Scambisti... "più o meno" Arci?

Scritto da Ufficio di Presidenza

 La vicenda del Circolo di Mignanego continua ad occupare le pagine della cronaca, dopo essere finito alla ribalta nazionale. Pubblichiamo gli articoli apparsi oggi sui quotidiani locali, confermando, da verifiche svolte, che l'affiliazione ARCI, ovvero l'autorizzazione-licenza
conseguente, è tutt'ora in vigore, differentemente da quanto dichiarato sulla stampa locale e nazionale dall'allora Segretario provinciale Arci Gabriele Taddeo che ne aveva annunciato il ritiro nel gennaio scorso....

Indipendentemente quindi dalla vicenda particolare, che onestamente ci risulta comunque meno grave delle realtà di molti Circoli presenti sul territorio (ed in cui si svolgono attività di scommesse e gioco d'azzardo, nonchè utilizzati per spaccio o consumo

di droghe od ancora utilizzati in modo "privatistico e commerciale" o dove la vendita di alcolici è priva di una autoregolamentazione etica), ci domandiamo ancora una volta come e con quali criteri si concedano, tali affiliazioni, anche alla luce della recente discussione sul Centro Storico, quali siano le ragioni per cui l'Arci territoriale non riesca ad avere una gestione e il controllo sulle proprie realtà, ci sfugge, si arriva troppo tardi e non con continuità a "far pulizia". Togliere le affiliazioni a pacchi di quattro alla volta, a mo' di rappresaglia è uno sterile, a parer nostro, metodo che non risolve la questione (sempre che alle dichiarazione seguano i fatti). La credibilità e la storia dell'Arci, crediamo debba essere tutelata, trovando il punto in ombra e non accanendosi, per questione politica ed interessi altri, contro di noi, sino ad arrivare a coprire pesanti irregolarità. Noi siamo fiduciosi che l'Arci come organizzazione abbia maggiore senso di responsabilità rispetto a quanto mostrato dai propri dirigenti locali, ed accolga, ad esempio, la Proposta di Patto che gli avevamo avanzato e che è rimasta senza risposta.

Ma già, noi con attività pulite, pienamente coincidenti con la tradizione e la finalità dell'Arci e della S.M.S. Perugina, siamo, come ha detto Gabriele Taddeo, "Incompatibili" per le attività di contrasto alla cultura e presenza mafiosa, come per le attività gratuite per la socializzazione, quali quelle ludico-sportive e culturali-ricreative promosse con gli altri soggetti e soci, in via Piombelli 15. O forse, come dicono i legali dell'Arci, perchè vincoliamo il servizio del bar ai soli soci effettivi ed esclusivamente come supporto alle attività sociali (e non sempre ed a priori).

CORRIERE MERCANTILE - 13 giugno 2006

 

Il pm ha firmato le richieste
Sesso nel Circolo, 16 verso il giudizio


Sedici persone, metà uomini e metà donne, erano state sorprese dai Carabinieri impegnate in una ammucchiata che neppure il loro ingresso aveva interrotto

Sedici richieste di rinvio a giudizio per atti osceni. Gli ha firmati il pm che indaga sulle “notti osé” del Circolo ARCI di Mignanego “Più o Meno”. Richieste di giudizio per le 16 persone sorprese dai Carabinieri della Compagnia di Sampierdarena in atteggiamenti equivoci e sorprendenti. Tra gli indagati ci sarebbe non solo il titolare del Circolo dell’alta Valpolcevera ma anche liberi professionisti, imprenditori e commercianti, casalinghe ed impiegate che si divertivano a prendere parte a sfrenate orge ed ammucchiate.
Notti brave che questi genovesi rischiano di pagare davvero salato: un incriminazione per atti osceni. L’indagine era partita il 14 gennaio dopo il blitz nel locale di Mignanego dei Carabinieri di Sampierdarena. Un blitz che aveva trasformato un semplice controllo di natura amministrativa alla scoperta di un Circolo a “luci rosse” difficilmente immaginabile per un piccolo centro di provincia come Mignanego.
I Carabinieri entrati nelle stanze di quelli che ufficialmente si fregiava della qualifica di Centro Culturale, avevano assistito ad una vera e propria orgia. Sedici persone, metà uomini e metà donne impegnati in un ammucchiata che neppure l’ingresso di due estranei aveva interrotto. Addirittura qualcuno degli “scambisti” all’epoca aveva frainteso la presenza dei militari dell’Arma (che ovviamente non vestivano la divisa, ma erano in borghese) a quella di guardoni interessati alle loro prestazioni. Il Circolo era stato chiuso per diverse serate e l’attività sospesa. La scoperta dei Carabinieri aveva destato profonda sorpresa nella comunità di Mignanego che mai si aspettava che quel circolo culturale potesse nascondersi un tale segreto.
t. freg.



IL SECOLO XIX - 13 giugno 2006

LA STORIA Avviso fine indagini
Chiusa l'inchiesta sul Club Privé di Mignanego

Avviso di fine indagini sul club privé"Più o Meno" di Mignanego. Il procuratore aggiunto Franco Cozzi, ha inviato una decina di giorni fa l'avviso di conclusione dell'inchiesta agli avvocati difensori degli indagati che devono rispondere di atti osceni. Tra loro c'è anche il titolare del club Francesco Jannoni che è difeso dall'avvocato Elio Di Rella.
La scabrosa vicenda era rimbalzata sulle cronache a seguito del blitz dei carabinieri dal quale sarebbe emerso una sorta di "club degli scambisti".
Un blitz avvenuto in via Vittorio Veneto, lungo la statale dei Giovi, dove la notte tra il 13 e il 14 gennaio scorso. I carabinieri avevano seminato il panico denunciando a piede libero sedici persone per atti osceni «trovate - come recitava il comunicato diffuso il pomeriggio del giorno successivo dal comando di forte San Giuliano - intente a consumare, alla presenza di avventori occasionali, rapporti promiscui».
Ora i difensori degli indagati hanno una ventina di giorni a disposizione per chiedere nuovi accertamenti, dopo di che il magistrato inquirente potrà chiedere il rinvio a giudizio. A dare il via alle indagini era stata probabilmente la segnalazione degli abitanti di Mignanego che da settimane si lamentavano della presenza del locale. Tutti ricordano in quella gelida notte la fuga di una decina diclienti, riusciti a scampare l'ingresso dei militari saltando nudi dalle finestre per nascondesi nelle auto posteggiate a pochi metri.
L'operazione era stata coordinata dalla compagnia di Sampierdarena. Due militari erano entrati in borghese nel "Più o meno" in avan scoperta per poi dare il via ai colleghi che aspettavano fuori. All'interno sono stati trovati medici, avvocati, artigiani, un paio di casalinghe. L'età tra i 40 e i 50 anni, quasi tutti senza figli. l locale era stato poi riaperto lo scorso aprile con il titolare Francesco Jannone che precisava:
«Noi siamo persone per bene, incensurate, che vogliono solo divertirsi come preferiscono tra quattro mura chiuse, senza dare fastidio a nessuno».
Sulla porta d'ingresso c'era ancora la targhetta dell'Arci, nonostante l'associazione abbia pubblicamente annunciato di aver revocato l'affiliazione. Jannoni ha sempre contestato le modalità del blitz e le notizie comunicate nei giorni successivi alla stampa. «Io - aveva detto - non ho nulla contro le forze dell'ordine, anzi, le ammiro. Dirò di più: ben vengano i controlli, che servono proprio a garantire sicurezza e rispetto delle regole e a far distinzione tra la gente per bene e personaggi equivoci. Il mio cruccio sta proprio qui: ci hanno fatto passare per quello che non siamo».
Era inevitbile che l'apertura di un club privé in un piccolo paese di 3.500 anime portasse scompiglio. Il locale, secondo quanto emerso dagli accertamenti dei militari, era nato come un Genoa Club ed era stato poi trasformato in un luogo di ritrovo per coppie "trasgressive" .
Elisabetta Vassallo

FacebookFacebookTwitterTwitterGoogleShareGoogleShareGoogleGoogleLinkedinLinkedinMySpaceMySpaceWindowsLiveWindowsLiveBloggerBlogger