Genova in movimento, impegno civile ad una svolta?

Scritto da Ufficio di Presidenza
Genova in movimento - la prima tappa - 3 -
Le tribù guardano un orizzonte che può e deve essere raggiunto. E' quello segnato da quell'umanesimo che si è dissipato stagione dopo stagione... ma che forgiato dalle dure fatiche del mondo contadino (e poi operaio) è ancora nelle nostre radici. Sono fratellanza, uguaglianza e solidarietà... in altre parole Diritto e Legalità... Giustizia Sociale. Questo è il solco di quella Costituzione che troppo spesso è stata offuscata dalla retorica e dall'ipocrisia di un enunciato mai tradotto pienamente a realtà concreta. Ma quell'orizzonte ad ogni sudore sembra sempre lontano, irrangiungibile... Ed è proprio là che dobbiamo avere il coraggio e la forza di andare... è proprio "oltre" ciò che vogliono farci vedere come barriera insuperabile che dobbiamo avere la forza di arrivare. Ed il cammino diventa possibile solo se le tribù sanno camminare insieme...

Ed allora dobbiamo partire dalla nostra terra... da ogni nostra terra. A Genova come altrove. E noi partiamo da Genova. Una città segnata da uno sviluppo soffocato e dove l'idea di sviluppo è quella slegata proprio da quei principi che dovrebbero essere la strada e la meta: Diritto, Legalità... Giustizia Sociale. Una città piegata da una "cupola" che dalle sue torri di comando ha usato e abusato dell'ambiente, del lavoro, della vita di generazioni ed ancora vorrebbe perpetuare il ricatto. Ma le vecchie torri di comando stanno scricchiolando, stanno crollando sullo scacchiere... Occorre saper infliggere il colpo definitivo, quello che non da scampo.

Guardiamoci intorno. Un territorio cementificato, fragile che non regge più, ma nonostante questo i "padroni" della città vorrebbero ricoprire di altro cemento... Un mare che è divenuto "privato", inquinato e devastato. Abbiamo pezzi di città, dal centro storico alle periferie abbandonate, dove il grigio del cemento fa da accompagnatore al degrado sociale che trasforma in sudditi. Un mercato del lavoro piegato dal precariato e dall'eterno ricatto che nega diritti e garanzie. Una pubblica amministrazione piegata da conflitti di interessi, lobby di faccendieri, logge e cosche. Una politica sull'energia ed i rifiuti che vuole solo succhiare denaro e seminare cancro. Disastri ambientali disseminati su tutto il territorio con trafficanti e inquinatori ben protetti. Spazi pubblici di socialità pressoché completamente cancellati per lasciare spazio a centri commerciali. Una mobilità a misura di un mercato spregiudicato ormai entrato in una crisi irreversibile.

Una città che non ha futuro. In cui la classe dirigente, con il suo blocco di potere, ha svenduto tutto e tutti a quella criminalità finanziaria e mafiosa che qui ricicla, condiziona e compra le vite di una intera comunità... e che non ha nemmeno bisogno di sparare perché non gli serve. Nuove generazioni che sono piegate tra un precariato a tempo indeterminato e l'incentivo allo "sballo", con record di consumo di droghe e alcol. Un commercio che muore, trascinando con se interi rioni e quartieri, soffocato da un'economia strangolata e dalle "offerte" che ti indebitano promosse dalle grandi catene che sono sbarcate per "riconvertire" le aree che erano delle industrie. Un sistema che si regge su un "voto di scambio" che è sempre più ricatto in cui per avere il minimo dei minimi devi dare la tua fiducia cieca e incondizionata e non solo il voto. Una città dove è la libertà e la dignità che è stata depredata.

Genova in movimento - la prima tappa - 2 -
Oggi Genova è sotto "inchiesta". Non c'è praticamente settore cruciale che non veda una pesante inchiesta della magistratura per quelle storture che il "sistema" genovese aveva costruito e alimentato nel tempo sino a divenire una profonda ferita alla legalità, mentre ormai indifferenza e acquiescenza quasi avevano fatto pensare che ciò, in fondo, fosse tutto normale. Questo è un segnale del possibile cambiamento. Non il cambiamento. Genova oggi può salvare il suo futuro. Ma non può delegare questo alla magistratura. Per salvare il futuro è la parte ancora viva, quelle piccole o grandi tribù pulsanti che vivono nel territorio, che hanno la possibilità di afferrare la chiave del cambiamento. E lo possono fare solo se saranno in grado di essere e restare libere, rigettando i canti delle sirene che le vecchie torri di comando stanno attivando con le loro colonie mascherate da società civile da vecchi complici che oggi si presentano vittima del "sistema".

Per questo proponiamo un salto di qualità, o meglio vogliamo vedere se sono maturi i tempi di questo cambio di marcia verso quell'orizzonte. Non è possibile che ogni tribù vada sola per la sua strada. Occorre trovare una mutualità di intervento perché nessuno sia solo ed occorre assestare il colpo, ogni singolo colpo, non con la forza ridotta di ogni singola tribù, bensì con la forza di tutte le tribù insieme.

Genova è una città dove chi amministra la cosa pubblica lo fa non nell'interesse generale, bensì per accontentare interessi privati, particolari... alcune volte, come abbiamo visto, anche interessi criminali. Non vi è un progetto complessivo, vi è una gestione schizofrenica... in cui, con un barile il cui fondo è ormai raschiato, ogni richiesta degli amici ed amici degli amici trova un affannoso tentativo di soddisfacimento da parte di chi guida il Comune, come la Provincia e la Regione, alla faccia della sostenibilità, di un idea generale (anche sbagliata che sia) di città. Ogni giorno esce il tutto ed il contrario di tutto... l'esempio della Gronda e del Terzo Valico sono emblematiche: dicono che la Gronda serve per dare sbocco al traffico delle merci ed in contemporanea sostengono che il Terzo Valico serve per togliere le merci dal trasporto su gomma.

Ed allora serve ridare un senso generale all'idea di città. Loro non lo hanno, annaspano sperando di rimanere a galla dietro al moltiplicarsi delle inchieste. Per darlo bisogna che le tribù inizino a incontrarsi, confrontarsi... abbandonare il proprio "orto" e collaborino trovando il minimo comune denominatore... individuando insieme quell'idea di città che se trovata può scardinare la schizofrenia di chi governa questa nostra terra. Per farlo occorre però che le tribù abbiano recinti forti e adatti. Infatti non arriveranno assalti della cavalleria, non possono permettersi uno scontro devastante. Quello che attueranno è quello che hanno già attuato nei decenni e tentano ancora oggi. E' il sistema collaudato dell'entrismo. Manderanno chi si presenta come amico... chi dirà che condivide le nostre stesse battaglie... chi cercherà con sigle importanti di catturare la nostra fiducia... e che poi, una volta dentro il recinto, destabilizzerà la tribù. Agirano per dirottarla lungo sentieri senza sbocco o verso compromessi che accontentino alcuni esigenze particolari a danno del generale, degli altri... di una tribù che vive poco più distante. Cercheranno di spostare l'attenzione sul marginale per deviare il colpo o di inglobare nella logica del proviamo ad entrare in questo o quel partito così ci faranno parlare (e poi ci si ridurrà come chi, rappresentante di comitati, finisce nella sala rossa, vota e regge una Giunta che va contro sistematicamente a quel che chiedono quei comitati).

La questione non è destra o sinistra. La questione è cittadini e blocco di potere. O si spezza il blocco di potere, lo si scardina, oppure si è schiacciati. Ecco perché serve iniziare un lavoro comune che unisca le tribù. Serve che ogni volta, ogni singola volta, che magari si inventano uno dei tanti falsi "percorsi partecipati" si vada in massa, tutti, per smascherarli. Serve che non possano giocare sui particolarismi e sugli egoismi... serve fare informazione, analizzare, ragionare e decidere strategie e azioni comuni, unificanti, che mettano in rete ciò che loro invece vogliono diviso. Solo così, solo con le tribù libere, capaci di agire sull'intero territorio, si possono smascherare e contrastare quelle scelte che comunemente, sulla base di fatti e dei dati, si giudicano scellerate.

Genova in movimento - la prima tappa - 1 -
Per questa ragione lanciamo questa domanda per sapere se siamo o meno ad una svolta. Per questa ragione noi, che non ci candidiamo a nulla, lanciamo la proposta di incontrarsi, tra tribù libere. Certo, non invitiamo tutti. Invitiamo chi riteniamo credibile e affidabile, perché non è più tempo di perdere tempo e di dare credito a quanti hanno dimostrato ampiamente di essere solo "agenti" del Palazzo, comprati con qualche briciola o qualche dono più consistente. Se si vuole, questo percorso può iniziare... perché, ricordate, che loro (da destra a sinistra, cioè il partito trasversale degli affari e del cemento) hanno bisogno dei paraventi e di incantare, ma se non ci riescono, e se le tribù sanno unirsi e muoversi unitariamente, tra qualche mese ci saranno le elezioni, e giorno dopo giorno la forza non solo dell'insieme del movimento, ma di ogni singola tribù sarà raddoppiata. Ed ecco allora che diviene evidente che da questo confronto, da questo percorso comune, si può recuperare la partecipazione civile e sociale che era svanita, territorio per territorio... si possono raccogliere le istanze di chi abita in quei territori "desertificati" dove ormai solo i media sono divenuti lo strumento che distribuisce "verità".

Ecco, se ci riusciamo avremo trasformato quella forza dirompente che è la rete del web, in una rete reale, di carne ed ossa, di idee e progetti, di competenze e coscienze... ed a quel punto sarà possibile andare "oltre" e costruire dal basso, in modo partecipato, quell'idea e quella pratica di città che sino ad oggi riusciamo solo a scorgere sulla linea dell'orizzonte, ma che mai riusciamo a mettere a fuoco.
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