Le falsità di Salvini per annientare il modello Riace... ed attuare una deportazione

Scritto da C.Abbondanza

Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si appresta ad attuare una vera e propria deportazione di profughi rifugiati, regolarmente ospitati e pienamente integrati - compresi bambini - dalla terra che li ha accolti, riconoscendogli dignità e piena integrazione nella comunità. Vittime di questa annunciata deportazione sono infatti i profughi rifugiati di Riace.

Dopo mesi in cui il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha fomentato, con falsità abilmente costruite, l’accanimento verso un modello di accoglienza efficace e funzionante (secondo osservatori internazionali e secondo anche la competente Prefettura), quale è il modello Riace, ha inizialmente bloccato ogni trasferimento dei fondi europei per l’accoglienza dei profughi al Comune di Riace, ed ora, sulla base di quelle falsità abilmente somministrate all’opinione pubblica, manipolando anche le risultanze dell’azione della Magistratura, è pronto a mettere la parola fine a quel modello di accoglienza, attraverso la deportazione, in un acquiescente e inquietante silenzio degli altri componenti del Consiglio dei Ministri e della Maggioranza parlamentare.

Vediamo ora fatti e dati che documentano in maniera inconfutabile la falsità su cui si fonda la decisione del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini...

- Il COMUNE DI RIACE conta poco più di 1.700 residenti;

Dal 2004 sono passati da RIACE oltre 6 mila rifugiati, inseriti in percorsi di integrazione a partire dal lavoro. Ad oggi sono circa 400 quelli presenti.

La contestazione della Procura relativa al “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” mossa contro il Sindaco di Riace (e che compete alla Magistratura accertare e valutare nei tre gradi di giudizio), a fronte di tale imponente numero di profughi accolti, è relativa ad un ( 1 ) cittadino eritreo ed a quello che viene considerato un matrimonio di "comodo"per far ottenere alla sposa (1 sposa) un permesso di soggiorno.

Il COMUNE DI RIACE ha ottenuto, attraverso apposite Convenzioni (Ministero – Prefettura), tra il 2014 e fine 2016, i finanziamenti (30 euro al giorno per ogni profugo ospitato dal 1 aprile 2014 al giugno 2016 e successivamente 35 euro al giorno per ogni profugo, dal luglio 2016).

Nulla di più di quanto previsto dagli stanziamenti standard, con una differenza: i fondi arrivati a RIACE sono serviti per un sistema di accoglienza con ricaduta anche sulla comunità italiana, garantendo un’accoglienza centrata sulla dignità ed il rispetto della persona.

Quindi da aprile 2014 a giugno 2016 per ogni profugo, per 31 giorni, un importo di 930 euro mensili, e dal luglio 2016 a fine anno, con un importo riconosciuto di 35 euro al giorno, significa 1.085 euro mensili per ogni profugo.

Per maggior precisione, secondo quanto indica la Prefettura: dal 1 aprile 2014 al giugno 2016 non era necessaria alcuna giustificazione delle spese, ma solo la comunicazione del numero di profughi ospitati; dal luglio 2016 a fine 2016, quando l’importo è salito a 35 euro al giorno per ogni profugo, si è aggiunto l’obbligo della rendicontazione di come venivano spesi tali fondi.

- il COMUNE DI RIACE ha consegnato la rendicontazione, prevista dalla Convenzione, alla Prefettura, come indicato dalla stessa Prefettura (!!!)

il COMUNE DI RIACE, con la rete sociale che ha operato negli anni, ha richiesto il rinnovo della Convenzione ed i finanziamenti (che, ricordiamo, sono quelli che, secondo gli accordi e trattati europei vengono elargiti dall’Unione Europea specificatamente – ed esclusivamente !!! – per l’accoglienza dei profughi).

Seppur la Prefettura indicasse che il “modello Riace” risultava funzionare, da inizio 2017 (quando furono versati parte dei finanziamenti del 2016) il COMUNE DI RIACE non ha più ricevuto alcun finanziamento (!!!) e solo nell’agosto 2018 ha ricevuto i fondi relativi agli ultimi mesi del 2016 (!!!).

Nonostante questo il COMUNE DI RIACE e la comunità non ha cacciato via i profughi (che non portavano il fantomatico “business”), bensì ha continuato ad operare per garantire la continuità del modello di accoglienza, rivolto ad adulti e minori.

Andiamo avanti...

Per smentire le falsità diffuse dal Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e su cui oggi si appresa a procedere con la deportazione dei rifugiati da Riace, non vogliamo usare le valutazioni nostre e nemmeno di osservatori internazionali o esponenti dell’amministrazione pubblica o di politici, bensì indichiamo le parole scritte nero su bianco dal Giudice per le Indagini Preliminari di Locri, chiamato dalla Procura locale alla valutazione delle accuse mosse contro il Sindaco Mimmo Lucano ed altri.

Il GIP del Tribunale di Locri (non la difesa di Mimmo Lucano) afferma:

a) rispetto alla contestazione degli affidamenti diretti dei servizi di accoglienza«la vaghezza e la genericità del capo di imputazione lo rende inidoneo a rappresentare contestazione provvisoria alla quale validamente “agganciare” un qualsivoglia” provvedimento custodiale. […] Non vi modo di capire, pur volendolo, né quali motivazioni sorreggevano tale ipotetico modus operandi, né quale sarebbe il corrispettivo dei servizi affidati (…), né a quando risalgono i provvedimenti incriminati. […] Per quanto sopra osservato, può pacificamente essere esclusa la sussistenza di un grave compendio indiziario…»

b) rispetto all’ingiusto profitto degli affidatari del servizio di accoglienza«deve rilevarsi che gli inquirenti sembrano incorsi in un errore tanto grossolano da pregiudicare irrimediabilmente la validità dell'assunto accusatorio (per come da loro delineato). La Guardia di Finanza – Gruppo di Locri quantifica infatti l'ingiusto profitto conseguito dagli enti attuatori - ed il correlativo danno patrimoniale per lo Stato - nel totale delle somme incassate (o per meglio dire destinate ad essere incassate, non essendo stati svolti sul punto accertamenti bancari o patrimoniali) dalle cooperative. Va però evidenziato che una volta incontestato - e sotto questo profilo non sono stati sollevati dubbi nemmeno dalla polizia giudiziaria - l'effettivo svolgimento da parte di tali enti del servizio loro assegnato, ed il conseguente obbligo di elargire agli stessi un certo corrispettivo, l'ingiusto profitto andava individuato nella minor somma tra quanto da loro nel complesso ottenuto (ossia, per brevità, i 10.227.494,60 in totale assegnati a tutte le cooperative) e le spese da loro realmente effettuate (escluse ovviamente quelle relative a beni o prestazioni destinati a soddisfare esigenze estranee da quelle strettamente attinenti al servizio). Viceversa, gli investigatori qualificano, si ripete erroneamente, come illecitamente lucrato tutto il denaro corrisposto agli enti anche per servizi effettivamente resi, come a voler implicitamente ritenere nulli, e quindi privi di effetti giuridici, i rapporti contrattuali intercorsi con l'Autorità amministrativa.». Ancora, sul punto il GIP, nella contestazione alle accuse mosse dalla Procura: «Ad aggravare gli effetti di tale marchiana inesattezza è poi la circostanza che gran parte delle conclusioni cui giungono gli inquirenti appaiono o indimostrabili», concludendo «Conclusivamente, non può tratteggiarsi nemmeno in relazione al capo d'imputazione provvisorio de quo un compendio indiziario idoneo a giustificare l'emissione di misura cautelare».

c) rispetto alla contestazione sulle falsità ideologiche imputate al Sindaco Lucano, il GIP: «deve rilevarsi che nella richiesta di misura le considerazioni addotte a sostegno della sua fondatezza sono quanto meno laconiche». Ancora: «Per le determinazioni assunte a partire da luglio 2016 sono stati prodotti dal Comune di Riace alla Prefettura di Reggio Calabria tutti i documenti necessari. Questi ultimi sono dunque effettivamente esistenti, a differenza di quanto paventato dagli inquirenti, ed erano quindi anch'essi esaminabili dal Lucano». Escludendo, inoltre, il GIP, anche il necessario elemento soggettivo doloso, conclude «Non è quindi delineabile, in relazione ai delitti di falso di cui sopra, alcun grave compendio indiziario».

d) in riferimento alla contestazione di concussione per l’ottenimento da parte di un commerciante di false fatture relative ad operazioni inesistenti, il GIP, affermando che questa risulta la contestazione più grave mossa dalla Procura, stronca ancora una volta la fondatezza dell’accusa: «Il reato de quo è il più grave (sotto il profilo sanzionatorio) tra quelli per i quali è avanzata richiesta di misura cautelare. Ciononostante gli inquirenti non hanno approfondito con la dovuta ed opportuna attenzione l'ipotesi investigativa», concludendo «La contestazione poggia quasi interamente sulle propalazioni del Ruga (che avrebbe dovuto peraltro essere sentito, una volta da lui ammessa l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, con le garanzie previste dagli artt. 64 e 65 cod.proc.pen.). Anche laddove si volesse però — per assurdo — ritenere utilizzabili tali dichiarazioni, la tesi accusatoria che sulle stesse si fonda avrebbe certamente meritato un maggior sforzo investigativo da parte degli inquirenti: l'esistenza e la successiva rendicontazione delle fatture accennate non implica per ciò solo che le stesse siano state previamente estorte al Ruga; a ciò si aggiunga che questi aveva un chiaro interesse, se i documenti erano effettivamente - come da lui asserito – relativi ad operazioni inesistenti, a sostenere che la loro emissione, integrante il delitto previsto dall'art. 8 d.lgs. nr. 74 del 2000, era stata coartata con le modalità di cui sopra (ciò all'evidente fine di sottrarsi alle conseguenze sanzionatorie di tale condotta). Il denunciante è quindi persona tutt'altro che attendibile Constatata l'assoluta carenza di riscontri estrinseci dotati di maggiore univocità rispetto a quelli, di natura contabile, raccolti dalla Guardia di Finanza, le tutt'altro che persuasive dichiarazioni del Ruga non possono considerarsi da sole sufficienti a dimostrare la validità dell'assunto accusatorio di cui sopra». Procedendo, ancora una volta, il GIP con la decisione che anche per questa contestazione «Va quindi esclusa la configurabilità di un grave quadro indiziario».

e) cassata anche l’accusa di malversazione ai danni dello Stato, infatti il GIP scrive: «Gli elementi di prova raccolti in relazione a buona parte delle condotte che avrebbero integrato il delitto di malversazione non appaiono idonei a sorreggere validamente l'ipotesi accusatoria».

f) il relazione alla malversazione dell’associazione “Città Futura”il GIP scrive: «Dal corposo compendio intercettivo traspaiono, a più riprese, le preoccupazioni manifestate dal Lucano per l'impossibilità di giustificare l'esborso di somme di denaro destinate sia all'acquisto degli immobili di cui sopra, sia a far fronte alle relative spese accessorie. Il turbamento e le angustie dell'indagato non sembrano però derivare tanto dall'aver distratto gli ingenti importi di cui sopra, quanto piuttosto dall'assurdità (ovviamente dal suo punto di vista) di un sistema normativo e contabile che gli impediva di imputare alla rendicontazione dei servizi offerti dall'associazione "Città Futura" spese comunque sostenute per assolvere gli obblighi di accoglienza che su quell'ente incombevano, e per intraprendere attività collaterali - ma comunque riconducibili - al servizio di ospitalità offerto, così escludendo il GIP, anche rispetto a questa contestazione, «la sussistenza di un compendio indiziario idoneo a sorreggere l'accoglimento dell'istanza cautelare».

g) rispetto alla contestazione di associazione per delinquere, il GIP non solo non avvalora tale ipotesi accusatoria, ma rimarca: «Alcun ingiusto vantaggio patrimoniale era infatti arrecato dal Lucano agli enti attuatori dei servizi di cui sopra. Considerato il notevole afflusso migratorio degli ultimi anni, i ed. "lungo permanenti" sarebbero stati comunque sostituiti da altre persone, con esborso di somme di denaro dallo Stato alle cooperative identico a quello quantificato dagli investigatori, e conseguentemente con pari incassi da parte degli operatori privati: non si comprende quindi come possa sostenersi che la Pubblica Amministrazione abbia sofferto un concreto pregiudizio patrimoniale a vantaggio di questi ultimi. A ciò si aggiunga che, per quanto in violazione della disciplina illustrata nella parte iniziale del provvedimento, i suddetti "lungo permanenti" ricevevano comunque un servizio dagli enti attuatori, che necessariamente doveva essere loro retribuito: questi non hanno dunque conseguito nessun indebito arricchimento. L'inconsistenza del quadro indiziario in relazione alle contestazioni oggetto di indagine che ne rappresenterebbero i reati - fine si riverbera negativamente sulla possibilità di configurare il delitto di associazione a delinquere: la stabilità della compagine associativa è tutt'altro che dimostrata, considerato il continuo avvicendamento di molti dei suoi componenti, ossia i responsabili degli enti attuatori; a ciò si aggiunga che i programmi perseguiti dagli indagati, per quanto sopra visto, non possono definirsi illeciti, né si sono tradotti in condotte penalmente rilevanti.» 

h) le uniche contestazioni che restano in piedi, alla luce della valutazione del GIP sono relativi alla contestazione di circa 16.000 euro (su 10.227.494,60) relativi ad un operatore di una cooperativa che ne dichiarava la presenza quando invece risultava altrove; la contestazione dell’affidamento a cooperative non iscritte all’albo regionale di servizi (che nulla c’entrano con il modello di accoglienza dei profughi), quindi il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di un eritreo ed un matrimonio che viene considerato dagli inquirenti di convenienza, ovvero per permettere l’ottenimento di un permesso di soggiorno alla sposa.

Risulta dunque palese che le accuse dal Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al modello Riace risultano prive di un oggettivo fondamento, visto quanto addirittura sancito dal GIP del Tribunale di Locri.

Proprio i rilievi del Giudice terzo, che abbiamo sopra ripercorso, traendoli da un Atto ufficiale quale l’Ordinanza di Custodia Cautelare, dimostrano che il modello RIACE non ha violato e non viola alcuna Legge.

E’ proprio per questa ragione logica, ancorata ad elementi documentali e valutazioni super partes- provenendo dal potere giudiziario -, che la decisione di annientare il modello Riace perpetuata dal Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, risulta priva di qualsivoglia fondamento di corretto e imparziale utilizzo dei poteri del Ministero.

Davanti a questi elementi oggettivi appare grave e inaccettabile la decisione annunciata dallo stesso Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, di procedere alla deportazione dei profughi rifugiati di Riace.

Tale atteggiamento e decisione ultima del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che palesemente si reggono su una visuale il cui fondamento è il falso, trova il silenzio assenso di tutto il Governo, a partire del Presidente del Consiglio, e dell’intera Maggioranza parlamentare, compresa quindi la rappresentanza del Movimento 5 Stelle.

Anche questa deriva era prevista forse dal “contratto”? Anche questo sgretolamento dello Stato di Diritto è parte del “cambiamento” promosso da questo Governo a maggioranza M5S?

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