Fotia, ma quale "riabilitazione"? Ribadita la «pericolosità sociale»

Scritto da Ufficio di Presidenza

Il Tribunale di Savona, con il Decreto n. 16/15, non ha in alcun modo “riabilitato” FOTIA Pietro. I Giudici (De Dominicis, Rossi e Pisaturo) hanno invece ribadito e confermato la «pericolosità sociale» del FOTIA, anche nell’attualità, che lo inquadra come «persona che appare dedita abitualmente (e non solo occasionalmente) alla commissione di determinati reati».

Seppur applicando una valutazione singolare e discutibile rispetto alla richiesta di confisca dei beni, che ha prodotto il rigetto della misura di prevenzione patrimoniale, i Giudici del collegio savonese hanno - se così si può dire - “smascherato” in modo netto ed inconfutabile il FOTIA Pietro con una ricostruzione dettagliata di fatti e Atti (comprese le confessioni del FOTIA) che, di fatto, forniscono - tra l’altro - ulteriore elemento di conferma al Provvedimento di sequestro dei beni disposto nel marzo scorso dal GIP di Savona, così come anche alle misure interdittive antimafia già disposte dal Prefetto di Savona (e confermate prima dal TAR e poi dal Consiglio di Stato)...

Si dice soddisfatto il FOTIA Pietro, con il sostegno dell’Avv. MAMMOLITI Pino, affermando di essere stato “riabilitato” con questo nuovo Provvedimento del Tribunale di Savona, e persino lanciandosi in un auto-candidatura a Sindaco di Savona.

Le carte ufficiali, ancora una volta, lo smentiscono spudoratamente ed è bene che questi contenuti siano noti ai cittadini, compresi i lavoratori delle imprese - sequestrate - dei FOTIA.

La ricostruzione dettagliata inserita dai Giudici nel Decreto fornisce un quadro inequivocabile anche del «dispregio verso le regole ed i provvedimenti dell’Autorità» dimostrato costantemente (anche dopo i provvedimenti giudiziari ed interdittivi antimafia) dal FOTIA che risulta, tra l’altro, rientrare, come scrivono i Giudici, anche nella categorie di soggetti che «vivono abitualmente , "anche in parte", con i proventi di attività delittuose».

Rispetto alla posizione del FOTIA Pietro - che si procede quindi ad esaminare in questa occasione, rimandando sugli altri punti ad ulteriore approfondimento -, i Giudici del Tribunale di Savona, ad esempio, scrivono:

«Va, in primo luogo segnalato come la pericolosità sociale di FOTIA Pietro sia stata positivamente affermata nel provvedimento depositato il 14.8.2012, con cui questo stesso Tribunale rigettava la proposta di applicazione delle misure di prevenzione nei confronti di tutti i soggetti proposti […]. Chiariva il Tribunale, con osservazioni che questo Collegio condivide, che erano da ritenere sussistenti, in riferimento a tale posizione, “elementi sintomatici e rilevatori della (…) pericolosità sociale”, desumibili dall’attuazione, da parte del proposto, di una “attività criminale ripetuta e risalente nel tempo (…) non di natura occasionale, né sporadica”, idonei a fondare “un giudizio di ragionevole probabilità circa la pericolosità sociale dello stesso FOTIA ai sensi dell’Art. 1, lett. a), del D.lgs n. 159/2011, quale persona che appare dedita abitualmente (non solo occasionalmente) alla commissione di determinati reati”. Deve, inoltre, rimarcarsi che questo stesso Collegio, con provvedimento 9.5.2013-1.7.2013, ha già espresso, in termini chiari ed ampiamente motivati, un giudizio di pericolosità sociale nei confronti del FOTIA Pietro, che deve, nel presente procedimento, trovare piena conferma.»

Nel richiamare il Provvedimento del 2013 (con cui veniva irrogata al FOTIA Pietro la misura della sorveglianza speciale di p.s.) i Giudici scrivono nel Decreto 16/15 depositato il 23 luglio 2015:

«Una segnalazione di Polizia Giudiziaria risalente al febbraio 1992, finalizzata alla applicazione di misura di prevenzione, evidenziava che il FOTIA Pietro era solito avere frequentazioni assidue con pregiudicati, identificati, tra gli altri, in BUA Luciano, GIACOBBE Giuseppe e i suoi familiari, gravati da svariati precedenti di polizia, SACCONE Marco, pluripregiudicato; lo stesso era notato utilizzare un’auto intestata a una società di proprietà di tale DE DOMINICIS Massimo, gravato di precedenti per vari reati fra cui quello di cui all’art. 416 bis cp. Nella stessa segnalazione si evidenziava che il FOTIA Pietro “di fatto non svolgesse attività lavorativa, trascorrendo l’intera giornata a frequentare vari bar di Savona, sempre in compagnia di pregiudicati”, e manifestava tuttavia un tenore di vita elevato non giustificato»

«Nell’anno 1992 il FOTIA Pietro è stato “sottoposto alla misura di prevenzione dell’avviso orale da parte del Questore di Savona, in quanto risultava frequentare pluripregiudicati e condurre un tenore di vita di molto superiore alle proprie possibilità economiche»

«In data 20.06.2007 il medesimo è stato rinviato a giudizio dal GUP del Tribunale di Savona, nell’ambito del Procedimento Penale nr. 1096/00/21 R.G.N.R. per il delitto di detenzione e importazione di sostanza stupefacente; i fatti risalgono ad un arco temporale fra il 1989 ed il 1997, ed hanno ad oggetto rilevanti quantitativi di cocaina (fra gli 800 grammi e due chili) ed eroina (un chilogrammo). Seppur il FOTIA è stato assolto dalla citata imputazione poiché le dichiarazione accusatorie rese da COMASSI Giovanni, MERIGONE Claudio, ROSSI Nicola Bruno, FERRANDO Michele, STEFANELLI Rocco sono state ritenute prive di riscontro, le stesse dichiarazioni debbono essere oggetto di valutazione nella presente richiesta, stante la autonomia fra il procedimento di prevenzione e quello ordinario ordinario, quanto meno in relazione alla vicinanza del proposto con gli ambienti criminali nel cui ambito è maturata la organizzazione e realizzazione della attività delittuosa. E’ bene infatti ricordare che secondo l'orientamento ormai consolidato della S.C. [Suprema Corte di Cassazione, ndr] “tra il procedimento di prevenzione e il processo penale sussistono profonde differenze funzionali e strutturali, essendo il secondo ricollegato ad un determinato fatto reato ed il primo riferito a una valutazione di pericolosità, espressa mediante condotte che non necessariamente costituiscono reato; da tale autonomia deriva che, nel procedimento di prevenzione, la prova indiretta o indiziaria non deve essere dotata dei caratteri prescritti dall'art. 192 cp.p., mentre le chiamate in correità o in reità, le quali devono essere sorrette da riscontri esterni individualizzanti per giustificare la condanna, non devono essere necessariamente munite di tale carattere ai fini dell'accertamento della pericolosità” (cfr., ex multis, Cass.20160/11)”» E quindi precisano i Giudici del Tribunale di Savona: «Va, sul punto, notato che la Corte d'Appello di Genova, pur revocando con provvedimento 3.9.2013 (…) la misura di prevenzione personale applicata al FOTIA, segnalò come l'analisi del contenuto delle predette chiamate in correità consente di affermare con certezza che esse, "seppure in termini  assolutamente scarni, privi di riferimenti circostanziali specifici, (.Sforniscono, anche perché provenienti da diversi soggetti che non risulta abbiano concordato una strategia calunniatoria a danni del FOTIA, un quadro indiziario significativo della partecipazione del FOTIA ai fatti delittuosi predetta.”».

Ancora richiamando gli elementi rilevanti del Provvedimento del 2013, i Giudici del Collegio giudicante savonese:

«La frequentazione di pregiudicati risulta ulteriormente provata da un più recente episodio, occorso nel gennaio 2009: le intercettazioni ambientali registrate nel p.p. 7736/08 della DDA di Genova consentivano di accertare un incontro fra FOTIA Pietro e PIRO Benedetto, pregiudicato per reato di fatture per operazioni inesistenti, truffa ed altro. In tale contesto, il PIRO confidava a FOTIA di essere stato avvicinato da tale DE MARTE Rocco, il quale pretendeva la corresponsione di somme sotto la minaccia di attentati in danno delle attività economiche del PIRO, vantando la propria parentela con la famiglia PELLEGRINO. Nel corso del colloquio il predetto, dopo aver proposto a FOTIA di affiancarlo nella costruzione di alcuni fabbricati a Sanremo, rivolgeva istanza di intervenire presso "Michele", esponente della famiglia PELLEGRINO, per risolvere la situazione. (…)»

«Si osserva, inoltre, come dal complesso degli accertamenti svolti, confortati dalle stesse dichiarazioni di FOTIA Pietro, è emerso che costui fosse il reale gestore, al di là delle cariche formali, della società SCAVOTER srl. Interrogato dal PM nel procedimento N. 4403/10 RG NR, così ha riferito: "Sono formalmente dipendente della SCAVO-TER, con funzione di direttore amministrativo. In concreto ho compiti decisionali in posizione superiore a quella dei miei fratelli che pure ricoprivano le cariche formali di legali rappresentanti. Non ho cariche formali perché in passato ho avuto un processo dal quale sono stato successivamente assolto: è risultato per un po' sul registro dei carichi pendenti. Formalmente non rivesto neppure qualità di socio" (…interrogatorio del 1.6.2011…)».

«Rapporti e contatti con pregiudicati sono stati rilevati non solo in capo al proposto personalmente, ma anche in capo alla società da lui di fatto gestita, ovvero la SCAVOTER srl; più precisamente sono stati rilevati rapporti fra la SCAVOTER e imprese gestite da soggetti legati alla criminalità.
Nel luglio 2005 è stata realizzata una associazione di imprese fra la SCAVOTER (formalmente rappresentata da FOTIA Donato) e la CHIARO Vincenzo e C sas; socio accomandante di quest'ultima è DEMASI Girolamo, pluripregiudicato, accreditato quale affiliato alla criminalità organizzata».

«Nel corso del 2010 FOTIA Donato, quale legale rappresentante della SCAVOTER - come si è detto gestita di fatto dal fratello Pietro - è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Sanremo per la violazione dell'art. 21 L. 646/82. Tale procedimento è scaturito nell'ambito di controlli eseguiti dalla DIA di Genova sui cantieri ove venivano gestiti appalti pubblici per il contrasto alle infiltrazioni di tipo mafioso; veniva accertato che la SCAVOTER srl svolgeva lavori di movimento terra in assenza di autorizzazione. E' significativo evidenziare che nel corso di tale controllo venivano altresì denunciati, nello stesso contesto, CHIARO Vincenzo, socio accomandatario della società omonima, accreditato di collegamenti con la criminalità organizzata e già collegato in precedenti lavori, in regime di ATI, con la SCAVOTER, e PELLEGRINO Domenico, legale rappresentante della PELLEGRINO srl, di recente attinto da misure di prevenzione patrimoniali e personali».

«In data 9.5.2011 il GIP presso il Tribunale di Savona emetteva ordinanza di custodia cautelare in carcere (N. 4403/1ORGNR) nei confronti di FOTIA Pietro ed altri.
In data 10/3/12 lo stesso GIP disponeva ordinanza interdittiva, a norma del D.Lvo 231/01, nei confronti della SCAVOTER srl.
Tali ultimi due procedimenti citati hanno ad oggetto i seguenti reati, commessi dal 2005 fino alla emissione dell'ordinanza di custodia cautelare, per i quali è imputato FOTIA Pietro quale amministratore di fatto della SCAVOTER srl ed altri soggetti:
a) emissioni di fatture per operazioni inesistenti;
b) utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, finalizzate alla costituzione di “fondi neri”;
c) corruzione continuata
d) riciclaggio ( per il solo coindagato TARICCO MARIO)
In relazione al citato procedimento il Tribunale di Savona, nel più volte citato decreto 14.08.12, ha svolto le seguenti osservazioni (…):
<Per la posizione del solo FOTIA Pietro dalla richiamata ordinanza del GIP del Tribunale di Savona emergono invero elementi sintomatici e rivelatori della sua pericolosità sociale. Ribadito in proposito che, nel corso del procedimento di prevenzione, il giudice di merito è legittimato a servirsi di elementi di prova o di tipo indiziario tratti da procedimenti penali, anche se non ancora definiti con sentenza irrevocabile, si evidenzia che, ravvisata la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati ipotizzati nella richiesta del PM di applicazione di misure cautelari (emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per importi assai elevati, mediante triangolazioni societarie finalizzate ad eludere il Fisco e a costituire fondi neri, nonché atti di corruzione di funzionari pubblici finalizzati ad ottenere indebitamente l'assegnazione di appalti, il Giudice per le indagini preliminari ha ritenuto la sussistenza delle esigenze cautelari di cui all'art. 274 lett. c cpp, essendo i fatti contestati di assoluto allarme sociale ed attestando gli stessi una diffusa e ripetuta trama di rapporti, consolidati, di corruzione e violazione di legge. E' allarmante la pratica, seguita da tempo e che coinvolge più soggetti, posta in essere dalla SCAVOTER, di procurarsi fatture false al duplice scopo di evadere il fisco e creare fondi neri; mentre il numero di soggetti e l'entità del fenomeno evidenzia che si tratta di fatti certo non estemporanei, ma frutto di decisioni e prassi consolidate. Tale pratica è attuata attraverso strumenti anche raffinati e di difficile ricostruzione, tali da coinvolgere più persone giuridiche, ne sono esempio i meccanismi di triangolazione nei rapporti fra imprese, che evidenziano l'ampia disponibilità di mezzi e persone per consumare i gravi reati, e i sistemi utilizzati per riciclare, attraverso terze persone, il denaro frutto della frode. Il numero degli episodi corruttivi e le loro modalità costituiscono indubbia riprova della pericolosità sociale e del pericolo della reiterazione. Considerato che la complessa attività di indagine, compendiata nel testo dell'ordinanza emessa dal GIP comporta, allo stato degli atti, il pieno coinvolgimento di FOTIA, che pure non rivestiva cariche formali all'interno della SCAVOTER, e che la stessa ha riguardo ad episodi che risalgono fino all'anno 2005 e si prolungano, senza interruzione, fino alla primavera del 2011, deve convenirsi con la affermazione che si sia trattato nel caso di FOTIA Pietro di una attività criminale ripetuta e risalente nel tempo, realizzata sia direttamente, sia mediante lo schermo di un gruppo di società allo stesso riconducibili, non di natura occasionale né sporadica, che fonda un giudizio di ragionevole probabilità circa la pericolosità sociale dello stesso FOTIA ai sensi dell'art. 1 lett. a D.Lvo 159/11, quale persona che appare dedita abitualmente, e non solo occasionalmente, alla commissione di determinati reati>. A tali complessive considerazioni, che questo Tribunale condivide e fa proprie, vanno aggiunte alcune riflessioni che derivano dalle dichiarazioni rese dallo stesso FOTIA Pietro nel corso del procedimento, poiché ne attestano l'appartenenza a una delle categorie di cui all'art. 1 lett. a e b D.Lvo 159/11. Così infatti [il FOTIA Pietro, ndr] si è espresso il proposto in sede di interrogatorio al PM: < Ammetto di aver ottenuto dalla SCG S.r.l. la fattura per operazioni inesistenti indicata al capo n. 2 dell'ordinanza di custodia cautelare. La fattura n. 33 del 29.12.2007 si riferisce ad operazioni inesistenti, ho chiesto io a DE MAESTRI Roberto di emetterla e successivamente mi sono fatto restituire il denaro con assegni circolari che ho consegnato a TARICCO Mario affinché mi restituisse la somma in contanti. Ho fatto tutto all'insaputa dei miei fratelli e dell'amministratore della SCAVO-TER S.r.l. e la somma ricevuta in contanti l’ho utilizzata per spese personali. Con riguardo ai rapporti con BADROCK S.r.l., ammetto che la fattura n. 133 del 04.10.2008 emessa da BADROCK S.r.l. è relativa ad operazioni inesistenti. Ho preso accordi con GANDOLFO Maximiliano affinché emettesse tale fattura; lo scopo della emissione della fattura era quello di compensare una situazione debitoria di SCAVO-TER S.r.l nei confronti di QUASAR S.r.l., società di GANDOLFO Maximiliano. Faccio presente che GANDOLFO Maximiliano si presentava quale gestore della BADROCK S.r.l.: avevo rapporti solo con lui, l'amministratore di diritto BASSO Pierluigi lo ho visto un paio di volte. Ammetto che ho ottenuto la falsa fattura di BADROCK S.r.l in quanto le fatture emesse da QUASAR C.G. S.r.l. nei confronti di SCAVO-TER S.r.l. tra aprile e novembre 2006 erano parzialmente relative a lavori inesistenti nel senso che l'importo era superiore al vero. Perciò è stata emessa dalla SCAVO-TER S.r.l., per sistemare contabilmente la posizione debitoria di SCAVO-TER S.r.l. nei confronti di QUASAR C.G. S.r.l, la fattura n. 449/2008 del 31.12.2008 relativa a presunti lavori nella Cava di Frabosa Sottana in realtà non effettuati; tale falsa fattura è stata portata a compensazione del debito residuo che SCAVO-TER S.r.l. aveva nei confronti della QUASAR C.G. S.r.l. La fattura n. 133 del 04.10.2008 emessa da BADROCK S.r.l., relativa a sua volta a operazioni inesistenti, è stata formata, registrata e utilizzata per eliminare in contabilità gli effetti fiscali della fattura attiva n. 449/2008, a sua volta come ho detto relativa ad operazioni inesistenti. Anche in questo caso ho agito all'insaputa degli amministratori di SCAVO-TER S.r.l. e comunque solo per un risparmio d'imposta. Effettivamente in almeno una occasione GANDOLFO Maximiliano mi ha restituito in contanti parte delle somme corrisposte a pagamento delle fatture gonfiate emesse dalla QUASAR C.G. S.r.l., mi pare per un importo di 30/40 mila euro. Tali disponibilità le ho utilizzate per finalità mie personali>.
Tali deposizioni sono state confermate dai correi, ed in particolare da TARICCO, GANDOLFO, DE MAESTRI, i quali hanno ammesso di aver emesso false fatture e di aver quindi restituito il denaro in contanti a FOTIA Pietro, che ha così ottenuto la disponibilità, fra il 2006 e il 2010, di non meno di 300 mila euro provento di reato (…).
Si rileva come l'art. 1 lett. b) indichi fra i destinatari delle misure di prevenzione coloro che vivono abitualmente , "anche in parte", con i proventi di attività delittuose: tali sono ovviamente le somme provento di false fatture e riciclaggio.
Le citate considerazioni inducono a ritenere esistenti, in capo al FOTIA, sia il requisito soggettivo di cui all'art. 1 lett a) e b) D. L.vo 159/2011, richiamato dall'art. 4 della medesima disposizione legislativa per le misure di prevenzione personali applicate dalla A.G., sia il requisito della pericolosità sociale, richiesto dall'art. 6, medesima disposizione di legge»

I Giudici del Tribunale di Savona richiamano anche quanto già emerso nel precedente Provvedimento in relazione alla «“attualità” della dimostrata pericolosità sociale del FOTIA». Tra il resto, infatti, scrivono:

«Afferma il Tribunale: "in primo luogo va evidenziato che il GUP con provvedimento in data 5/11/12 ha emesso decreto che dispone il giudizio nel procedimento N. 1433/10 RGNR ( per i reati di cui agli artt 2 e 8 D. L.vo 74/2000), per il quale è fissata udienza avanti al Tribunale per il 08.05.12 a carico di FOTIA Pietro ed altri. E' stata altresì esercitata l'azione penale per il procedimento n. 4403/10 RGNR sopra citato, per l'imputazione di corruzione continuata.
In secondo luogo, ulteriori indagini hanno evidenziato nuovi contatti fra l'indagato e pregiudicati (cfr nota del 6.2.2013 del Nucleo di Polizia Tributaria della GdF di Savona).
Nel corso del 2006 e 2007 sono stati rilevati rapporti fra la SCAVOTER srl e le società Fratelli PELLEGRINO srl e Fratelli PELLEGRINO sas, società riconducibili a PELLEGRINO Michele, Giovanni, Maurizio e Roberto. Costoro sono stati coinvolti in svariati procedimenti penali, riportando condanne per delitti in materia di sostanze stupefacenti, armi ed estorsione. A carico di costoro è stata emessa dal Tribunale di Imperia misura di prevenzione patrimoniale in data 24.05.11, con conseguente sequestro di beni. Inoltre in data 22.11.12 PELLEGRINO Maurizio e Roberto sono stati colpiti da ordinanza di custodia cautelare per il delitto di cui all'art. 416 bis cp, e PELLEGRINO Michele risulta essere stato denunciato per art. 416 bis cp. I rapporti fra FOTIA e tali soggetti sono già stati evidenziati sopra, in quanto segnalati nella originaria richiesta di misura di prevenzione depositata dalla DIA; essi assumono ulteriore rilievo, alla luce dei provvedimenti giudiziari che hanno colpito i PELLEGRINO.
Sono stati inoltre accertati contatti ed incontri, nel corso del 2012, fra FOTIA Pietro e PARADISO Leonardo, pluripregiudicato e tratto in arresto di recente per traffico di sostanza stupefacente. Più precisamente nel corso del 2012 la DIA di Genova, in collaborazione con il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Savona, ha svolto complesse indagini aventi ad oggetto un articolato traffico di sostanza stupefacente condotto da più persone in Liguria e Lombardia: in data 08.09.12 è stato eseguito il sequestro di circa un chilogrammo di cocaina, e successivamente emessa ordinanza di custodia cautelare in carcere n. 3173/12 RGNR a carico di PARADISO Leonardo (…), tratto in arresto il 9 ottobre 2012: come risulta da tale ordinanza, i fatti commessi dal PARADISO risalgono al periodo luglio-settembre 2012. PARADISO Leonardo, pluripregiudicato per traffico di droga ed altri gravi delitti, era stato in precedenza oggetto di richiesta di misura di prevenzione patrimoniale da parte della DIA di Genova, depositata in data 18.06.12 avanti al Tribunale di Savona.
Nel corso delle indagini nel procedimento 3173/12 RGNR sono stati registrati incontri fra il predetto PARADISO e FOTIA Pietro, così descritti dalla GdF nell’annotazione sopra citata:
Incontro del 30.03.2012 : <PARADISO Leonardo a bordo della propria auto, alle ore 10.30 accedeva all'interno del cortile della ditta "FOTIA GROUP" ove risultava parcheggiata l'autovettura in uso al FOTIA Pietro; alle ore 11:15 circa, risaliva in auto e parcheggiava nei pressi dell'esercizio commerciale all'insegna "Bar Benzi", sito in via XX Settembre, ove si incontrava con SAETTONE Fulvio e CAROZZI Giorgio - rappresentante legale della "ARS Casa sas di CAROZZI Giorgio & C", intrattenendo con questi una conversazione per circa 10 minuti. Dopo l'incontro di cui sopra, verso le ore 12:00 circa, il PARADISO a bordo della propria auto rincasava>.
Incontro del 14.7.2012: <PARADISO Leonardo veniva notato fermo in sosta nei pressi del parco Doria, ove è ubicata la società dei fratelli FOTIA. Dopo aver effettuato una telefonata ripartiva, per fermarsi nei pressi della stazione ferroviaria. Poco dopo giungeva uno scooter con due soggetti a bordo, identificati in FOTIA Francesco e FOTIA Pietro; mentre Francesco rimaneva in attesa, Pietro si dirigeva all'interno del parco ove incontrava PARADISO Leonardo; i due intrattenevano una conversazione animata per circa 30 minuti percorrendo avanti e indietro una stradina interna al parco.>;
Incontro del 23.7.2012: <alle 15.30 PARADISO usciva dalla propria abitazione in auto(...); durante la marcia gli si affiancava nella corsia opposta FOTIA Pietro e senza scendere dalle rispettive auto i due scambiavano alcune parole per poi salutarsi e ripartire in direzioni opposte>. Sebbene quest'ultimo episodio, come correttamente osservato dal difensore del FOTIA, appaia poco significativo, non così, a parere del tribunale, i primi due, che evidenziano, al contrario, incontri non casuali, ma voluti, tra i due, che si sono trattenuti in discussioni anche prolungate ed animate».

«Successivamente (..) FOTIA Pietro è inoltre stato denunciato per il reato di tentata estorsione (p.p. 3701/12 RGNR). La vicenda, verificatasi in data 6.7.2012 può essere così riassunta: RICCARDI Franco, legale rappresentante della società COLLETTA DI CASTEL BIANCO, ha dichiarato di aver appaltato alcune opere edilizie in Bergeggi alla società PASTORINO COSTRUZIONI, esecutrice dei lavori. Secondo quanto emerge dalle indagini, FOTIA Pietro, qualificatosi quale rappresentante della SCAVOTER, rivolgeva minacce nei confronti delle persone presenti in tale cantiere, affermando di vantare un credito nei confronti della ditta appaltatrice e che se non fosse riuscito a ottenere quanto dovuto, ovvero 50 mila euro, avrebbe abbattuto le opere costruite nel cantiere; i denuncianti notavano quindi sopraggiungere due mezzi della SCAVOTER, che venivano posizionati in guisa da impedire l'uscita dal parcheggio, "con la benna alzata a pochi centimetri dal muro". Analoga situazione si riproponeva in data 20.12.12, quando il titolare riscontrava la presenza di una ruspa della SCAVOTER all'interno del cantiere: poiché le opere erano state concluse, tale presenza non era legittima, e veniva interpretata con finalità intimidatorie (…).
Tale fatto, oltre ad essere oggettivamente grave, tenuto conto della pena edittale prevista e dell'entità delle ripetute minacce, risulta particolarmente allarmante e significativo in ordine al giudizio di attualità della pericolosità sociale del FOTIA se si riflette sul dato temporale: FOTIA Pietro, infatti, è stato sottoposto a misura cautelare personale nel procedimento 4403/10, revocata da poco, e la SCAVOTER a sua volta è stata sottoposta a misura interdittiva con ordinanza del GIP presso il Tribunale di Savona in data 10.3.12 per nove mesi (poi ridotti a sei); i fatti delittuosi descritti sono stati commessi dunque in epoca non lontana dalla revoca della misura cautelare personale, e durante la vigenza della misura interdittiva.
L'episodio da ultimo descritto, inoltre, evidenzia che FOTIA Pietro continua a presentarsi all'esterno quale titolare della Scavoter, nonostante la dismissione formale da parte del proposto di tutte le cariche formali ricoperte in passato nella SCAVOTER, e nonostante i più recenti provvedimenti, più volte ricordati, emessi dal GIP di Savona a carico di FOTIA Pietro e della società SCAVOTER srl».

Procede quindi il Decreto del Tribunale nell’affondo sul FOTIA Pietro ed il suo effettivo ruolo di dominus dell’attività imprenditoriale dei FOTIA (SCAVO-TER in primis), in «dispregio verso le regole ed i provvedimenti dell’Autorità». Testualmente, scrivono i Giudici, richiamando il Provvedimento adottato nel 2013:

«Il proposto, peraltro, continuando di fatto a gestire la società, e proporsi all’esterno quale vero dominus della stessa, ha violato e continua a violare i modelli organizzativi che la SCAVOTER ha adottato (a questo punto verosimilmente solo in apparenza o, comunque, senza successo) volti ad impedire la reiterazione di comportamenti corruttivi contestati anche a FOTIA PIETRO quale amministratore di fatto della società SCAVOTER, e, indirettamente, i provvedimenti della Autorità Giudiziaria con i quali l'assenza di tali modelli era stata stigmatizzata (cfr. misura interdittiva emessa dal GIP di Savona a carico della SCAVOTER in data 10.3.2012, ridotta temporalmente in sede di riesame da questo Tribunale, proprio in virtù dell'adozione dei citati modelli organizzativi).
Tale reiterata violazione, a parere di questo Collegio, deve essere valutata come una manifestazione di dispregio verso le regole ed i provvedimenti dell'Autorità e costituisce, in uno con il complesso degli elementi sopra considerati, ulteriore elemento da cui emerge la attualità della pericolosità sociale del FOTIA.
Che costui [FOTIA Pietro, ndr], peraltro, continui a gestire di fatto la SCAVOTER, pur in assenza di cariche formali e in sostanziale dispregio della "ratio" dei provvedimenti interdittivi e dei principi espressi nel modello organizzativo della società, emerge del resto in modo chiarissimo alla luce dei seguenti, ulteriori episodi, solo per citare i più recenti (…):
1) in più occasioni FOTIA Pietro si è recato, nei primi mesi del 2012, presso il comune di Vado Ligure, per contestare, a nome della Scavoter, i risultati di alcuni accertamenti peritali aventi ad oggetto lavori eseguiti dalla società per detto Comune.
2) FOTIA Pietro è delegato ad operare sul conto corrente dedicato alla ricezione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, come risulta da un documento allegato ad offerta per la partecipazione ad un appalto pubblico in data 03.01.13 .
3) in data 21.06.12 la Prefettura di Savona ha adottato provvedimento antimafia a carico della SCAVOTER, e il relativo ricorso presentato dalla società è stato respinto, con rinvio per approfondimenti istruttori, dal TAR Liguria con sentenza N. 71/2013 emessa il 29.22.2012 e depositata in data 11.01.13.
4) in più occasioni nel corso del gennaio 2013 , a seguito della sentenza del TAR Liguria, con cui è stato respinto il ricorso della SCAVOTER avverso il citato provvedimento interdittivo antimafia del Prefetto di Savona, FOTIA Pietro contattava i funzionari della Prefettura per conoscere la linea seguita da tale Ufficio per “dover operare scelte di gestione della società SCAVOTER, sia per gli affari correnti sia per la gestione del personale". Al riguardo, non sembra inutile porre in rilievo che fra i motivi (…) addotti da SCAVOTER per ottenere l'annullamento dell'ordinanza prefettizia veniva indicata l'estraneità di FOTIA Pietro alla società, della quale, si legge nel ricorso, non riveste cariche.»

Il Collegio giudicante quindi procede con il chiarire perché tali elementi sono da ritenersi sostanziali nella valutazione, nonostante il pronunciamento di annullamento del sorveglianza speciale adottato dalla Corte d’Appello:

«Se è pur vero che il provvedimento la cui sopra riportata motivazione è stato annullato dalla Corte d'Appello di Genova con decreto 30.8-3.9.2013, la lettura delle motivazioni del provvedimento stesso, prodotto dalla difesa del proposto, evidenziano come esso - lungi da sminuire la valenza di quanto affermato da questo Collegio con il decreto sopra citato - al contrario rafforzi, quanto meno per ciò che rileva nel presente giudizio, la valutazione di pericolosità espressa a carico del FOTIA.
In tal senso va, infatti, sottolineato come la Corte d'Appello abbia riconosciuto con chiarezza, a carico del proposto, la sussistenza di un rilevante "complesso di fatti sintomatici di pericolosità sociale", ritenendo non applicabile al Fotia la misura di prevenzione personale unicamente per l'asserita carenza "del necessario requisito della attualità della pericolosità sociale", e soggiungendo significativamente, nella parte finale della motivazione, che "non è senza significato che la originaria proposta della DIA del 20/02/2012 (in presenza di tutti gli elementi di cui sopra) fosse finalizzata all'applicazione di misura di prevenzione patrimoniale, che non richiede il requisito dell'attualità della pericolosità”.
Del resto, è la stessa Corte d'Appello a sottolineare la valenza sintomatica di una notevole pericolosità sociale ricollegabile agli episodi di tentata estorsione perpetrati dal Fotia nel luglio e nel dicembre 2012 in danno di Riccardi Franco e Pastorino, che denotano "senza dubbio una facilità estrema del Fotia nel passare alle maniere forti per ottenere quello che vuole", e rappresentano "certamente un indizio grave di propensione all'illecito", salvo, poi, poco comprensibilmente, non considerarli rilevanti ai fini della propria decisione poiché "non si raccordano con il profilo di pericolosità delineato nella proposta" (…).

I Giudici del Tribunale richiamano poi un episodio - nel capitolo dedicato al FOTIA Sebastiano - che riguarda direttamente anche il FOTIA Pietro. Si tratta della comune partecipazione a molteplici esponenti della ‘ndrangheta al funerale del boss FAZZARI Francesco a Borghetto S.Spirito:

«Più recentemente, appare significativo l'esito del controllo eseguito in data 26.2.2009 dalla Squadra Mobile di Savona nel corso del funerale di Fazzari Francesco, soggetto legato alla criminalità organizzata, e gravato da precedenti e pendenze per porto abusivo e detenzione di armi, e per gestione di rifiuti tossici. In tale occasione fu, infatti, evidenziata - anche attraverso videoriprese realizzate dalla p.g. operante - la presenza (oltre che del FOTIA Pietro), del FOTIA Sebastiano, unitamente a numerosi soggetti legati alla criminalità organizzata calabrese. In particolare, dalla relazione della Squadra Mobile emerge la presenza, unitamente ai FOTIA, di PRONESTI’ Rocco, GUERRISI Girolamo, BRUZZI Carmelo, SENATORE Domenico, ZURZOLO Antonio, SCIGLITANO Giovanni, MAMONE Luigi, riconducibili, secondo l'organo inquirente, alla cosca della 'ndrangheta RASO-GULLACE-ALBANESE, e tutti gravati da numerosi precedenti penali per rilevanti reati (tra i quali associazione per delinquere, associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio, detenzione e porto d'armi, estorsione, riciclaggio, traffico di stupefacenti - …)».

Quindi il Decreto 16/2015 del Tribunale di Savona chiude il capitolo dedicato al FOTIA Pietro, tra l’altro, affermando:

«Orbene, da tutto quanto sopra esposto appare affatto evidente come il FOTIA Pietro sia da ritenere "soggetto dedito abitualmente (e non solo occasionalmente) alla commissione di determinati reati" ai sensi degli artt. 1 e 4 del D. L.vo n 159/11, nonché soggetto che per la condotta e il tenore di vita debba ritenersi che viva abitualmente, anche in parte, con i proventi delle attività delittuose (cfr. quanto sopra riportato in ordine al procedimento n.4403/10 RG NR), nonché soggetto pericoloso socialmente.
D'altra parte, a tali conclusioni giunse già questo Tribunale, in diversa composizione, nel provvedimento del 13.8.2012 poi parzialmente annullato dalla Suprema Corte con la sentenza che ha dato origine al presente procedimento e tale valutazione non è stata oggetto di impugnazione ad opera di alcuna delle parti, neppure in via incidentale».


Come Casa della Legalità non possiamo che accogliere con soddisfazione questa valutazione del Tribunale di Savona, a seguito dell’azione promossa dalla Procura e dalla D.I.A., in quanto torna a ribadire un punto fermo, tracciandolo in modo inconfutabile nero su bianco, che smentisce una volta ancora le curiose interpretazioni prodotte dal FOTIA e dalla sua cerchia (come anche da parte di alcuni c.d. giornalisti savonesi). Buona parte degli elementi richiamati nel Decreto come Casa della Legalità li avevamo già trattati ed approfonditi, così come avevamo già promosso identica valutazione anche sulla particolare decisione della Corte d’Appello sulla misura della sorveglianza speciale. Da questo specifico capitolo scritto dal Tribunale di Savona, inoltre, appare evidente - per chi avesse ancora avuto dubbi - la piena fondatezza della Sentenza del Consiglio di Stato che confermava la misura interdittiva antimafia promossa dalla Prefettura di Savona a carico della SCAVO-TER, così come anche il Provvedimento di Sequestro delle altre imprese (“P.D.F. SRL” e “SE.LE.NI. SRL”), promosso dalla Procura con la D.I.A., che già avevamo definito dettagliato e solido.

 

Lo Speciale sui FOTIA - vedi qui

 

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