Dallo sparato omertoso all'ex Pdl della lista forgiata da Peppino Marcianò, chi è accanto a Sansa e Toti

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In quel ponente dove l'asse Burlando – Scajola ha fatto sì che si arrivasse anche a liste unitarie, il caso di Camporossoè assolutamente emblematico. Siamo in un territorio che è colonia della 'ndrangheta. Qui un tempo era Sindaco (e poi Vice-Sindaco) Marco Bertaina, emerso nell'inchiesta “La Svolta” [1] come uno degli amministratori pubblici “graditi” al sodalizio 'ndranghetistae quel Bertaina, appoggiato da Claudio Burlando, promosse una lista alle elezioni provinciali...

 

In quella lista tra i candidati risultavano: Ettore Castellana (massone e 'ndranghetista), Vincenzo “Enzo” Moio (ovvero colui che alle elezioni del 2007 vide convogliare su di se i voti della 'ndrangheta per le elezioni comunali di Ventimiglia nella coalizione di centrodestra di Gaetano Scullino), nonché Tito Giro (altro soggetto su cui puntavano molto nella cerchia del Marcianò ed anche lui già eletto con Scullino a Ventimiglia nel 2007). Già in allora vi era però un signore ribattezzato “mister preferenza” a Camporosso, Maurizio Morabito (ora candidato con la Lista Toti alle elezioni regionali).

Maurizio Morabito, centrodestra, è il vice-sindaco di Camporossogià dallo scorso ciclo amministrativo. Eletto nella lista “Camporosso nel Cuore”, lista unica centrodestra-centrosinistra

Il Sindaco è Davide Gibelli, del PD. E quell'amministrazione è una di quelle che non disdegna l'amicizia con il contesto che circonda la 'ndrangheta. Nella foto a lato Gibelli e Morabito con Salvatore Scarfò, uno di quelli che al funerale del capo-locale della 'ndrangheta di Ventimiglia, Peppino Marcianò andò abaciare la bara del boss

Ed anche in materia di affidamenti di lavori qualcosa di interessante si trova. Guardiamo al caso dei lavori di ampliamento e adeguamento sismico della scuola di Camporosso Mare, il lavoro è stato affidato, nel 2015, per 333.440,24 euro alla società “CFC SOC.COOP” di Reggio Emilia, dando però atto nella stessa Determina che i lavori sarebbero stati però eseguiti dalla “EDIL DUE SRL” e con subappalto ad “AVATI ROCCO”. Ebbene due imprese che inchieste giudiziarie hanno evidenziato essere l'una, la “EDIL DUE srl”, legata alla nota famiglia Mamonecollegata alla cosca Gullace-Raso-Albanese e l'altra è l'impresa individuale di quell'Avati Rocco uomo di fiducia del capo della cosca Gullace-Raso-Albanese, ovvero di Gullace Carmeloe per questi emerso essere “uomo cerniera” con gli esponenti della locale di Ventimiglia, in primis con i Marcianò e Palamara. Non si può nemmeno dimenticare che la sorella di Avati Rocco, Caterina Avati, a Bordigheraera la titolare del locale bar ove i Pellegrino volevano attivare quella sala giochiper cui scatenarono intimidazioni e minacce a domicilio ai danni di amministratori locali che, incassati i loro voti, non avevano espresso il loro favore alla richiesta di Sala Giochi. Il Rocco Avatisarà in prima fila al funerale, nella Cattedrale di Ventimiglia, dell’esponente apicale della ‘ndrangheta Palamara Antonio, a cui partecipano, tra gli altri gli esponenti della famiglia Pelle ‘gambazza’ di San Luca, imparentati, come gli Alvaro, ai Palamara. 
La “
EDIL DUE srl” del Raschellà, con le imprese dei Mamone, è finita al centro dell'inchiesta “ALBATROS” per corruzione di funzionari della Società pubblica di Genova “AMIU spa”. Una corruzione che si sviluppava anche attraverso festini con escortnell'alessandrino offerti ai funzionari della società pubblica.
Da notare che al funerale del boss 
Francesco Fazzari, a Borghetto S.Spirito, era tra gli altri presente il Raschellà Stefano e, soprattutto, si svolge una riunione tra i Mamone Fotia, unitamente al capo-locale di Ventimiglia Peppino Marcianò, accompagnato dal figlio Vincenzo.

Alcuni giorni fa, come ci ha confermato il sindaco Gibelli, Ferruccio Sansa candidato alla Presidenza della Regione per il centrosinistraed Enrico Ioculano candidato al consiglio regionale per il PD con Sansa, nel loro giro elettorale a Camporosso, oltre che da lui erano anche accompagnati dal Consigliere ComunaleFrancesco Cordì(maglietta Puma) e dall'assessore Cristina Celi (dietro il sindaco Gibelli). Ed allora...

Francesco Cordì il 17 dicembre 2014, in pieno giorno, nel cuore di Camporosso, nella piazza piena di gente, viene gambizzato dal ventiduenne Catalano Antonio salito da Gioia Tauro con una pistola cal. 8 con matricola abrasa. Questi è nipote di Catalano Domenico, da tempo trasferitosi a Ventimiglia, che ha dato mandato per l'appunto al nipote di regolare i conti con il Cordì per il mancato rinnovo del contratto lavorativo del figlio Catalano Alessandro a Montecarlo presso la SBM di Montecarlo (da cui dipendono 32 ristoranti, 5 casinò, 4 alberghi, 7 bar e night club, 3 spa, 4 club sportivi e 3 sale spettacolo). Cordì negava tutto, anche pubblicamente (vedessi post a lato) [2].

Cordì per non denunciare l'agguato di quei Catalano che sono “famiglia di rispetto”, con proiettile in corpo, non chiama i soccorsi e la polizia, bensì si rivolge ad un altro consigliere comunale (esponente del PD della medesima lista unitaria), Aldo Rossi, medico, a cui chiede di curarlo e togliergli il proiettile. Rossi si da da fare e seppur da medico abbia l'obbligo di denuncia della ferita d'arma da fuoco muto resta e non denuncia nulla. Non riesce però a risolvere il problema del Cordì che quindi sarà poi costretto a ricorrere all'intervento della struttura sanitaria, con buona pace del perseguito silenzio. L'omertà che ha avvolto questo agguato è stato qualcosa di sconcertante ed inquietante che però non ha visto l'amministrazione comunale retta dal duo Gibelli-Morabito alcun tipo di condanna. Anzi... La Giunta comunale e la maggioranza alla seduta del consiglio comunale di Camporosso del 22 dicembre 2014 difendono la scelta (omertosa) del Cordì. Tra chi lo difese giustificando il fatto che non avesse chiamato i soccorsi e non avesse denunciato di essere stato gambizzato è la Celi Cristina, già allora assessore. Questa affermava infatti che bisognava capire lo stato emotivo e di paura di Cordì, una situazione che ha «offuscato la capacità di scelta».
Il medico che ha curato di nascosto il Cordì, Aldo Rossi, consigliere e capogruppo di maggioranza, senza denunciare il colpo d'arma da fuoco, interviene per precisare che «occorre distinguere il suo ruolo politico da quello di medico».Gibelli, sindaco, non ha dubbi, l'unica colpa del Cordì è solo«la paura»
Un altro esponente del PD, tra i supporter di Ioculano e Sansa in queste elezioni, Gabriele Chiapporise la prendeva con alcuni consiglieri di Opposizione che non ci accettavano tale atteggiamento omertosoe le giustificazioni addotte, affermando che «ognuno di noi ha il proprio carattere».Tutto finisce così... 
Se uno ha paura e non denuncia nemmeno un agguato in cui finisce gambizzato, cercando di evitare di ricorrere alle cure del Pronto Soccorso per non dover denunciare di essere stato gambizzato, secondo noi, non è adatto a ricoprire una carica pubblica. Perché, soprattutto in una terra di 'ndrangheta, chi ricopre una carica pubblica deve avere il coraggio della denuncia ed uno che tace quando gli sparano non ha questo necessario coraggio.
Invece a Camporosso tutto va bene e Cordì sarà ricandidato ed è nuovamente consigliere comunale, ed ora accompagna e sostiene Sansa e Ioculano.

In riferimento alla Cristina Celi, altra accompagnatrice con Cordì, di Sansa e Ioculano, si deve richiamare che il padre e lo zio erano tra i partecipanti al funerale del capo-locale della 'ndrangheta di Ventimiglia, Peppino Marcianò. Lo zio, che ha anche acquisito un castello proprio a Camporosso, è anche esponente di quel Sacro Ordine Cavalieri di San Basilio il Grande”nato in uno dei centri di maggior radicamento della 'ndrangheta: San Mauro Marchesato. Ordine di cui fa parte anche uno dei più fedeli uomini di Claudio Scajola, Antonio Fera di Sanremo, che più volte ha ricoperto cariche pubbliche (ora nella Amaie Energia) e che ha, con l'impresa “Edilfera”, molteplici affidamenti di lavori pubblici.

 

Ma ad accompagnare Ferruccio Sansa ed Enrico Ioculano in questa campagna elettorale nell'imperiese vi è stato anche Cristian Quesada. Questi già coordinatore dei giovani del PDL di Vallecrosia, accanito oppositore del PD e del centrosinistra, era uno dei componenti di quella lista per le elezioni comunali del 2010 a Vallecrosia che, dalle risultanze delle attività di indagine dell'Arma dei Carabinieri denominata “La Svolta”, è emersa essere stata forgiata direttamente dal Peppino Marcianò capo-locale della 'ndrangheta di Ventimiglia.

 

Quella lista con Quesada era la lista Biasi. Cioè chi Marcianòaveva scelto dovesse vincere ed amministrare quel territorio di Vallecrosia che non era solo dove il Marcianò viveva, ma anche dove perseguiva interessi dell'organizzazione. Era stato anche invitato ad una riunione ma non ci andò. Marcianò ha sempre fatto scelte accurate per non comparire e proprio per questo considerava scellerata la strategia adottata dai Pellegrino e Barilaro a Bordighera che aveva così attirato attenzioni investigative e giudiziarie. Ma le intercettazioni dell'inchiesta “La Svolta” forniscono una ricostruzione dettagliata del ruolo del Marcianò, dei piani ed obiettivi elettorali e post-elettorali.

Biasi vinse, Quesada non entrò in Consiglio. Vice Sindaco fu nominato Teodoro Turone. Il PD era all'opposizione, così come negli anni precedenti (e faceva emergere molteplici vicende, in primis gli incarichi sistematici ai Pellegrino per le somme urgenze che seguivano ad alluvioni periodiche vista l'assenza di interventi di prevenzione). Quando scattò l'operazione “La Svolta”, prima che arrivasse la Commissione di Accesso, il Sindaco si dimise, decadde il Consiglio Comunale ed addio all'inchiesta amministrativa... Passano gli anni. Dopo il commissariamento del Comune e le nuove elezioni vince una lista civica con all'interno anche il Pd e, all'opposizione, con una lista di centrodestra “erede” delle passate amministrazioni entra in Consiglio il Cristian Quesada. Poi, mentre attacca l'Amministrazione sostenuta dal PD a Vallecrosia,il Quesada decide di entrare proprio nel PD. E dietro di se porta una dote: Teodoro Turonecon il suo fedele braccio destro (ora deceduto) Accardi Vincenzo, ed una fitta schiera, parenti compresi. Nel PD è rivolta. Ne scrive anche Ferruccio Sansasul Fatto Quotidiano (come abbiamo già ricordato - ).Donatella Albano, senatrice e componente della Commissione Parlamentare Antimafia, denuncia agli organi del partito quelle iscrizioni “incompatibili” ed inaccettabili. Buona parte degli iscritti storici del Pd di Vallecrosia denuncia agli organi del partito quella situazione e chiede di bloccare quelle iscrizioni. Nel ricorso ai Garanti, tra l'altro, scrivono nel denunciare l'assalto:«A beneficio di chi legge va ancora ricordato che Vallecrosia è situato geograficamente tra i Comuni di Ventimiglia e di Bordighera, entrambi sciolti per condizionamenti ed infiltrazioni mafiose negli anni scorsi. E da Vallecrosia, come agli atti dell'operazione “La Svolta”, partivano disposizioni precise agli affiliati alle cosche della zona. Gli atti riportano più e più volte come vi fosse un interesse diretto della malavita organizzata ad orientare l'esito delle elezioni comunali di Vallecrosia, anche con metodi convincenti, e in ciò non facendo distinzione tra le parti politiche, operando a 360° nel panorama politico cittadino. Non a caso la presidente della commissione Nazionale Antimafia nel luglio 2014 ebbe ad affermare che "La provincia di Imperia è la sesta della Calabria"».

Nulla da fare per loro. Dopo che la Paita con i suoi comitati per le Primarie del 2015 li aveva accolti, quella schiera di nuovi iscritti con Quesada e Turone vengono accolti nel PD. Nemmeno il bacio di Turone al Marcianò Vincenzo, condannato per 416-bis nel processo “La Svolta” e figlio del capo-locale, al funerale del Peppino Marcianò, fa cambiare idea ai vertici provinciali e regionali del Pd.


La scelta, sostenuta anche da Enrico Ioculano (sindaco in allora di Ventimiglia ed ora candidato alle regionali con Sansa), è quella dell'«inclusione». Questi entrano ed i vecchi militanti del Pd se ne vanno. Risultato la maggioranza Quesada è schiacciante, congresso di Circolo organizzato con Turone & C, vinto senza problemi. Quesada con la moglie di Accardi oggi sono i due esponenti del PD eletti in consiglio comunale, formalmente all'opposizione di quella maggioranza di Armando Biasi.

Quesada si lega sempre di più a Burlando. Lo accompagna anche alla Direzione Nazionale. Scala la gerarchia del PD imperieseOggi è nella segreteria provinciale e delegato alla campagna elettorale del PD con Sansa. Nell'anno 2020 Quesada è accanto a Ferruccio Sansa, così come ad Enrico Ioculano di cui è il principale sponsor.

 

Il contrasto alle organizzazioni mafiose- che hanno volti, nomi e cognomi, imprese e relazioni - è un tema svanito (anche) da questa campagna elettorale per le elezioni regionali per il centrodestra come per il centrosinistra. Ioculano non lo ha nemmeno menzionato nei “temi” chiave del suo impegno, e Sansa ha dimenticato tutto ciò che aveva scritto e riscritto [3], accompagnandosi per raccogliere voti in quel territorio con chi abbiamo appena ricordato.


[1] Il procedimento “LA SVOLTA” si è concluso con le condanne degli 'ndranghetisti della locale di Ventimiglia e, quindi, anche con le condanne dell'articolazione di Bordighera.

[2] Ne avevamo già parlato - vedi qui e qui

[3] Qui di ripercorrono alcuni articoli di Sansa sulla vicenda PD, ponente (e non solo)

 

 

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