorso - sembra come unico partecipante - all'ufficio personale con responsabilità di controllo dell'orologio delle presenze. Ed è dei BARILARO quella sala giochi a Bordighera tra i principali luoghi perquisiti nell'ambito dell'Operazione della Procura di Sanremo. E' per l'apertura di questo esercizio che non riuscendo ad avere la licenza richiesta da Nadia BARILARO, i soggetti avevano proceduto ad ulteriore istanza presso il Comune per poi passare, parallelamente, ad intimidazioni e minacce.
E se i BARILARO sono questi i PELLEGRINO sono i signori di appalti, subappalti e incarichi vari, sia pubblici che privati. Anche qui il contesto è ampio e non si può che partire dall'ottimo rapporto di lavoro per i progetti della "Nostra signora dei Porticcioli", ovvero del gruppo della signora Caltagirone, alias Cozzi Parodi. Prendiamo ad esempio il Porto di Ventimiglia attualmente in costruzione (e per cui unica opposizione del fronte ambientalista è venuta dal Wwf Liguria che è ricorso al Tar). Chi porta i massi? La società del Fratelli PELLEGRINO! E andiamo avanti... E' la società dei PELLEGRINO che operava in lungo ed in largo in quella striscia di terra che negli ultimi tempi era divenuta più che mai terreno di intimidazioni pesanti con spari e incendi. E chissà come mai pur se noto che la famiglia PELLEGRINO è indicata da anni, dai reparti investigativi dello Stato, come famiglia di 'ndrangheta, i pubblici amministratori e così i grandi gruppi privati hanno sempre trovato in loro degli ottimi interlocutori e compagni di affari.
I PELLEGRINO, come è stato confermato di recente, hanno intrattenuto rapporti con mafiosi insediatisi nella Costa Azzurra, come dimostra il caso degli incontri frequenti e pubblici (quali sono pranzi e cene) con il boss Giovanni TAGLIAMENTO, confessati pubblicamente dallo stesso camorrista a Il Secolo XIX. Ma nonostante questo i PELLEGRINO sono sempre stati considerati degli "imprenditori" con cui non era solo possibile ma utile fare affari come ci ricorda Marco Preve su La Repubblica, parlando dell'inchiesta che ha portato a questi primi 8 arresti: "Un'inchiesta che può aprire molti altri scenari inquietanti. Come quelli che portano a Bordighera, una delle perle della riviera... la Bordighera di oggi è fatta anche di massoneria e affari colossali. Come ad esempio la ristrutturazione e trasformazione (50% residenziale) dell'ex hotel Anges, realizzato a fine '800. Proprio in questo intervento è entrata l'impresa dei Pellegrino (che hanno, tra i tanti appalti, anche quello di Ospedaletti per il maxi porto), spodestando un'altra ditta". Ed ancora, se parliamo di incarichi pubblici ai PELLEGRINO non si può non ricordare - come fa Marco Menduni su Il Secolo XIX - del maxi ripascimento della spiaggia di Bordighera, così come la partita della Pista Ciclabile, con le opere connesse tra cui i parcheggi sotterranei: "Area 24, la spa cui è affidata la realizzazione della pista, aveva venduto il sottosuolo alla Millennium, società immobiliare con sede in Lussemburgo. Il gruppo interforze porta via la documentazione sulla ditta con cui la società lussemburghese ha affidato scavi e movimento terra: per l'appunto la FRATELLI PELLEGRINO di Bordighera".
Sul filone dello sfruttamento della prostituzione si deve andare invece in due nights: "Le grotte del Drago" di Sanremo e l'altro Bordighera "L'Arcobaleno", dove agli "spettacoli" le ragazze dovevano aggiungere anche l'offerta di prestazioni sessuali a pagamento.

Ed è così, con questa Operazione antimafia che con la famiglia PELLEGRINO ha visto finire nell'indagine ed agli arresti anche i VALENTE, a questi imparentati, ed alcuni degli altri uomini della cosca locale. Non tutti, perché alcuni non sono ancora stati toccati dagli arresti, ma gli sviluppi di questa inchiesta non dovrebbero tardare. Infatti non possiamo nemmeno dimenticare che nel recente passato i PELLEGRINO sono già stati toccati da inchieste pesanti. Una è quella che ha accertato che Maurizio PELLEGRINO diede ospitalità al pericoloso boss latitante della 'ndrangheta Carmelo COSTAGRANDE, l'altro, con Roberto PELLEGRINO, è quello relativo al traffico di armi di Pierino e Simone CALVINI, che si svolgeva attraverso l'armeria "Ausenda Caccia & Pesca" di Sanremo. In occasione di quell'arresto la Questura scriveva in merito al traffico d'armi messo in atto dai soggetti che: "Dopo aver ottenuto l'autorizzazione all'esportazione di armi a favore di soggetti di cittadinanza francese, producendo documentazione falsificata, i gestori dell'armeria cedevano le armi a soggetti non autorizzati e legati alla criminalità organizzata".

Quindi se l'evidenza non è opinione, oltre agli amministratori e funzionari che hanno denunciato minacce ed intimidazioni, vi sono anche amministratori e funzionari, oltre ad imprenditori privati, che hanno fatto affari e dato concessioni, garantito interessi ai PELLEGRINO & C. Qui è dove occorre andare a guardare, in quella terra di Ponente dove le società pubbliche, come quella del Porto di Imperia, negano ogni forma di trasparenza sulle società incaricate di lavori e forniture. Occorre scoperchiare i legami di chi assecondava gli appetiti degli uomini delle cosche calabresi radicatesi in questa regione.
Ed occorre farlo guardando a tutto campo, tornando sugli interessi che ruotano attorno e nel Casinò di Sanremo, così come nella complessa e "protetta" rete di società pubbliche e partecipate, negli uffici urbanistici e di rilascio delle licenze e concessioni dei Comuni, sino alla Regione, passando per le banche che rilasciavano crediti ed i "professionisti" che si prestavano per garantire coperture e maschere agli affari sporchi. Occorre puntare senza alcun timore sui pubblici amministratori (di Enti o società pubbliche e partecipate) che facevano affari con società straniere con sedi in paradisi fiscali o con soci coperti da segreto fiduciario. E' lì che occorre andare a vedere e colpire.

Un ultimo passaggio, prima di chiudere questo primo approfondimento in cui abbiamo tentato di ricostruire i fatti ed i protagonisti, è quello sul vero fulcro della 'ndrangheta in Liguria. Si continua a dire che risulterebbe essere proprio nell'imperiese, ma non ci pare sia proprio così.
Se si intende infatti come "cabina di compensazione" a Ventimiglia, la struttura delle 'ndrine per coordinarsi e gestire al meglio i rapporti con le diramazioni in Costa Azzurra, è certamente vero e non solo possibile... ma la vera "cabina di regia" della 'ndrangheta in Liguria non è (da molti anni) nell'estremo Ponente, bensì si trova nel savonese.
Ce lo indicano due aspetti. Primo fra tutti che le cosche nell'imperiese hanno alzato troppo il tiro, rendendosi troppo visibili e sarebbe un controsenso assoluto pensare che dove si "gioca" la loro complessiva strategia criminale e "affaristica" questi attirino così tanto l'attenzione, dopo tanta fatica per ottenere un efficace insabbiamento, in una terra dove, comunque, per loro è più difficile l'azione di mimetizzazione. Il secondo aspetto è forse più complesso, ma non indipendente dal primo. Infatti è anche possibile che dove la presenza mafiosa è conclamata da sempre si sia scelto di alzare il tiro per attirare l'attenzione e quindi distoglierla dal vero "fulcro". Ed allora arriviamo al savonese.
Qui vi è una massoneria potentissima, la cui influenza non è stata intaccata nemmeno dallo scandalo di Alberto Teardo. Anzi tra Cairo e Villanova d'Albenga le logge sono assai potenti e raccolgono ampia parte della classe dirigente di tutto il savonese. Ed è proprio in questo contesto dove le organizzazioni mafiose, a partire dalla 'ndrangheta, hanno goduto di protezioni indicibili. E' qui dove vi è stata la grande alleanza tra mafia, politica ed imprese, grazie anche, appunto, alla massoneria. E' qui dove ai boss della 'ndrangheta è stato concesso di vivere con assoluta tranquillità, consolidando il proprio potere e garantendo operazioni di riciclaggio spaventose con ricadute nel ponente e nel levante della regione. E' qui dove anche la Chiesa non disdegna l'amicizia con assassini di mafia. E' qui che anche magistrati non disdegnavano inviti a cena con la comunità calabrese alla presenza di boss conclamati, così come, sempre qui, risultano stranissimi ed opinabili certi rapporti amichevoli tra boss della 'ndrangheta ed esponenti delle Forze dell'Ordine. E' qui che attraverso questa rete che ha portato società di mafia a lavorare per colossi economici, per grandi appalti pubblici e con concessioni inspiegabili da parte di funzionari e amministratori Pubblici dai piccoli Comuni sino ai vertici della Regione. Nomi noti, graziati da prescrizioni o omissioni di indagini, che si intrecciano agli affari nell'imperiese come a Genova. Si tratta dei Gullace e Raso, dei Fazzari, dei Fotia, dei Mamone... dei Fameli. Ed è una strana coincidenza quella che vede proprio coincidere con il finire dell'era di una Procura in "sonno" e le nuove attenzioni poste su queste famiglie (e sui loro affari e legami con politica e imprese) con il fatto che la 'ndrangheta nell'imperiese abbia deciso di uscire dalla sua "invisibilità" e porsi tanto clamorosamente alla ribalta. Non dimentichiamoci che le mafie hanno non solo imparato a coordinarsi tra loro, ma che hanno sempre saputo sacrificare alcuni pezzi della loro organizzazione pur di salvaguardare l'interesse primario, principale della loro organizzazione. E non sarà nemmeno un caso se alcune armi rubate nell'imperiese sono state ritrovate alcune settimane dopo, insieme ad alcune migliaia di euro, in una vecchia discoteca abbandonata dove è stato visto in alcune occasioni quel boss Carmelo Gullace con i suoi. D'altronde se i Fameli sono i principali referenti dei potenti Piromalli ed il Nino Fameli fa anticamera da Gullace, che è anche il padrino della nuova generazione dei Mamone, e che attraverso le imprese delle signore Fazzari opera con i Fotia ed alcuni dei principali costruttori del savonese, qualcosa dovrà pur dire o no? Ed allora ecco su cosa dobbiamo puntare i riflettori... dove non si vuole che si guardi e dove vi sono i rapporti "indicibili"... E noi è lì che continueremo a guardare e scavare perché sono molte le cose che stanno venendo a galla!

Bisogna colpirli tutti, uno ad uno. Bisogna individuare i loro patrimoni ed aggredirli, in Italia come all'estero, fossero anche nelle isole del centro America. E per questo occorre fornire supporto ai reparti dello Stato, con denunce e segnalazioni, come noi da anni cerchiamo di fare. Non bisogna farsi spaventare perché questi signori possono avere atteggiamenti e nomi che inducono timore, ma si possono colpire e schiacciare senza problemi. Ma questo, quello giudiziario, è solo un aspetto, infatti vi è anche quello sociale che deve far vincere la paura del disprezzarli e indicarli per nome e cognome, del rifiutare il loro saluto e quello dei loro sodali, di negare consenso a chi con questi signori si accompagna ed a chi a questi signori garantisce affari, cioè Potere. Non occorre essere eroi, ma semplici cittadini.
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