Lettera aperta a “la” Sindaco, Vincenzi (consorte di Marchese) sul conflitto di interessi

Scritto da Ufficio di Presidenza

 29.05.2007 - VINCENZI&MARCHESE
Lettera aperta a “la” Sindaco, Vincenzi (consorte di Marchese)
Ora ci spieghi come risolverà il Conflitto di Interessi
Casa della Legalità e DemocraziaLegalità


Signora Vincenzi (consorte di Marchese), ora ci spieghi come risolverà il Conflitto di Interessi. Pensa di affrontarlo alla Lunardi, a parti invertite, lasciandolo intatto e liquidando il tutto con “Mio marito è un imprenditore io no”? Oppure, e sempre lasciando tutto immutato, sostenendo “non vi è nulle di penale, quindi non esiste il problema”? Oppure: le società del marito, compreso il Consorzio Rete, non parteciperanno più a gare ed incarichi in Comune, Provincia e Regione, e non collaboreranno più, per la durata del suo mandato, con le imprese e società con cui operano gli Enti locali e con cui le amministrazioni pubbliche genovesi (e le società da questi controllate o partecipate, come la Sviluppo Genova , per esempio) sono in rapporti di concessioni e opere?
I Conflitti di Interesse si risolvono radicalmente o si mascherano. Cosa intende fare, signora Vincenzi? Non ha ancora risposto, non ha mai sollevato e chiarito ai genovesi, il suo Conflitto. E’ il caso che lo faccia subito.
Non è una questione penale, non sta a noi sollevarla o verificarla. E’ una questione etica, di rispetto delle regole di imparzialità che nella gestione della cosa pubblica sono fondamentali per il rispetto del principio e dovere della buona amministrazione. Lei si è candidata ed è riuscita ad essere eletta al primo turno per un soffio, con un tracollo dei consensi (poco più del 30% dei cittadini-elettori aventi diritto di Genova l’hanno votata). Ora deve amministrare nell’interesse della città e quindi deve, prima di tutto, risolvere radicalmente, eliminare, il Conflitto di Interessi.

Vede, ci sono tanti modi per evitare di incappare nelle maglie delle, purtroppo, poche reti di controllo. I sistemi adottati dai partiti post Tangentopoli si sono evoluti e raffinati. La corruzione nella Pubblica Amministrazione si è evoluta, non è sparita. Usa altri canali rispetto alle bustarelle. La “politica” dell’oligarchia ha aggiustato i metodi. Lei fa parte di questa oligarchia, anche se le “faide” interne la vedono contrapposta ad alti “compagni” del partito e della coalizione che amano di più "il cemento", rispetto alla logistica e le infrastrutture. Ma ne fa parte, tanto che ha già annunciato che i nomi della Giunta saranno vagliati con le segreterie dei partiti e non, come prescrive la legge, da lei stessa, in piena autonomia e sulla base di un rapporto fiduciario.

Ma vediamo un caso, che poi è il “caso”.
Un’amministrazione pubblica, come il Comune, concede agevolazioni e autorizzazioni, magari in deroga al PUC o agli altri strumenti di pianificazione, ad una data impresa. Questa impresa, avvantaggiata, chiama ad operare (se non è già collegata da uno o più Consorzi di imprese) la ditta di un parente stretto dell’Amministratore pubblico (mettiamo il “consorte”), che tra l’altro è dedita anche a sottoscrivere al partito (“secondo le possibilità di legge”) del, per esempio, consorte che è l’Amministratore pubblico.
Altro esempio? Un’Amministrazione provinciale anziché promuovere l’interesse della Provincia, cioè dei cittadini, vende ad un prezzo estremamente sottocosto quote di una Autostrada ad un colosso imprenditoriale come, per esempio quello di Gavio, questi da un lato opera in Consorzio (Consorzio Rete) con un impresa che è del “consorte” del Presidente della Provincia svendente, che è anche direttore tecnico del Consorzio stesso che si occupa proprio di quell’Autostrada; dall’altro lato questo colosso, poi, vende quelle azioni ad un prezzo esorbitante ad un’altra pubblica amministrazione, del medesimo colore politico di quella che le aveva svendute. Il danno economico è ad entrambi gli enti, uno ha incassato poco, praticamente nulla, l’altro ha pagato coi soldi dei cittadini una cifra spropositata.
Ma vi è di più. Oltre al colosso delle infrastrutture e delle grandi opere, anche l’Anas, l’Autostrade spa e l’Autorità Portuale, hanno rapporti stretti con gli Enti pubblici. Nuove infrastrutture, nuovi viadotti (ops “gronde”), nuovi trafori per Gallerie, ecc ecc. Nulla di tutto questo si può fare se non vi è il via libera delle Amministrazioni pubbliche e l’Ansa, le Autostrade o l’Autorità Portuale, come anche le società della galassia Gavio, nulla potrebbero se non vi fosse un’Amministrazione disponibile. Per rendere un’amministrazione disponibile vi sono vari modi. Truccare appalti e pagare tangenti come hanno messo in luce molte inchieste giudiziarie proprio sulle opere “gaviane” o si possono imbarcare imprese “amiche” delle amministrazioni pubbliche. Lo ha fatto Lunardi, ricorda? Proprio per la TAV , chiamando le cooperative rosse per alcuni tracciati. Ma può anche rendersi più vicina, magari dando in concessione le Gallerie o, che sappiamo, gli impianti di illuminazione, delle Autostrade e delle nuove infrastrutture, alla ditta di qualche “consorte” di turno.

Inoltre, vi sono anche due questioni contestate e rilevanti per Genova (una delle quali abortita solo grazie alla mobilitazione dei cittadini, dell’ente regionale e di una sentenza del Tar) che ci dicono altro.
Le imprese del “consorte” sono, guarda caso, le stesse che progettano, ad esempio, gli impianti che piacciono tanto alle amministrazioni “rosse”: gli inceneritori. E guarda caso sono sempre le imprese del “consorte” che progettano i forni elettrici. Guardi che coincidenze. Il Comune di Genova ha voluto procedere, in fretta e furia, ad agosto dello scorso anno, nonostante pareri contrari di scienziati e le mobilitazioni di massa dei cittadini, per l’opera di un inceneritore. Proprio lei, quando era presidente della Provincia, propose ed aggiunse, a penna, di suo pugno, nell’Accordo di Programma (poi fortuna nostra, bloccato!) per le Acciaierie di Cornigliano, la possibilità per l’impresa di Riva di realizzare un impianto: il forno elettrico. Proprio su Cornigliano, tra l’altro, lei non rispose mai ad una domanda pubblica posta da Adriano Sansa. Questi comunicò alla città che Riva gli offrì un contributo consistente per la campagna elettorale del 1997 e lui lo rifiutò. Dicendo questo aggiunse: sarebbe opportuno sapere se questa stessa offerta sia stata fatta anche a Pericu e Vincenzi, gli altri candidati, rispettivamente per Comune e Provincia, e quindi sapere se questi li hanno accettate o rifiutati. Non giunse risposta ed il dubbio del “condizionamento” è quindi rimasto.

Ora, signora Vincenzi, “la” Sindaco, in attesa che le segreterie dei partiti le diano i nomi e ruoli per la Giunta , risponda alla città. Non è solo questione etica – come se poi questa non bastasse! – ma è anche una necessità per le imprese che necessitano di un mercato aperto, non condizionato o viziato, per potersi sviluppare e poter investire.

In ultimo ci spiega perché non ha mai pensato di chiarire questo “conflitto di interessi” con la città, prima? Perché quando con suo marito festeggiava la vittoria delle Primarie non lo ha affrontato? Come mai il silenzio? E soprattutto: perché minacciare querela tramite terzi a terzi? Querela per che cosa? Per aver pubblicato fatti e documenti? Perché non ha mandato una risposta nel merito, documentata, se abbiamo sbagliato qualcosa? Perché continuare a tacere? Vede, le uniche risposte  alla nostra inchiesta sul “conflitto” sono giunte da due liste indipendenti che le hanno chiesto chiarimento immediato. Dalla sua parte ci sono giunte solo illazioni e insulti tramite il suo blog internet.

Quindi, restiamo in attesa di riscontro chiaro e documentato.

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