Le intimidazioni di Caltagirone e gli affari nascosti del Porto di Imperia

Scritto da Ufficio di Presidenza

La grande inaugurazione dei Claudio, con il Bellavista e tutta l'allegra compagniaAlla fine le questioni del Porto di Imperia vengono a galla, perché qualcuno il suo dovere lo fa ed è così che scatta, con tutta la sua aggressività, l'intimidazione di Francesco Bellavista Caltagirone contro chi osa mettere il naso sui conti, incarichi e forniture del Porto turistico di Porto Maurizio a Imperia.... quello innaugurato in pompa magna da lui con i fedeli alfieri suoi e della "Signora dei Porti" Cozzi Parodi, ovvero i due Claudio, Burlando e Scajola.
Noi, più volte abbiamo sottolineato che era (ed è) non soltanto inconcepibile ma gravissimo che non vi sia trasparenza alcuna sui fornitori e ditte incaricare (direttamente e in subconcessione) della PORTO DI IMPERIA SPA. E questo non solo perché la società ha la concessione pubblica per costruzione e gestione del mega Porticciolo, ma suprattutto perché quella società ha partecipazione e capitale pubblico, accanto ai privati. Infatti la PORTO DI IMPERIA spa è:
- al 33% della ACQUAMARE (a sua volta al 100% della ACQUA PIA ANTICA MARCIA, ovvero di Francesco Bellavista Caltagirone);
- al 33% della IMPERIA SVILUPPO (ovvero degli imprenditori locali: Carli, Isnardi, Guatelli, Parodi, Conti e fratelli Mancinelli);
- al 33% del COMUNE DI IMPERIA...


Si tratta di un'opera faraonica con concessione per 50 anni più 5 relativi alla realizzazione, su un area di oltre 450 mila metri quadri, per un totale di 1.311 posti barca, 4.000 parcheggi, 117 mila metri cubi di edifici, e quindi: residenze turistiche per 6.000 metri quadrati, Yacht Club, locali e commerciale per 8.600 metri quadrati, oltre a 587 metri quadrati di servizi portuali e 15.000 metri quadrati per i cantieri nautici.

Nei lavori di realizzazione del Porto di Imperia, commissionati dalla PORTO DI IMPERIA SPA, sono già saltate fuori infiltrazioni mafiose e nello specifico società della 'ndrangheta che già avevano operato nell'ambito dei cantieri per le Olimpiadi invernali e la TAV e che quindi erano sotto indagine della DIA di Torino, per finire alcuni mesi fa, anche nel Porto di Imperia, sotto sequestro antimafia.

La PORTO DI IMPERIA SPA non ha mai battuto ciglio, non ha mai proferito parola e nemmeno fornito una giustificazione per tale fatto. E si calcoli che quelle sequestrate non sono le uniche società di famiglie indicate dai reparti dello Stato come "mafiose", ad aver operato nell'ambito della realizzazione dell'opera. Ed infatti anche dopo questo scandalo nulla è stato ancora pubblicato su fornitori e ditte incaricate di eseguire i lavori. Silenzio totale sui nomi e sulle cifre, pur, se gestite e assegnate da una società con il 33% del capitale pubblico e con una concessione pubblica ultracinquantennale.

Mai chiarito, ad esempio, nemmeno se la società dei Fotia, ovvero la SCAVO-TER, avesse avuto o meno un incarico diretto o indiretto, per la demolizione dei silos del Porto che ha eseguito nell'agosto del 2008. Eppure la famiglia Fotia, originaria di Africo e da lunghi anni insediatasi a Vado Ligure con la SCAVO-TER di cui abbiamo a lungo parlato recenetemente, è da tempo indicata nelle relazioni della DIA e della Commissione Antimafia come famiglia legata alla 'ndrangheta.

Ed ora, che un tecnico, ovvero il Presidente della Commissione di verifica del Porto di Imperia, Roberto Boni, prende carta e penna per segnalare gli esiti del suo lavoro di verifica e invia la sua relazione anche alla Procura della Repubblica, scoppia il putiferio.

Nella verifica infatti ha notato - e quindi segnalato - un "dettaglio": una lievitazione dei costi dell'opera da 29 milioni di euro a 145 milioni. Ma non basta... infatti all'aumento dei costi fa da contraltare una qualità di materiali scadenti, dalle mattonelle della pavimentazione che già si sollevano alle ringhiere già arruginite.

Ed è così che davanti ad un tecnico che fa il tecnico e quindi esegue il proprio compito, il Bellavista Caltagirone - che non ha proferito parola sulle società di mafia che hanno operato nella costruzione del Porto - perde le staffe e annuncia querela contro quel tecnico. Chiaro? Questa sortita del Caltagirone non è forse una chiara, inequivocabile, intimidazione? La reazione del signorino appare platealmente come un segnale, che in altre parole può essere tradotto così: non osate mettere becco negli affari che mi riguardano perché altrimenti vi massacro.
Ma che bell'atteggiamento!!!

Una reazione inquietante, quindi, che dovrebbe immediatamente trovare una levata di scudi a difesa del Presidente della Commissione di verifica da parte delle Istituzioni, a partire dal COMUNE, per arrivare alla REGIONE. Infatti non è tollerabile che chi è soggetto ai controlli minacci di querela o di citazione in sede civile chi effettua i controlli.
Il signorino Bellavista Caltagirone se vuole operare con concessioni pubbliche e/o in società miste con enti e capitali pubblici, si metta il cuore in pace: deve rendere conto alla collettività, quindi si assoggetti ai controlli, alle verifiche ed alle eventuali contestazioni che possono scaturire dal punto di vista amministrativo, civile o penale!

Al momento, invece, nessuna presa di posizione delle Istituzioni a difesa di Boni, anzi, levata di scudi sull'operato della PORTO DI IMPERIA SPA che è, come visto, totalmente avvolto da una nebbia fitta generatrice di un enorme buco nero che impedisce ogni sorta di verifica sui fornitori e incarichi diretti e indiretti.

Ed il silenzio degli amministratori pubblici diventa forse più comprensibile da un'altra questione che si intreccia con la partita del Porto, quella della cosiddetta cricca di BALDUCCI & C. Infatti se erano già emersi i contatti tra l'uomo forte delle banche, del Vaticano e dell'Opus Dei, ovvero Marco SIMEON con il DE SANTIS, stanno emergendo anche elementi relativi al gruppo BALDUCCI-ANEMONE, sia nel regno di Scajola, quale è il ponente ligure, sia anche nel resto della regione, basti pensare al Walter LUPI, l'ex Provveditore ai Lavori Pubblici di Liguria e Lombardia, quello del villino di Mulinetti di proprietà del Demanio che si era preso e sistemato come dimora e che, non per nulla, è stato promosso alla guida di un'altra grande opera: il Terzo Valico, ovvero la tratta ferriviaria ad alta velocità Genova-Milano. E così se filoni di inchiesta sono già stati aperti anche nelle Procure liguri, un rapporto dettagliato della Guardia di Finanza ligure dovrebbe essere finito sul tavolo dei pm di Perugia.

Ecco quindi che ancora una volta vediamo, allargando la visuale dell'obiettivo, un contesto politico amministrativo pesantemente compromesso, in cui le società pubbliche o con partecipazioni pubbliche omettono di garantire trasparenza e correttezza nella gestione della cosa pubblica, come già nei casi dei lavori assegnati da AREA 24 per la realizzazione della Pista Ciclabile, in cui operavano i fratelli PELLEGRINO, che, con la loro società operavano anche nei lavori di un altro porte dell'imperiese, quello di Ventimiglia, made "Nostra Signora dei Porti" Cozzi Parodi in Caltagirone, con l'alta benedizione del sindaco Tano Scullino. E se andiamo a vedere opere, per restare nell'imperiese, di rilevanza pubblica, come il raddoppio della linea ferroviaria troviamo di nuovo la SCAVO-TER dei Fotia e, stando alcune segnalazioni giunteci, anche società molto vicine ai GULLACE-FAZZARI.

Ecco perché forse qualcuno è tanto allergico alle verifiche ed ai controlli di legalità... Perché se si va a porre attenzione là, dove con tanta fatica si è nascosto tutto, certi rapporti ed intrecci vengono a galla e le conseguenze potrebbero essere molto spiacevoli per certi imprenditori ed amministratori pubblici che delle spregiudicatezza hanno fatto la loro pratica di azione, arrivando anche a far lavorare società in odore o accertatamente di mafia.

La PORTO DI IMPERIA SPA vuole dare una risposta? Bene: pubblichi online sul proprio sito, uno dopo l'altro l'elenco di:
- fornitori, con indicazione, per ciascuno, della tipologia, del costo preventivato e del costo finale;
- ditte incaricate direttamente di eseguire progettazioni e lavori, con, per ciascuna, l'indicazione dell'incarico assegnato, del costo previsto e del costo finale;
- ditte che hanno avuto incarichi indiretti, anche qui, per ciascuna, con l'indicazione dell'incarico svolto, del costo previsto e del costo finale;
- le compagini sociali (proprietà, amministratori, incarichi vari) dei fornitori e delle ditte incaricate (direttamente e indirettamente);
- le eventuali offerte (con tipologia e costo) di altre ditte e fornitori giunte ma rigettate.

Non ci vuole tanto, ci si mette qualche ora!

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