Mamone-Gullace, rotta l'omertà

Scritto da C.Abbondanza

 

 COMUNICATO STAMPA - 08.12.2005
INVECE DELLA CHIAREZZA... VOGLIONO, SEMBRA, OSCURARE IL SITO!


Apprendiamo da un articolo di Marco Menduni su "Il Secolo XIX" di oggi, che i componenti della famiglia Mamone, avrebbero richiesto la cancellazione della nostra pagina web riguardante il dialogo con Tiziana (Asia) ex moglie di Vincenzo Mamone. Sembra, sempre dall'articolo, che sia stato chiesto il sequestro dell'intero sito ed annunciate querele...



Noi, peraltro, siamo tranquilli, continuiamo a non aver nessuno nel Circolo dopo le minacce e intimidazioni di stampo mafioso subite e quindi abbiamo ancora più tempo da dedicare alle attività dell'Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie e per la promozione della cultura della Legalità e della Giustizia Sociale.

Noi abbiamo pubblicato un dialogo con una persona reale, che ci ha portato a leggere ampia documentazione relativa anche a denunce depositate presso diversi comandi territoriali delle Forze dell'Ordine (e che pertanto sono negli archivi e nei fascicoli di queste come certamente già della Magistratura) e che peraltro trovavamo attestazione di credibilità anche in considerazione delle Relazioni della DIA che indicano la famiglia Mamone come appartenente al clan del Mammoliti della 'Ndrangheta.

Noi abbiamo indicato i soli nomi che ci sono stati forniti durante il dialogo, firmato in ogni pagina, e peraltro, come nel caso dei rapporti con Carmelo Gullace, con tanto di foto.

In merito alle altre notizie pubblicate nel nostro sito in merito alla EcoGe srl, e più precisamente rispetto alla presentazione del più grande escavatore d'Europa ci siamo limitati a dire e documentare chi fosse presente e come si fosse svolta un'iniziativa pubblica e porre, dal web le stesse domande poste a Cosimo De Mercurio ed a Gino Mamone personamente e con testimone in quella sede.

In merito alle citazioni di agenzie stampa o relazioni della DIA o della Polizia di Stato, abbiamo indicato e riportato parti di documenti pubblici e accessibili da chiunque anche via web, senza alcuna aggiunta o modifica. Abbiamo anche sempre inserito i link ai documenti integrali. Non è nemmeno colpa nostra se sono notizie pubbliche, pubblicate anche da agenzie stampa, giornali, siti internet e televisioni, quelle relative ai sequestri ed alle inchieste su aree in uso alla EcoGe nell'allessandrino come nello spezzino.

Che il diffondere notizie vere, documentate e pubbliche di organi dello Stato e mai smentite sia un reato, ci risulta alquanto strano e curioso e staremo a vedere se dovessimo mai vivere in un Paese dove le verità non possano essere dette o citate.

Curioso è poi il fatto che noi non abbiamo mai ricevuto alcuna comunicazione e richiesta di precisazione o smentita dalla Eco.Ge, da Gino Mamone, da Vincenzo Mamone, da Luigi Mamone e dalle altre persone citate, come ad esempio Carmelo Gullace o il nipote di Licio Gelli, nei diversi articoli ed interventi del sito. L'unica cosa che abbiamo ricevuto, il giorno successivo alla pagina sulla presentazione dell'escavatore, il 10 novembre 2005, è un comunicato di Cosimo De Mercurio in cui si dava notizia dell'avvio della demolizione dell'ex Oleifico Gaslini e si allegava, tra l'altro, la foto di Luigi e Gino Mamone che abbiamo prontamente pubblicato specificandone la fonte.

Noi siamo disponibili ad approndire e pubblicare le risposte delle persone interssate e citate, senza alcun problema. Un dialogo con Vincenzo Mamone, ad esempio può contribuire a fare chiarezza e precisare le cose, così come un dialogo con Carmelo Gullace o Criscino Silvio, o una tavola rotoda con tutti i componenti della famiglia, sempre per qualche esempio.

Per concludere. Non abbiamo ricevuto richieste di retifica, richieste di smentita o precisazione o segnalazione alcuna sull'infondatezza delle cose affermate. Poi veniamo a sapere dal giornale che vi sarebbe la richiesta di "oscuramento" delle pagine in questione o addirittura del sito. Non crediamo che con gli oscuramenti si faccia chiarezza, anzi più che credere siamo convinti di questo.

Considendo poi che la rete di internet è vasta e dinamica, molte notizie, come il "dialogo" sono già state pubblicate da diversi blog e siti di tutta Italia e forse anche in server stranieri. Oscurare pagine web non è facile, quando si può è meglio, più semplice ed efficace chiare le cose, i fatti, mai nascondere o lasciare le cose avvolte nel buio di oscuramenti.

Christian Abbondanza



Le pagine citate dall'articolo:

GENOVA, 23 NOVEMBRE 2005
ESPERIENZE DI 'FAMIGLIA'
dialogo con Tiziana (Asia), ex moglie di Vincenzo Mamone
clicca qui

GENOVA, 9 NOVEMBRE 2005
I MAMONE NELLA VALLATA, A GENOVA E LIGURIA
clicca qui



Il testo dell'articolo pubblicato in data 8.12.2005
da IL SECOLO XIX

IL CASO
L'ex moglie dell'imprenditore Mamone denuncia oscuri intrecci sul sito della "Casa della legalità". Immediate le reazioni

Politica, affari, criminalità organizzata
piovono querele per intervista sul web

Un sito web, un'intervista. Quattro pagine (una volta stampata su carta) in cui Tiziana, l'ex moglie di Vincenzo Mamone, traccia un'analisi inquietante su un sistema politico-affaristico cittadino e regionale, condito di riferimenti alla criminalità organizzata e persino alla massoneria deviata. Subito, contro quell'intervista, che ha creato sconcerto nel mondo imprenditoriale genovese, sono scattate le reazioni: querele per diffamazione, richiesta di cancellazione della pagina web, addirittura sollecitazioni al sequestro dell'intero sito. Che è quello della "Casa della legalità e della cultura" di via Piombelli, un'associazione che s'ispira ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino e si propone come una sorta di banca dati sui fenomeni criminali in Liguria.
Reazioni di sorpresa, si diceva: la famiglia Mamone è tra le protagoniste della vita imprenditoriale genovese; Gino Mamone (il fratello di Vincenzo) è l'amministratore delegato della Eco Ge e a sua volta, nella torrenziale ricostruzione di Tiziana, appare citato insieme a decine di altri nomi. Esponenti della politica (rigorosamente bipartisan, dalla Casa della Libertà all'Ulivo), famiglie legate alla 'ndrangheta, società, aziende e banche genovesi, italiane e straniere. Oltre, ovviamente, a noti imprenditori.
Ancora, logge massoniche tra Montecarlo e Sanremo e conti bancari su cui transitano enormi somme di denaro. A far da filo conduttore a tutta la vicenda, la separazione e poi il divorzio della signora (ritratta in foto in abiti succinti e con il libro "Mani pulite" tra le dita) dal marito. L'intervista sul web è stata notata anche dalla direzione distrettuale antimafia, che non risulta comunque essersi mossa.
Sono scattate immediate le reazioni degli interessati che, ognuna per la sua parte, hanno già contattato i propri legali. Primo tra tutti proprio Vincenzo Mamone che, assistito dall'avvocato Patrizia Franco, ha preparato una querela per diffamazione e la richiesta di "oscuramento" della pagina su internet. Tra le recenti operazioni imprenditoriali della Eco Ge e della famiglia Mamone la vendita dell'area "ex Continentale Italiana" a Fegino, dove dovrebbe essere realizzato un centro commerciale della francese Carrefour, anche se il progetto è osteggiato dal Comune. Con il ricavato della vendita è stato acquistato l'ex oleificio Gaslini di Rivarolo, al posto del quale, una volta demolito, nascerà una sorta di Fiumara-bis.
Ma quali sono le reazioni della "Casa della legalità", che già nei giorni passati avava presentato sulle sue pagine un dossier sulle attività di Eco Ge e sull'inaugurazione di una gigantesca gru per sbancamenti alla presenza dell'intero gotha politico- imprenditoriale della città? «Aspettiamo con impazienza - spiega Christian Abbondanza, che è anche l'autore dell'intervista - iniziative legali nei nostri confronti. Visto che oggi è possibile anche effettuare indagini difensive, non vediamo l'ora di poter utilizzare questo istituto giudiziario per difenderci dalle querele. Noi schiereremo sul campo l'avvocato Alfredo Galasso».
Aggiunge Abbondanza: tutte le cose che la signora Tiziana ci ha raccontato sono sempre state da lei documentate con denunce alla magistratura, ma non risulta che nessuna sia mai stata girata dai comandi di zona all'organismo che avrebbe dovuto occuparsi di vicende del genere, la Dia. Davvero strano».
MARCO MENDUNI

 

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