L’Autorità Portuale di Genova che farà? (nel frattempo a Savona tacciono). E Biasotti…

Scritto da Ufficio di Presidenza

Non è da molto tempo che, come Casa della Legalità, abbiamo risollevato le questioni inerenti appalti milionari delle Autorità Portuali di Genova e di Savona (vedi qui e qui). Ora, tra novità, immobilismi e ritorni, vediamo di rifare, brevemente, il punto.

Partiamo dagli appalti in corso nel Porto di Genova che sono stati affidati alla cordata dei catanesi del gruppo TECNIS (vedesi scheda riepilogativa a lato). Ebbene se l’Autorità Portuale, dopo le notizie pubblicate lo scorso anno e dopo il riepilogo dello scorso ottobre in cui si evidenziava il “dettaglio” dell’arresto dei vertici del gruppo imprenditoriale in questione nell’ambito dell’inchiesta sull’ANAS, ha continuato nel non battere ciglio, la Prefettura di Catania, sulla base delle risultanze prodotte dalla D.I.A., ha promosso una misura interdittiva antimafia che colpisce al cuore il gruppo TECNIS


Il
provvedimento interdittivo antimafia (che per Legge impone lo stop a rapporti e contrattazioni con gli Enti Pubblici) si apprende essere stato adottato non solo alla luce dell’inchiesta sull’ANAS che ha condotto agli arresti direttamente il vertice del gruppo, ma anche per la contiguità emersa tra il gruppo imprenditoriale e Cosa Nostra.

Che farà ora l’Autorità Portuale di Genova? Sospenderà l’affidamento o tirerà dritto?

Nel frattempo nella vicina Savona il silenzio domina costantemente sovrano. Qui oltre a quanto si era già raccontato nel tempo su molteplici vicende, si è documentato la questione dell’appalto da oltre 1 milione di euro all’impresa dei VENTRE, famiglia della ‘ndrangheta mappata nell’ambito degli approfondimenti dell’inchiesta “Minotauro” coordinata dalla DDA di Torino che era guidata dal Proc. Agg. Sandro Ausiello (ora nominato nuovo Procuratore Capo proprio a Savona).

Dopo che si è sollevata la “bazzecola” il silenzio tombale è stata la reazione da parte dell’Autorità Portuale savonese… e se a Genova “Il Secolo XIX” ha avuto il coraggio di sollevate la questione degli appalti al gruppo Tecnis (vedi qui), a Savona la redazione locale del quotidiano ha preferito sorvolare sulla “quisquilia”. Nel frattempo il “responsabile procedimenti” dell’Autorità Portuale Savonese che ha seguito tutti gli appalti “critici” (tra cui quelli che, in un modo o nell’altro, finivano per vedere operare le imprese di noti FOTIA o quello affidato all’agrigentino finito arrestato per 416 bis o in ultimo anche quello ai VENTRE), ovvero Flavio Destefanis, si è prodigato nella visita guidata del Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, al Porto di Savona.


Con il tempo che scorre si avvicina la nomina del
nuovo Presidente dell’Autorità Portuale di Genova, dopo la gestione del burlandiano Luigi MERLO che era finito negli Atti dell’inchiesta “PANDORA” - come si era già documentato - per i suoi rapporti con il Gino, noto esponente della famiglia MAMONE (quest’ultimo gli chiedeva i giusti contatti per acquisire lavori nello spezzino mentre il MERLO gli chiedeva voti per un candidato alle comunali di La Spezia, quell'Andrea STRETTI divenuto poi Assessore nella Giunta comunale targata PD del sindaco Federici).

Chi si candida alla guida dell’Autorità Portuale genovese è l’ex Presidente della Regione Liguria Sandro BIASOTTI, attualmente Deputato di Forza Italia. Dalle ultime notizie apparse sulla stampa una candidatura, quella di BIASOTTI, che trova pieno sostegno oltre che da FI anche dalla LEGA NORD.

Anche il nome di BIASOTTI compare negli Atti delle inchieste relative alla ‘ndrangheta e, specificatamente, ai rapporti della politica con uomini delle cosche. Un particolare che quindi appare più che mai utile richiamare all'attenzione.

Si tratta della famosa inchiesta “LIGURIA 2000” seguita dall’Arma dei Carabinieri con la DDA di Genova che documentava i rapporti tra politici ed ‘ndrangheta in occasione delle Elezioni Regionali in Liguria del 2000, quando BIASOTTI vinse e conquistò la carica di Presidente della Regione.

Così viene sintetizzata quell’inchiesta di allora nei più recenti Atti giudiziari relativi alla “Commistione ‘ndrangheta / politica in Liguria”:

«L’indagine, condotta dal Nucleo Operativo Carabinieri di Genova, ha riguardato un contesto che si è mosso a cavallo tra l’ambiente politico genovese e quello della criminalità organizzata di tipo mafioso.

Nel corso delle attività emergeva quanto segue:

- MAMONE Gino, noto imprenditore di Genova, intratteneva contatti telefonici con FACCHINERI Luigi, quest’ultimo figlio di FACCHINERI Giuseppe, con precedenti di polizia per associazione per delinquere e sequestri di persona a scopo di estorsione, a sua volta cugino di primo grado di FACCHINERI Vincenzo, al vertice dell’omonima cosca cittanovese;

- al medesimo contesto era riconducibile RAMPINO Benito, detto “Pino”;

- in data 07.03.2000, erano intercettate delle telefonate dalle quali si comprendeva che i tre si conoscevano ed in una FACCHINERI - in compagnia di MAMONE - diceva alla convivente di avere la necessità di rintracciare il proprio genitore, in quanto: “…c’era Gino, no… che stasera c’ha una cena a casa con… insomma… con della… politica… stasera probabilmente vado a mangiare con loro, eh… così… con … con coso, con MAMONE e tutti… perché mi ha detto: vieni perché c’è un discorso di politica… dice… così almeno ti metti anche ti nel mezzo… poi comunque ti spiego, tanto devo venire a casa…”;

- il 20.03.2000 era ascoltata un’altra telefonata, tra RAMPINO Francesco [detto Franco, ndr] - in compagnia di MAMONE Luigi, padre di Gino - e RASCHELLA’ Stefano. I tre si accordavano per vedersi, la sera successiva, presso la discoteca genovese “Makò”, dove si doveva tenere una riunione di carattere politico riconducibile all’area di centro-destra, con la partecipazione di esponenti locali, tra cui il capolista alle regionali del 16.04.2000 BIASOTTI Sandro: “c’è una riunione, se volete […] c’è BIASOTTI, c’è BIONDI … ci sono un po’ di amici…”.
I due fratelli RAMPINO Benito e Francesco sono germani del più importante RAMPINO Antonio, elemento di elevato livello nel panorama ‘ndranghetista ligure ed a capo del locale di Genova fino alla sua morte;

- in effetti, la sera del 21.03.2000, alle ore 20.15, un servizio del Nucleo Operativo Carabinieri di Genova poteva osservare la partecipazione all’incontro programmato di RAMPINO Franco, nipote del nominato Francesco; MAMONE Gino; RAMPINO Francesco; RASCHERLLA’ Stefano; MAMONE Luigi;

- quest’ultimo, insieme a MAMONE Gino, manteneva rapporti anche con BERTONE Giacomo, all’epoca candidato alle elezioni regionali per la compagine del CCD;

- nella serata del 29.03.2000 era organizzata da MAMONE Gino una cena, presso l’abitazione di MAMONE Luigi, con l’intervento dei predetti, di RAMPINO Francesco e di SANGUINETI Mauro, già deputato al Parlamento nelle file del PSI, nonché di altre due persone di origine siciliana. Era così effettuato un servizio di osservazione che permetteva di individuare SANGUINETI Mauro, l’autovettura Jeep Grand Cherokee targata BH871HT intestata alla società “PARADIVI SERVIZI srl” di Aci Castello (CT), nonché l’autovettura Volkswagen Passat targata BB308SD, intestata alla società “MO.SI.S. srl” di Genova e condotta da OTTONELLO Pasquale, già nel 1995 facente parte del coordinamento ligure di “Forza Italia”;

- si rilevavano altresì relazioni tra MAMONE Luigi e CARIATI Erminio, primario ospedaliero coinvolto in vicende giudiziarie relative alla criminalità organizzata e molto vicino a MANCUSO Pantaleone, nato a Limbadi (VV) il 10.10.1961, con precedenti di polizia per associazione mafiosa e commercio di sostanze stupefacenti, affiliato all’omonima cosca.»

 

Non possiamo che richiamare, in ultimo, il forte (e noto) interesse degli ambienti legati alla 'ndrangheta sulle opere portuali in Liguria... Per fare un semplice esempio si può ad esempio ricordare quanto il NOE dei Carabinieri indicava in una propria annotazione del 21 gennaio 2005, quando MAMONE Gino contattava l'allora parlamentare ligure BURLANDO Claudio per spingere una nomina nell'ambito dell'Autorità Portuale di Genova. Testuale: «[...] Per quanto attiene poi la nomina a dirigente dell’Autorità Portuale di Genova, dalla quale un amico di MAMONE parrebbe essere stato estromesso, Gino MAMONE si interessa contattando l’On. BURLANDO Claudio, deputato genovese DS, affinché possa aiutarlo. Partecipa inoltre ad una cena con il medesimo, organizzata con altri imprenditori. [...]».

 

 

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