Uoma di Cosa Nostra uccide uomo della 'ndrangheta, A Genova

Scritto da C.Abbondanza

NOVITA' SULL'OMICIDIO ALESSI...
A pochi giorni dalle elezioni la realtà di una presenza ed attività delle mafie nel capoluogo ligure rompe bruscamente il silenzio. Non che si dica, praticamente mai, la parola mafia, ma i fatti parlano chiaro. D’altronde anche l’ultima Relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2006 dice chiaramente che la presenza di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita è sempre più constatata nelle regioni del centro e del nord, e la Liguria non fa eccezione. Ma queste sono, come si dice, bazzecole Qui va tutto bene, come a Palermo o Napoli il problema è solo il traffico. Ma veniamo ai fatti di questo caso di omicidio di mafia, consumato nel centro storico genovese il 20 aprile scorso e rapidamente risolto dagli agenti e dalla magistratura...



Giuseppe “Pino” Alessi, 44 anni, appartenente ad una delle famiglie della ‘ndrangheta storicamente e drammaticamente attiva a Genova, aveva la passione del gioco d’azzardo e precedenti per droga. Come qualcuno ha detto: il nome Alessi è ben conosciuto nella città vecchia. Viene ucciso nella sua casa nei vicoli vicini a Palazzo Tursi e via Garibaldi (il patrimonio dell’umanità). Mentre le attività investigative battevano al settaccio ogni pista, il regolamento di conti era sempre più accreditato. Si vagliavano gli ambienti del gioco d’azzardo, visto che l’Alessi, disoccupato, amava giocare in buona parte dei “circoli” del Centro storico, ogni giorno, dal pomeriggio alla sera. Ma anche quello della droga, visti i precedenti. Qualcuno ha buttato lì anche il movente passionale, ma i fatti l’hanno smentito. La famiglia che era difficile, dicemmo, fosse allo scuro del possibile movente taceva. Ma di questo ne avevamo già parlato.

Ieri il Reparto Operativo dell’Arma dei Carabinieri, coordinati dal Pm Alberto Lari e con il vaglio – secondo le prove certe – del Gip Lucia Vignale, hanno arrestato Umberto Pitino, per l’omicidio dell’Alessi.

Umberto Pitino, 62 anni di Pozzallo (Ragusa), è secondo i riscontri di prova raccolti (ed anche la comparazione del DNA), il killer di Alessi.
Pregiudicato. Arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Pizza Connection” che vedeva Giovanni Falcone e Rudolph Giuliani collaborare per stroncare il narcotraffico di eroina tra Sicilia e Usa. Allora fu condannato a più di venti anni di carcere negli Stati Uniti per traffico internazionale di droga. Riuscì a fuggire dal carcere di massima sicurezza americano, a bordo di un elicottero blindato. Fuga organizzata dai narcotrafficanti sudamericani che portò anche alla morte di un agente della polizia penitenziaria. Da latitante, il Pitino, venne a Genova, assumendo l’identità di un commerciante d’auto. Venne arrestato nel 1993 dalla Polizia e divenne un pentito. L’uomo di Cosa Nostra scontò 20 anni di carcere in Italia. Ma quella di Pitino non è stata una scelta di rottura con la mafia, piuttosto la volontà di non tornare in un carcere americano. Tornato in libertà ha sposato la sorella di Alessi, Francesca, e si è trasferito a Trieste.

Il traffico di droga, lega ormai le mafie italiane e quelle straniere. L’evoluzione dei sodalizi mafiosi ha visto, ne abbiamo già parlato, stringersi legami di parentela tra esponenti di Cosa Nostra ed ‘Ndrangheta. Le attività illecite di traffico di droga non era un fatto del passato ma presente per Alessi e Pitino. E gli equilibri si sono rotti. Il regolamento di conti è arrivato. Ora bisogna capire se vi sarà un seguito o le famiglie della ‘ndrangheta, divenuta più potente di Cosa Nostra, accetterà di buon grado l’accaduto o se, al regolamento consumatosi nei vicoli genovesi, sceglierà di rispondere.

Se non era un regolamento concordato purtroppo rischiamo di scoprirlo con nuovo sangue. L'unica cosa certa è che le altre sorelle della vittima e della moglie di Pitino, Angela e Caterina, hanno detto, a più riprese agli inquirenti, che loro non sapevano proprio di questa doppia vita del fratello, anche perchè lui aveva detto che lavorava in Porto, ed aggiugendo "Non avevamo motivo per non credergli". Che poi in Porto non ci fosse mai, era, anche questa, una quisquiglia.

Naturalmente notizie di cronaca locale, senza alcun passaggio nazionale, anche perché, l’Alessi ed il Pitino, non lo sapevano, forse, che la mafia a Genova ed in Liguria non esiste, non ha mai attecchito, come continua a dire (o far cercare di far capire) la classe dirigente di questa città, con alla testa il Prefetto Romano ed il Sottosegretario agli Interni Rosato. (Poveri funzionari, sempre più smentiti dai fatti). D’altronde se la Liguria a fronte di 26 beni immobili confiscati alle mafie ne vede solo 3 assegnati (la percentuale più bassa d’Italia con il Molise che però ne ha solo due), qualcosa vorrà pur dire. Se si sapesse, infatti, che ci sono i beni confiscati a Genova come nel resto della Liguria ed anche nel Golfo dei Poeti, uno potrebbe capire che la mafia c’è ed anche che può pure essere sconfitta. Quindi meglio tacere il tutto, come sempre, e salvaguardare certi equilibri.




14.05.2007 – dal sito di Primocanale
Genova, arrestato presunto omicida di Alessi

la nota della testata televisiva ed un breve commento - clicca qui

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