Coming out della giornalista Alice Spagnolo, che cerca di screditarci

Scritto da C.Abbondanza

L’obbligo di verifica ed ancoraggio alla veridicità dei fatti dovrebbe essere, lo dice la parola, un Dovere di chi svolge la professione di giornalista. Nel ponente ligure, oggi, una giornalista della testata “Riviera 24”, Alice Spagnolo, ha dato prova che l’obbligo di verifica ed ancoraggio alla veridicità dei fatti per lei è un optional assolutamente trascurabile.

La Spagnolo mi dedica uno scritto sulla testata online “Riviera 24”, di cui ovviamente si assume - unitamente alla testata - la piena responsabilità.

La Spagnolo prende spunto dalla sua auto-identificazione in un post su facebook del sottoscritto. Che cosa avevo scritto nel post? Questo: “Se un/a iscritto/a all'Ordine dei Giornalisti che svolge attività professionale per una testata online del ponente ligure, si dimostra reticente davanti a fatti e soggetti del contesto 'ndranghetista (conclamato) ed in parallelo dimostra amicizia, vicinanza e sostegno pubblicamente ad esponenti politici in rapporti di amicizia con quello stesso contesto 'ndranghetista, e quindi procede sviolinando - negli articoli - in difesa e favore di quei politici/amministratori locali amici degli amici, omettendo anche fatti ben precisi, cosa dovrebbe fare l'Ordine dei Giornalisti?”. A cui si aggiunge un successivo commento: "il Ponente in talune circostanze si dimostra la terra di Alice nel paese delle "meraviglie"... e chissà che poi con tale comportamento "professionale", ed il silenzio dell'Ordine, tale giornalista possa ricevere anche un incarico di addetto stampa dal Comune amministrato dai suoi amici che sono gli "amici degli amici" (che invece fanno minacciare i giornalisti indipendenti).”...

La Spagnolo afferma che con questo post ad essere presa di mira è lei. Quindi si deve acquisire una prima notizia: Alice Spagnolo se ha considerato quel post un attacco alla sua persona e professionalità significa che dichiara (lei) di aver adottato i comportamenti indicati nel post ed in più indica (lei) che nel post si parla dell’Amministrazione Comunale di Bordighera. Ed allora si deve anche pensare che sia proprio Alice Spagnolo, che si dimostra molto impegnata nella difesa della nuova amministrazione al di là di elementi oggettivi emersi, ad avere posto le sue speranze sul posto di addetto stampa del Comune di Bordighera

Ma andiamo oltre.

La Spagnolo scrive che ci si occuperebbe di mafia (in realtà ‘ndrangheta) e Bordighera ad “intermittenza”. Probabilmente non segue il lavoro che facciamo come Casa della Legalità. Legittimo non seguirci, ma grave omissione di verifica se si scrive il falso perché non si è verificato. Basta scorrere l’archivio del sito internet casadellalegalita.infoper trovare la conferma dell’esatto opposto, ovvero che non abbiamo mai smesso di occuparci di Bordighera.

Su tutti, ad esempio, ci siamo occupati anche di un appalto di oltre 4 milioni di euro, partito addirittura con la Commissione Prefettizia che gestiva il Comune e realizzato durante il mandato della precedente amministrazione. Un appalto finito ad un gruppo di imprese tra cui una delle note cooperative emiliane ed una società dei noti Raschellà, già legati ai Fazzari-Gullace e quindi in tandem (anche con ‘comparaggio’) con i Mamone e, proprio con questi, finiti agli arresti per corruzione di Amiu Spa attraverso, in particolare, la “fornitura” di serate con prostitute. Ancora, per fare un altro esempio, davanti alle assurde Sentenze d’Appello con cui, in “MAGLIO 3”e “LA SVOLTA”, venivano assolti i PEPE’ BenitoPELLEGRINO Maurizio, Giovanni e RobertoPALAMARA AntonioBARILARO Antonino, Francesco e FortunatoCIRICOSTA Michele, abbiamo promosso una ricostruzione documentale dettagliata che poi - è bastato aspettare - ha visto essere una “visione” non campata in aria, bensì confermata dalla Cassazione che, infatti, ha cassato tali assoluzioni.

Vi sono dei dati certi:
- la 
Sorveglianza Speciale per il BARILARO Francesco detto “Ciccio”, confermata dalla Cassazione. Elemento sfuggito alla Spagnolo, ma elemento che indica la pericolosità sociale qualificata (per ‘ndranghetista) del BARILARO;
- il riconoscimento della 
pericolosità sociale qualificata (per ‘ndrangheta) dei PELLEGRINO Maurizio, Giovanni e Roberto, da parte della Cassazione, con applicazione della misura della Sorveglianza Speciale a Maurizio e Giovanni (ma non al Roberto per il solo fatto che questi si è trasferito in Stato estero) e conferma della confisca definitiva di circa 9 milioni di beni ai nuclei familiari dei tre fratelli (Roberto compreso);
- l’interesse della ‘ndrangheta per il condizionamento del voto alle elezioni amministrative locali e la capacità di esercitarlo anche su Bordighera è stato accertato nel procedimento “LA SVOLTA”, con testimonianze ed intercettazioni inequivocabili, a partire da quelle in cui a parlare era il capo-locale di Ventimiglia MARCIANO’ Giuseppe.

Saranno "dettagli" per certo tipo di fare giornalismo. In realtà sono elementi pesanti come macigni.

La questione dei rapporti e delle frequentazioni con gli esponenti del contesto ‘ndranghetista da parte di amministratori pubblici è l’oggetto delle attività di inchiesta ed informazione che sistematicamente sviluppiamo.

Così, restando ancorati al territorio dell’estremo ponente ligure, abbiamo indicato pubblicamente la partecipazione di neo esponenti del PD di Vallecrosia al funerale del capo-locale MARCIANO’ Giuseppe, con tanto di bacio da parte dell’ex vice-sindaco Turone al giovane ‘ndranghetista MARCIANO’ Vincenzo; o ancora prima la ricerca di consenso elettorale da parte del M5S attraverso un esponente della nota famiglia di ‘ndrangheta di Taggia, ovvero la famiglia MAFODDA. Ancora: si sono promossi approfondimenti e pubblicazioni nei confronti degli esponenti del centrodestra o della Lega.

Non mi ha dato alcun fastidio, come invece afferma la Spagnolo, la foto scattata mentre parlo con Pallanca (l’ex sindaco di Bordighera). Con Pallanca non vi sono stati contatti di alcun tipo sin dopo le nostre pubblicazioni con cui si sollevava la questione delle ultime elezioni di Bordighera (e sarà divertente vedere la Spagnolo documentare il contrario!). Quel giorno, inoltre, ho parlato e salutato molte persone ed ho parlato con diversi consiglieri di opposizione visto che erano fuori dall'aula. Ho cercato di parlare anche con i consiglieri di maggioranza. Sono riuscito a parlare con Claudio Gavioli. Ho cercato di porre due domande precise all'assessore Laganà Marco (si chiedeva una spiegare della sua amicizia con Roberto Pellegrino, quello delle "doppie" nozze celebrate da lui, e se aveva rinnegato e rotto tale amicizia). E' scappato e non ha risposto. E' colpa mia? 
Ho salutato l’ex Senatrice Albano ed altri cittadini presenti e parlato con quanti volevano parlarmi, senza chiedergli di che lista, partito o movimento fossero.

Quindi il cercare di farci passare per quelli che “parteggiano” per questo o quello schieramento o partito è da un lato una comica, ma dall’altro assolutamente offensivo e segno inequivocabile del tentativo di screditarci.

Ed allora la domanda: screditarci perché?

Forse perché si è indicato ciò che, ad esempio, ancora sfugge alla Alice Spagnoloe non è gradito all’amministrazione di Bordighera.

In sintesi (e limitandosi agli eletti): 

- un agente della polizia locale (già candidato anche alle scorse elezioni a Bordighera ma non eletto), Walter SORRIENTO, con il il suocero, si era recato al funerale del conclamato capo-locale della ‘ndrangheta di Ventimiglia;

- un consigliere comunale, capogruppo di maggioranza, RAMOINO Giovanni detto “Ramon”, due anni fa (nel 2016, stando alla conferma della PEPE’ Lucia) ha accettato un invito a cena dei PELLEGRINO, nella villa confiscata, ove è andato portando una torta;

- due neo assessori, tra cui il vice-sindaco, 
Baldassarre Bozzarelli, hanno avuto l’appoggio elettorale da parte di ANDREACCHIO Pino (lo ha dichiarato lui a “Il Secolo XIX” e non è stato smentito) che in parallelo confermava di essere andato al funerale del capo-locale della ‘ndrangheta MARCIANO’ (dove ha baciato il giovane ‘ndranghetista MARCIANO’ Vincenzo) aggiungendo che ci è andato perché li conosce;

- un assessore ai lavori pubblici ed altre pesanti deleghe, 
Laganà Marco, che rivendicava l’amicizia con PELLEGRINO Roberto, le cui “doppie” nozze ha celebrato quando era capogruppo del Pdl in Comune a Bordighera nel ciclo amministrativo viziato dal condizionamento della ‘ndrangheta;

- un altro assessore, 
Rodà Melina, che da non eletta venne delegata dall’Amministrazione Bosio (quella oggetto della procedura di scioglimento e che ricevette il supporto elettorale degli esponenti ‘ndrangheta) alla gestione del mercato coperto, e che conta tra i propri contatti il sorvegliato speciale PELLEGRINO Giovanni.

Indicare questi fatti (non opinioni) e chiedere risposte e spiegazioni dovrebbe essere più che nostro compito, proprio una prerogativa di un giornalismo serio. Ma alla Spagnalo questo tipo di fatti non piacciono, come non piacciono ai nuovi amministratori di Bordighera. Questo è, infatti, ciò che si deve desumere dal silenzio in merito e dall’attacco frontale verso chi invece li indica (noi).

Per chiudere, senza dilungarci oltre,l’obbligo di verifica un giornalista dovrebbe assolverlo anche quando decide di “sparare” in materia di Sentenze. Infatti se avesse verificato (è tutto online, compreso l’audio della mia deposizione quale teste della DDA di Reggio Calabria nel processo a carico SCAJOLA Claudio ed altri, dove grazie al tentativo di distorcere tale vicenda, promosso dalle Difese, mi è stata data la possibilità di documentare la questione) avrebbe accertato che il sottoscritto non ha commesso alcuna bancarotta fraudolenta. Il sottoscritto una volta scoperto quanto realizzato da diversi soggetti procedeva ad effettuare esposto-denuncia (e quindi ad integrare detta denuncia) prima di qualsiasi iniziativa dell’Autorità Giudiziaria. Proprio alla luce di tali denunce, che hanno contribuito alla ricostruzione delle responsabilità, è stato proposto al sottoscritto un patteggiamento da parte del Pm titolare dell’inchiesta. Alla luce di tale proposta, che evidenziava la sola responsabilità indiretta (e quindi, tra l'altro, escludeva qualsiasi responsabilità diretta nella bancarotta, così come escludeva una qualsivoglia sottrazione di beni, in capo al sottoscritto), si accettava la proposta di patteggiamento che non ha visto e non prevedeva alcuna ammissione di colpa. Il “dettaglio” ulteriore, sul punto, che è sfuggito alla Spagnolo tra l’altro è “estinto” dal 2012.

Andiamo oltre ovvero alle condanne per diffamazione a mezzo stampa. Anche qui le lacune sono pesanti e testimoniano una malafede della “giornalista” Alice Spagnolo. Infatti, a fronte di circa 90 querele e procedimenti, le condanne per diffamazione (non per diffamazione a mezzo stampa) definitive con condanne sono meno del 10% (tra queste una su cui il nostro legale sta procedendo per la revisione), per circa il 30% i procedimenti sono in corso, negli altri casi, con procedimenti conclusi, vi è stata assoluzione già in primo grado (in un caso in Appello) oltre a 6 remissioni di querela. Vi sono poi oltre 20 archiviazioni (di quelle a noi note) disposte direttamente su richiesta delle diverse Procure.

In riferimento anche alla vicenda citata con “Libera”, la giornalista omette alcuni dettagli. Le querele di “Libera” erano tre. Per le accuse derivanti da due di queste, in due procedimenti, è stata pronunciata Sentenza di assoluzione (una di pochi mesi fa); per un’altra accusa, in cui si contestava tra l’altro la diffamazione senza alcun accertamento sull’autore dell’articolo, relativamente ad una frase in cui si richiamava un video dell’emittente siciliana Telejato, vi è stata la condanna dei tre componenti dell’Ufficio di Presidenza.

Quando si è iniziato questo lavoro, oltre 13 anni fa, avevano messo in conto di dover pagare un prezzo. Sia quello di dover affrontare minacce ed intimidazioni, sia quello di essere sommersi da querele ed anche qualche condanna, così come di dover subire attacchi infamanti, diffamatori e calunniosi. Metodi diversi per cercare di stancarci e farci desistere dal procedere in quella che, piaccia o meno, è una guerra contro le organizzazioni mafiose, nella loro evoluzione e nella loro ragnatela di rapporti e cointeressenze con pezzi dell’economia, della finanza, della politica e delle Istituzioni, sin dentro agli Apparati dello Stato ed anche in seno alla Magistratura. Se ci fossimo mostrati reticenti, paurosi o intimiditi, incapaci di accettare le conseguenze, avremmo perso in partenza. Abbiamo continuato nel denunciare, nel dire e scrivere le cose che andavano dette. Indicare pubblicamente fatti e protagonisti. L’esatto opposto di quella “meglia parola” tanto amata e praticata in terra di Liguria.

Per concludere non resta che constatare, ancora una volta, che i tentativi di screditare me (e con me la Casa della Legalità ed il lavoro che si porta avanti da oltre 13 anni) non sono una novità, così come le minacce ricevute per cercare di fermare l’azione antimafia concreta portata avanti nel tempo. Duole vedere un organo di informazione che si presta a tale tentativo, ma forse anche questo, che reca la firma di Alice Spagnolo, è solo da leggersi come l’ennesimo segnale, più che diretto alla mia persona ed alla Casa della Legalità,diretto più in “generale” a chi “osa” o vorrebbe “osare” indicare fatti (e non opinioni) che danno fastidio ad un certo, particolare, sistema di Potere Parallelo.

P.S.
E’ curioso che seppur la giornalista Alice Spagnolo fosse presente sia al funerale del capo-locale di Ventimiglia, MARCIANO’ Giuseppesia a quello, nella Cattedrale di Ventimiglia, di PALAMARA Antonio (affiliato agli “ALVARO” ed imparentato ai PELLE “gambazza” di San Luca), non ci sia traccia, cercando nell’archivio online di riviera24 o su google, di una sua cronaca sui partecipanti a tali funerali. Si trova invece, ad esempio, un suo articolo, anno 2016, di celebrazione della “ricorrenza molto sentita”della Madonna della Montagna di Polsi (quella nota per essere considerata dalla ‘ndrangheta la propria) organizzata a Ventimiglia con la statua donata dall’organizzatore stesso, il VERSACE Antonio Angelo, risultato in stretti rapporti con gli esponenti della ‘ndrangheta dell’estremo ponente ligure e tra l’altro partecipe di entrambi i funerali dei boss MARCIANO’PALAMARA, dove si è intrattenuto a parlare anche con molteplici dei presenti tra cui - al funerale di MARCIANO’ - il PELLE Giuseppe (della famiglia PELLE “Gambazza” di San Luca). Come mai questo si e quelli no? Sarà una questione di “algoritmo” del sito?

[la presente nota viene inviata alla Testata Giornalistica Riviera24 con richiesta di pubblicazione secondo le norme vigenti sulla stampa]



Di seguito il "botta e risposta" con la Alice Spagnolo a commento di questa nota, sulla pagina facebook del gruppo "Gente di Bordighera":

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