'Ndrangheta, politica e territorio, una fotografia del contesto di Ponente

Scritto da Ufficio di Presidenza
'Ndrangheta, politica e territorio, una fotografia del contesto di Ponente

L'imperiese è una zona cruciale e la mappatura è chiara da tempo... solo la politica, nella sua grande parte, il Prefetto Di Menna (a proposito quando viene trasferito?) ed il vice-re Claudio Scajola si ostinano a negare l'evidenza. Come Casa della Legalità abbiamo parlato a lungo di questo territorio. Abbiamo presentato esposti, segnalazioni e istanze dettagliate... abbiamo affrontato la questione pubblicamente ed ora ci torniamo con questa nuova lunga "tappa"...



Vincenzo CampanaIn questo territorio, tra quel bellissimo borgo antico che è Apricale e Sanremo, nei boschi che corrono lungo la montagna, come a San Romolo, vi è quello che potrebbe definirsi uno dei tanti cimiteri di "lupara bianca". Un luogo insospettabile, con quei borghi antichi arroccati sui versanti, dove nessuno mai andrebbe a pensare di trovare cadaveri, ed ancor meno cadaveri di esecuzioni mafiose... ed invece qui di cadaveri di morti ammazzati se non sono trovati diversi... l'ultimo è quello del Vincenzo CAMPANA, scomparso da Loano e trovato qui, mezzo carbonizzato in un tubo.

armi sequestrate alla 'ndrangheta a BordigheraQui le armi, come i killer della 'ndrangheta, sono di casa... e le recenti inchieste dell'Arma dei Carabinieri, con i ROS e la Procura di Sanremo lo hanno evidenziato, fortunatamente arrivando prima che fosse troppo tardi. Anche la Squadra Mobile di Imperia era sulla strada buona... peccato che Luigi Mauriello, Questore di Imperia sino a poche settimane fa, la mafia non la vedesse proprio e che avesse scelto, invece, la strada dello "scontro" proprio con il Dirigente della Squadra Mobile che a differenza sua: la vedeva e la voleva contrastare.

Qui vi è uno dei capisaldi sia delle attività prettamente illecite, come ad esempio, il traffico di sostanze stupefacenti e di armi, di sfruttamento della prostituzione e delle estorsioni, sia di quelle "mascherate" dietro ad attività apparentemente lecite, ed entriamo quindi nel campo del riciclaggio (con soprattutto la speculazione edilizia), del gioco d'azzardo, dell'usura e dei traffici di rifiuti.

La "colonizzazione" qui è compiuta da tempo in tutti i settori, così come nel resto della regione, ma qui, forse, è più palpabile. Infiltrazioni nei settori dei controlli, nella politica e nell'economia, costituendo un vero e proprio "blocco di potere" trasversale.

San Michele ArcangeloQui, come anche nel savonese e genovese, e come nella terra d'origine, hanno la "buona" abitudine di usare la Fede religiosa (cosa che non pare destare alcun problema alle competenti Curie)... Se anche qui i matrimoni servono per rafforzare il legame di sangue tra cosche, anche i battesimi come i funerali sono usati per coprire - quanto anche le processioni - incontri e alleanze. I PELLEGRINO, ad esempio, non potevano far mancare nella loro villa né i quadri del San Michele Arcangelo patrono della 'ndrangheta, né una Madonna all'entrata della loro "armata" dimora.

le riunioni...Ed anche qui si incontrano... Le "riunioni" per loro sono importanti. Una di queste l'ha illustrata in dibattimento a Sanremo il Procuratore Cavallone... Era il 2002 quando una di queste è stata fissata agli atti... Si tenne nella carrozzeria di Benito PEPE', padre della Lucia PEPE' moglie di Maurizio PELLEGRINO e che doveva essere l'intestataria proprio della Sala Giochi che volevano aprire a Bordighera e che invece si è rivelata il boomerang per il clan. A quella riunione c'erano Francesco BARILARO, padre di Nadia, moglie di Giovanni PELLEGRINO. Ed ancora: Michele CIRICOSTA, Francesco Antonio RINALDI, Antonio ROMEO, Domenico TIGANI, Antonino BARILARO, Fortunato BOFORTE, Pietro BRANCATI, Gerardo PAFFAELE e quell'Antonio RAMPINO per lunghi anni (sino alla morte) "capo" della 'Ndrangheta in Liguria che raccordava tutte le 'ndrine qui operanti (e sino al pavese ed al sud Piemonte), con l'aiuto del suo fratello Franco... che invece le riunioni mascherate da cerimonie le teneva con i GULLACE-RASO-ALBANESE, i FAZZARI ed i MAMONE (compreso l'imprenditore Gino MAMONE che tanto dice di non aver mai conosciuto mafiosi)... e se un luogo diviene noto, ve ne sono altri per queste riunioni di mafia... come la Serra di via dei Colli.

Ed allora partiamo dalle storie di alcune delle cittadine di questo Ponente... su come si controlla il territorio e si condiziona il voto, così come anche l'economia e le scelte di queste comunità. Solo comprendendo il contesto sociale e politico di questa terra, che qui cerchiamo ora di raccontare, si possono comprendere le dinamiche che in essa si sviluppano, ivi compresa quindi la conquista di spazi sempre più ampi da parte delle cosche della 'ndrangheta... in attesa che i nuovi colpi siano inflitti dallo Stato, speriamo in via definitiva, a quel cancro chiamato mafia!


Il "controllo" capillare di VALLECROSIA (ed un po' di CAMPOROSSO)

Partiamo dal Comune di Vallecrosia. Qui c'è un organizzazione perfetta che garantisce il controllo del territorio... Una ventina di persone che normalmente passeggiano per il Paese, ogni giorno, fungendo da sentinelle che segnalano prontamente "al vertice" ciò che accade: chi incontra chi, cosa dice tizio e caio. Qui se due si incrociano e iniziano a parlare, anche per pochi minuti, vengono "fotografati"... Se un commerciante, ad esempio, viene avvicinato per proporgli una candidatura in una lista di opposizione, dopo poche ore riceve la visita di uno dei "calabresi" che, gentilmente, gli sconsiglia di accettare... E nelle giornate di elezione, ad esempio, davanti alle sedi delle sezioni elettorali, si schierano soggetti ben vestiti a costituire un corridoio in mezzo al quale gli elettori devono passare per recarsi in cabina elettorale, sotto lo sguardo dei "signori" supporter delle liste di maggioranza.

E qui a Vallecrosia c'è ancora, a quanto raccontano alcune testimonianza, il "voto di scambio" vecchio stile... 50 euro è il valore di un voto e sarebbe un bar di Via I Maggio il luogo dove i "candidati" interessati possono recarsi per comunicare l'interesse all'acquisto di qualche preferenza, per poi essere contatti e perfezionare l'accordo.

Marcianò, durante il processo al clan TeardoD'altronde qui vi erano (e sono) i MARCIANO', a partire dal vecchio Giuseppe, a cui già Alberto TEARDO si rivolgeva per comprare i pacchetti di voti dei "calabresi"... ed a cui anche Alessio SASO si era rivolto prima delle ultime regionali per essere dirottato ad incontrare il boss Mimmo GANGEMI a Genova. E' proprio a Vallecrosia che i MARCIANO' avevano già allora, ai tempi di TEARDO, il suo buon ristorante e si atteggiava a boss, vizietto che pare essersi conservato e tramandato ai più giovani esponenti della famigliola. Qui, tra l'altro, c'è qualcuno che si lascia andare nel dire che il ristorante CASABLANCA (i cui muri sono di proprietà del Comune di Vallecrosia) pare fosse nella disponibilità del MARCIANO', a cui sarebbe molto vicino un ex maresciallo dei Carabinieri, Vittorio URIUOLI, attualmente consigliere e capogruppo della lista di BIASI al Comune di Vallecrosia.

Ma a Vallecrosia il "voto di scambio", a parte quel che si dice sui nuovi tariffari e canali di raccolta, pare soprattutto essere altro... ed ancora una volta sono i soldi pubblici, le licenze, il favore! Vallecrosia è un piccolo Comune, non ha grandi risorse, ma quello che sistematicamente accade fa pensare ad un meccanismo perfezionato su piccola scala che i soldi li fa arrivare...

Le alluvioni di Vallecrosia un affare costante per i PELLEGRINOA Vallecrosia le alluvioni sono puntuali e sistematiche
, anche perché nonostante si sapesse e si sappia cosa occorra fare per evitarle, non si è fatto e non si fa nulla per evitarle! Così le alluvioni si susseguono e si susseguiranno ancora... Nel 1998, con grossi danni a Soldano, nel 2000 quando sono "saltati" i ponti tra San Biagio e Vallecrosia con esondazione nella parte alta del Comune, nel 2006 con il fiume che è sceso per poi esondare dopo il formarsi dell'ennesima diga. Dal 2006 la Le alluvioni di Vallecrosia un affare costante per i PELLEGRINOProvincia ha indicato che il Ponte dell'Aurelia è una barriera dove la prossima volta potrebbe capitare il peggio. Ma nonostante l'accaduto e l'allarme, nessun intervento è stato fatto per evitare il ripetersi del disastro. Qualcuno però, ad ogni occasione, ha potuto incassare dal disastro che tanti danni a creato alla comunità di Vallecrosia. Infatti ad ogni alluvione consumata arrivavano i soldi per gli interventi di somma urgenza, ovvero quelli che vengono assegnati senza gara... e sistematicamente i lavori hanno visto gli incarichi per la società del clan PELLEGRINO!

Solo nel 2006 si è trattato di circa un milione di euro... incarico pubblico ai PELLEGRINO che hanno poi ad assegnare (loro) un pochino di fondi per interventi di subappalto ad artigiani locali... così tanto per far capire chi effettivamente detiene il "potere"...

A Vallecrosia non poteva poi mancare la partita urbanistica, visto che siamo nella regione per eccellenza del "partito del cemento". Qui il Piano Regolatore è scaduto nel 1990 (era dell'80) ed a oggi non c'è ancora il nuovo PUC... e così si procede a "discrezione", di volta in volta, senza un disegno preciso di cosa vuole essere questo territorio. Non vi è una visione di insieme, ma vi sono, a quanto pare, interessi di alcuni "insiemi" di gruppi politici, imprenditoriali ed anche mafiosi.

Partiamo da due grandi operazioni immobiliari e, quindi, arriviamo ai grandi signori dell'Amministrazione che su questa partita hanno avuto ed hanno peso, con quell'immancabile tradizione dilagante chiamata "conflitto di interessi"...

Partiamo da quella che vedrebbe - ci viene raccontato - anche un certo interesse dell'ormai ex-sindaco di Bordighera Giovanni BOSIO, ovvero l'operazione che si sviluppa sulle cenere della vecchia fabbrica-vaseria sulla via Romana, la TONET. Qui si nasconde anche una necropoli del Tardo Impero, ma ciò è ignorato dalle volontà politiche dell'Amministrazione di Vallecrosia, perché qui si vuole far sorgere una scuola e soprattutto altre iniziative immobiliari.

Marco PrestileoAlle spalle della TONET vi è un ampia area. E' stata acquisita da MASALA che ha promosso un progetto con una quindicina di blocchi immobiliari, probabilmente folgorato dai casermoni stile boom anni settanta. Ma su questo progetto, che risale nel tempo, cadde la vecchia Giunta di Vallecrosia, del sindaco Paolino, nella cui maggioranza svolgeva ruolo importante il Marco PRESTILEO (commercialista, amico di Scullino e poi divenuto City Manager di Ventimiglia). In allora si parlò di un voto contrario di parte della maggioranza alla variante urbanistica, che avrebbe dato il via all'operazione promossa da MASALA, perché non tutti avrebbero avuto un adeguato ritorno. Ma se questo è, come si suol dire, leggenda, quel che è certo è che da allora il Comune di Vallecrosia sia andato per due volte a scioglimento anticipato con ben due commissariamenti, visto che i due potenti fronti, uno dei BIASI e l'altro dei PRESTILEO, si fronteggiavano, senza arrivare ad un intesa.

Nella "faida" sull'urbanistica al Comune di Vallecrosia, si aggiunge la partita dell'ex fabbrica di caramelle FASSI. Qui l'area era pubblica, ovvero del Demanio, e fu svenduta per la realizzazione di un azienda che creasse occupazione, come appunto era la vecchia fabbrica di caramelle. Quest'area è arrivata poi nella proprietà di Walter TORASSA, già assessore a Bordighera, coordinatore PDL di Bordighera e rappresentante della Provincia di Imperia nel Cda dell'Autostrada dei Fiori, oltre che, si dice, molto legato, ad una giornalista locale del Il Secolo XIX. E l'area dell'ex FASSI è un altro dei tasselli cruciali della speculazione immobiliare in questo territorio.

Armando BiasiEd è così che, dal 1990, a Vallecrosia si gioca la partita del PRG... Una prima approvazione del nuovo strumento di pianificazione vi fu, da parte del Comune, con la Giunta Paolino, ma quel Piano, scritto per accontentare tutti, senza definire alcun filo logico di sviluppo urbanistico della cittadina, venne respinto, dagli Uffici della Regione, proprio per l'assenza di un disegno di insieme che i Piani urbanistici devono garantire. Solo nel 2009 viene approvato un preliminare del nuovo Piano Urbanistico Comunale, scritto in costante contatto con la Regione guidata da Burlando. Questi, sarebbe, si racconta, il frutto del grande "accordo" (che prelude anche a quello elettorale) tra i gruppi BIASI e PRESTILEO... ma nonostante la Regione abbia già prodotto le Osservazioni, in Comune a Vallecrosia si è deciso di attendere dopo la prossima tornata elettorale di maggio per approvarlo in via definitiva, così da evitare di scontentare qualche elettore.

Ed nel nuovo PUC (in fase di adozione) vi sono delle chicche niente male... ad esempio quella relativa ad un'area non edificabile, accanto al Depuratore, che a PUC, non si sa bene come, prevede la realizzazione di un albergo 5 Stelle (vista Depuratore, non è niente male!) oltre ad un borgo marinaro (senza darsena).

Quello che fu il chiosco dato alle fiamme della mamma di PrestileoComunque sia, nel frattempo, se il gruppo PRESTILEO è ancora saldamente inserito nel Comune, durante questo tragitto sulla partita del Piano Urbanistico, Marco PRESTILEO, si dimise da assessore, come già ricordammo, dopo che il suo Ufficio e la sua auto furono crivellate di colpi da arma da fuoco... Erano i tempi dei grandi attriti con il gruppo BIASI... ed erano inquietanti fatti che il PRESTILEO non denunciò subito, forse perché fondamentalmente abituato ad atti intimidatori, visto che il chiostro delle madre, proprio a Vallecrosia, anni prima, andò a fuoco senza che mai si capisse perché!

L'arresto di Domenico CRUSOE tornando alle pratiche "urbanistiche" ed al resto, non possiamo che collegarci alla questione dei CRUDO... famiglia calabrese importante a Vallecrosia, con iniziative "imprenditoriali" quanto meno curiose, che passano da uno all'altro dei figli, con aste che vanno deserte perché qualche interessato dopo una "ripassata" decide di non presentare più l'offerta di acquisto. E la famiglia CRUDO è quella di cui abbiamo parlato di recente, sia per il capofamiglia, Il park in costruzione su richiesta dei CRUDODomenico, arrestato con un bel fucile a canne mozze, oliato e carico, detenuto clandestinamente, sia per la concessione del Comune alla società "BLU GARAGE SRL" per la realizzazione di box interrati in cambio di qualche onere di urbanizzazione che, tra l'altro, si sarebbe dovuto realizzare prima di qualsiasi intervento nell'area dei box, ma che invece non si è la sala giochi nell'ex mercatino della figlia dei CRUDOancora visto. E questi box sorgono in una zona di Vallecrosia che si potrebbe proprio ribattezzare il "rione CRUDO". Proprio lì vicino, infatti, in via Giovanni XXIII, vi è il negozio di ortofrutta gestito dagli anziani signori CRUDO... e poco distante, nella medesima via, vi era il supermercatino della figlia, che diceva che con i fratelli non voleva aver nulla a che fare, e che poi ha chiuso l'attività per lasciare spazio ad una più fruttifera "Sala Giochi"....

Il negozio di MoioD'altronde di licenze per "Sale Giochi" al Comune di Vallecrosia non si fanno molti problemi a rilasciarne, visto che un'altra, con una coloratissima insegna, è stata aperta proprio di fronte all'edicola-tabaccheria-cartoleria di quel Vincenzo "Enzo" Altra sala giochi di VallecrosiaMOIO, affiliato alla 'Ndrangheta secondo gli atti della DDA di Reggio Calabria, che ha portato Scullino ad essere eletto sindaco di Ventimiglia (e per cui ha fatto per due anni il vice-sindaco, mentre ora è rimasto uno dei Consiglieri).

Ma torniamo al "conflitto di interessi" nell'ambito della pubblica amministrazione.

L'assessore all'urbanistica ed all'edilizia privata, nonché vice-sindaco e componente commissione Lavori Pubblici e Edilizia Pubblica, è il già citato Armando BIASI. Questi è figlio del potente e grande tessitore di rapporti, Rinaldo BIASI, divenuto, dopo l'esperienza in Comune, vice Presidente della Fondazione Rachele Zitomirski che gestisce la Casa di Riposo di Vallecrosia (che è gestita dal Comune di Vallecrosia insieme alla Curia). Nel precedente ciclo amministrativo, Armando BIASI, era Assessore ai Lavori Pubblici... ed ora, come avevamo anticipato, si candida a Sindaco.

L'altro assessore che dobbiamo conoscere in questo ambito è Teodoro TURONE, con deleghe ai Lavori Pubblici ed all'Edilizia Privata, nonché membro delle commissioni Urbanistica ed Edilizia Privata.

Durante il loro mandata, sia BIASI sia TURONE, non hanno sospeso la propria attività di Geometra, con studi ed attività immobiliari. Ed è così che mentre da una parte lavoravano da privati, dall'altra il Comune che amministravano (ed amministrano) approvava (ed approva). I progetti presentati dai loro studi sono andati avanti tranquilli a Vallecrosia, mentre, ad esempio, qui, si è dovuto piegare persino il signor Pier Giorgio Parodi, visto che uno dei suoi progetti, con la pecca di non essere realizzato dagli studi del BIASI o del TURONE, ma da un ingegnere, è stato respinto dall'Amministrazione comunale che vede come Responsabile dell'Ufficio Urbanistica Micol RAMELLA.

Ed andiamo oltre, passiamo ad altri soggetti e altre questioni che ci permettono meglio di capire la realtà di Vallecrosia...

La lista, nella coalizione di Bertaina, che candidò la COZZUCOLI con il MOIOPartiamo da una "curiosità": il vice comandante della Polizia Municipale di Vallecrosia è Santo COZZUCOLI, sua figlia, Manuela COZZUCOLI, si è candidata alle elezioni provinciali in quella lista dei "PENSIONATI" di BERTONE, per il collegio "Vallecrosia e vallata", che candidava al contempo, nel collegio di Ventimiglia, proprio quel Vincenzo MOIO affiliato alla 'Ndrangheta... nonché la stessa lista che ha promosso, lo scorso anno, la candidatura alle Regionali di Fortunata MOIO (figlia del Vincenzo), nella circoscrizione elettorale di Genova, nella coalizione di Claudio BURLANDO, e che si è scoperto dalle intercettazioni della DDA di Reggio Calabria essere sostenuta dagli uomini delle cosche calabresi.Nella foto si noterà un "dettaglio": il candidato Presidente della Provincia sostenuto dalla lista pensionati, con il MOIO, è Marco BERTAINA (ovvero l'ex sindaco di CAMPOROSSO, dove ora è vice, con il centrosinistra)... ma di questo vedremo meglio tra qualche riga!

La "rete" politica del BIASI è ampia. Uno dei tasselli è l'associazione dei pensionati che ha avuto dal Comune una sede in quella che doveva essere la sala della "videoteca". Alla guida di questa associazione, che promuove l'aggregazione e le attività per gli anziani, in collaborazione con il Comune, vi è GRASSANO, uomo molto vicino ad Armando BIASI.

Se poi qui vi sono i signori di famiglie importanti e numerose, come la famiglia PICCOLO, che possono garantire uno dei bacini di voti significativi in questo piccolo comune dell'imperiese, a Vallecrosia la politica mette in luce, forse più che altrove, gli intrecci trasversali del voto dei "calabresi"...

BIASI con SCULLINOPer capirlo basta guardare all'inaugurazione del point elettorale, alle scorse elezioni, della lista di Armando BIASI. A sostenerlo vi era Gaetano SCULLINO, il sindaco di Ventimiglia eletto con l'alleanza con Vincenzo MOIO, così come l'Eugenio MINASSO che incasso i voti dei PELLEGRINO... vi era il rappresentante della famiglia del vice-re Claudio SCAJOLA, ed ancora il Marco BERTAINA, attuale vice-sindaco di CAMPOROSSO (sullo sfondo il manifesto di Burlando)Giovanni BOSIO da Bordighera... ed a questi si aggiungeva l'ex sindaco ed ora vice-sindaco di Camporosso, Marco BERTAINA del centrosinistra!

Ebbene sì... anche gli allora DS appoggiavano le liste del centrodestra, a partire proprio da quella di BIASI. Se quella di PRESTILEO era appoggiata da An, Forza Italia e Lega, quella che ha portato a guidare il Comune di Vallecrosia il duo CROESE-BIASI, era appoggiata da Udc e Ds, tra cui il SCIBILLA, ora capogruppo PD della cosiddetta "opposizione" (inesistente) a Ventimiglia.

Moio, Scibilla, Scullino e Prestileo (di spalle Spenella)Naturalmente in cambio di questo appoggio trasversale, ad esempio, anche se non ufficialmente, il MOIO ed i BIASI hanno appoggiato Marco BERTAINA, con i voti dei calabresi di Camporosso (...territorio dove ruolo importante è quello delle famiglie MAMMOLITI e CELI), candidato a vice-sindaco per il centrosinistra. In estrema sintesi: ai calabresi l'indicazione che veniva era chiara:
a Vallecrosia si vota BIASI,
a Ventimiglia MOIO,
a Camporosso BERTAINA...
...ed a Bordighera quell'amministrazione ora sciolta per condizionamenti mafiosi.

Dai volantini per BIASI alle armi per colpire lo StatoMa non erano solo i politici ad appoggiare, a Vallecrosia, il BIASI, alle scorse elezioni... tra coloro che distribuivano i suoi materiali elettorali vi erano anche, come in diversi ricordano a Vallecrosia, quei MACRI' (Michele ed Alessandro) che proprio di recente sono stati arrestati perché volevano scatenare una guerra contro i Carabinieri per riaffermare il controllo indisturbato della 'ndrangheta.... e che già in allora erano personaggi ben noti tra incendi e intimidazioni a chi non chinava il capo.


Tra Sale Gioco e Stocco quella VENTIMIGLIA da commissariare...

Di Ventimiglia abbiamo parlato a lungo, anche perché su questo Comune pubblicammo buon parte della richiesta di Commissione di Accesso inoltrata al Prefetto. Qui, come già ricordammo, il "conflitto di interessi" nella gestione della cosa pubblica regna sovrano ed a confermarlo è stato direttamente il sindaco SCULLINO, quando a seguito della nostra istanza, dichiarò a Marco Preve di "Repubblica", che Marco PRESTILEO, da lui nominato Direttore Generale del Comune di Ventimiglia e della società CIVITAS, non era solo il suo socio nella società ORIZZONTI SRL (dove troviamo molteplici dei parenti del PRESTILEO, compreso il consigliere comunale a VALLECROSIA), ma anche il suo commercialista personale.

E se qualcuno non avesse ben capito come sia pesante questo conflitto di interessi portiamo qui un esempio, quello del complesso immobiliare di Latte, il "VISTA MARE". Questa operazione immobiliare, caratterizzata da molteplici abusi edilizi, era realizzata dal già noto Vincenzo MOIO, allora vice-sindaco di SCULLINO, con la ditta DI BARTOLO COSTRUZIONI di Paolo Di Bartolo, di fatto del Vincenzo MOIO e sotto la direzione dei lavori (sino a circa 2 anni fa) di Augusto SISMONDINI (cognato dell'ormai ex-sindaco di Bordighera, Giovanni BOSIO)...

In questo cantiere di Latte, tra l'altro, sembrava proprio esservi una copertura "assicurativa" straordinaria perché, nell'ormai nota terra ribattezzata "terra dei fuochi", il cantiere, con tutti i macchinari ed i materiali (dalle lastre di marmo, alle piastrelle...) erano completamente aperte a chiunque (così come aperte ed accessibili erano anche le villette già complete di infissi), e nessuno osava toccare un granello di sabbia o altro.

Ma torniamo al "conflitto di interessi"... Questo cantiere necessitava di normale concessione edilizia che viene rilasciata dal Comune... ed in questo cantiere vi erano poi palesi abusi edilizi che è proprio l'Ente comunale il primo soggetto interessato a contestare e sanzionare... Ma l'impresa che costruiva era, come detto, quella di MOIO, il Vice-Sindaco... ma ancora non basta... Infatti l'impresa promotrice dell'operazione immobiliare è la GIOTTO, del Geom. Giotto GUGLIELMI, uno degli amici di vecchia data di Gaetano SCULLINO, il sindaco... E chi è il commercialista dell'immobiliare GIOTTO? Marco PRESTILEO, ovvero il Direttore Generale del Comune di Ventimiglia. Quindi chi doveva autorizzare e controllare (e quindi procedere per gli abusi edilizi) era il quel Comune di Ventimiglia dove vi era: vice-sindaco il MOIO (che costruiva il complesso per la GIOTTO), il sindaco SCULLINO (amico del Geom. GIOTTO) ed il direttore generale PRESTILEO (che era il commercialista dell'impresa immobiliare GIOTTO). Chiaro? Pensate ora, per un attimo, se l'immobiliare fosse stata mai soggetta a qualche richiesta o pressione... come avrebbe mai fatto a sottrarsi da un simile "intreccio"? Mah.

Ai Pellegrino i lavori della centrale elettrica di CAMPOROSSOMa andiamo oltre... e non ci soffermiamo nemmeno sul Porto di Ventimiglia, su cui già abbiamo scritto ampiamente e dove è arrivata l'attenzione anche della DIA e di altri reparti, visto che proprio nell'ultima opera della famiglia PARODI, qui con la Beatrice vedova Cozzi, a lavorare nel cantiere della "CALATA del FORTE" - finché non lo abbiamo ripetuto sino alla nausea - operava proprio la società del clan PELLEGRINO... (che, intanto, continua ad operare, ad esempio, nel vicino Comune di CAMPOROSSO per i lavori della Centrale Elettrica - della TERNA - con un subappalto della "ACMAR scpa" di Ravenna)...

Veniamo ad una delle pratiche più nefaste che si perpetua anche in questo territorio: quella degli smaltimenti illeciti dei rifiuti! Una pratica devastante perché non solo inquina l'ambiente ma anche perché, lo si capisse una volta per tutte, produce poi danni alla salute delle persone... a volte danni pesanti, definitivi... irreparabili!

Se già abbiamo denunciato, ad esempio, l'utilizzo improprio delle traversine ferroviarie (rifiuti speciali cancerogeni) all'interno del costruendo porticciolo, adesso rendiamo nota una delle ultime vergogne scoperte (e documentate!). In questo caso è direttamente il Comune di Ventimiglia, che manda un proprio operaio con ruspa ad interrare rifiuti speciali! Siamo a Ventimiglia, località Fogliare', è febbraio 2011, e nell'area ove sono state abbattute le costruzioni abusive, l'operaio della CIVITAS, ovvero del COMUNE DI VENTIMIGLIA, cosa deve fare e cosa fa? Interra nell'area (priva di recinzione e cartellonistica di cantiere) i rifiuti presenti nell'area, e nulla vale la possibile scusante che trattasi dei resti delle demolizioni, perché i materiali da demolizione devono essere suddivisi per tipologia (plastiche, murature, tubature ecc ecc) e smaltiti secondo Legge negli appositi siti autorizzati e dopo i dovuti trattamenti. Quanto avvenuto è, quindi, non solo una pessima pratica ma anche un pessimo esempio, visto che è l'Istituzione che compie l'illecito... ed è grave anche per un'altra ragione. Sul posto è intervenuto il Maresciallo FESTELLA dei CC di Ventimiglia che non ha ritenuto necessario verbalizzare e contestare nulla... ed anche questo non ci pare proprio un bell'esempio!

Qui a Ventimiglia succedono poi, altre cose strane... Prima di tutto una nota curiosa: nel centro commerciale "NUOVO MONDO", dove vi sono commercianti cinesi, per lungo tempo (ora non si notano tanto), vi erano come "buttafuori" solo calabresi ben messi. Poi vi è l'ormai noto Il negozio di Fortunato BARILARO, con la STOCCO & STOCCO, a Ventimiglianegozio di quello che, per la Procura di Sanremo, è esponente apicale della cosca dei PELLEGRINO-BARILARO, ovvero il Fortunato BARILARO. Si tratta del negozio di "alimentari prodotti tipici calabresi" in Via Hambury. Davanti all'entrata del negozio campeggia una targa, quella della STOCCO & STOCCO... società di Cittanova che avevamo già incontrato nel 2005, quando ci venne indicata come uno dei punti di interesse dei GULLACE-RASO-ALBANESE (e nello specifico di Carmelo "Nino" GULLACE) e che poi ha visto il titolare, Francesco D'AGOSTINO, contattarci e salire direttamente alla nostra vecchia sede, con il proprio legale, per "stringerci la mano" e dirci, in questo incontro ormai agli atti, che la sua impresa era invece pulitissima e che riesce a vendere questa suo prodotto non solo in Calabria ma anche nelle zone del nord, come Genova, il ponente ligure, la zona del torinese e del milanese... A qualcuno potrebbe scappare la battuta guarda caso i punti di maggior "colonizzazione" della 'ndrangheta al nord, ma noi non facciamo battute... ed a proposito dello stocco riportiamo invece un passaggio del libro "Fratelli di Sangue" del pm Gratteri, dove si legge il racconto del rito di iniziazione alla 'Ndrangheta che i reparti investigativi riuscirono a riprendere: "Dopo le varie raccomandazioni sul tema dell'onore, della fedeltà alla famiglia e della vendetta che colpisce, ineluttabilmente, chi tradisce, Persichetti [infiltrato sotto copertura che aveva ottenuto la fiducia degli uomini della 'ndrangheta, ndr] sulla lama di un coltello, recita una formula in uso nella 'ndrangheta sin dalla fine dell'Ottocento: "Mangerò con i miei compagni e dividerò con essi giusto ed ingiusto, carne, pelle, ossa e sangue fino all'ultima goccia. Se fallirò ogni macchia d'onore sarà a carico mio e a discarico della società". Tutto avviene sotto l'occhio asettico delle telecamere che filmano anche la cena a base di pesce-stocco, una particolare lavorazione del merluzzo, secondo le più antiche tradizioni della mafia calabrese".

Veniamo ora alla questione "SALE GIOCO" che a Ventimiglia - così come abbiamo visto a VALLECROSIA - vanno forti... e che un certo legame al BARILARO ce l'hanno...

Avevamo infatti già sottolineato - così come anche i Carabinieri di Imperia -, attirando le attenzioni dei reparti antimafia, che proprio al Comune di VENTIMIGLIA vi è, all'Ufficio Licenze, il figlio del Fortunato BARILARO, ovvero Giuseppe BARILARO, che sarebbe stato assunto con alcune "anomalie" al Comune di Ventimiglia (prima dell'era Scullino). I Carabinieri sul Giuseppe BARILARO scrivono: "Barilaro Giuseppe, nato a Bordighera... pregiudicato per reati contro il patrimonio, nipote di Francesco Barilaro, tratto in arresto per le minacce agli assessori Sferrazza e Colacito...".... E dall'Ufficio Licenze del Comune di Ventimiglia le concessioni per Sale Giochi, anche negli ultimi tempi, non sono poche... e se consideriamo il numero di slot collocate nei vari altri locali, a partire dai bar, a Ventimiglia pare che il numero delle macchiette da gioco salga ben oltre a quelle del Casinò di Sanremo!

Sala Slot Jackpot 2 - ai piedi della città vecchia Sala Giochi JOKER a Ventimiglia Alta SALA SLOT in via Mameli
 un'altra SALA GIOCHI a Ventimiglia Sala GALA BINGO La sala scommesse di via Hambury

Una delle nuove Sale Gioco è quella ai piedi della città vecchia, in via Biancheri, sull'insegna "SALA SLOT JACKPOT 2"... e su questa c'è già chi a Ventimiglia indica una parentela tra i BARILARO e la gestione. Salento nel cuore della città vecchia, in via Garibaldi, si trova invece la "JOKER"... Nella parte nuova invece, ne troviamo un'altra in Via Chiappori, vicino all'immobiliare Joseph ed alla Caserma dei Carabinieri... poco distante abbiamo poi la Sala Bingo, la "GALA BINGO" e poi in Via Mameli troviamo invece la "SALA SLOT". Se poi torniamo in via Hambury, allora troviamo uno dei "punti scommesse" SNAI. Qui siamo al civico 23 e limitrofi... e su questa dobbiamo soffermarci un poco di più, e capirete subito perché...

La DDA di Milano ha recentemente messo a segno una nuova operazione contro la 'ndrangheta, ed in particolare contro il gruppo di Davide FLACHI che seguiva molteplici affari a Milano (e non solo), che veniva in Liguria per trascorrere le sue vacanze con la famiglia e che, con la rete tra Reggio Calabria e Milano aveva adeguate diramazioni per portare droga in Liguria...

Uno dei settori prediletti dal sodalizio mafioso era naturalmente proprio quello delle Sale Gioco. Attraverso una società la "ROYAL SRL" piazzavano le loro macchinette così da garantirsi il capillare controllo di questo proficuo settore. Nell'Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal GIP di Milano, su richiesta della DDA coordinata da Ilda Boccassini, si legge nel dettaglio come funzionava l'organizzazione. Così ad un certo punto si legge di un incontro in cui il FLACHI parla dell'acquisizione di un bar vicino alla "sala corse", a Bruzzano e la DDA milanese, in nota indica, rispetto a questa "sala" quanto segue: ""OMNIBUS srl" con sede a Grosseto in via Aurelia nord nr. 88. La società è proprietaria delle seguenti unità operative ovvero Punti Snai: Varese, via Valanna n. 15, Milano via Broglio nr. 28, Milano piazza Bottini nr. 5, Milano via Casarsa nr. 11, Follonica (GR) via Trieste nr. 27, Sanremo (IM) via Giardini Vittorio Veneto nr. 74, Venimiglia (IM) via Hambury 23, Carpi (MO) via De Amicis nr. 67". E quella di Ventimiglia è quindi proprio quella che abbiamo indicato sopra.

Questo è uno spaccato del contesto ventimigliese, dove oltre ai PELLEGRINO-BARILARO, troviamo i MORABITO-PALAMARA che sono ancora potenti, così come su ampia parte dell'hinterland e della Liguria (non parliamo del savonese dove a "rappresentarli" ci sono i FOTIA)... così da poter garantire quei legami con la Costa Azzurra e quindi i passaggi di confine per i latitanti, oltre che le altre "bazzecole". E se c'è il "casato" del versante jonico, può mancare quello tirrenico dei PIROMALLI? Certo che no... ed anche loro con le loro famiglie possono contare su ampie reti di controllo del territorio, a servizio degli interessi (a volte comuni con altre organizzazioni mafiose, come Cosa Nostra e Camorra, ma anche di sodalizi stranieri alleati) criminali e di quelli gestiti "in guanti bianchi", da professionisti a servizio (e libro paga).

Ulteriormente interessante per capire che VENTIMIGLIA è territorio importante per la 'Ndrangheta e per i suoi traffici di sostanze stupefacenti, lo trovavamo nella relazione dello scorso anno della Procura Nazionale Antimafia, dove si leggeva:
"Naturalmente, la criminalità calabrese (e, specificatamente, delle sue articolazioni nel ponente ligure) conserva una posizione di obiettivo rilievo anche nel settore dell'importazione (soprattutto dal Sud America) di stupefacenti destinati ad alimentare le reti distributive dell'Italia settentrionale.
L'attualità di tale tradizionale ruolo è, del resto, significativamente attestata nell'ambito di plurimi contesti investigativi.
A tale riguardo, vale la pena di segnalare il dato obiettivo dell'arresto, in esecuzione di ordinanze cautelari date dal Giudice di Reggio Calabria, di soggetti stabilmente presenti nell'area ligure, come ARICO' Bruno (nato a Molochio, provincia di Reggio Calabria, ma residente a Ventimiglia) e CANNIZZARO Rocco (nato a Reggio Calabria, ma pure residente in Ventimiglia), individuati come i protagonisti di traffici su scala internazionale di ingenti quantitativi di stupefacenti."



A BORDIGHETA in ossequio ai Pellegrino e nuove famiglie emergenti...


Arrestati del clan PELLEGRINODopo che gli esponenti del clan dei PELLEGRINO sono caduti un pochino in disgrazia, grazie all'azione della Procura di Sanremo, pur mantenendo saldi, per ora, molteplici degli affari con le loro società, a partire dalla FRATELLI PELLEGRINO, e pur mantenendo, con i BARILARO, l'importante ruolo nella gerarchia della 'Ndrangheta, vedono già nuove famiglie impegnate nel riempire il "vuoto. Pare comunque definitivamente finita l'era in cui i PELLEGRINO si spingevano perisino in Costa Azzurra a dire alle imprese che dovevano farsi da parte perché i cantieri dovevano essere loro... Diciamo che hanno finito di fare i "galletti"!

Su Bordighera ormai qualche cosa in più si può dire, dopo l'avvenuto scioglimento dell'Amministrazione Comunale ed allora eccoci, tra cose note e novità...

Intanto si ricorderà che i PELLEGRINO, avevano due bei night club utilizzati per lo sfruttamento della prostituzione. Uno di questi si chiamava "ARCOBALENO" ed aveva sede in Piazza Eroi della Libertà 25 a Bordighera, ed era gestito di fatto, per conto dei PELLEGRINO, da VALENTE Teodoro, unitamente allo zio VALENTE Domenico (noto come "Jack tre dita"). Come avevamo già scritto, nonostante i solleciti dei Carabinieri al Comune di Bordighera, il Sindaco BOSIO non provvedeva in merito e manco rispondeva alla nota dei CC. Negli Atti si legge: "Il night club ARCOBALENO veniva più volte controllato da parte dei militari della Compagnia Carabinieri di Bordighera. Nel corso di tali controlli veniva accertata all'interno del "circolo" la presenza di molte giovani donne dell'est europeo e di numerosi pregiudicati di origine calabrese ritenuti vicini alle famiglie dell'Ndrangheta. A seguito di ciò con nota n. 183/1-2009 del 24.02.2009, i Carabinieri di Bordighera inoltravano richiesta alla Questura di Imperia di applicazione dell'art. 100 del TULPS, richiesta inviata per conoscenza anche al Sindaco di Bordighera. In data 04.05.2009 con foglio numero 11A/P.A.S./09, la Questura di Imperia rispondeva alla Compagnia Carabinieri, e per conoscenza al Sindaco di Bordighera, che trattandosi di circolo privato, l'adozione di eventuali provvedimenti amministrativi erano di competenza del Sindaco. Con nota n. 183/1-2-2009 del 18.06.2009, la Compagnia Carabinieri scriveva direttamente al Sindaco di Bordighera chiedendo di comunicare gli eventuali provvedimenti adottati nei confronti del night club ARCOBALENO. Alla data del 13.03.2010, il Sindaco di Bordighera non aveva ancora risposto alla richiesta dei Carabinieri né aveva adottato alcun provvedimento di chiusura. A fronte della grave situazione di illegalità evidenziata dal Comando di Bordighera, l'Ufficio Commercio, con nota n. 10467 del 18.06.2009, si affrettava ad emettere una semplice diffida al rispetto degli orari della somministrazione di alcolici, peraltro per violazioni contestate sempre dai Carabinieri".
Nella storia del night "ARCOBALENO", che spesso si trasformava anche in "dopo Consiglio" (nel senso che molti dei consiglieri ed amministratori della ex Giunta BOSIO si recavano proprio lì dopo le "stancanti" sedute di Consiglio), vi sono alcuni particolari interessanti. Come tradizione il night della prostituzione era mascherato da "circolo ricreativo" e per questo aveva un'affiliazione ad un Ente di Promozione Sociale... Il primo Ente che ha dato l'affiliazione al night dei PELLEGRINO gestito dai due VALENTE era l'ASI, ovvero l'ALLEANZA SPORTIVA ITALIANA (dal 2009 invece passerà all'ENDALS, come l'altro night "LA GROTTA DEL DRAGO"). Mario IACOBUCCIAd accertare che il night club l'ARCOBALENO aveva i requisiti per l'affiliazione (sic!) è stata la Direzione Centrale dell'Ente dove, tra gli altri, vi era anche il Vice-Sindaco di Bordighera della Giunta BOSIO, ovvero Mario IACOBUCCI. Se poi andiamo a vedere il Comitato Provinciale dell'ASI, con sede a CAMPOROSSO, si scopre che l'ultimo presidente, Maurizio MORABITO, è succeduto a tale carica proprio a IACOBUCCI Mario. I Carabinieri di Imperia, nella loro prima relazione al Prefetto DI MENNA, con cui chiedevano l'immediata sospensione delle cariche del Comune di Bordighera, scrivono anche: "Per completezza è opportuno evidenziare che MORABITO Maurizio, consigliere comunale di CAMPOROSSO, nelle prime ore del giorno 07.03.2010, subiva l'incendio doloso del proprio point elettorale per le elezioni regionali".

Per chiudere il cerchio, andiamo a vedere cosa hanno scritto i Carabinieri in merito all'omessa chiusura del night club ARCOBALENO: "Quanto appena descritto (in riferimento al passaggio sui controlli e comunicazioni dei Carabinieri poco sopra riportato, ndr) fa ricadere sull'amministrazione comunale una luce oscura di cointeressenza e condizionamento da parte della criminalità. Tutto ciò sembra diventare una inquietante certezza, non solo sulla base della Misura Cautelare sopra citata (quella a carico del clan PELLEGRINO, ndr) che delinea in modo inequivocabile la situazione di compromissione del piccolo Comune, ma anche il fatto che il Comune di Bordighera, sebbene ripetutamente interessato dalla Compagnia dei Carabinieri e dalla Questura, non provvedeva con la propria Polizia Municipale alla chiusura del locale notturno. Polizia Municipale che... operava alle dipendenze di Mario IACOBUCCI."

I PELLEGRINO con l'ormai ex Sindaco BOSIOEd oggi, in Piazza Eroi della Libertà 25 a Bordighera che cosa ha preso il posto del night club ARCOBALENO? Un pub senza insegna... la cui gestione è, guarda le coincidenze, di un altro VALENTE, stretto parente degli arrestati con il clan PELLEGRINO!

E' così che a Bordighera, grazie anche ai gravi ritardi dell'azione del Prefetto DI MENNA, nonostante le attività delle Forze dell'Ordine e della Procura, in attesa dell provvedimento di scioglimento del Comune per infiltrazioni/condizionamento mafioso, i PELLEGRINO ed i loro amici nell'Amministrazione comunale, hanno potuto continuare a mostrarsi come "padroni" agli occhi della comunità, anche forti della capacità di intimidazione proprie del sodalizio 'ndranghetista... che some sappiamo per lungo tempo aveva pure ottenuto il "porto d'armi".

Prendiamo un altro episodio monitorato dai Carabinieri: quello dell'inaugurazione del BAR FONDEGU. Questa si è tenuta il 10.06.2008, naturalmente a Bordighera, ed era intestato alla consorte del Maurizio PELLEGRINO, ovvero quella Lucia PEPE' che aveva presentato formalmente la richiesta per l'apertura della SALA GIOCHI. Sull'inaugurazione si legge negli Atti: "Il Nucleo Investigativo di Imperia svolgeva un servizio di osservazione al fine di verificare le frequentazioni e la possibile presenza di pregiudicati legati anche al crimine organizzato. I militari, tra le persone presenti notavano distintamente:
- DE MARTE Rocco, nato a Seminara (RC) il 25.11.1969, residente a Sanremo (IM)..., il cui profilo criminale è meglio delineato al successivo paragrafo 6
[soggetto arrestato e imputato con i PELLEGRINO come si può leggere ampiamente nell'Ordinanza che pubblicammo, ndr];
- STALTARI Roberto, nato a Bordighera il 28.05.1963, ivi residente..., con precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, vicino alla famiglia PELLEGRINO, in data 02.02.2008, veniva controllato dal Commissariato PS di Gioia Tauro (RC) in compagnia di PELLEGRINO Maurizio e PEPE' Lucia;
- STALTARI Michele, nato a Cittanova (RC) il 16.03.1963, residente a Ventimiglia... con numerosi precedenti per stupefacenti, porto di armi, tentato omicidio;
- RAMBONE Raffaele, nato a Napoli il 18.04.1963, residente a Bordighera... con un precedente per ricettazione, fratello di RAMBONE Gennaro, con precedenti per associazione per delinquere e porto abusivo di armi;
- CORSARO Giuseppe, nato a Scido (RC) il 08.03.1963, residente a Bordighera... pregiudicato per omicidio;
- BARILARO Giuseppe, nato a Bordighera il 05.12.1978, pregiudicato per reati contro il patrimonio, nipote di BARILARO Francesco, tratto in arresto per le minacce agli assessori SFERRAZZA e COLACITO...
E' importante evidenziare che ai festeggiamenti si univano anche il Vice Sindaco del Comune di Bordighera, IACOBUCCI Mario, suggellando pubblicamente gli ottimi rapporti intercorrenti tra i PELLEGRINO e l'amministrazione di Bordighera".


Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, dopo il "dettaglio" del monopolio delle imprese dei PELLEGRINO nei lavori pubblici (e privati) di Bordighera e dell'intero hinterland, adesso diciamo che è servito! D'altronde il fatto che i PELLEGRINO fossero uno dei tasselli della 'ndrangheta fattasi impresa era lapalissiano, così come lo era l'alleanza spartitoria del mercato, in cui la libera concorrenza è stata annientata e la legalità piegata inesorabilmente, come meglio vedremo nel capitolo sui monopoli movimenti terra, discariche e cave... con il caso di CASTELLARO.

Ma come abbiamo detto questa è terra di 'ndrangheta, e così quando un clan viene individuato e colpito dallo Stato, c'è qualcuno che prova a riempire subito il vuoto... E che qui si sia in terra di mafia ormai da decenni è confermato anche dall'atteggiamento di certi medici, ad esempio, pronti ad intervenire per cucire ferite di armi da fuoco "a domicilio", evitando così ogni segnalazione alle Forze dell'Ordine, che il medico avrebbe il dovere di fare e che sarebbe automatica recandosi ad un Pronto Soccorso. (Ed ora, sapendo che le cose vengono a galla, non sarebbe male che chi ha compiuto il "suo dovere di cura", ma "si è fatto al contempo complice" - accettando la pratica omertosa ed omettendo la denuncia a chi di dovere - si decidesse ad andare in Procura per raccontare tutto, così da pulirsi la coscienza e rendere servizio alla comunità ed allo Stato!).

Passata questa parentesi, chi sono quelle famiglie che, come abbiamo accennato, stanno cercando di riempire il vuoto? Si tratta dei RAO così come dei PERRI... uno dei quali opera proprio all'Ufficio Licenze (se la segnalazione è precisa) del Comune di Bordighera!

Ora, con il Commissariamento del Comune, si può ripulire per benino non solo la parte elettiva ma anche quella prettamente amministrativa, di impiegati e funzionari del Comune... Ma soprattutto può esserci, come abbiamo scritto di recente, la "rinascita" che spazza via definitivamente il marcio. Questo compito spetta ai cittadini che devono isolare gli uomini e le donne di mafia, rifiutando non solo contiguità e connivenze, così come la pratica omertosa, ma facendosi parte attiva, collaborando con le Forze dell'Ordine e la Procura, per stanarli e colpirli tutti, soprattutto nella loro rete di prestanome, e colpendone i beni che possono essere soggetti a sequestro e quindi confiscati, recuperandoli alla comunità. Questo è passaggio essenziale per liberare quella terra dalle regole mafiose, non scritte, che vengono imposte con intimidazioni e attentati.

Un'altra parte della risposta deve venire dalla politica... il centrodestra deve mettere alla porta i responsabili dei rapporti indecenti, anche se nulla di penalmente rilevante viene contestato... e così deve fare anche il centrosinistra, perché dalla dignità e dallo spirito di servizio mostrato dalla consigliera Donatella Albano deve prendesi esempio e moltiplicarlo!
Solo ripartendo dalla parte sana della comunità, dall'una e dall'altra parte, e mettendo fuori coloroche hanno anche semplici ombre di contiguità, si evita che quanto accaduto - e che ha comportato lo scioglimento dell'Amministrazione comunale - sia un'onta, ma, come detto segni la rinascita.


Mimetizzazione, economia criminale... ed i casi CASTELLARO ed ARMA DI TAGGIA


Per aprire questo capitolo partiamo dall'ultima Relazione della Procura Nazionale Antimafia. Nel capitolo relativo al circondario della Liguria, redatto dalla Dott.ssa Cenepa, si legge:
"Il Distretto ha un territorio limitato, ma esteso da Ventimiglia a Massa.
La sua particolare conformazione geografico-economica ha attirato ed attira l'interesse di numerose e variegate realtà criminali.
Il diverso atteggiarsi delle presenze criminali sul territorio rende estremamente difficoltosa la prova della "mafiosità" delle stesse, la capacità di mimetizzazione rende difficili le indagini, indagini di per sé particolarmente complesse."


Questo è un punto di partenza fondamentale. Infatti quale è la miglior mimetizzazione per le cosche? Certamente quella di inserirsi - come in buona parte abbiamo già visto - in attività economiche, apparentemente lecite, a volte direttamente controllate da esponenti delle stesse famiglie, a volte invece controllate dalle cosche ma formalmente intestate a persone insospettabili e prive di alcun legame parentale con le note famiglie di mafia.

Quando la mafia si fa impresa, gli esponenti delle organizzazioni mafiose possono intrattenere rapporti alla luce del sole, formalmente giustificati, con altri imprenditori, mondo della finanza e delle banche, con la politica e le pubbliche amministrazioni. Ed è così che, costruendo un controllo dell'economia locale, le cosche riescono a costruire attorno a se un consenso sociale, fatto di distribuzione di lavoro e quindi fugendo - ancor di più in periodo di crisi - da ammortizzatori sociali. Questo gli permette di controllare "pacchetti di voti" in grado di condizionare esiti elettorali e quindi la definizione di chi deve amministrare la cosa pubblica.

Su questo punto diviene ancora più evidente quanto danno hanno fatto (e continuano a fare) quei politici e quelle pubbliche amministrazioni che negano la presenza della criminalità organizzata. Se per le mafie l'insabbiamento e la mimetizzazione è fattore determinante, il negare e minimizzare da parte del mondo politico, amministrativo ed economico, è un contributo, nei fatti, al perseguimento e raggiungimento di una mimetizzazione perfetta.

Non si può, quindi, non comprendere che la forza della mafia sta proprio nella sua capacità di farsi "impresa" e quindi di poter promuovere la "capitalizzazione" del denaro sporco, frutto delle attività prettamente illegali, con acquisizioni di beni
(soprattutto attraverso reti di prestanome), con "sostegni" alle imprese in difficoltà così da acquisirne poi il controllo, oltre che con il grande riciclaggio che si nasconde dietro alle grandi speculazioni edilizie, sino al controllo di appalti pubblici, attraverso "cartelli di imprese" che presentano offerte "concordate" o attraverso offerte con ribassi che stroncano ogni possibilità di competizione da parte delle imprese sane.

Vediamo alcuni esempi che ci aiutino, anche in questo caso, a capire il contesto.

Il Pier Giorgio PARODI, omertoso imprenditore imperieseIniziamo dai Porti che qui a Ponente significano soprattutto Gruppo PARODI (padre e figlia). Il fatto eclatante dell'omessa denuncia e del negare l'evidenza da parte di Pier Giorgio PARODI, fermato in auto con un agguato di chiaro stampo mafioso, è grave di per sé e diviene ancora più inquietante se si guarda agli incarichi di lavoro che, negli anni, sono stati dati proprio per le costruzioni dei Porti del Ponente. Ad Imperia, dove il "grande" costruttore è stato Bellavista CALTAGIRONE, fidanzato della Beatrice PARODI ved. Cozzi, lavorano sia i PELLEGRINO, sia i FOTIA con la SCAVO-TER, sia altre imprese della 'ndrangheta che venivano dal Piemonte. Andiamo a Ventimiglia e nel cantiere chi c'era? I PELLEGRINO... E poi vi è un rapporto consolidato con qui bergamaschi tanto amici dei signori calabresi. Insomma, si arriva ad un punto in cui non si comprende più se il Gruppo PARODI sia un gruppo che si avvale delle società delle cosche o se invece siano le cosche che si avvalgono del Gruppo PARODI.... Ed ora aspettiamo di vedere cosa succederà nel mega ampliamento del Porto di Bordighera che, grazie ai ritardi del Prefetto DI MENNA nella procedura di scioglimento dell'Amministrazione comunale, è stato approvato proprio dall'Amministrazione BOSIO che, ormai sappiamo, era condizionata dalle 'ndrangheta!

L'esempio appena affrontato ci permette di passare al secondo. Questo ci dimostra quanto le cosche abbiano saputo sia costruire nell'ambito economico dei veri e propri monopoli con le proprie società, sia anche consolidare rapporti di coesistenza e collaborazione tra società di cosche diverse. Abbiamo citato infatti il caso dei lavori nell'ambito del PORTO DI IMPERIA, dove operavano società di cosche da anni insediatesi in Piemonte e soprattutto la società della famiglia PELLEGRINO e quella dei FOTIA. E questo binomio nel Ponente lo si è trovato anche altrove... a CASTELLARO!

Camion su e già per la Cava-Discarica di CastellaroSu questa realtà abbiamo già scritto molto, anche perché il sindaco Alessandro CATITTI si ostinava (e si ostina) a non vedere la realtà, così come il resto della sua amministrazione e persino altri, in ambito Istituzionale, sino alla REGIONE LIGURIA e nei settori di controllo.

A CASTELLARO salivano sia i camion dei PELLEGRINO, sia quelli dei FOTIA (in sfregio al limite per la circolazione lungo le strade che salgono verso questo antico borgo) e lì avevano come comune meta la discarica (ex Cava) a cavallo tra CASTELLARO ed ARMA DI TAGGIA.

Adesso: considerato che non è possibile non aver visto che a fronte del limite di 12t i camion che passavano diretti all'ex Cava adibita a Discarica, a partire da quelli della SCAVO-TER e della F.LLI PELLEGRINO, erano da 35t, sorgono spontanee due domande: perché il Sindaco CATITTI, la sua amministrazione, così come la polizia locale, la Provincia e la Regione non abbiano mai mosso un dito? Da cosa deriva questo atteggiamento chiaramente omertoso rispetto ad un fatto lapalissiano? Avevamo chiesto al Prefetto DI MENNA di procedere in merito, ma probabilmente non ha trovato tempo per seguire il caso, magari perché troppo impegnato nel rallentare la procedura di scioglimento di Bordighera e non procedere, al contempo, su Ventimiglia a seguito della Relazione dei Carabinieri che confermava il nostro allarme sull'infiltrazione ed il condizionamento della 'ndrangheta nella Pubblica Amministrazione.

il sindaco di Castellaro, CATITTIGli abitanti che denunciavano gli abusi che ruotavano attorno alla cava-discarica di CASTELLARO ed ARMA DI TAGGIA, sono stati sistematicamente attaccati dalle Pubbliche Amministrazioni, ed in particolare dal sindaco CATITTI, e/o ignorati e presi in giro dalle altre Istituzioni, come la REGIONE. Eppure lo spessore criminale dei soggetti coinvolti (PELLEGRINO e FOTIA), la cui mafiosità è conclamata, avrebbe dovuto vedere muoversi i COMUNI di CASTELLARO ed ARMA DI TAGGIA, accanto ai cittadini... anche perché, come è risaputo, il traffico di rifiuti speciali, inquinati ed inquinanti, è una delle attività predilette dalle cosche, che si sviluppa, abitualmente, proprio mascherata/mimetizzata da movimento terra. Invece nulla, da parte delle Pubbliche amministrazioni, a partire da CASTELLARO lungo le cui strade transitavano, alla faccia dei limiti citati, anche trenta camion incolonnati al giorno, è stato un silenzio tombale ed un continuo lasciar correre, come se nulla fosse. Nessuna verifica è stata posta in essere, ed anzi la REGIONE LIGURIA, con la PROVINCIA DI IMPERIA, si sono accodate alle amministrazioni locali, con gravi rischi per l'ambiente e quindi la salute dei cittadini. In merito a questo, ecco un passaggio di ciò che scrivemmo al Prefetto: "In merito alla questione, oltre alla necessità di porre urgentemente verifiche sul materiale conferito (anche negli strati ormai anche di profondità), al fine di evitare che l'eventuale sversamento di materiali inquinati, tossico-nocivi (soprattutto nel versante sul lato di ARMA DI TAGGIA), possa compromettere ulteriormente l'ambiente, e poter procedere quindi alle contestazioni immediate dei reati di smaltimento illecito di sostanze inquinanti ed alla conseguente attivazione delle procedure di bonifica, si evidenzia la pericolosità sociale dei soggetti coinvolti".

Uno dei due CC diciamo Ma come dicevamo il problema degli abusi a CASTELLARO non è mica solo responsabilità della Pubblica Amministrazione - cieca, sorda e muta (tranne che per insultare gli abitanti che denunciano) -. Infatti contributo importante, come ricordando dal Comitato di Castellaro, nel permettere il perpetuarsi dell'illegalità è venuto da alcuni agenti dei Carabinieri... Raccontano a CASTELLARO che questi intervenne, con un collega, per ben due volte, non per bloccare i passaggi irregolari dei camion, bensì per riprendere i manifestanti del Comitato, due dei quali vennero presi separatamente, dai due agenti (uno dei quali nella foto a lato), per spiegargli bene che dovevano far sparire le foto ed i filmati dove si vedevano sia loro sia l'auto...

Castellaro... il cartello dice che la betoniera non ci potrevve stare, ma invece c'èEd intanto nelle opere di costruzione (alias speculazione), a CASTELLARO, tra una betoniera e l'altra, vedono passare di mano in mano, negli anni, i lavori che voleva iniziare il FILIPPONE Francesco, noto mafioso già in contatto e dipendenza del potente boss Carmelo GULLACE. Prima arrivò una società di tal SABATINI, figlio di un ex alto Ufficiale in congedo... Si è sentito di tutto su questo cantiere infinito.... si parlava di Banche svizzere, si è vista prima una società e poi un'altra... con conclusione: il fallimento... In ultimo la partita della speculazione edilizia a BORGO LAMPEDUSA è ora passata alla società NEXITY RESIDENZIALE ITALIA, che, amministrata da Santo CREA, per rimanere sul mar ligure, propone anche un complesso residenziale "Pietra di Luna" a BORDIGHERA.
Questa è in estrema sintesi la storia della speculazione edilizia a Borgo Lampedusa, che ci dimostra che questa cementificazione sia proprio irrinunciabile... e così i mezzi del cantiere (di nuovo alla faccia dei limiti) passano tranquilli, anche negli orari di divieto per entrata ed uscita dei bambini dalle scuole, nell'antico borgo di CASTELLARO... In fondo basterebbe vedere la betoniera dove non dovrebbere esserci, visto il cartello di divieto... ma l'Amministrazione CATITTI non ci fa mai caso!

Insomma: tra la Cava-Discarica di Rocche Crovaie ed il cantiere per la speculazione di Borgo Lampedusa il vecchio borgo di CASTELLARO è ormai preda di irregolarità e illegalità dilaganti, e poco importa all'amministrazione pubblica (ed ai settori di controllo) che le case si crepino e rischino il cedimento, così come che le strade possano franare... o che l'inquinamento possa devastare una comunità ed il suo territorio... queste, in fondo, sono tutte "bazzecole" davanti a certi affari!

Appare quindi evidente che nell'Amministrazione retta da Alessandro CATITTI a CASTELLARO qualcosa non funzioni, così come anche in quella di ARMA DI TAGGIA retta dal sindaco Vincenzo GENDUSO.

GENDUSO con la FUSCO, assessore alle cementificazioni (ops Urbanistica) della Giunta BurlandoEd allora vediamo, un'altra di quelle partite "critiche" che proprio ad ARMA DI TAGGIA ci porta a comprendere, ancora una volta, che le infiltrazioni mafiose hanno buona possibilità di riuscita quando la Pubblica Amministrazione è pervasa da una gestione sulla cui correttezza e trasparenza pesano pesanti ombre, quando non alcune consistenti certezze.

Naturalmente, anche su questo, ci si limita nello scrivere ciò che appare già di ampio pubblico dominio, visto che vi è un'attività d'indagine in corso, da parte della competente Procura.

Per venire, sinteticamente al dunque, la questione è quella di AREA 24 e per indicare con esattezza la piaga: la ex stazione di Arma di Taggia e la MILLENIUM. Qui la partita è iniziata quando l'amministratore di AREA 24 SPA era Tullio RUSSO (puntualmente promosso dalla REGIONE LIGURIA di Claudio BURLANDO alla guida di quella "SVILUPPO GENOVA SPA" con cui hanno lavorato tanto - e lavorano tutt'ora - i MAMONE, nonostante le inchieste proprio sugli appalti di Cornigliano e l'informativa antimafia atipica sull'ECO.GE). Una partita su cui l'Amministrazione Comunale di ARMA DI TAGGIA, con la guida del GENDUSO, non ha battuto ciglio finchè non era troppo tardi, così, tanto per non disturbare gli affari dei soliti "rifugiati" nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche.

Anche qui, come nel savonese, la buona norma per le amministrazioni pubbliche di non intrattenere rapporti con società coperte da segreto fiduciario o con sedi e controllanti da paradisi fiscali, non la conoscono... e così arrivano i disastri, puntuali come sempre in questi casi.

Ma veniamo al dunque:
La costruzione dei box interrati davanti alla ex stazione di Arma di Taggia viene affidata da AREA 24 SPA alla società MILLENIUM
. I lavori partono ma poi si fermano, così come i pagamenti ad alcune delle ditte incaricate di eseguire i lavori... e per quanti hanno pagato per comprarsi un box resta solo un miraggio. Oggi quelli che aspettavano il buco degli scavi l'unica cosa che vedono è un "buco" di circa 15 milioni di euro. Come mai sia stata scelta le MILLENIUM è la grande incognita su cui si concentrano le attenzioni investigative... anche perché come ha stigmatizzato il Procuratore Cavallone a "Il Secolo XIX": "Se io volessi far costruire un auto mi rivolgerei alla Fiat, non certo ad una società finanziaria". Ma per gli amministratori pubblici, a partire da AREA 24, non pare sia stata la logica a definire le scelte... La MILLENIUM nasceva infatti come "MILLENIUM CAPITAL PARTECIPATIONS" nel 2006 con titolari "ignoti" e con sede a Tortora nelle Isole Vergini Britanniche; poi si è frammentata in MILLENIUM CAPITAL a Milano, MILLENIUM SVILUPPO a Genova e BULDING MANAGEMENT COMPANY ovvero BMC. La MILLENIUM CAPITAL incassò un mutuo dal BANCO DI SAN GIORGIO per 4.700.000,00 euro (con "garante" AREA 24 SPA) e 5.800.000,00 euro dai privati con gli anicipi per l'acquisto dei box. La MILLENIUM CAPITAL avrebbe poi venduto l'operazione dell'ex Stazione di Arma di Taggia alla MILLEMIUN SVILUPPO, mentre la BMC, che aveva avuto l'incarico dei lavori (e che li aveva subappaltati) fallisce! E se su questo intreccio di passaggi societari, il lavoro per districarsi e capire dove siano finiti i soldi non è facile, ad a questo si aggiungono i rilievi della DIA che in quei cantieri aveva posto attenti controlli...

E davanti a tutto questo cosa dice il sindaco GENDUSO che nulla notava di ciò che avveniva? Naturalmente che si tratta solo di "un polverone"... (si, da 15 milioni di euro!).

Eppure ad ARMA DI TAGGIA l'amministrazione pubblica avrebbe dovuto porre tutte le dovute attenzioni, anche in considerazione che sul proprio territorio vi è, come storicamente si è dimostrato, uno dei "locali" della 'Ndrangheta attivi in Liguria
, su cui, già diversi anni fa, venne lanciato l'allarme da parte dell'Antimafia: "... A conferma della diffusione delle ‘ndrine, molte indagini hanno coinvolto anche amministratori di località turistiche come Sanremo, Ospedaletti e Arma di Taggia, trovati in affari, in veri e propri gruppi imprenditoriali-politico-affaristici".

I Cantieri FERROVIAL, dove i mezzi della BETONPONENTE vanno in fiamme ed arriva la SCAVO-TER dei FOTIAEcco quindi che adesso appare, forse, più chiaro, il perché, oggi, buona parte delle opere pubbliche del Ponente ligure è sotto stretta osservazione dei reparti investigativi antimafia, dai lavori del cantiere FERROVIAL all'AURELIA BIS... Perché le Pubbliche Amministrazioni (indipendentemente dal colore politico) hanno omesso ogni sorta di controllo, vuoi per ignoranza o vuoi per contiguità e complicità... Stesso problema lo si ha, come si è visto sino ad ora, con l'indifferenza o accondiscendenza del mondo delle imprese che, per paura, spregiudicatezza e opportunismo, hanno accettato "patti" scellerati o ceduto alle estorsioni ed alla regola dell'omertà. Se avevamo già fatto l'esempio del PARODI, non possiamo esimerci dal ricordare che anche nei cantieri FERROVIAL per la tratta San Lorenzo al Mare - Andora, vi è stato un chiaro atto intimidatorio che, in questo caso, ha di fatto messo fuori gioco una delle imprese che vi operava. Ne avevamo già parlato ampiamente: si trattava dell'incendio che ha colpito i mezzi della BETON PONENTE, che così è uscita da quei cantieri... dove è entrata la SCAVO-TER dei FOTIA. Sull'ARELIA-BIS quel che invece si può dire è che, ancora una volta, i reparti investigativi sono impegnati a contrastare le infiltrazioni mafiose, cantiere per cantiere e soprattutto ponendo attente verifiche sullo smaltimento dei materiali (rocce e terre da scavo) che rappresentano uno dei costanti appetiti delle cosche perché garantiscono, con gli smaltimenti illeciti (ma documentazioni perfette!) uno dei principali introiti di denaro.


DIANO MARINA, SANREMO... la mappatura della Procura Nazionale Antimafia


Nell'ultima relazione di aggiornamento si ripercorrono alcuni degli elementi che abbiamo indicato in questa lunga mappatura, con ulteriori dettagli e con riferimento anche ai territori di SANREMO e di DIANO MARINA:

"Nel comprensorio di DIANO MARINA operano prevalentemente soggetti di origine calabrese in particolare sono residenti famiglie di origine calabrese, tutte provenienti da Seminara.

Sempre in SANREMO sono presenti soggetti collegati con la cosca dei "GALLICO" ed operanti nell'ambito della coltivazione e commercio di fiori nonché nel settore edilizio essendo titolari di imprese artigiane edili.

Nella città di VENTIMIGLIA vivono pregiudicati calabresi di notevole spessore criminale
che risultano in collegamento con soggetti operanti nella loro regione di origine.

Spicca per importanza la nota famiglia PELLEGRINO, originaria di Seminara (RC), ritenuta collegata, attraverso rapporti parentali, con elementi di spicco della criminalità del ponente ligure e con la cosca calabrese "SANTAITI-GIOFFRE'"
Dopo un primo periodo in cui operavano nel campo del traffico di stupefacenti, armi ed esplosivi i loro interessi si sono concentrati sull'edilizia (movimento terra ed escavazioni). In brevissimo tempo hanno costituito diverse società edili, partecipando a pubblici appalti.


I dati riferiti al Ponente ligure pertanto non possono dirsi tranquillizzanti, anche perché è un dato pacifico che quel territorio si è evidenziato quale area strategica per la ‘Ndrangheta, in ragione della sua posizione di confine con la Francia, dove nella fascia compresa tra la Costa Azzurra e il ponente ligure è stata più volte segnalata la presenza di latitanti di rilievo. Inoltre le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia hanno portato alla luce la presenza, nella cittadina di Ventimiglia, di un "locale" della ‘ndrangheta, inserito come vero e proprio organismo strutturale alla mafia calabrese, e da essa riconosciuto come "camera di controllo"."


Ed ancora: "Ed invero particolarmente sintomatica di quanto si è affermato, sia con riferimento alla difficoltà di indagine, sia con riferimento ad aspetti inquietanti e sintomatici del fenomeno che si sta analizzando è la situazione della criminalità nel circondario di Sanremo per il periodo in esame (il territorio di competenza va dal Comune di S. Stefano al Mare al confine di Stato con la Francia, con una popolazione residente censita di circa 90.000 unità suddivisa tra 32 Comuni).
Come rilevato dal Procuratore della Repubblica di Sanremo, in quel circondario si sono registrati dati apparentemente contrastanti in ordine agli indici di presenza della criminalità organizzata.
Infatti nel periodo considerato, a fronte dei numeri complessivi, sono state iscritte solo n. 43 notizie di reato per estorsione o tentata estorsione (32 noti, 11 ignoti) e n. 4 notizie di reato per usura. Inoltre la maggior parte delle denunzie per estorsione riguarda in realtà contenziosi con prevalenti risvolti civilistici.
A fronte di ciò, peraltro, sono state iscritte nello stesso periodo ben 234 notizie di reato per attentati incendiari di varia portata (artt. 423 e 424 c.p.), quasi tutti contro ignoti. Altre tipologie di danneggiamento (635 c.p.) hanno fatto registrare n. 491 nuove iscrizioni. Tali numeri confermano i dati degli anni precedenti.
Una lettura semplicistica e superficiale considererebbe esaurito il discorso, mentre in realtà pur con i dovuti distinguo, tali dati indubbiamente evidenziano che quel territorio è soggetto ad una pressione innegabile di ambienti criminali e che questo crea difficoltà alle economie locali.
Particolarmente allarmante appare il fenomeno degli attentati incendiari ai danni di rinomati esercizi di ristorazione del territorio. Tra i tanti e più significativi:
- l'incendio del bar "Le Palme" nella notte del 5/1/2010, quasi di fronte al Commissariato P.S. di Sanremo;
- l'incendio del bar - ristorante "Il Gabbiano" di Sanremo nelle prime ore del mattino del 3/4/2010;
- l'incendio del ristorante "Maona" di Bordighera nelle prime ore del mattino del 16/4/2010;
- l'incendio del ristorante "Big Ben" (e del sovrastante fabbricato destinato a civile abitazione) nel pieno centro di Sanremo, nelle prime ore del mattino del 18/6/2010.
Per tutti tali episodi possono ritenersi dimostrate forti analogie nell'esecuzione materiale nonché l'interessamento (in qualità di persone comunque in rapporti con i proprietari/gestori) di soggetti ritenuti (per precedenti attività d'indagine) vicine alla criminalità organizzata calabrese e campana.
E' stato altresì accertata l'esistenza di una specie di "tariffario" per l'esecuzione di tali attentati che va dai 700 ai 1000 euro, destinato come compenso a coloro che materialmente operano (frequentemente extracomunitari o tossicodipendenti).
Quanto alla situazione di Bordighera va segnalato che anche l'attività commerciale dell'assessore Franco COLACITO è stata segnata da un attentato incendiario nella notte del 17/12/2009.

Roberto MENTO l'ometto che lavorava al CASINO' per TAGLIAMENTOContestualmente nel periodo, sono stati accertati diretti interessi del già noto TAGLIAMENTO Giovanni nella gestione di attività del CASINO' DI SANREMO. Ciò attraverso il suo socio di fatto Roberto MENTO, assistente di direzione presso la casa da gioco, recentemente raggiunto da ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere e furto aggravato in relazione alla gestione dei casinò di bordo delle navi da crociera della società di navigazione M.S.C..

Sul fronte delle misure di prevenzione, sempre nel periodo considerato, sono state richieste dalla Procura al Tribunale di Imperia misure di prevenzione (sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno) nei confronti di persone ritenute comunque contigue alla criminalità organizzata.
Sono in corso di esame richieste di misure di prevenzione nei confronti dei fratelli Maurizio e Roberto PELLEGRINO di Bordighera, nei confronti dei quali il 13 giugno è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Sanremo.

Gli sviluppi investigativi derivanti da tale contesto d'indagine hanno consentito il 28 giugno 2010 al Comando Provinciale dei Carabinieri di inoltrare alla Prefettura di Imperia la proposta di scioglimento del Consiglio Comunale di Bordighera, per la contiguità di alcuno loro componenti con taluni soggetti destinatari delle misure cautelari sopra descritte.

Sempre per quanto riguarda il Ponente ligure si segnalano alcune presenze significative del contesto, seppur non oggetto di provvedimenti definitivi della A.G.
Per quello che risulta dalle comunicazioni delle Forze di Polizia presenti sul territorio la provincia di Imperia può essere suddivisa in zone dove operano gruppi criminali collegati alle regioni di provenienza, in particolare Campania e Calabria.

Nel comprensorio di DIANO MARINA operano prevalentemente soggetti di origine calabrese, in particolare sono residenti famiglie, tutte provenienti da Seminara. Di maggior interesse sotto l'aspetto investigativo è sicuramente quella dei DE MARTE; negli anni recenti alcuni componenti sono stati arrestati per detenzione e spaccio degli stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento della latitanza di un loro cugino, tale DITTO Carmelo, ucciso nel 2006 nel luogo di origine.
La famiglia DE MARTE è composta da cinque fratelli (quattro maschi ed una femmina). Il padre Giovanni, coniugato con DITTO Domenica, fu ucciso a colpi d'arma da fuoco il 20.4.1984. La famiglia è imparentata con la famiglia PELLEGRINO di Ventimiglia, anch'essi originari di Seminara. Il legame di parentela è dovuto al fatto che il padre DE MARTE Giovanni era il fratello di DE MARTE Vincenza, moglie di PELLEGRINO Domenico.
DE MARTE è il maggiore dei fratelli De Marte, coniugato con GARZO Rosalba, sorella di Daniela moglie di GIOFFRE' Antonino, figlio di Rocco, capo dell'omonima cosca di Seminara.
In un'indagine condotta nel 2006, la Squadra Mobile di Reggio Calabria ha ritenuto DE MARTE Michele un affiliato alla "ndrangheta" calabrese suindicata tanto che lo stesso fu denunciato dalla D.D.A. di Reggio Calabria unitamente ad un centinaio di persone per aver fatto parte di detta associazione.
Dal 2008 è sorvegliato speciale della P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e con detto decreto il Tribunale di Imperia ha ordinato anche la confisca di somme di denaro, già oggetto di sequestro in procedimento penale per estorsione.
Anche il fratello DE MARTE Rocco, è indicato quale esponente della famiglia "GOFFRE'-SANTAITI".
In seguito all'accertamento della sua pericolosità sociale (si era evidenziato per aver commesso diversi reati quali estorsione con minacce ed incendio di autovetture, rapina a mano armata, ricettazione, traffico di stupefacenti), nel 2003, su proposta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Direzione Distrettuale Antimafia, il Tribunale di quel capoluogo irrogava nei suoi confronti la misura di prevenzione della sorveglianza speciale della P.S. (all'epoca era residente in Lombardia), misura terminata nel 2009 a Ventimiglia, dove si era trasferito.
Tra l'altro, nel 2001, mentre era detenuto nel carcere di Sanremo, fu ammesso alla semilibertà per svolgere attività lavorativa in qualità di operaio presso una ditta edile.

il boss (che se la fa sotto) Giovanni TAGLIAMENTOPer quanto riguarda la città di SANREMO negli anni '90-2000 aveva visto l'ascesa di TAGLIAMENTO Giovanni, considerato il punto di riferimento di esponenti della camorra napoletana, fuggito all'estero per evitare i provvedimenti dell'autorità.
Da quel momento regnò una sorta di anarchia criminale in cui tutti operavano senza particolari regole dettate da appartenenze associative.
Si rammenta a tal proposito la nascita del sodalizio criminale facente capo alla famiglia VENTRE, composta dal padre Domenico (reati contro il patrimonio, armi, stupefacenti), e dai fratelli Maurizio (reati contro la persona, il patrimonio, armi, stupefacenti, ecc), Kristian (reati contro il patrimonio, armi, stupefacenti, ecc), Davide (reati contro il patrimonio, estorsione, usura, ecc), Renato (violazione di domicilio, contravvenzioni ecc), Riccardo, già residente a Sanremo, emigrato a Sulmona.
Nei confronti di detta famiglia sono state effettuate negli anni scorsi, con esito positivo, indagini conclusosi con l'arresto di tre componenti responsabili del duplice attentato dinamitardo avvenuto in Sanremo nell'agosto 1999 ai danni di una concessionaria d'auto.
La situazione succitata, peraltro, subiva un cambio di tendenza nel 2006, epoca in cui in Sanremo si veniva a creare una nuova forma associativa caratterizzata ancora dalla preminente presenza nella stessa di esponenti napoletani.
E' infatti ricomparso sulla scena sanremese il TAGLIAMENTO Giovanni che risultava dipendente della ditta "Sarl Agel Costruction" con sede a Beausoleil. Il titolare della società risultava essere tale CRAVERO Giovanni ma di fatto il vero responsabile era il TAGLIAMENTO, il quale, avvalendosi della collaborazione di pregiudicati operanti in Sanremo, cercava di organizzare il controllo di quel territorio.
Nei confronti del predetto, già nel 1993 il Tribunale di Imperia aveva irrogato nei suoi confronti la sorveglianza speciale della P.S. per anni 3 con divieto di soggiorno nei comuni di questa provincia ad eccezione del comune di residenza, all'epoca Ospedaletti (IM). In seguito ad un lungo periodo di detenzione per una condanna a circa 10 anni di reclusione è stato scarcerato nel 2004, venendo quindi sottoposto nuovamente al residuo della misura di prevenzione. Per sottrarsi all'esecuzione sia di tale misura che dell'ordine di esecuzione pena per il reato di estorsione in concorso, nel corso del 2005 espatriava in Francia e precisamente nella vicina Costa Azzurra.
Nel 2007 il Tribunale di Imperia, su proposta della DIA di Genova, applicava nei suoi confronti la sorveglianza speciale della P.S. per anni 5 con obbligo di soggiorno e confisca di alcuni beni consistenti in conti bancari ed immobili.
Nel corso del 2009 risulta essere stato arrestato in Costa Azzurra dalla Gendarmeria in seguito ad un'inchiesta finanziaria che avrebbe coinvolto oltre una decina di persone, fra cui elementi di spicco dell'imprenditoria e della politica di quella zona. Le ipotesi di reato riguarderebbero la corruzione, il falso in bilancio, il riciclaggio di denaro.

Sempre in SANREMO sono presenti soggetti collegati con la cosca dei "GALLICO" ed operanti nell'ambito della coltivazione e commercio di fiori nonché nel settore edilizio essendo titolari di imprese artigiane edili. Si ricordano GALLICO Maria Antonietta, sorella degli ergastolani GALLICO Domenico e Giuseppe, di GALLICO Carmelo - sottoposto alla libertà vigilata - di GALLICO Rocco, già sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Palmi.
La donna, è coniugata con SGRO' Vincenzo ed il figlio Carmelo è socio di PRONESTI' Domenico nella ditta edile "S.P. Costruzioni s.r.l." con sede legale in Sanremo
.
I succitati SGRO' Carmelo e PRONESTI' Domenico nel 2008 sono stati tratti in arresto in esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall'A.G. di Salerno per la violazione degli artt. 73-74 DPR 309/90.
Inoltre SGRO' Carmelo e la madre GALLICO Maria Antonietta sono stati arrestati nel giugno 2010 dalla Squadra Mobile, su richiesta della Procura di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia - a conclusione di un'operazione denominata "Cosa Mia", per i delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione ed altro."


Quando si devia lo sport ed arrivano i killer... il caso della Sanremese

Come premessa su questo, dobbiamo ricordare che l'interesse delle organizzazioni mafiose per le squadre di calcio (e non solo) risale nel tempo, anche in Liguria. Infatti lo sport per le cosche rappresenta uno strumento sia per promuovere attorno a suoi esponenti un più ampio consenso sociale, sia per promuovere molto più concretamente attività di riciclaggio. Alcuni esempi che ci portano nel savonese ed a Genova: la LOANESE è stato il "gioiellino" del boss Antonio FAMELI, dei PIROMALLI, attraverso il PIAVE Ugo; la CERTOSA-RIESI era invece la squadra di calcio del quartiere di Rivarolo, a Genova, che fecava capo alla famiglia MAURICI di Cosa Nostra; i MAMONE, attraverso l'ECO.GE sponsorizzavano, con il fine di creare fondi neri, secondo l'indagine della Procura, una squadra ciclistica, mentre hanno attivato un'associazione sportiva dilettantistica per acquisire la costruzione e gestione di un campo da rugby nel ponente di Genova... Quindi la mafia è interessata allo sport, ma se poi i dirigenti di squadre sportive vanno direttamente a cercare i boss ed i killer allora ci troviamo a Sanremo...

Marco Del Gratta, Riccardo Del Gratta, Nicola Trazza e Davide VentreMolto brevemente dobbiamo, in questa mappatura complessiva del ponente ligure, affrontare anche il caso della SANREMESE, ovvero della squadra di calcio della più nota città della riviera. Qui per convincere alcuni giocatori a togliere il disturbo senza pretendere nulla dalla società, Marco e Riccardo DEL GRATTA, padroni della società sportiva, hanno ben pensato di rivolgersi ai VENTRE e far salire, per compiere le minacce e mano armata, due killer direttamente dalla Calabria. Questi hanno fatto il loro lavoro, poi qualcosa non è andato per il verso giusto ed uno di loro, Giovanni ISOLANI, è finito morto ammazzato proprio dall'altro killer, Niki TRAZZA, in un negozio di ortofrutta in pieno giorno a Sanremo.

L'indagine della Procura di Sanremo ha scoperto tutto ed ha arrestato non solo i beneficiari delle minacce, ovvero i due DEL GRATTA, ma anche il Davide VENTRE che per conto di questi aveva fatto salire i killer dalla Calabria, insieme al Niki TRAZZA (già agli arresti per l'omicidio di ISOLANI), oltre a Maurizio VENTRE, Marco ALBERUCCI, Sonia VELLA, Rocco TRAZZA, Vathi PETRIT (albanese), Driss YAMNI (marocchino), Fatmir BENGASI detto "Fortunato" (albanese), Mustapha El JOUAY (marocchino) e Sergio BRIATORE.

il boss Gianni INGRASCIOTTAQuesto non è l'unico aspetto interessante che riguarda i DEL GRATTA e la SANREMESE, anche se certamente è il più inquietante... Questi infatti avevano cercato di far entrare nella compagine societaria anche il noto boss Gianni INGRASCIOTTA, della COFFEE TIME... ed alla fine, nel novembre 2009, ad entrare nel Direttivo della squadra è stato Gianmarco INGRASCIOTTA, il figlio del boss, facendo auspicare al Presidente DEL GRATTA che quell'entrata nel Direttivo preludesse "ad un contributo economico della COFFE TIME".... perché per certa gente, come si sarà capito, il denaro non ha proprio odore!


Recidere le contiguità (anche nei settori di controllo)... e non solo nell'imperiese

Il faticoso lavoro degli agenti e dei magistrati, rischia non solo di subire rallentamenti dalla mancanza di collaborazione degli Enti locali e della comunità, a partire da coloro che sono vittime di estorsione e intimidazioni, quando non addirittura di attentati, e non denunciano... ma subisce colpi pesantissimi per colpa di quei pochi agenti o magistrati infedeli, che anche se pochi rappresentano un rischio devastante per ogni singola inchiestaLa Procura di Sanremo, così come i reparti dei Carabinieri che hanno seguito le inchieste più delicate di cui già in parte abbiamo visto i risultati tangibili, hanno dimostrato di non volersi fermare davanti a nessuno, nemmeno ad agenti delle Forze dell'Ordine e nemmeno davanti a magistrati!

Per questo è ancora più importante la collaborazione della comunità, con segnalazioni e denunce... perché non è tollerabile (ne per i cittadini ne per chi, in divisa, compie il suo dovere) che vi siano "amici degli amici", vuoi per paura, quieto vivere o vantaggi di altro genere, all'interno dei settori di controllo.

Volete un esempio? Eccolo: un imprenditore si vede la propria azienda in fiamme e vuole denunciare ma chi è preposto a riceve la denuncia gli dice che non è il caso. Poi questo imprenditore, riceve la visita di un distinto calabrese che gli propone l'assicurazione contro gli incendi... e quando la rifiuta, ritrova liquidi infiammabili depositati, a mo di promemoria, nella sua azienda.

Ed ancora: è possibile che a fronte di denunce dettagliate che certi agenti (e Stazioni) non si muovano, non compiano manco un rilievo, una verifica... così che molteplici situazioni restano impunite e quindi pronte a degenerare ulteriormente? No! E vi è di più: situazioni di questo genere, producono nella collettività, ed ancor più in chi è vittima e denuncia, la convinzione che non ci sia nulla da fare... che le Istituzioni siano assenti e che, quindi, sia meglio piegarsi alle prepotenze di chi, come gli esponenti delle diverse cosche, con le loro "regole" sono rigorosissimi e rapidi nel pretenderne il rispetto assoluto e cieco!

Gli esempi in positivo dell'azione di contrasto alle degenerazioni interne ai settori di controllo, in questo territorio dell'imperiese, non mancano... e su tutte ricordiamo l'indagine che coinvolge il Presidente del Tribunale di Imperia e già in servizio alla guida di quello di Sanremo. Questo dimostra che vi è la volontà, come dicevamo, non solo dei reparti ma anche della Procura di Sanremo, di fare pulizia.

Anche noi su questo, da tempo, ci stiamo muovendo, perché il problema non sono solo i componenti delle cosche, ma il contesto, come abbiamo detto all'inizio... ed il contesto significa politica, economia e anche settori di controllo, perché le mafie quando "colonizzano" un territorio procedono promuovendo infiltrazioni e condizionamenti non solo nella politica e nell'economia, ma anche nei settori di controllo, al fine di garantirsi appoggi e coperture adeguate ai propri affari ed interessi.

Diventa quindi ancora più chiaro che se il problema non è la singola cosca, ma il contesto generale, ognuno deve fare la propria parte se vuole, per se e soprattutto per i propri figli, una comunità libera, in cui la Dignità ed il Diritto siano garantiti effettivamente dallo Stato.

Ognuno deve assumersi la responsabilità di essere cittadino e collaborare pienamente nell'azione di prevenzione e contrasto alle organizzazioni mafiose, senza mai cedere a quella mentalità deviata e devastante secondo cui i mafiosi in giacca e cravatta ed imprenditori siano diversi dai mafiosi che trafficano droga ed uccidono... No, sono mafiosi, gli uni e gli altri, e quindi vanno tutti isolati e colpiti! I primi riciclano i soldi sporchi delle attività più prettamente criminali, i secondo garantiscono quelle risorse alla mafia-imprenditrice che soffoca la libera concorrenza - e quindi l'economia - e svuota le casse pubbliche.

Sta a ciascuno fare la propria parte, senza cedere alla paura, perché se tutti si fa la propria parte, isolando i mafiosi, segnalandoli e denunciandoli, insieme ai "professionisti" che gli seguono gli affari, ai prestanome ed amici vari, siano essi politici, agenti o quant'altro, allora li si può spazzare via uno dopo l'altro!

La parte sana è più vasta di quella marcia, di mafiosi e complici (più o meno consapevoli), e se ognuno, anche all'interno delle Pubbliche Amministrazioni così come nei territori dei vari paesi, rompe con la cultura omertosa, li si farà cadere come birilli, inesorabilmente!
Bisogna colpirli sia nel volto prettamente criminale sia in quello dell'apparente "pulizia" che hanno saputo costruirsi. Se scegliamo di combatterli, sono loro che devono avere paura... perché loro sanno bene che davanti ad una comunità che vuole rinascere e liberarsi dalla sudditanza non c'è alcuno scampo!

In conclusione: in un territorio dove l'illegalità è diffusa e la gestione della cosa pubblica è viziata da conflitti di interessi, irregolarità e clientelismi, oltre ad amministrare con spregiudicatezza ed assenza di trasparenza, la permeabilità davanti agli interessi delle organizzazioni mafiose è assoluta... è come un portone spalancato con tanto di passerella per gli uomini delle cosche... Se la comunità non fa muro l'abbraccio è mortale!

Il contrasto non è quindi sufficiente se affidato all'esclusiva azione repressiva delle Forze dell'Ordine e della Magistratura, ma deve, come abbiamo cercato di rendere evidente, vedere globalmente una risposta da parte della comunità, intesa come cittadini, amministratori pubblici ed economia locale... Se i mafiosi sentono l'isolamento sociale, capiscono che hanno perso definitivamente il controllo del territorio e la loro capacità di imporre le proprie regole... e ciò potrebbe spingere anche alcuni di loro a collaborare perché anche per chi è affiliato alle cosche, o chi per esse ha operato ed opera, può recuperare il vero onore e la dignità: confessando e raccontando tutto ciò che sa a chi di dovere... riguadagnando per se e per i propori figli il senso dell'umanità! 

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