Per il boss ROMEO Antonio l'affetto del nipotino neo Segretario dei Giovani PD della Val di Magra

Scritto da Ufficio di Presidenza

Sarzana potrebbe gemellarsi con Brescello. Infatti se a Brescello è noto [e siamo tornati a parlare di recente – vedi qui] che il giovane Sindaco PD (ora dimessosi), Marcello COFFRINI, si è prodigato nel tessere le lodi del boss 'ndranghetista GRANDE ARACRI Francesco, a Sarzana il boss ROMEO Antonio ha visto pubblicamente l'espressione di affetto pronunciata da Christian FAENZA, nipotino neo Segretario dei Giovani Democratici (i giovani del PD) della Val di Magra (qui la pubblicazione che evidenzia il caso). Due territori segnati da un radicamento storico - che è bene iniziare a chiamare “colonizzazione” - della 'ndrangheta, in cui il negazionismo istituzionale e politico è stato ed è una pesante costante e con, in prima linea, proprio il PD.

Tornando sulla questione dello spezzino la prima cosa da fare, per sgombrare il campo da ogni possibile interpretazione errata, è vedere testualmente quanto dichiarato da Christian FAENZA, parlando del ROMEO Antonio, agli dell'Antimafia capo-locale della 'ndrangheta di Sarzana. Il dirigente dei Giovani del PD dichiara [leggi qui l'integrale]: «Provo affetto nei suoi confronti come è normale che sia, ma questo non può e non deve andare ad influire sul mio percorso politico visto che oltre ad essere garantista mi sento molto lontano da quel tipo di mondo. Conosco meglio di chiunque altro le problematiche relative alla mia famiglia e c'è già stata una sentenza di primo grado ma se anche dovesse arrivare una condanna in futuro la mia posizione non cambierebbe»...

 

Ecco, in queste poche righe c'è molto. Un dirigente politico che esprime «affetto» verso un esponente della 'ndrangheta - esponente di primo piano - quale ROMEO Antonio, anziché il necessario disprezzo; che ribadisce inoltre il legale con la famiglia ROMEO («la mia famiglia»), anziché segnare una netta dissociazione da tale nucleo familiare, non affermando, quindi, in alcun modo una netta e totale rottura con quella famiglia pienamente inserita nel contesto 'ndranghetista; e che, ancora, dichiara che ciò non cambierebbe davanti a future condanne giudiziarie; avrebbe dovuto destare una reazione netta, un intervento degli organismi del Partito Democratico ed della sua struttura giovanile. Invece nulla! Lì, nel PD e tra i suoi Giovani, nell'estremo Levante ligure, va tutto bene così.

Vi è però un aspetto che pare sfuggire, tra difese che cercano di etichettare i fatti come «illazioni»e la dichiarazione, sempre del Christian FAENZA, che vorrebbe ridurre il tutto ad «una parentela». Intanto quella dichiarazione appena vista già fa trasparire una contiguità preoccupante (un esponente 'ndranghetista dovrebbe naturalmente, infatti, produrre il vomito e non certo ricevere «affetto»), ma qui la questione è più ampia.

Innanzitutto il nipotino del boss ROMEO Antonio ha un fratello, FAENZA Daniele [che tra l'altro, dopo il clamore della pubblicazione della foto di Christian FAENZA con il boss ROMEO Antonio, ha cancellato o comunque oscurato il proprio profilo facebook [aggiornamento: il profilo fb è tornato online] – comunque tranquilli avevamo già salvato tutto il necessario comprese le foto delle feste in famiglia... con Christian FAENZA compreso, alcune le riportiamo sotto, che non gli vadano perse]... ed anche questi risulta iscritto al PD , come si riscontra dalla foto che segue con estratto dell'elenco iscritti al PD di Sarzana:


[prima di continuare qualche scatto di feste in famiglia, pubblicate come "pubbliche", visibili a chiuqnue, sul profilo facebook di FAENZA Daniele, da ieri svanito]






 






 


Il FAENZA Daniele, fratello del neo segretario dei Giovani del PD della Val di Magra, oltre ad essere stato protagonista insieme, in primis, alla moglie del ROMEO Antonio, dell'invasione all'incontro antimafia della Casa della Legalità [vedi qui anche i video di quella giornata], lo scorso marzo a Sarzana (in quell'occasione “Il Secolo XIX” titolava "IL CLAN ROMEO ASSEDIA IL CONVEGNO ANTIMAFIA”) era stato già diretto protagonista di una pesante vicenda di estorsione, unitamente ad altri esponenti del sodalizio.

Il 25 aprile 2007 infatti, nello spezzino, va in scena un tentativo di estorsione ai danni dell'impresa “Mauro Costa” (che subiva anche un attentato incendiario ed altro ne subirà anni dopo, nel 2011). L'imprenditore denuncia e la Polizia indaga ed agli arresti finiscono FAENZA Daniele [foto a lato], STELITANO Leone e TRIPODI Angelo (per quest'ultimo il PM chiederà poi l'archiviazione mentre chiedeva il rinvio a giudizio per gli altri due unitamente al ROMEO Giuliano). Quel giorno di aprile le minacce all'imprenditore hanno come oggetto anche la moglie e la figlia. Tra aprile e maggio 2007 il sodalizio cominciò a taglieggiare l'imprenditore – racconta “Il Secolo XIX” - "costringendolo a versare tremila euro, quale acconto di 35 mila euro richiesti, poi aumentata a 80 mila. La procura ha ricostruito le dinamiche dell’estorsione e i ruoli dei protagonisti attraverso mesi di indagini. Romeo [Giuliano], che era dipendente della ditta di smaltimento rifiuti, aveva incaricato Faenza e Stelitano di recarsi nell’abitazione di Costa per concludere con l’imprenditore un “contratto” per la protezione e la sorveglianza dello stabilimento di Albiano Magra. Avevano perfino studiato il piano dove piazzare le telecamere all’interno dello stabilimento. Non a caso nei mesi precedenti c’erano stati attacchi incendiari contro lo stabilimento come a voler far capire all’imprenditore che c’erano persone che volevano fargli del male e a mandare all’aria i suoi affari. Ma l’incontro prefissato non aveva dato gli esiti sperati, al punto che dopo un paio di settimane Faenza aveva sollecitato Costa per un nuovo confronto altrimenti «le cose avrebbero preso una piega diversa»...”

 


Così, anche l'altro nipotino del ROMEO Antonio, FAENZA Daniele, il fratello del Christian FAENZA neo segretario dei Giovani PD della Val di Magra, iscritto al PD ha un curriculum non da poco... Fatti, che al di là dell'esito processuale, sono stati documentati dall'inchiesta grazie alla pronta denuncia dell'imprenditore vittima del racket ed all'inchiesta delle Forze dell'Ordine... e che sono ampiamente noti e di dominio pubblico. Sono elementi, fatti, come già detto e ripetuto più volte che alla magistratura spetta valutare in termini giudiziari, ma che la comunità deve saper considerare ed affrontare – a prescindere dalle valutazioni giudiziarie – da un punto di vista etico, culturale e civile.


Ci fermiamo qui sul contesto di quella che lo stesso Christian FAENZA afferma essere la sua famiglia e da cui non ha minimamente promosso alcuna dissociazione, visto quanto ha dichiarato e che abbiamo già visto. Tutta la storia, per chi vuole approfondire, è ricostruita al dettaglio attraverso dati ed Atti Giudiziari nel dossier che abbiamo pubblicato lo scorso anno [leggi qui in formato .pdf].


Su un punto però dobbiamo aggiungere qualcosa... Ovvero sul fatto che nel territorio di Sarzana, roccaforte della 'ndrangheta e pure del PD, nella zona di insediamento e di massima, quindi, influenza, della famiglia ROMEO e collegate, alle Primarie del PD per le elezioni regionali, vi è stato una delle più alte percentuali di voti per la PAITA (sostenuta dal FAENZA, così come dall'Amministrazione “negazionista” targata PD di Sarzana, dall'allora assessore alla legalità, Juri MICHELUCCI, all'assessore ai lavori pubblici Massimo BAUDONE, sino al Sindaco Alessio CAVARRA). Infatti guardando ai dati della zona di Grisei a Sarzana su 215 votanti 163 hanno votato la PAITA, ovvero circa il 76%.

Guardando ai dati delle elezioni regionali del 2015 per la Regione Liguria si nota anche un dettaglio che si può certamente dire significativo. Juri MICHELUCCI [nella foto a lato, del 2015, tra gli esponenti della Fondazione Caponnetto, in primo piano il suo presidente Salvatore Calleri], che ha lui stesso evidenziato un forte legame con il Christian FAENZA, è stato eletto consigliere regionale per 268 voti.

I dati ci dicono che l'unico eletto del PD di La Spezia è stato proprio MICHELUCCI con 3.793 preferenze, contro le 3.525 del secondo più votato, Davide Natale (sostenuto soprattutto dal dirigente del PD Andrea Orlando, anche ministro della Giustizia). Se lo scarto che ha garantito a MICHELUCCI l'elezione in consiglio regionale è, come visto, estremamente ridotto (268 voti), il bacino di voti a Sarzana è quello che gli ha garantito indiscutibilmente l'elezione.

A Sarzana infatti MICHELUCCI ha preso 1.396 preferenze mentre il candidato appoggiato dal dirigente nazionale del PD (e Ministro della Giustizia) Andrea Orlando, Davide Natale, ha ottenuto solo 143 preferenze.

E questi sono numeri...





Annotazione a margine su Sentenze e ROMEO Antonio

Nella Sentenza di assoluzione (in primo grado - vedi qui il testo integrale), nel procedimento a rito abbreviato dell'inchiesta “MAGLIO 3”, il GUP di Genova ha chiaramente scritto che i «soggetti accomunati dal fatto di essere inseriti in un contesto associativo riconducibile, nel nome, nella struttura organizzativa e nelle forme rituali seguite, alla 'ndrangheta». La pronuncia assolutoria deriva dal convincimento del Giudice per cui «non può peraltro ricavarsi elemento alcuno da cui trarre conferma che detto sodalizio si ponga realmente in territorio ligure come struttura autonoma, avente le caratteristiche di metodo operativo e finalità, proprie di un'associazione di tipo mafioso, che connotano la 'ndrangheta calabrese». Ed ancora, sempre il GUP scrive: «Il fatto che in un determinato territorio esistano soggetti 'ndranghetisti, non implica, ad avviso di questo giudice, con automatismo che possa prescindere dall'accertamento concreto, che in quel territorio esista anche la 'ndrangheta intesa, come si è ampiamente esposto nel capitolo dedicato all'associazione di tipo mafioso, quale gruppo criminale dotato di propria autonoma identità, che persegue le finalità indicate nell'art. 416 bis c.p. avvalendosi della forza di intimidazione che scaturisce proprio dal gruppo stesso, per creare quello stato di soggezione e di omertà che permette ai sodali di realizzare i propri obbiettivi».

Affermare quindi che l'esistenza del contesto 'ndranghetista evidenziato dall'inchiesta “MAGLIO 3” [vedi qui Informativa ROS completa] - contesto in cui è chiaramente inserito il ROMEO Antonio - sia stato smentito dalla Sentenza di primo grado è assolutamente, quindi improprio ed errato.

Inoltre analoga Sentenza di assoluzione degli imputati di 416 BIS nel troncone di inchiesta “MAGLIO 1”, relativamente al “locale” del Basso Piemonte, emessa dal GUP di Torino [vedi qui il testo integrale], è stata ribaltata nei successivi gradi di giudizio. Infatti la Corte d'Appello di Torino [vedi qui il testo integrale], con propria Sentenza di riforma del giudizio assolutorio, procedeva a condannare tutti gli imputati per 416 BIS e tale Sentenza veniva quindi confermata dalla Cassazione [vedi qui il testo integrale]. Proprio qui, nella Sentenza d'Appello, divenuta definitiva dopo il giudizio della Suprema Corte, non soltanto vi è agli atti la confessione del capo-locale del Basso Piemonte PRONESTI' Bruno Francesco, ma anche un esplicito richiamo al summit di 'ndrangheta del ROMEO Antonio.

Vediamo quindi di dettagliare questo aspetto, così come evidenziato nella Sentenza di condanna in Appello confermata dalla Cassazione relativamente al filone “MAGLIO 1”.

I Giudici d'Appello di Torino assegnano – a differenza dei GUP – un valore assolutamente rilevante ai summit documentati dal ROS.
Viene richiamato, in primis, il summit ad Alessandria con la concessione dei fiori a MAIOLO Antonio CARIDI Giuseppe, del 28.02.2010, a cui parteciparono esponenti dei “locali” liguri oltre che gli esponenti del Basso Piemonte. Tra questi, come ha documentato il ROS, oltre a GANGEMI, GARCEA, PRONESTI' ed altri vi era proprio ROMEO Antonio . I Giudici d'Appello e la Cassazione hanno condannato per 416 BIS, tra gli altri, nella citata Sentenza, proprio il CARIDI Giuseppe, che in tale contesto summit riceveva la “dote” (o “fiore”). Scrivono, in merito al CARIDI, tra il resto, i Giudici: «... la sentenza impugnata ripercorre l ricostruzione “dei riti” per il conferimento delle “doti”, operata dall'ufficio inquirente. Viene sottolineata fra l'altro l'importanza della partecipazione a tali riti delle delegazione del “locale genovese”, con GANGEMI Domenico. Viene poi ripreso un dialogo, ritualmente intercettato in ambientale, fra GANGEMI e GARCEA, del “locale di Genova”, in cui i due, dopo essere stati verosimilmente a partecipare ad un “rito”, commentano “...il rituale è bello in tutte le cose, è quello che ti fa... il rituale ci vuole, ci vuole tutto, il rituale bisogna preparalo e basta...” (…) Il commento che seguiva – oggetto di successiva conversazione captata fra gli stessi soggetti – riguardava un imputato dell'odierno processo, ossia la cerimonia per il conferimento della dote a CARIDI Giuseppe. Un passaggio significativo di questa conversazione, si sottolinea in sentenza, era quello relativo all'affidabilità del nuovo affiliato e, in particolare, il fatto che “avesse vestito una divisa”, cioè fosse uomo delle istituzioni, ciò che avrebbe dovuto costituire, secondo le (vecchie) regole dell'“Onorata Società”, un concreto ostacolo alla affiliazione. Il rilievo investigativo, osserva ancora il giudice, era da ascrivere alla ritenuta “opportunità di adeguarsi” ai tempi ed alla oggettiva utilità di avere un personaggio politico fra gli affiliati. In ogni caso, osserva ancora il primo giudice, dalla lettura di questi dialoghi emergeva come, nonostante CARIDI fosse un “politico” e potesse rappresentare un pericolo (perché avrebbe potuto prendere decisioni contrarie agli interessi della “onorata società” es. promuovere o partecipare a votazione per una legge “antimafia”), era un “buon cristiano” e poteva restare nella compagine. La sentenza passa poi ad illustrare gli elementi di prova in base ai quali si doveva concludere che la cerimonia di affiliazione in questione riguardava proprio CARIDI...».

Ed allora è evidente che si è di fronte ad un dato acquisito. Così come acquisito, è bene ricordarlo, è un altro fondamentale e precedente summit della 'ndrangheta di Liguria, Piemonte e Lombardia, a cui partecipava il ROMEO Antonio, e che è richiamato nelle motivazioni della Sentenza di primo grado relativo all'inchiesta “LA SVOLTA” emessa dai giudici del Tribunale di Imperia [vedi qui il testo integrale]. In merito a detto summit, si legge: «Altre riunioni clandestine di 'ndrangheta si tenevano nel territorio del Ponente Ligure. Si consideri che i Carabinieri del ROS in data 13/01/2002 avevano sorpreso all'interno del forno della carrozzeria di PEPE' Benito a Vallecrosia una riunione di numerosi pregiudicati calabresi...». In quella sede, oltre ad esempio, all'allora “reggente” della 'ndrangheta della Liguria (con competenze su Basso Piemonte ed un pezzo di Lombardia) RAMPINO Antonio, ma anche, tra i vari esponenti di spicco delle cosche attive in Liguria, il capo-locale di Sarzana ROMEO Antonio ed il SIVIGLIA Annunziato (cl. 38), detto Nunziatino, sempre da Sarzana.

  


 

L'articolo dell'ed. La Spezia de "Il Secolo XIX" del 10.02.2016




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