Casa della Legalità - Onlus

Sfrattato dai bassi nei vicoli il boss si riprende la casa

Scritto da Repubblica

26.10.2007 - Repubblica

L´uomo ha scontato 17 anni. Il pm Canepa: ho più volte segnalato il caso

Sfrattato dai bassi nei vicoli il boss si riprende la casa
Svanito nel nulla il progetto di ricupero del luogo per attività di carattere sociale
di Marco Preve

L´appartamento e i tre bassi gli erano stati confiscati grazie alla legge antimafia. Le autorità avevano salutato con enfasi l´avvenimento, annunciando che le alcove del peccato si sarebbero trasformate in case della solidarietà, affidate ad associazioni di volontariato. Ma, a due anni dall´evento, ecco quello che è successo. Il pregiudicato al quale erano stati sequestrati i locali, se li è ripresi. Così, semplicemente. E´ rientrato nell´alloggio al primo piano del civico 4 di vico Mele e si è reinstallato in casa "sua". Contemporaneamente, pare che si siano di nuovo spalancati i bassi che erano stati confiscati con l´appartamento. Ma, forse, è solo una coincidenza.
Il protagonista della vicenda si chiama Rosario Caci, ha 52 anni, ed qualche mese fa ha finito di scontare una condanna a 17 anni di carcere.
La vicenda, va riconosciuto, ha un che di surreale, specie in queste ore in cui i massimi rappresentanti di enti locali, forze dell´ordine e ministero proclamano l´arrivo di uomini, mezzi e tecnologie per sconfiggere l´emergenza criminale (quella reale e quella percepita) che si è abbattuta su Sampierdarena.
Le sfumature farsesche però, non sembrano attenuare la collera di Anna Canepa, il sostituto procuratore che a Genova da anni si occupa di criminalità organizzata e che a Caci aveva dedicato lunghe indagini. Il pm si trattiene e si limita a una frase: «Conosco bene la situazione, posso solo dire che ho inviato ripetute segnalazioni alla polizia giudiziaria affinché si intervenga».
Eppure la presenza di Caci nell´alloggio confiscato sarebbe nota, visto che il pregiudicato riceve periodicamente le visite degli agenti per via degli obblighi di legge cui è ancora sottoposto. Rosario Caci, condannato per traffico di stupefacenti, era considerato dagli inquirenti un affiliato del clan Emanuello-Fiandaca, guidato dal boss Piddu Madonia. Originario di Gela, si era stabilito a Genova dove era considerato un boss dei vicoli e il suo nome era finito in diverse inchieste anche sulla prostituzione. Quando nel dicembre 2005 la Corte d´Appello di Caltanissetta aveva ordinato la confisca, erano stati gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Genova a mettere i sigilli.
Una svolta importantissima per vari aspetti. Intanto perché dava una speranza per il recupero di vico delle Mele, carruggio parallelo a vico delle Vigne, che è uno dei ghetti del centro storico. In pochi metri i bassi delle prostitute sono una decina e le ragazze, quasi tutte sudamericane, chiacchierano in mezzo alla strada in attesa dei clienti. E´ una di quelle zone che si preferisce dimenticare. Altrimenti diventerebbe imbarazzante spiegare perché, qui, anche i palazzi dei Rolli sono di serie B. A metà del vicolo, infatti, c´è Palazzo Brancaleone- Grillo che resiste - moralmente e strutturalmente - solo grazie agli sforzi dei pochi e coriacei inquilini, ma i segni dell´abbandono si notano.
Tra l´altro, dopo una breve parentesi, sono ricomparsi gli spacciatori con tutto quello che ne consegue in termini di vivibilità del luogo.
Il ritorno di Rosario Caci nel suo "regno" pone, poi, seri interrogativi sull´efficacia di una serie di campagne, ciclicamente annunciate da parte della prefettura e del Comune negli ultimi anni, per redigere una mappa dei bassi utilizzati per la prostituzione con l´obiettivo di chiuderli.
Infine, c´è da rimarcare un altro fallimento. I locali sequestrati alla mafia, come previsto dalla legge avrebbero dovuto essere destinati a finalità pubbliche (in Sicilia è capitato spesso che ville di boss siano diventate scuole o uffici amministrativi) o assegnate ad associazioni ed organismi che operano nel sociale e non hanno fini di lucro.
Ed effettivamente un gruppo di associazioni aveva presentato un progetto per ottenere almeno uno dei locali confiscati. Capofila di questa sorta di consorzio era stata la Casa della Legalità (legata al movimento antimafia di Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso dalla mafia), e con lei la Fondazione Caponnetto, la Comunità di San Benedetto, Legambiente, Terre des Hommes, l´Unione Donne Italiane e la Consulta Ligure dei Consumatori. Il progetto presentato in Comune quando ancora era in carica la giunta Pericu, ipotizzava la realizzazione di uno spazio giochi dedicato ai bambini dei vicoli e uno "Sportello della Legalità".
A questo punto, come vuole la tradizione italiana, è la nebbia della burocrazia ad impedire di comprendere chi e perché abbia interrotto la procedura. I soggetti interessati erano sostanzialmente due: il Comune e la Corte d´Appello di Caltanissetta, cui spetta il compito di gestire i beni confiscati. Non è neppure escluso che il progetto non sia stato accettato perché privo dei requisiti, anche se, a quanto sembra, di risposte ufficiali non ne sarebbero arrivate.

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