Bordighera, Bosio la pianti di raccontar bufale...

Scritto da Ufficio di Presidenza

Bosio e l'appoggio elettorale dei Pellegrino

Giovanni Bosio, ex sindaco del Comune di Bordighera, la pianti di sparare amenità. Le motivazioni dello scioglimento e commissariamento per condizionamento mafioso del Comune di Bordighera durante le sue amministrazioni, sono solide, fondate e non hanno avuto manco mezza smentita dalla sentenza sul clan Pellegrino emessa dal Tribunale di Sanremo.

Che lo scioglimento sia stato legittimo lo ha spiegato dettagliatamente il Tar del Lazio (vedi qui la sentenza integrale). Che le risultanze del condizionamento della 'ndrangheta sull'amministrazione di Bordighera siano elemento certo è ormai conclamato. La relazione della Commissione di Accesso, quelle del Ros e gli Atti, hanno evidenziato non tanto (e solo) i fatti in riferimento alla Sala Giochi che il clan Pellegrino voleva aprire, ma soprattutto i molteplici fatti relativi ad appalti, sub-appalti, incarichi vari, agevolazioni in molteplici ambiti (come ad esempio in riferimento al night club, o alle esenzioni per le refezioni scolastiche), pratiche edilizie... La sola sistematica omissione della richiesta delle certificazioni antimafia è elemento talmente inconfutabile, davanti al quale il Bosio, se avesse un minimo di decenza, dovrebbe ammettere o quanto meno restare in silenzio.
Ricordiamo che ormai tutti gli elementi concreti, plurimi ed univoci che hanno comportato lo scioglimento del Comune di Bordighera sono pubblici e basta leggerli per rendersi conto che quelle di Bosio sono soltanto nuove, ennesime, burle per cercare di salvare la faccia di un'amministrazione che ha infangato, piegando l'Ente agli interessi illegittimi delle cosche, il prestigio e la credibilità del Comune di Bordighera. Come "Casa della Legalità" abbiamo pubblicato ampiamente tutte le principali risultanze dell'indagine della Commissione di Accesso (vedi qui) e chiunque può quindi verificare e constatare che il Bosio continua a raccontare frottole.
Se il Bosio fosse disponibile noi siamo pronti ad un pubblico confronto, a Bordighera, così da mettere davanti ai cittadini i fatti documentalmente provati, così forse la pianterà di prendere in giro la comunità e la decenza. Crediamo anche che davanti alla disonestà intellettuale del Bosio, la responsabilità di sbugiardarlo dovrebbe essere anche di competenza degli organi di informazione, tradizionali così come di quelli internet, che alle sue dichiarazione intrise di falsità dovrebbero rispondere con quei contenuti delle carte e dei fatti (ormai noti) che non si prestano a distorsioni...

In merito all'esito del processo al clan Pellegrino, sul quale, con grave errore, molta stampa ha titolato "assolti dall'accusa di mafia", abbiamo già detto che tale assoluzione non c'è stata perché non vi era nemmeno l'accusa di 416 bis (capo di imputazione che la Procura di Sanremo manco avrebbe potuto muovere, in quanto di competenza della DDA). Era quindi chiaro dal principio che sull'accusa di mafia, se non c'è un capo di imputazione, non ci sarebbe mai potuta essere alcuna condanna. Sui diversi reati contestati vi è stata invece la condanna e la conferma alla pena detentiva in carcere, con l'unica eccezione per l'accusa delle minacce a corpo politico. Assoluzione, questa, scontata visto che le vittime delle minacce hanno ritrattato (e non confermato) in Aula le proprie verbalizzazioni (inequivocabili), così come quanto dagli stessi dichiarato (nuovamente in modo inconfutabile) in molteplici interviste rilasciate a più organi di stampa, tra cui anche quelli televisivi che non si possono prestare a interpretazioni. La cappa omertosa, derivante dalla capacità di intimidazione di una cosca mafiosa nota e temuta, ha in modo evidente garantito agli esponenti della cosca di poter ottenere, con il dibattimento, un esito a loro favorevole su questo unico specifico capo di imputazione (ma non sugli altri!).

Oggi, davanti alle motivazioni di tale sentenza, possiamo aggiungere qualcosa.

Crediamo che questa rappresenti l'esempio ulteriore del problema derivante da magistrati ciechi, che non conoscono il fenomeno e, quindi, non lo comprendono. E' quindi amara la constatazione che deriva dalla lettura delle motivazioni, per cui se gli 'ndranghetisti ti minacciano, ma lo fanno con garbo, senza cioè portarsi dietro le armi che hanno nei loro arsenali, senza coppola e lupara, santini e quant'altro che renda evidente chi sono e cosa fanno, ma lo fanno "civilmente", per i giudici del Tribunale di Sanremo, questa è una "condotta assolutamente legittima" perché, come indicato nelle motivazioni della sentenza: "In un paese democratico la rimostranza nei confronti dei pubblici amministratori, se la protesta è contenuta in limiti civili, risulta condotta assolutamente legittima". Ecco: questo punto dimostra quanto sia ancora lunga e tortuosa la strada da percorrere e noi, quindi, andiamo avanti!

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