Il Marchese parla, ma non risponde, bisbiglia, tra falsità, illazioni e mistificazioni.

Scritto da C.Abbondanza - S.Castiglion

Vincenzi&Marchese

Alla fine alcune risposte (se così le si può chiamare) sono giunte, con tante contraddizioni, qualche bugia, mezze verità (e mezze falsità). Intanto la legge prevede che ad accertare (e quindi decidere) se al momento attuale vi è incompatibilità per conflitti di interesse di Marta Vincenzi, spetta non a noi, non ai partiti e non ai consorti, ma al Tribunale Civile di Genova. L’aspetto etico è un altro e su questo pesano anche le menzogne e su questo occorre chiarire pubblicamente...



A noi non piace si prendano in giro i cittadini e non piacciono quanti danno risposte fuorvianti o che mentano, mistificando i fatti, su cose elementari, perché allora: figuriamoci sul resto. A Genova e Liguria subiamo comitati d’affari&politica da decenni, quelli del cemento di Burlando sono un esempio ormai conosciuto. Non è concepibile, volendo estirpare questi, permetterne o accettarne altri. Quindi, partendo dall’articolo de Il Secolo XIX vediamo punto per punto.

Marchese Bruno dice che Malvina, figlia sua e di Marta Vincenzi, ha lavorato un po’ con la IGM ENGINEERING IMPIANTI srl, ma per poco, perché conosceva bene l’inglese.
Allora perché con pratica depositata alla Camera di Commercio il 9 maggio 2007 (poco più di un mese fa!) ha confermato le sue quote di 10.094,84 euro in IGM, che con quelle sue (di Bruno) di 18.759,52 euro, costituiscono la maggioranza del capitale sociale di 49.400,00 euro? Perché dire che Malvina ora non c’entra più con la IMG quando i fatti (documentati!) dicono l’esatto opposto? Se non c’entra più nulla come mai detiene le quote e continua a confermarle? Qualcuno allora potrebbe insinuare persino il dubbio che le detenga per conto di altri, di terzi. E’ grave!

Marchese Bruno, afferma che sono costretti a stare dentro il Consorzio Rete “per legge” ma che da tempo non fanno più niente. Allora perché se dal 2003 in cui era divenuto Direttore Tecnico del Consorzio Rete, nel 2006 (28.02.2006) è divenuto anche Consigliere del Cda (come dicono le carte!)? Ma su questo torniamo in coda.

Ora Andiamo per punti.

1) Una menzogna clamorosa in mezzo ad “un’ammissione” poi quando parla dei finanziamenti ai DS nel 2004, dice di essere “assolutamente fiero di aver finanziato sua moglie”, “di aver usato i soldi di famiglia” e che “se avessi voluto fare il furbo avrei investito 49.999,00 euro e non ci sarebbe stato obbligo di pubblicità”. Partiamo da qui:
- intanto “avrei investito”: ma come una donazione politica si trasforma in un inserimento? per un imprenditore “l’investimento” è cosa ben diversa da “una donazione! Per Marchese, che è un imprenditore, no, perchè? Siamo pienamente in quella logica denunciata da Report del “do tu des”, cioè investo su quel partito e/o politico per avere un ritorno? Prima ammissione?!?
- la menzogna pura è sui 49.000,00 euro per non far risultare il contributo (alias “investimento” per Marchese). La legge stabilisce il tetto dei finanziamenti non trascrivili in 5.000,00 euro non in 50.000,00! Perché mentire spudoratamente così? Forse si vuole far risultare una buona fede che non c’è? Si vuole apparire puri quando puri non si è?
- poi parla di “aver usato i soldi di famiglia”. Quindi i capitali e gli utili della IGM ENGINEERING IMPIANTI srl sono della famiglia Marchese-Vincenzi? Questo vuol dire Bruno Marchese? E’ gravissimo!
- “fiero di aver finanziato mia moglie”??? Ma il contributo (ops “l’investimento”) non era ai DS? Lui paga i Ds per sovvenzionare sua moglie? Davvero curioso! Sarà per questo legame così forte che l’europarlamentare Vincenzi mette la pubblicità della IGM ENGINEERING IMPIANTI srl sugli opuscoli che realizza come Parlamentare Europea?(clicca qui). Chissà?
Lo sanno che per la stessa operazione il consorte di Letizia Moratti si è “guadagnato” la citazione nel libro “ La Casta ” di Stella e Rizzo. E’ rammaricato che la notizia sia giunta troppo tardi mancando l’inserimento nella lista delle porcate della commistione Politica & Affari?

2) sul Consorzio RETE Marchese afferma che la SIAS spa di Gavio non c’entra. Allora significa che le quote (11%) che queste deteneva iscritte nei Bilanci Consolidati sino al 2005 sono una fandonia? Marchese accusa la SIAS spa di aver presentato Bilanci fasi ed una Relazione alla Consob falsa? E’ gravissima questa accusa: dichiarare che le carte, i documenti ufficiali sono falsi! Allora a cosa dobbiamo credere? Alle parole? Alle illazioni?

3) sulla “Milano-Serravalle” spa afferma non hanno fanno nulla. Smentisce quindi che il Consorzio RETE abbia proprio operato su quella tratta autostradale? Afferma di nuovo che quanto evidenziato nella Relazione depositata in Consob dalla SIAS spa sia un falso? Quali elementi produce per affermare una cosa grave come questa? Ha fatto una denuncia alla Autorità Giudiziaria ed una segnalazione di “relazione menzognera” alla Consob? Oppure è, come prima, l’ennesima arrampicata sugli specchi? Un nuovo estremo tentativo di mistificare, modificare, la realtà dei fatti, dei documenti ufficiali, al fine di ingannare i cittadini?
La “Serravalle” è stata “relegata”, con una vendita sottocosto dalla Provincia di Genova quando Mata Vincenzi era Presidente, ad 1,60 euro. Le azioni Gavio le rivendette alla Provincia di Milano (guida ds) a 8,93 euro. Ora uno che fa l’imprenditore dovrebbe essere onesto e dire quello che questo significa: un sottocosto da una parte e un supercosto dall’altra, a danno, in entrambi in casi dell’Ente Pubblico ed a vantaggio dell’imprenditore Gavio. Per Marchese tutto regolare. Tutto regolare anche il fatto che su quella tratta di autostrada abbia poi operato il Consorzio RETE, come afferma un documento ufficiale della SIAS spa. Ci perdoneranno i Marchese e la Vincenzi , ma noi guardiamo le carte, non i giochi di parole. E poi qui dovrebbe esserci un po’ di “giusto orgoglio” visto che “l’affare” delle quote della Serravalle si è guadagnato la citazione nella lunga, purtroppo immane, lista di porcherie del centro-sinistra, rappresentata nel libro “Compagni che sbagliano” di Gianni Barbacetto.

4) In merito a FISIA ITALMPIANTI. Che ci lavorasse già da prima dell’arrivo di Gavio non c’entra nulla. Sembra un po’ la motivazione data da Giuseppe Pericu quando gli si chiese di chiarire le “consulenze” da lui ricevute prima di candidarsi (1997) a Sindaco di Genova dalle Ferrovie (ministro dei Trasporti Claudio Burlando). Quando gli si domandò se per quelle consulenze, uguali a quelle svolte negli anni prima, avesse ricevuto un compenso uguale, superiore o minore ai precedenti, lui stizzito, prima rispose che “compila esattamente il 740” e poi, incalzato, affermò: “io lavoravo per le Ferrovie già prima di Burlando: con Ligato e Necci”.
La questione è semplice e riguarda la FISIA ITALIMPIANTI come le altre società partecipate e/o controllate dal Comune (come la Sviluppo Genova spa, ad esempio) ed anche tutte le ditte e società o consorzi che vincono appalti e poi sub-applatano. Non avere una concessione diretta ma averla in sub-appalto, è ancora più grave, perché è proprio con la “partita” dei sub-appalti che si nascondono meglio i “conflitti di interesse”. Se la ditta di un congiunto di un amministratore pubblico partecipasse direttamente ad una gara dell’ente guidato dal congiunto stesso, l’appalto sarebbe bloccato. Non è una concessione, una scelta di “trasparenza, l’adozione di un “codice etico”, come Marchese vuole far credere. C’è una legge che lo impedisce. Il fatto è: i conflitti di interesse, proprio per questo, si ritrovano guardando nei sub-appalti, negli incarichi indiretti assegnati dall’Ente o da una delle società partecipate e/o controllate. Qui servono i controlli e la chiarezza. Anche qui è proibito dalla legge, ma i controlli di legalità si affievoliscono perché si entra in ramificazioni profonde.

5) La cosa strepitosa è poi la risposta di Marchese sul sito internet della sua IGM (la società di “famiglia”) quando afferma che ci sono “indicazioni effettivamente non chiare”. Dice che ci sono errori e che, ad esempio la Sviluppo Genova spa c’è tra i clienti per via di un sub-appalto. Ora avendo già detto sui sub-appalti, dobbiamo dire che non è erroneo l’inserimento, quindi. E’ più che giusto. Come gli altri casi in cui ha indicato società e imprese che hanno concessioni e/o incarichi dal Comune di Genova (come prima dalla Provincia) e dalle società da queste partecipate e/o controllate.

6) Marchese poi afferma (qui sul Corriere Mercantile) che le sue aziende dal 2003 non hanno rapporti di affari diretti con enti locali. Bene, ma Marta Vincenzi non è stata prima Presidente della Provincia dal 1993 al 2002? Si! E la Provincia aveva partecipazioni in società pubbliche e miste, oltre che proprio ricoprendo tale carica fece l’affare con Gavio. Inoltre: Marta Vincenzi è stata, poi  super-assessore con deleghe pesanti (proprio con le competenze che coincidono con quelle dell’oggetto sociale della IGM ENGINEERING IMPIANTI srl) in Comune dal 2002 al 2004!

7) Marchese poi riduce, con una battuta, i lavori svolti dalla sua società (ops "della famiglia") alle Gallerie. Certo questo è un pilastro del lavoro della IGM ma ci sono anche gli altri. Perchè li nega? Perchè non parla delle progettazioni di impianti particolari? Con la ENELPOWER fa gallerie? Gli impianti di Dissalazione sono tunnel? Non vorremmo mica dover pensare male. Se si vuole smentire di essere stati parte di progetti e studi su, per esempio, forni elettrici o impianti per trattamento di rifiuti, lo si può fare mostrando le carte e non negando i lavori svolti. Non è carino.

La replica di Marchese si sgonfia. Servono documenti, liste di tutte le società che hanno operato ed operano nei sub-appalti degli Enti Pubblici, delle cordate aggiudicatarie degli Appalti, delle società pubbliche (partecipate/controllate) e miste. Solo con queste, se non risolta alcun “conflitto” si fugano i pesanti dubbi legittimi. Le parole (con le contraddizioni e le falsità) non servono a chiarire. Noi speriamo vivamente che non vi sia alcuna traccia di commistione e conflitto di interesse, ne ora, ne nel passato. Ma vogliamo le prove che non ci sia stato: le parole contro i fatti, non reggono e non dimostrano nulla.

Sulle dichiarazioni fenomenali di Marta Vincenzi su Maurizio Maresca e IMPREGILO spa occorre un ultimo passaggio. Qui è davvero “super” l’arrampicata de “la” Sindaco. Vediamo.

1) La Vincenzi afferma che la IMPREGILO con Genova non c’entra nulla. Marta Vincenzi non conosce quindi, non legge e non controlla, le liste delle società che operano negli appalti e sub-appalti pubblici in questa sua città? Male! Perché la IMPREGILO spa ha anche fatto un tratto della Metropolitana? Ecco un esempio. Un dato di ignoranza abnorme o di menzogna pura?

2) Maurizio Maresca è il già presidente dell’Autorità Portuale di Trieste, quella con cui lavora il CONSORZIO RETE (partecipato dalla IGM) che a differenza di quello che afferma Marchese sembra si dia molto da fare, visto che opera nell’ambito delle grandi opere a Trieste, ed in cui Bruno Marchese è molto attivo. (clicca qui e ri-clicca qui)

3) Maurizio Maresca è componente del Cda della IMPREGILO spa, del gruppo Gavio come la SIAS spa e la FISIA ITALIMPIANTI , ad esempio, e sino al 2005 il CONSORIZIO RETE. Chi Maresca pensa l’abbia proposto in Cda, anche se fosse Paperino, non c’entra e non è rilevante.

4) Maurizio Maresca fa l’avvocato e guadagna di suo, è componente del Cda della IMPREGILO spa (che è la stessa che costruisce gli inceneritori a Napoli e gli impianti di Dissalazione a Dubai dove opera anche nello stesso campo la IGM ENGINEERING IMPIANTI, e dei cui rapporti tra Unione Europea e Paese del Golfo si occupa Marta Vincenzi, per fare esempi banali) e per questa presenza percepisce un indennizzo di 20 mila euro annui. Per il Comune di Genova, come super-consulente, non percepisce rimborso. Bene. Ma a chi risponde Maresca? Ai suoi clienti, alla ditta di Gavio nel cui Cda siede e che segue anche legalmente o al Comune per cui fa “volontariato”?

Le risposte si danno con i fatti e con i documenti non negando i documenti ed i fatti. A meno che la chiarezza, la trasparenza tanto nominata e invocata, siano solo slogan, specchietti per le allodole. Se si è contro la commistione tra politica & affari, lo si dimostri con le carte. Non con qualche dichiarazione, qualche carta e nascondendo o mistificando documenti ufficiali certi.

E poi l’Ing. Marchese dice che la sua ditta ha un capitale sociale di soli 49.000,00 euro. Vale meno di un box d’auto, afferma. Ma allora come mai anziché raddoppiare il capitale sociale, nel 2004, investendo, come avrebbe fatto un qualunque imprenditore 50.000,00 di fondo disponibile ha preferito “investirli” per finanziare sua moglie (attraverso i DS)? E poi il giro di affari, il fatturato, è ben più elevato del capitale sociale, altrimenti sarebbe stato folle elargire (ops “investire”) così tanto dei “soldi di famiglia” in un partito (ops alla moglie). O no?

Continua la “minaccia” di querela da parte di Bruno Marchese, che afferma di aver incaricato lo studio dell’ex ministro Flick. E’ davvero curiosa la questione. Noi pubblichiamo il 24 maggio la notizia ed i documenti che sollevano il conflitto di interessi di Marta Vincenzi, perché questa chiarisca ai cittadini. Questa tace, continua a non rispondere. Non producono smentite o richieste di precisazioni. Spunta il Marchese che minaccia la querela. Ma allora se querela è promessa, deve esserci fatta congiuntamente con la figlia Malvina e la moglie Marta Vincenzi. E quindi, poi, di nuovo come Pericu, quando si fanno domande scomode, si chiede di chiarire posizioni e interessi, si risponde con l’Avvocato? Figuriamoci se mai venisse fuori che il Comune di Genova, con la Giunta Pericu (l’ex consulente di Alberto Teardo), ha nominato un ex piduista, come Michele Fossa, dirigente dei DS, a Presidente della MULTISERVICE spa, con 25.000 euro di indennità annui. E se mai qualche ditta o consorzio di consorti di turno di quello o questa potente hanno fatto affari con questa impresa. Cosa scagliereste contro chi chiede chiarezza, correttezza e trasparenza: i fulmini degli dei?

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