Liguria strategica per la 'ndrangheta... l'asse con Pavia, le latitanze, i "controlli" sugli appalti

Scritto da Ufficio di Presienza
I ROS non mollano la presa sull'asse mafia-politica...

La prima cosa che salta agli occhi leggendo le carte delle inchieste, quelle delle ordinanze di fermo e quelle di custodia cautelare della DDA di Reggio Calabria e di Milano, la prima cosa che salta agli occhi è il "voto di scambio" tra politici (di ogni schieramento) e la 'ndrangheta, non sono in Calabria, ma anche a Pavia, in Lombardia ed in Liguria...
Di molti casi Liguri abbiamo già parlato (o meglio riassumendo dalle puntate precedenti, visto che questa è una storia infinita che abbiamo iniziato a denunciare e raccontare da anni) di Pavia abbiamo accennato nell'ambito dell'articolo sulle infiltrazioni mafiose e massoniche nella Sanità (clicca qui) e nei prossimi giorni vi torneremo con ampi dettagli.
E sulla realtà Ligure stanno emergendo nuovi elementi e nuovi protagonisti di cui si può parlare non correndo il rischio ostacolare il lavoro degli inquitenti...



il boss GANGEMI, nell'area riservata della Festa dei Calabresi, con Praticò e staffDa un lato vi è ulteriore conferma del supporto del boss GANGEMI con il "locale" di Genova al consigliere comunale e candidato alle regionali Aldo PRATICO'. Infatti dopo le foto che ai due scattammo il 20 febbraio 2010 e che passammo ai reparti investigativi, sono arrivare le risultanze dell'indagine del ROS sui passaggi e colloqui del PRATICO' con il GANGEMI nella "bottega" di Piazza Giusti a Genova e quindi sono arrivate le conferme dei suoi incontri con GANGEMI anche presso il bar di Piazza Manzoni. Poi c'è un dettaglio che conferma che il PRATICO' sarebbe meglio che confessasse e si dimettesse: è una telefonata di GANGEMI con i MARCIANO', importante famiglia della 'ndrangheta attiva nel ponente ligure. In questa telefonata i MARCIANO' chiedono al GANGEMI di appoggiare la candidatura della figliola del già noto MOIO (l'ex vicesindaco di Ventimiglia che ha portato alla guida del Comune Getano Scullino), che era candidata - come abbiamo ricordato - nella circoscrizione elettorale di Genova, nella lista dei "Pensionati" con Burlando. GANGEMI dice che non si può fare e risponde netto ai MARCIANO' di avere già un accordo con Aldo PRATICO'.

Alessio Saso, chiede i voti a GANGEMI e si mette a disposizioneE se già questo è un altro dato pesante per l'area ex An del PDL, vi è dell'altro. Infatti vi è la questione emersa di un altro esponente del PDL, stessa area del PRATICO' e del MINASSO, in questo ri-eletto in Regione lo scorso marzo. Si tratta di Alessio SASO. Anche lui è nelle attenzione del ROS e non perché passava di lì per caso, come cerca di raccontare. Infatti il SASO era candidato nella circoscrizione elettorale di Imperia e dopo aver chiesto l'appoggio ad alcune famiglie insediatesi in loco, sarebbe stato dirottato a parlare con il GANGEMI per verificare se era possibile appoggiarlo. A SASO, pur se uno volesse concedergli una buona fede iniziale sul fatto che non sapesse che quelli a cui chiedeva il consenso fossero parte di famiglie di 'ndrangheta dell'imperiese (grave lacuna per un politico che dovrebbe conoscere il suo territorio ed evitare rapporti impropri), è impossibile che non abbia sospettato nulla quando questi dall'imperiese, lo hanno mandato ad incontrare GANGEMI a Genova, per ottenere la sua, di fatto, benedizione. E infatti non si è trattato di un incontro casuale, ma ben due incontri in cui si è parlato di elezioni e del supporto elettorale necessario e dell'impegno di SASO, una volta eletto, per sostenere le esigenze dei nuovi supporter... ovvero degli 'ndranghetisti! E quella parola ("Disponibile") pronunciata quindi a seguito degli incontri dal GANGEMI al SASO è inequivocabile. E la scusa accampata dal SASO, ovvero del suo interessamento per far entrare in Ferrovia il nipote di GANGEMI, è non solo inconciliabile con gli incontri ed i contenuti trattati tra SASO e GANGEMI (con la presenza anche di PRATICO') e ben documentati dall'inchiesta del ROS, ma è già sintomo di gravità assoluta per un politico che non solo è consigliere regionale, ma anche Presidente della Commissione di Garanzia del Consiglio Regionale. Quindi anche a lui non possiamo che rivolgere lo stesso invito che facciamo agli altri che hanno preso accordi e voti dagli uomini delle cosche: confessate i vostri rapporti con i mafiosi e dimettevi!

Ma andiamo avanti... e passiamo a quel legame Genova-Pavia da cui siamo partiti.

Dalle carte della DDA di Milano emerge che Voghera per la 'ndrangheta dipendeva dalla Liguria. Così venne concordato ai tempi di Antonio RAMPINO che nelle "conversazioni ambientali viene indicato come massimo responsabile dell'organizzazione 'ndranghetista denominata LIGURIA". Così come anche alla Liguria sono legate le 'ndrine del sud Piemonte, ovvero della zona dell'alessandrino, come Tortona e Borgo Marengo...

Anche questo asse non è una novità e non è molto diverso da quello che si era già evidenziato della "decina" di Cosa Nostra, che aveva i suoi uomini, quelli anche conosciuti come i "gelesi", lungo l'asse Genova-Milano e con influenze e attività proprio nel sud Piemonte (dove, non a caso, venne confiscato anche un immobile, al boss Rosario CACI, che veniva utilizzato per supportare latitanze e nascondere armi) e le zone della Lombardia dove poggiavano, puntati su Milano, quei "gelesi" prima con l'EMMANUELLO e poi con i fratelli LA ROSA.

L'organizzazione della 'Ndrangheta si comprende soprattutto dalle conversazioni intercettate in molteplici inchieste, ed il particolare del "locale" di Voghera si comprende con maggiore chiarezza in quelle del 2008 dove si ascolta che per procedere all'apertura del "locale" di Voghera doveva essere richiesta autorizzazione per superare la "giurisdizione" della Liguria su quel territorio.
Ne parlano, ad esempio, il "crociata" ASCONE Rocco con il "mammasantissima" MANDALARI Vincenzoil 6 maggio 2008.

Così, se l'indagine "LA NOTTE DEI FIORI DI SAN VITO", relativa ad un procedimento del 1992, aveva messo in evidenza l'esistenza di "un locale di ‘ndrangheta attivo nella città di Pavia" che, come evidenziarono alcuni collaboratori di giustizia era uno dei "locali riconosciuti da 'Polsi' ed attivo già dagli anni '70", si comprende anche dei conflitti con la realtà di Voghera e quella strana dissonanza tra collocazione geografica e collocazione nell'organizzazione 'ndranghetista.

Della realtà di Pavia, come annunciato, ci occuperemo nei prossimi giorni, mentre adesso approfondiamo l'asse Pavia-Liguria che ancora una volta fa emergere l'importanza strategica di questa sottile striscia di terra affacciata al mare.

Dalle altre carte delle indagini che hanno portato alla maxi Operazione "IL CRIMINE", ad altri recenti provvedimenti, e su cui si stanno sviluppando ulteriori nuovi filoni giudiziari, si scopre che non eravamo dei "visionari" (come qualcuno ancora cerca di far credere con la campagna di delegittimazione ai nostri danni tramite soggetti "insospettabili", così come anche avviene a Pavia per cercare di isolare chi, come Irene Campari ed Elio Veltri, denunciava come noi certi impropri rapporti e inquietanti dinamiche), comprendiamo che l'asse tra il sud Lombardia e la Liguria non era per nulla secondario. E questo, si badi, anche se ad oggi mancano pubblicamente i rilievi sul legame Milano-Savona e Milano-Genova per quanto concerne le potenti cosche di Gioia Tauro e di Africo, ovvero dei PIROMALLI e dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI.



La rete di supporto delle "latitanze"

Carmelo GULLACE che abbiamo beccato e fotografato nella cava di BalestrinoDall'Ordinanza di custodia cautelare emessa a conferma del fermo di GANGEMI e BELCASTRO dal Gip di Genova, viene fuori non soltanto la pericolosità sociale dei due soggetti (GANGEMI con precedenti di polizia per associazione per delinquere -1976-, omicidio -1978-, traffico di sostanze stupefacenti -1983 estero-, detenzione di armi -1985-, traffico, detenzione e spaccio di sostance stupefacenti -1985-, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti -1987-, ed un precedente penale per omicidio volontario - condanna alla pena di 16 anni di reclusione per l'omicidio di tale BARCELLA Giovanni. BELCASTRO con condanne per omicidio colposo e ricettazione) ma anche che anche qui avevano a disposizione una consolidata rete di protezione delle latitanze e che quindi potevano anche avere nella disponibilità i noti "bunker" sotterranei ove potersi nascondere.
E questa disponibilità, è bene si comprenda, non è solo al sud, ma anche qui al Nord. Noi lo dicemmo già nel 2005 e indicammo anche, ad esempio, la zona di Campi, ai piedi di Coronata, allora non ancora definitivamente recuperata, dove in un bunker aveva trascorso parte della sua latitanza Carmelo GULLACE (poi arrestato in Costa Azzurra), visto che questi era supporto dalla famiglia MAMONE e RASO, che ha nella zona di Fegino-Borzoli-Coronata la sua "roccaforte". E da allora molte sono le case di soggetti vicini o legati agli ambienti della criminalità organizzata calabrese che hanno provveduto, anche sulle alture di Begato - per fare un esempio - a strane ristrutturazioni, con modeste case a vista e ampie costruzioni interrate, prive di finestre e ben mimetizzate nel terreno.

E che la Liguria e Genova fosse terra capace di dare ampio sostegno ai latitanti non è affatto - almeno per noi - una novità. E' in un paesino di provincia, della riviera di Levante, cioè Rapallo, dove sostava tranquillo Bernardo PROVENZANO per i suoi viaggi a e da Marsiglia. E' a Certosa, o per meglio dire nella "Piccola Riesi", che per lungo tempo ha trascorso tranquillo la sua latitanza Daniele EMMANUELLO, ben protetto dall'omertà di un territorio saldamente controllato dalle famiglie riesine e gelesi tra cui spiccano sempre i FIANDACA, i MAURICI, I CALVO ed i FERRO. O, ancora più a monte, sempre in Valpolcevera, e più precisamente a Teglia, passava - a quanto abbiamo potuto apprendere - un altro latitante, Michele Antonio VARANO, tra ditte edili, albanesi ed il bar dei calabresi, mentre era "assistito" dal clan dei MACRI'. Ed ancora l'estate scorsa l'arresto sulla spiaggia di Voltri di due latitanti, Domenico BONAVOTA e Antonio PATANIA, della cosca BONAVOTA di Vibo Valentia, la cui latitanza era "supportata" dal boss Onofrio GARCEA, con il grado di "sgarro".

Questi non usavano nemmeno "bunker" o nascondigli particolari... PROVENZANO aveva a disposizione un appartamento dalle informazioni che ci erano giunte, EMMENUELLO girava tranquillo e con altrettanta tranquillità incontrava i "compaesani" importanti che bazzicano in quella Chiesa di San Bartolomeo di Certosa - dove gli uomini di Cosa Nostra avevano abitudine di organizzare la Festa della Madonna della Catena per coprire incontri di mafia -, ma anche locali pubblici come bar. Anche il VARANO si vedeva al bar dei MACRI' finché non lo incrociammo una sera mentre riprendeva in stretto dialetto calabrese alcuni "giovani"... ed quelli della cosca dei BONAVOTA addirittura erano in spiaggia.

E se questi fatti ci dicono che le cosche sia della 'Ndrangheta sia di Cosa Nostra avevano un controllo del territorio, con garanzia di silenzi e omertà, tale da "proteggere" senza nemmeno nascondere i latitanti, anche il savonese non è da meno. Qui sapevamo - e ne abbiamo parlato ampiamente - poggia un organizzazione capillare con a capo uno dei massimi esponenti della cosca GULLACE-RASO-ALBANESE, ovvero Carmelo GULLACE, un assassino tornato in libertà, imparentato con i PIROMALLI che contano a Loano sul Antonio FAMELI di cui ci siamo anche recentemente occupati.

E nel savonese se abbiamo già notato quegli anomali contatti tra i GULLACE-RASO-ALBANESE (imparentati ai PIROMALLI) ed originari della Piana di Gioia Tauro, con i FOTIA (in particolare Sebastiano e Pietro FOTIA) della cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI originaria di Arfico, apprendiamo dalle carte della DDA di Milano che la zona tra Loano e Pietra Ligure era luogo "trafficato" proprio dagli esponenti del "locale" di Pavia... Qui tra Loano e Pietra Ligure si incontrava il latitante Antonio ROMANELLO con il CHIARELLA Leonardo Antonio... il latitante viveva (vive?) in prossimità del confine nell'estremo ponente ligure ma per gli incontri sicuri raggiungeva il territorio savonese, proprio quella zona sotto il controllo dei GULLACE e del FAMELI. Scorriamo quanto vi è negli atti della DDA di Milano in merito:

Il 7 settembre 2008 CHIARELLA, accompagnato da Antonio RODINO', "aggancia la cella dell'abitazione di Paderno Dugnano (MI) Via Grossi n. 8, e si sposta o seguendo, dapprima, l'autostrada A 26 Milano - Genova, e, successivamente, l'autostrada A 10 Genova - Ventimiglia per, poi, fermarsi in una località imprecisata ricompresa tra le celle radio base di Loano - Via Pascoli, 80 e quelle di Pietra Ligure - località Trabucchetto e Via San Domenico 40.

In tale località CHIARELLA si tratteneva dalle 12:00 alle 15:00 circa per, poi, ripartire e fare la strada a ritroso e rientrare presso la propria abitazione alle 17:40 circa. Analogo incontro tra CHIARELLA e il cognato interviene nel dicembre 2008: come è avvenuto in precedenza CHIARELLA raccoglie il denaro (questa volta da Barranca Giuseppe,) e poi si fa accompagnare da Antonio Rodinò".

Il 21 dicembre 2008 "viene monitorata l'utenza cellulare di CHIARELLA: la stessa si sposta dapprima, lungo l'autostrada A 26 Milano - Genova e, successivamente, lungo la A 10 Genova - Ventimiglia, sino alla medesima località ricompresa tra le celle di Loano, Pietra Ligure e Finale Ligure, dove l'utenza rimane sino alle ore 11:20 circa."

Il 5 aprile 2009 "CHIARELLA fa il solito tragitto per incontrare il cognato e rimane tra Loano e Pietra Ligure dalle 10.50 fino alle 15.00 circa, quando prende la via del ritorno. Poiché dal matrimonio tra CHIARELLA e ROMANELLO Angela (deceduta nel 2004) sono nati due figli (Chiarella Serafina e Chiarella Rosario), il favoreggiamento della latitanza risulta non punibile ai sensi deglui artt. 384, 307 ult. comma c.p."

Ed ancora: "Un altro aspetto interessante della figura di CHIARELLA Antonio e di cui si dirà più avanti è che periodicamente incontra il cognato ROMANELLO Antonio, latitante dal 1977 a seguito di condanna per uxoricidio; in tali occasioni si reca in una località della Liguria nei pressi del confine con la Francia, ma non è stato possibile seguirlo. In sostanza, CHIARELLA Leonardo Antonio è uno dei vecchi esponenti della ‘ndrangheta, assolutamente rispettoso delle regole; ne è testimonianza il fatto che nonostante NOVELLA lo solleciti a distaccarsi da BARRANCA, addirittura rappresentandogli la possibilità di riacquisire il vecchio ruolo di capo locale, l'indagato rifiuti l'offerta". "Sono stati monitorati tre viaggi effettuati da CHIARELLA Leonardo in Liguria, e in particolare in una località (allo stato non individuata ) ubicata tra Loano e Pietra Ligure come emerge dalla conversazione sopra riportata CHIARELLA si ferma alcuni km prima del luogo dove trascorre la latitanza il cognato, che lo raggiunge in treno.
Il primo viaggio è effettuato in data 7.9.08 e nei giorni precedenti CHIARELLA cerca un aiutista che lo possa accompagnare (data l'età di Chiarella), raccoglie il denaro da dare poi al cognato per sostenersi durante la latitanza e informa BARRANCA Giuseppe che il sabato non potrà sostituirlo al bar in quanto "deve andare in quel posto".
Il denaro viene chiesto a SIMEONE Natale Giuseppe, che a sua volta lo deve ricevere da CANNILLO Francesco".


Prima di scendere a lavorare si controlla che non ci siano "cumpari"

La 'ndrangheta ha un organizzazione rispettosa delle "competenze" territoriali. Così, se ad esempio il CHIARELLA del "locale" di Pavia aveva ricevuto la "dote" dal vecchio boss Antonio RAMPINO, che prima di morire rappresentava il vertice della "LIGURIA", chi deve si sposta per prendersi appalti e subappalti verifica che non vi siano già società di 'ndranghetisti operative.

Dall'Ordinanza del GIP di Milano del 6 luglio scorso per l'Operazione "TENACIA" a carico, tra gli altri, di STRANGIO Stefano con PAVONE Andrea ed PEREGO Ivano della "PEREGO GENERAL CONTRACTOR SRL" e "PEREGO STRADE SRL" (entrambe fallite), si comprende molto bene delle verifiche che vengono effettuate prima di procedere alla "conquista" dei cantieri.

Si legge ad esempio: "Perego si dimostra informato della onnipresenza dei calabresi e del livello di controllo che essi esercitano sul settore del movimento terra. Ecco che cosa dice l'imprenditore a proposito di lavoro da eseguire in territorio genovese:

STRANGIO: dove sei tu in Liguria?

PEREGO: ah... ascolta me...

STRANGIO:dimmi, dimmi...

PEREGO: ho... no, un problema diciamo... allora, io sono andato a un'area a Genova oggi... no...

STRANGIO:sì, me l'aveva...me l'avevano detto, sì...

PEREGO: ecco c'è di mezzo "BIELLA SCAVI"...

STRANGIO:BIELLA...

PEREGO:allora lui è già lì a lavorare... ascolta, è già lì a lavorare... io sono arrivato, lui sta facendo il primo lotto... il secondo lotto non lo vogliono più, perchè è in difficoltà già nel primo...

STRANGIO: ah...

PEREGO: e dentro quella società è andato un carissimo mio amico a lavorare... allora m'ha detto: Ivano allora vieni giù... l'appalto ce lo da a noi, il secondo lotto...

STRANGIO:ah... ah... ah... ah...

PEREGO: perchè... (inc.)... c'è l'appoggio... come sempre, no...?

STRANGIO:sì, sì, sì, sì...

PEREGO: io martedì voglio fare una riunione con "BIELLA SCAVI"... c'è di mezzo qualcuno...?

STRANGIO:ecco, va bene... dammi, dammi...

PEREGO: informati... se no... dei vostri...

STRANGIO:dimmi come si chiama...

PEREGO:se no venite in ufficio... io martedì faccio venire "BIELLA SCAVI" in ufficio...

STRANGIO:dimmi, dimmi... dimmi com'è... BIELLA SCAVI, dov'è la... (inc.)...

PEREGO: BIELLA SCAVI, si chiama "BIELLA SCAVI" di Biella...

STRANGIO:ah... BIELLA SCAVI di Biella... va bene...

PEREGO:sì...

STRANGIO:ok!

PEREGO:lui è già giù a fare il primo lotto...

STRANGIO:va bene!

PEREGO:informatevi se c'è di mezzo qualcuno di voi!

STRANGIO:... (inc.)...

PEREGO:che dobbiamo metterci a tavolino a ragionarci... io gli lascio il lavoro...

STRANGIO:se c'è qualcuno... qualcuno che...

PEREGO:bravo!!

STRANGIO:si può avvicinare...

PEREGO:(inc.)... la quota e noi gli diamo il lavoro se no vado giù e facciamo il lavoro noi... giusto?

STRANGIO:va bene va bene ok

PEREGO:io t'ho chiamato anche per questo... informati...

STRANGIO:hai ragione!

PEREGO:perchè martedì io devo far venire BIELLA in ufficio da me...

STRANGIO:a posto, va bene...

(omissis)

Dello stesso tenore della precedente è la telefonata delle ore 18.22 immediatamente successive, tra PAVONE e PEREGO, nel corso della quale - ed in riferimento ai lavori de quo - PEREGO, quasi cercasse una sorta di implicita autorizzazione da parte del suo interlocutore, lo informa di aver incaricato Salvatore STRANGIO di eseguire i necessari "accertamenti", per evitare di "schiacciare i piedi" a qualcuno. All'affermazione fatta da PEREGO, Andrea PAVONE non esterna alcun cenno di assenso o commento, anzi rimane completamente in silenzio e non appena riprende a parlare lo fa con un nuovo argomento, certo che dette affermazioni non vanno sicuramente esternate telefonicamente:

(omissis)

PEREGO:io ho chiamato Salvo...

PAVONE:eh...

PEREGO:allora... non... perchè... gli ho detto: Salvo, allora... qui a... Genova c'è un bel lavoro, ho detto, però c'è BIELLA SCAVI... io gli ho detto: guarda, informati... è di Biella... si chiama BIELLA SCAVI... gli ho detto: informatevi, prima che c'è dietro qualche calabrese o qualcuno... che io vado a schiacciare i piedi... giusto, no...? ...gli ho detto: informati perchè se non c'è dietro nessuno... io adesso lunedì lo chiamo BIELLA e gli dico di venir nel mio ufficio... a far una chiacchierata... ma se non c'è dietro nessuno io vado avanti faccio il mio... bon basta... giusto...?

PAVONE:mah... vuoi che domani ti chiamo per andare un attimino... a Noli?...

Difficile trovare conversazioni di maggiore chiarezza. Perego è totalmente organico al metodo
calabrese di controllo del territorio. Davanti alla prospettiva di un nuovo lavoro, egli si rivolge al suo referente per accertare se l'appalto spetti a qualcun altro; altrimenti la Perego accetterà la commessa..."

E se gli uomini al centro dell'Operazione "TENACIA" della DDA di Milano sono legati alle potenti cosche ioniche, spicca tra queste la potente cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI... la stessa a cui i reparti investigativi indicano essere legati i FOTIA... e non può non saltare agli occhi l'ultima battuta dell'intercettazione sopra riportata: "ti chiamo per andare un attimo... a Noli?..." Noli, uno dei Comuni del savonese dove il FOTIA hanno di fatto un monopolio dei subappalti... e chissà dove hanno fatto quel viaggio a Noli i PEREGO e PAVONE, chissà chi hanno incontrato...


Per ora ci fermiamo qui... alla prossima puntata!

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