A Savona sui FOTIA... (che prendono un nuovo legale, del PD, mentre arrestano “Ciccio”)

Scritto da Ufficio di Presidenza

Come promesso alle 11:00 di ieri, 19 marzo 2015, alla Libreria Ubik di Savona, si è svolta la conferenza stampa della Casa della Legalità titolata “Fotia. Provvedimento solido, la piantino con i teatrini” a cui erano presenti diverse testate giornalistiche. Una conferenza stampa durante la quale siamo stati raggiunti da una bella notizia: FOTIA Francesco, detto “Ciccio”, il più giovane dei tre fratelli, è stato arrestato per estorsione aggravata, insieme all'amico BARBINO Igor (con loro indagato a piede libero anche il giovane nipote dei FOTIA – nonché loro prestanome – CRIACO Giuseppe).

Prima di raccontare ciò che si è affrontato in conferenza stampa, anticipiamo che il “teatrino” dei FOTIA conta una nuova comparsa che, appena sul palcoscenico, ne spara una serie da garantire molteplici edizioni del barzellettiere (conquistandosi anche una bella querela). E' il dirigente del PD della Locride (terra di 'ndrangheta e massoneria), MAMMOLITI Giuseppe detto “Pino”, di professione avvocato (e di cui parliamo a parte con un pezzo dedicato alla curiosa “linea difensiva” adottata).

Ripartiamo con alcuni elementi che abbiamo già ricordato da tempo e con quanto evidenziato alla conferenza stampa...

Innanzitutto: la “persecuzione” e la “pulizia etnica” è solo nella testa di FOTIA Pietro e dei suoi cumpri (oltre che dell'Avv. MAMMOLITI). Lo dicono i fatti. Non noi... e basta leggere gli Atti per comprenderlo.

Capiamo che a FOTIA dispiaccia che sia stato spazzato via il “deserto giudiziario” che vi era nella Procura di Savona prima del ritorno del Procuratore Capo Francantonio Granero. Capiamo che a lui dispiaccia che il negazionismo e la sottovalutazione che regnavano siano, negli ultimi anni, evaporati, come dimostrato anche da una Prefettura attenta e determinata nella promozione di una seria azione di prevenzione. Se si era abituato all'illegalità tollerata, alimentando il senso di impunità, si è abituato male... l'anomalia era quel passato in cui potevano fare ciò che volevano e nessuno osava opporsi.

Partiamo da alcuni dati (inconfutabili):

1) L'inchiesta “DUMPER” (per cui con il FOTIA Pietro è finito in carcere, tra gli altri, DROCCHI Roberto esponente del PD di Savona). Un'indagine per cui DROCCHI ha patteggiato e FOTIA Pietro ha confessato. Un'inchiesta che ha dimostrato che il FOTIA Pietro era il “dominus” di quelle imprese in cui “formalmente” lui non risultava (fatto ammesso in più occasioni dallo stesso FOTIA Pietro).
A seguito di quell'indagine il GIP del Tribunale di Savona (e non la Procura) ha disposto un'interdizione temporanea alla SCAVO-TER. Interdizione accorciata solo dopo che il FOTIA Donato, amministratore di diritto (ma non “di fatto”), con i propri legali aveva preso impegno a tenere fuori dalla gestione aziendale il FOTIA Pietro.
I fatti documentati (come anche le dichiarazioni dello stesso FOTIA Pietro) hanno poi dimostrato che invece FOTIA Pietro aveva mantenuto il ruolo di “dominus” della SCAVO-TER e della altre imprese di famiglia (P.D.F. e SE.LE.NI.).
Anche le ultime dichiarazioni - dopo il provvedimento di sequestro delle imprese, eseguito dalla D.I.A. - proprio da parte del FOTIA Pietro hanno confermato che quelle imprese erano rimaste totalmente in capo a lui.

2) L'interdizione antimafia della Prefettura (non della Procura) – che avevamo richiesto e sollecitato - per le imprese dei FOTIA impegnate in appalti e subappalti pubblici (SCAVO-TER e P.D.F.) scaturiva da una serie di Informative di diversi Reparti dello Stato (D.I.A., Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza) acquisite dalla Prefettura. Informative dimostratesi plurime, univoche e concordanti. Il fatto (non certamente secondario) veniva confermato anche dal TAR Liguria (non dalla Procura) che respingeva, con Sentenza, il ricorso dei FOTIA.
Di più. Nell'ambito del procedimento dinnanzi al TAR Liguria, promosso dal FOTIA Donato (fratello del Pietro) emergeva che proprio il ricorrente, ovvero il FOTIA Donato, riconosceva che vi era un pronunciamento di “pericolosità sociale” sul FOTIA Pietro e che lo stesso non risultava tra i soci e amministratori di SCAVO-TER (“l’unico membro della famiglia Fotia ritenuto pericoloso dal giudice ordinario (il signor Pietro Fotia) non sia socio né amministratore della Scavo-Ter”).

3) Per aggirare tale misura interdittiva i FOTIA – come denunciammo anche pubblicamente, oltre che alla Procura, Prefettura e Reparti preposti – veniva creata la “SE.LE.NI. a cui veniva passata la titolarità della P.D.F., così da procedere ad un “formale” (quanto inesistente, come si è dimostrato) sganciamento di quest'ultima dalla SCAVO-TER e dai FOTIA e quindi ottenere il superamento della misura interdittiva antimafia.

4) Il procedimento relativo alla richiesta di sequestro/confisca dei beni a carico del nucleo familiare dei FOTIA, promosso con una dettagliata Informativa della D.I.A., vedeva un immotivato e confuso provvedimento di rigetto da parte del Tribunale di Savona, tanto che la Suprema Corte di Cassazione (non la Procura) ha disposto un rinvio al Tribunale, annullando la tanto sbandierata “vittoria” dei FOTIA.
Il 17 ottobre 2013 la Suprema Corte di Cassazione, a seguito di impugnazione da parte della Procura, cassava, quindi, in modo categorico il Provvedimento che accoglieva la tesi difensiva dei FOTIA. Testualmente perché: il provvedimento impugnato risulti connotato da diversi profili di illegittimità, non solo in termini di immediata violazione del dato normativo di riferimento, ma anche in ragione di un motivare meramente apparente, sprovvisto dei requisiti minimi utili a rendere comprensibili la vicenda contestata e l'iter logico seguito del giudice”.

5) Per eludere l'eventuale applicazione di misure di prevenzione patrimoniale (ovvero il sequestro/confisca per il procedimento appena citato) i FOTIA procedevano all'intestazione fittizia della SE.LE.NI. (e quindi della P.D.F.), come ampiamente documentato nel recente Provvedimento di Sequestro disposto dal GIP a seguito dell'indagine della D.I.A. (e come confermato da molteplici dichiarazioni pubbliche, in diverse sedi, dello stesso FOTIA Pietro).
E qui il Provvedimento del GIP è chiarissimo, dettagliato e inconfutabile.

Con questi sintetici 5 punti il quadro dovrebbe già essere chiaro.

Ci sono due elementi fortemente indicativi, inoltre, che abbiamo indicato alla conferenza stampa che contenuti negli Atti (non secretati, disponibili alle difese e quindi non coperti da alcuna ragione di riservatezza).

Il primo è contenuto nel recente Provvedimento di Sequestro delle imprese SCAVO-TER, P.D.F. e SE.LE.NI.. Si tratta della Relazione di Servizio della Questura di Savona, contenente le dichiarazioni di FOTIA Pietro, datata 26.11.2008 e relativa ad uno dei controlli interforze ai cantieri di un'opera nell'ambito delle aree portuali di Savona – Vado. Testualmente:

«FOTIA Pietro, nato ad Africo (RC) il 24.04.1969, identificato tramite carta di identità ..., giunto sul posto alla guida di autovettura Audi A6 dì colore nero targata DE801LK di proprietà della "LOCAT s.p.a.", con sede in Piazza Sisto angolo Corso Italia (SV), locata alla "SCAVO-TER s.r.l." con sede in Via Bertola 1 a Vado Ligure (SV). Il predetto si avvicinava al personale impegnato nei controlli qualificandosi come dipendente della predetta "SCAVO-TER s.r.l", precisando di essersi portato in loco poiché avvisato dagli autisti della ditta in questione dei controlli in atto anche nei confronti dei loro autocarri che accedevano al cantiere, dichiarandosi disponibile a fornire chiarimenti in ordine ali 'attività posta in essere dai mezzi della ditta in questione.

Lo scrivente chiedeva pertanto al predetto delucidazioni in merito, e il FOTIA Pietro spiegava che, a seguito di accordi informali intercorsi da circa sei mesi tra suo fratello FOTIA Donato, amministratore della "SCAVO-TER", e i responsabili della "CEM", ditta titolare del cantiere, era stato raggiunto l'accordo, a titolo gratuito, per il trasporto e lo scarico di materiale di scavo all'interno delle aree in questione. Il FOTIA Pietro definiva detto accordo come reciprocamente vantaggioso, poiché in questo modo la SCA VO-TER evitava costi relativi allo smaltimento dei materiali in questione e la CEM riceveva direttamente sul posto la terra di riempimento necessaria al cantiere senza corrispondere alcunché. Il FOTIA Pietro precisava che la terra trasportata proveniva da vari cantieri edili nei quali erano in atto attività della "SCAVO-TER", in particolare da un cantiere nei pressi del cimitero di Varazze (SV) e da un cantiere dì costruzione box in Noli (SV).

FOTIA Pietro, richiesto in merito, precisava di essere ufficialmente un semplice dipendente con mansioni impiegato della "SCAVO-TER" e di non rivestire da circa due anni alcuna carica societaria nella ditta in questione (com'è noto lo stesso ne era stato amministratore delegato fino ad epoca recente); nel corso del colloquio il FOTIA Pietro precisava informalmente di essere stato "costretto" a non figurare nella società in questione per evitare problematiche relative alla certificazione antimafia che avrebbero potuto verificarsi a causa di pendenze penali ancora in atto a suo carico, confermando peraltro di essere di fatto ancora al vertice della società. E' opportuno precisare che i tempi e i modi relativi alla comparsa del predetto nelle aree in questione, confermano in maniera evidente che lo stesso stia tuttora svolgendo compiti di direzione dell'attività condotta dalla "SCAVO.TER s.r.l."...»

Il secondo è invece tratto dall'Informativa della D.I.A. alla base del procedimento per l'adozione delle misure patrimoniali (che i FOTIA volevano tenere top-secret ma che non lo è affatto). Qui si trovano elementi chiarificatori (verbalizzati sia dai Carabinieri, sia dalla D.I.A.) in merito ad attentati e intimidazioni, oltre che alla modalità con cui i FOTIA hanno avuto accesso all'Unione degli Industriali di Savona. Testualmente:

«In pochissimo tempo (2000/2004), la detta societàha raggiunto volumi d’affari ragguardevoli ed assai poco confacenti se confrontati con le ridotte capacità tecnico-professionalidei suoi proprietari e dello staff di cui si avvale.

A tal proposito, a conferma di quanto sopra indicato, si riferisce che personale in forza a questo Centro Operativo D.I.A., in data 16.05.2006, ha escusso come persona informata sui fatti il sig. GUATTI Adriano, imprenditore, co-titolare insieme al fratello dell’omonima società di scavi, demolizioni, movimento terra e fornitura di materiali edili, con sede in Savona.

La verbalizzazione si è resa necessaria in seguito a dichiarazioni rese dal GUATTI, presso la Compagnia Carabinieri di Savona, Nucleo Operativo e Radiomobile, inerenti ben cinque episodi di incendio e danneggiamento subiti ai propri mezzi da lavoro, occorsi tra gli anni 2000 e 2004.

Il primo danneggiamento, risalente all’anno 2000, avvenne nel corso dei lavori appaltati dalla ditta “BONATTI S.R.L.” di Parma, effettuati per interconnessione dell’autostrada Torino-Savona e Savona-Ventimiglia, all’interno di un cantiere dove lavoravano anche le ditte Scavo-ter S.r.l., MELLONIO ed ECO-GE.

In quell’occasione, la GUATTI S.R.L. subentrò alla Scavo-ter S.r.l. poiché quest’ultima non disponeva di un escavatore gommato occorrente per il lavoro.

Nell’orario della pausa pranzo, ignoti rimossero i bulloni delle ruote del mezzo di proprietà della GUATTI, posteggiato prospicente ad una scarpata, mettendo in serio pericolo la stabilità del mezzo, con conseguente rischio di grave incidente.

Nel corso della verbalizzazione, il GUATTI ha reso dichiarazioni sulla società Scavo-ter S.r.l. e sui componenti della famiglia FOTIA:

“… Domanda: quando la sua ditta è subentrata, quali erano le imprese presenti sul cantiere?
Risposta: che io ricordi c’era in quel momento la
Scavo-ter S.r.l., ma sul cantiere era presente mio fratello che lamentava, a seguito del danneggiamento, al capo stesso (al responsabile del cantiere, n.d.r.) che a fine giornata sarebbe andato via e di non voler più lavorare. In quell’occasione la Scavo-ter S.r.l.al termine del lavoro non ottenne ulteriori lotti e così proseguimmo nuovamente la nostra commessa…[…]

Domanda: ha continuato a lavorare in cantieri dove era presente la Scavo-ter S.r.l.?

Risposta: no, dall’ultimo lavoro effettuato nell’anno 2000 presso il cantiere dello svincolo autostradale Torino-Savona e Savona-Ventimiglia, ho cercato di non essere presente nei cantieri ove lavorasse la Scavo-ter S.r.l.per non interferire con gli stessi.

Domanda: quando si interruppero i rapporti con i FOTIA ?

Risposta: dopo il mio subentro nel cantiere appaltato dalle ditta BONATTI nell’anno 2000, nel quale ho subito il citato danneggiamento.

Nell’anno 2003, la Scavo-ter S.r.l. ha presentato domanda di adesione all’Unione Industriali di Savona. Il Consiglio Direttivo di quell’ente, appositamente riunito per esaminare tale richiesta, fu costretto a rinviare la decisione all’assemblea successiva, per via del parere contrario, espresso da alcuni consiglieri, tra cui lo stesso GUATTI Adriano, che al tempo rivestiva la carica di “Revisore dei conti” dell’Unione.

Domanda: perché ha dato parere sfavorevole all’ingresso della Scavo-ter S.r.l. nell’Unione Industriali?

Risposta: Sapevo che il FOTIA Sebastiano era stato recluso per stupefacenti, mentre conosco il figlio Pietro, frequentatore del bar sotto casa mia, coinvolto per una sparatoria in via Torino, a Savona. […]

Nel corso della precedente verbalizzazione ai Carabinieri di Savona il GUATTI aveva inoltre dichiarato :

“…io ho dato parere sfavorevole, ma oltre a me ci sono stati altri membri che lo hanno espresso (lo stesso parere, n.d.r.) ma in una maniera più velata della mia, in quanto io apertamente ho espresso il parere contrario”. […] In una data successiva, circa un mese fa, durante una mia assenza, il Consiglio ha accettato tra gli appartenenti all’Unione Industriali la ditta Scavo-ter S.r.l.”.

Infine, il GUATTI ha reso a questo Ufficio le seguenti dichiarazioni :

Domanda: quali sono i requisiti per far parte dell’Unione Industriali?

Risposta: bisogna fare domanda, avere un certo numero di dipendenti e possedere un requisito ispirato ad una sorta di integrità morale.

Domanda: l’impresa Scavo-ter S.r.l. facente capo alla famiglia FOTIA, in che posizione si colloca tra le imprese sul mercato savonese o comunque ligure?

Risposta: ritengo che attualmente (all’epoca del verbale, ndr) sia la società più presente sul territorio avendo a disposizione parecchi mezzi per il movimento terra; so che la Scavo-ter S.r.l. ha acquistato ultimamente una decina di camion nuovi del valore nominale di mercato di circa 150.000 – 200.000 € per movimento terra.

Domanda: la presenza della Scavo-ter S.r.l. sul mercato ha mutato la situazione nel campo imprenditoriale edile di Savona?

Risposta: abbastanza, in quanto nei lavori più grossi ci sono loro, anche se qualche lavoro l’hanno perso, ritengo per mancanza di capacità tecniche adeguate alle specifiche dei lavori appaltati.

Domanda: può specificare quali possono essere le capacità tecniche adeguate?

Risposta: avere delle capacità tecniche adeguate significa non avere solo grosse disponibilità finanziarie come la Scavo-ter S.r.l. ma capacità professionali che si guadagnano ed accumulano in molti anni di lavoro. La mia è un’impresa presente sul mercato dal 1972. Essa si colloca subito dopo la Scavo-ter S.r.l. per disponibilità di mezzi ed attrezzature».

Ecco dunque che questi due elementi palesano in modo netto la questione, ad integrazione dei 5 punti da cui siamo partiti.

Il resto è già tutto scritto... e siamo anche stanchi di dover ripetere le cose che abbiamo già pubblicato e ripubblicato, solo perché pare che, nell'ambito dell'Informazione, non vi sia il coraggio di riportare quanto sta in Atti ufficiali.

Partiamo dal passato. Nello speciale dedicato ai FOTIA abbiamo percorso via via tutti gli elementi chiave del loro contesto e del loro operare. Lo abbiamo fatto tenendo fede ai principi della corretta informazione, tanto è vedo che per quanto concerne le querele presentate dai FOTIA in un caso è stata richiesta l'archiviazione, accolta nonostante l'opposizione, dal GIP di Genova con un'articolata e documentata ordinanza di archiviazione (vedi qui), mentre nell'altro caso, dopo il rinvio a giudizio e l'esito delle acquisizioni dibattimentali, la Procura di Genova ha chiesto, con le proprie conclusioni, l'assoluzione dall'accusa di diffamazione ai danni dei FOTIA in quanto ciò che è stato scritto dalla Casa della Legalità risulta riscontrato da molteplici fonti autorevoli dello Stato. In tale dibattimento il Presidente della Casa della Legalità aveva prodotto infatti una Memoria documentata (vedi qui) in cui si ripercorre ogni singolo aspetto affrontato nelle pubblicazioni fornendo puntuale riscontro.

Se quindi rimandiamo a quanto contenuto nella citata e linkata Memoria, per chi non avesse ancora chiaro il quadro complessivo sui FOTIA, non possiamo che chiudere con il richiamo al capitolo del recente Provvedimento di Sequestro da 10 milioni di beni a carico dei FOTIA relativo ai «COLLEGAMENTI TRA IL GRUPPO DEI FOTIA E LA COSCA "MORABITO-BRUZZANITI-PALAMARA». Una ricostruzione dettagliata di fatti inconfutabili promossa dalla D.I.A. e vagliata dal GIP di Savona. Qui il testo del Provvedimento integrale.


Altro aspetto che si è affrontato in conferenza stampa è sulla questione dell'economia legale che viene uccisa dall'impresa mafiosa e, quindi, da un lato si è ribadito la necessità di isolare socialmente i soggetti appartenenti o legati alle organizzazioni mafiose, come, nel caso in esame, la 'ndrangheta, e dall'altro si è avanzata una proposta per salvaguardare l'occupazione dei lavoratori puliti ed estranei al nucleo familiare dei FOTIA o loro sodali.

L'impresa mafiosa uccide l'economia legale perché annienta la libera concorrenza e quindi le imprese pulite vengono schiacciate. Davanti ad imprese che conquistano gli appalti attraverso fenomeni di corruzione (come evidenziato dal caso Drocchi) e davanti ad imprese che, avendo disponibilità economiche di ignota (e illecita) provenienza, conquistano a tambur battente aggiudicazioni di appalti con massimi ribassi improponibili, nessuna impresa che opera nella legalità potrà mai competere. E' in questo contesto che quindi vengono a costituirsi quei monopoli, come nel caso dei FOTIA nel savonese (dei MAMONE su Genova, e dei PELLEGRINO e SGRO' nell'imperiese, per restare ai movimenti terra e “bonifiche”), che bloccando la concorrenza, soffocando le altre imprese.

Se si elimina l'inquinamento prodotto sul mercato dall'impresa mafiosa si permette alle imprese sane di poter competere e poter quindi acquisire lavori.

I lavori, ovvero i cantieri, per le diverse opere non vengono “chiusi” o annullati se l'impresa inquinata ed inquinante viene interdetta (ed in parallelo posta sotto sequestro per, ad esempio, il tentativo posto in essere per eludere la misura interdittiva o l'eventuale misura di prevenzione patrimoniale). Quei lavori vanno avanti con una nuova assegnazione. Nell'ambito quindi della forza lavoro impiegata non cambia assolutamente nulla. Se per i lavori che avevano le imprese dei FOTIA erano necessari 50 operai, per quegli stessi lavori che passano ad altra impresa, pulita, per nuova assegnazione, saranno sempre necessari 50 operai.

Proprio qui, quindi, si inserisce la nostra proposta che stando a quanto appreso da alcuni organi di informazione ha trovato il parere ed accordo dei lavoratori delle imprese FOTIA poste sotto sequestro. Una proposta semplice che avrebbe già dovuto essere promossa (dai Sindacati, visto che sarebbe il loro lavoro) nel 2012 quando scattò la misura interdittiva antimafia. Eccola: i lavoratori puliti (ovvero quelli estranei al nucleo familiare e sodalizio dei FOTIA) devono essere ricollocati nelle imprese sane che subentrano negli appalti. Se infatti le altre imprese erano indebolite (anche come possibilità di assunzione) da un “mercato bloccato” dal monopolio costruito dai FOTIA, quando il mercato si sblocca ed acquisiscono commesse devono necessariamente assumere forza lavoro per far fronte ai nuovi lavori. I Sindacati e l'Unione degli Industriali, chiedendo anche il supporto della Prefettura, dovrebbero quindi agire su questo piano, per questa ricollocazione dei lavoratori puliti. Il problema è che questo non l'hanno fatto. L'Unione degli Industriali (di cui soci sono anche i FOTIA!) non lo ha fatto, così come non lo hanno fatto i Sindacati (con la CISL che invece, nel 2012, scendeva in piazza contro le interdizioni antimafia). Lo faranno? Vedremo.

Nel frattempo sarebbe opportuno che la questione venisse affrontata anche sul piano legislativo, così da prevedere agevolazioni per le imprese sane (che ottengono a seguito degli screening il superamento delle verifiche antimafia) che acquisiscono mezzi e assumono lavoratori (puliti) dalle imprese soggette ad interdizioni antimafia o che quando vengono poste sotto sequestro si rivelano (senza più la gestione “mafiosa”) incapaci di stare sul mercato e quindi destinate al fallimento o a drastici ridimensionamenti.

Certo è che i lavoratori delle imprese FOTIA devono dare un segnale netto e chiaro: collaborare con gli inquirenti nel riferire ogni elemento utile e smetterla di protestare contro Stato e Legalità. La difesa del diritto al Lavoro passa dallo sganciarsi dai FOTIA, ovvero dal rifiutarsi di essere usati dai FOTIA per attaccare lo Stato ed i provvedimenti della Magistratura.

Pietro FOTIA ha dichiarato di recente, tra l'altro, nel tentativo di tenere legati a se i lavoratori, che penserà comunque lui a tutto, invitandoli a non preoccuparsi nemmeno per gli stipendi. Domanda: ma con 10 milioni di beni sotto sequestro, dove prende i fondi il FOTIA per pensare a tutto e tutti?
Ed ancora: ha dei fondi occultati da qualche parte? Gli arrivano, come già avvenuto e documentato nel passato, in contanti, dai sodali della cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI?
Sarebbe interessante capirlo... anche se, ancora una volta, con questa dichiarazione, FOTIA ha confermato ancora una volta, direttamente lui stesso, la piena e totale fondatezza del Provvedimento di Sequestro e l'inchiesta per intestazione fittizia delle imprese, dichiarandosi apertamente come il “dominus” delle imprese del FOTIA GROUP.


Per quanto concerne l'arresto di FOTIA Francesco partiamo dal resoconto di Mario Molinari su “Ninin”:

...l’estate scorsa un cuoco del ristorante “dei Fotia” al porto di Savona sguazzava allegro su una moto d’acqua della “famiglia”. Mal lo colse una malaugurata scuffia. Il povero chef riportò una lesione spinale che gli fece rischiare la paralisi. L’assicurazione rifuse il danno per un ammontare di 50.000 Euro.
Forse perché colse la parola “immobile” Francesco FOTIA pensò bene farsi “restituire” la somma dal cuoco, rimessosi in piedi dopo lunga degenza ospedaliera. Il tentativo di riscossione si consumò in diverse puntate tra Montecarlo e Savona.
Per rendere l’idea: il Francesco il 16 e 18 dicembre, avuta l’indicazione dall’”amico” comune Igor BARBINO (anche lui tratto in arresto stamane) della taverna monegasca ove la vittima prestava la propria opera, si recò insieme al nipote Giuseppe CRIACO a richiedere nelle belle maniere che potete immaginare, il pagamento del risarcimento assi-curativo gesticolando come portasse il ferro alla cintola. Una delle frasi verbalizzate dalla Polizia: “dammi i soldi altrimenti sai cosa ti facciamo, se tieni a tua madre e a tua figlia, tira fuori i cinquantamila euro”.
Fortunatamente gli inquirenti hanno estratto le manette prima che al cuoco fossero arrecate ulteriori lesioni spinali. Il fratello Pietro FOTIA, che non risulterebbe presente in nessuno di questi ameni episodi, rassicura, testimoniando per il congiunto: “nessun tentativo di estorsione”

Anche questo elemento è classificato – ovviamente - da FOTIA Pietro come “persecuzione”. Per lui è normale che chi ha subito un danno (lesione alla colonna vertebrale) per un incidente, debba riscuotere il risarcimento dall'assicurazione, ma poi è doveroso che questo risarcimento la vittima dell'incidente lo debba dare a loro, ai FOTIA. Ovvio no? E se non è ovvio, vista la loro “cultura”, se ciò non avviene, come da loro voluto ed ordinato, si procede con le minacce.

Se non è una tentata estorsione questa davvero non sappiamo cosa possa essere inquadrata come tale dal FOTIA... ma purtroppo il senso di impunità che questi soggetti hanno maturato durante i lunghi anni di “deserto giudiziario” a Savona (e non solo), li porta a credere che possano fare la qualunque cosa, impunemente e che anzi se qualcuno ricorda loro che commettono dei reati, è questo qualcuno che merita di essere tacciato di agire “fuori dalle regole”.

Non è follia. E' mafiosità. Una mafiosità intrinseca che emerge in ogni occasione. Una mafiosità che necessita di una reazione sociale di rigetto e condanna piena, da affiancare all'azione giudiziaria che percorrerà la propria, più articolata e lunga, strada.

 

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