"La Liguria e' 'ndranghetista"... ed i politici guardano ai voti

Scritto da Ufficio di Presidenza

il boss Domenico "Mimmo" GANGEMI
"La Liguria è 'ndranghetista"
è una delle frasi intercettate e riportate nell'Ordinanza della maxi operazione contro la 'ndrangheta al nord... [clicca qui per leggere il volume dove si parla della Liguria] o meglio quella che appare come la prima maxi operazione contro la 'ndrangheta che ha messo le sue radici nel nord. E come abbiamo sempre detto: se le 'ndrine hanno potuto entrare è perché qualcuno la porta agli 'ndranghetisti l'ha aperta. Ed a mostrarsi ottimi portinai si sono evidenziati da un lato i politici, in cambio di pacchetti di voti (e magari anche di un bel po di mazzette), e dall'altro i professionisti e le grandi imprese per cui l'odore dei soldi sporchi non conta.

Ed è su questo aspetto che da tempo insistiamo, perché è qui, nei rapporti con la politica (e quindi con le pubbliche amministrazioni) e con l'economia e la finanza, che le organizzazioni mafiose hanno trovato preziosi alleati, in Lombardia come in Liguria, in Emilia Romagna come in Piemonte, Toscana e così via... ben oltre i confini di quel Mezzogiorno entro i quali la retorica e l'ipocrisia hanno fatto credere che le mafie fossero rintanate. Eppure qui, in Liguria, la retorica e l'ipocrisia trionfano ed il 15 luglio andrà in scena l'ennesimo insulto alla decenza ed alla ragione: sfileranno a Sanremo contro le mafie, con Libera, quei partiti (tutti) che hanno tra le loro fila uomini e donne che con le mafie hanno accettato di dialogare, convivere, collaborare... in cambio di pacchetti di voti. Uomini e donne contigui (se non peggio) alle cosche che i rispettivi partiti sono sempre pronti a difendere a spada tratta.

Partiamo da qui ed andiamo a ritroso nel tempo. Partiamo dagli arresti, qui a Genova... a quegli arresti che appaiono l'avvisaglia della tanto attesa "spazzata via" degli 'ndranghetisti che dominano nelle diverse province, a partire dalla tanto "custodita" terra del savonese, dove l'asse dei grandi "casati" della 'ndrangheta, quello dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti e dei Piromalli, hanno trovato intesa piena con la collaborazione della potente cosca dei Gullace-Raso-Albanese, sotto il manto protettore chiamato "massoneria".

Ed allora partiamo dall'alba odierna ed andiamo indietro nel tempo...



5° ATTO - IL GANGEMI, TRA MONTELEONE E PRATICO'

PRATICO' con il suo staff ed il boss GANGEMI nell'area riservata dietro il palco

Domenico GANGEMI detto Mimmo, teneva "tanti contatti". Lui, il fruttivendolo sotto casa per gli abitanti della zona di Piazza Giusti nel popolare quartiere di San Fruttuoso, era - come avevamo detto - un 'ndranghetista. Ebbene sì, perché mica vanno in giro con il fucile a cannemozze o la lupara i mafiosi... e più sono inseriti nell'organizzazione, con ruoli di coordinamento tra Calabria ed i territori del nord, più devono cercare di essere anonimi, invisibili.

Ed il GANGEMI bastava però osservarlo per capire che non era un "fruttaiolo", ma un soggetto importante nella 'ndrangheta, secondo l'indagine è "il boss della 'ndrangheta nel capoluogo ligure".

Lui che aveva contatti con molteplici dei pluri-pregiudicati della criminalità organizzata calabrese a Genova, con le 'ndrine nel Reggino, che andava agli incontri del "Crimine di Polsi"... ed al contempo aveva ottime entrature politiche. Un "dettaglio" un pochino strano per chi vende solo frutta e verdura... e che ad agosto, con ogni probabilità, si sarebbe di nuovo recato alle riunioni di coordinamento, giù in Calabria.

Ed è così che se il GANGEMI doveva raccordare le decisioni delle 'ndrine calabresi di Reggio Calabria con le famiglie insediatesi tra Genova e sud Piemonte, il boss era anche ricercatissimo dai politici per garantirsi i suoi "pacchetti" di voti.


Rosario MonteleoneNelle precedenti elezioni alcune segnalazioni ci avevano indicano la vicinanza del GANGEMI dell'Udc, con l'allora (come oggi) uomo forte del partito di Casini, Cuffaro e Calogero Mannino, in Liguria, ovvero Rosario MONTELEONE... E questo dettaglio ha trovato conferma nell'Ordinanza, anzi nelle intercettazioni dello "scontro" su chi si doveva appoggiare o meno.

MONTELEONE è l'attuale Presidente del Consiglio Regionale, grande alleato di Claudio Burlando. E diverse persone ce lo hanno indicato per gli incontri, nella zona tra Piazza Giusti e Piazza Manzoni, a Genova, che teneva con il Mimmo 'ndranghetuso. Era il tempo in cui pur essendo in Regione nella maggioranza di Burlando, l'Udc non era alleata con il centrosinistra.

Poi le cose sono cambiate e le scelte del GANGEMI hanno guardato altrove ed intanto anche l'Udc si è adeguata al cambiamento ed ha portato a casa la nomina del cugino di Totò "Vasa Vasa" Cuffaro, ovvero il Donato Bruccoleri, quale rappresentante della Giunta comunale di Marta Vincenzi nel Consiglio di Amministrazione del Istituto Pediatrico Gaslini di Genova... ed ha avviato nuovi contatti, visto che MONTELEONE, così come il consigliere comunale dell'Udc, Umberto LO GRASSO, sono stati visti cenare con Giovanni CALVO, esponente apicale della "decina" dei gelesi di Genova facente capo al clan di Piddu MADONIA ed in contatto con gli altri esponenti di Cosa Nostra, dai MAURICI ai FIANDACA, ma anche con i FERRO ed il loro sodalizio "allargato". Se all'inaugurazione della nuova trattoria di Via Vezzani a Genova Rivarolo, di fatto nella gestione del CALVO, è stato visto il riesino LO GRASSO, dopo qualche tempo ad una cena dal CALVO & C vi era il LO GRASSO ed il MONTELEONE.

Il boss GANGEMI viene accolto e accompagno nell'area riservata dallo staff PraticòEd il GANGEMI prima delle ultime elezioni che faceva? Beh, guardando alla Festa dei Calabresi promossa, con patrocinio del Comune di Genova e del Comune di Reggio Calabria, dall'associazione MEDITERRANEO, i dubbi si diradano. Era il 20 febbraio 2010. La mattina convegno al Teatro della Gioventù ed il pomeriggio grande festa al palazzetto di Fiumara a Genova Sampierdarena. La Casa della Legalità ha fotografato e filmato entrambi gli appuntamenti e come di abitudine si è passato tutto - mantenendo il massimo riserbo - ai reparti investigativi. Ora qualcosa, anche se l'indagine sul rapporto mafia-politica non è ancora chiusa, si può dire e soprattutto mostrare [vai alla galleria con alcune di queste immagini]. Ed allora chi ha accolto il boss GANGEMI nell'area riservata dietro il palco, dopo averlo fatto accompagnare dall'entrata sino ad oltre le transenne, è Aldo PRATICO', allora candidato per il PDL (componente ex AN) alle Regionali e già consigliere e capogruppo di AN (ora vice capogruppo PDL) in Consiglio Comunale a Genova. GANGEMI alla Festa di PRATICO' non è uno qualunque, uno dei tanti mescolati tra il pubblico, ma è tra gli ospiti d'onore a cui è riservato un posto nell'area oltre le transenne dove può parlare con PRATICO', dove può parlare con lo staff del candidato e dove vi sono i rappresentanti della Giunta di Reggio Calabria guidata da SCOPELLITI, neo governatore della Calabria. Lì poco distante dal noto boss GANGEMI, a pochi passi, altri supporter dell'iniziativa del PRATICO', due agenti dell'Arma dei Carabinieri in veste privata, uno è il comandante proprio della Stazione di San Fruttuoso dove opera(va) il GANGEMI con il suo negozietto di frutta e verdura facendo il bello ed il cattivo tempo, l'altro, Rocca, non sappiamo dove presti servizio ma certamente ha saputo mettere in gioco le sue doti canore, cantando dal palco - parafrasando "Italia, Italia" di Mino Reitano - una "Calabria, Calabria" che ha infiammato i convenuti del pubblico (stipati dalla parte opposta del palazzetto), mentre i GANGEMI, staff e vari ospiti d'onore nel retropalco continuavano i loro contatti... per poi un gran finale con il Carabiniere-Cantautore Rocca, il Praticò ed il GANGEMI sul palco...


4° ATTO - IL "LOCALE" DI GENOVA SI SPACCA...

Vincenzo MOIOQui entra in scena l'altro 'ndranghetista di Genova finito dietro le sbarre questa mattina, il BELCASTRO Domenico, residente a Quezzi, in Via Ferreggiano, e impegnato con una sua ditta di forniture di materiali edili, la "EDILMARASSI". Se il Domenico GANGEMI rappresenta la famiglia di Domenico OPPEDISANO, il "CAPO CRIMINE DI POLSI", ovvero il "capo", il BELCASTRO Domenico a Genova rappresenta la famiglia COMMISSO di Siderno.

E si comprende che nel "locale" genovese della 'ndrangheta le cose non sono sempre filate lisce... anche in materia politica, o meglio sui "politici" da appoggiare. E nel "locale" di Genova la spaccatura era evidente, così che COMISSO Giuseppe - "il Mastro" - divenuto recentemente "Santista", con il BELCASTRO Domenico, si auguravano che il "CRIMINE DI POLSI" riuscisse a mettere fine alle dispute. Ed uno dei problema da risolvere pare sia stato proprio il "Mimmo" GANGEMI visto che il BELCASTRO afferma con il COMMISSO: "Ogni tanto lo fermiamo, lo blocchiamo... ha quel vizietto, però è una brava persona solo che ha...".

Ed uno dei conflitti interni al numeroso "locale" di Genova (pieno di giovani) è stato proprio in materia elettorale. Il BELCASTRO, con D'AGOSTINO Raffaele, avevano deciso di appoggiare politicamente, la "figlia ventitreenne di tale MOIO"... ovvero la figlia di MOIO Vincenzo, originario di Taurianova, residente a Camporosso in provincia di Imperia ed ex Vice Sindaco di Ventimiglia. La "figlia", Fortunata MOIO nata a Cinquefrondi (RC) e residente a Camporosso (IM), è candidata alle elezioni regionali nella lista dei PENSIONATI, all'interno della coalizione di Claudio Burlando, per la circoscrizione di Genova. Ma tale scelta non è condivisa dal Mimmo GANGEMI tanto che il BELCASTRO dice "La stiamo appoggiando noialtri... ci impegniamo noi, contro la volontà di compare MIMMO CANGEMI che abbiamo avuto una discussione...".
E la "discussione" deriva dal fatto che il GANGEMI voleva sostenere la candidatura di un "finanziere", il quale sua a sua volta si sarebbe impegnato a far assumere il genero... ma uno "sbirro" al BELCASTRO non andava a genio...


3° ATTO - INTANTO NELL'IMPERIESE

Nella terra del Vincenzo MOIO, tra i sottoscrittori del programma e della coalizione da cui nel 2007 è nata l'attuale Amministrazione che guida il Comune di Ventimiglia con il Sindaco Gateano SCULLINO (di cui MOIO è stato vicesindaco sino al 2009), la carne "al fuoco" non è da meno. In attesa che parta la fase II dello spazzamento del marciume, a Ventimiglia, i MOIO finiscono quindi sotto attenzione, mentre ancora nessuno ha risposto a tante domande su:
- come fosse possibile che i PELLEGRINO utilizzassero una cava non autorizzata, dove tranquilli tranquilli facevano esplodere le cariche di dinamite (provenienti da dove?)... senza che nessuno - a parte la Casa della Legalità di Imperia, notasse e sentisse quei botti;
- come sia possibile che il Fortunato BARILARO, indicato nella recente ordinanza di arresto del clan PELLEGRINO, come punto di riferimento apicale dell'Organizzazione, sia ancora lì, con il suo negozietto di Stocco;
- come mai, lì e nell'hinterland, ad esempio la partita sull'usura sia ancora ferma al palo.

Ma d'altronde l'imperiese è il classico luogo delle non risposte... così come accade sul Casinò di Sanremo e sugli affari del boss TAGLIAMENTO, così come per il PORTO DI IMPERIA dove si denuncia chi fa il suo lavoro di "controllo" e dove non si sa perché il sindaco STRISCINO, visto che il suo Comune ha il 33% delle quote della PORTO DI IMPERIA SPA, non rende pubbliche le liste (ed i compensi) per gli appalti, i subappalti e le forniture di quell'opera dove hanno lavorato società della 'ndrangheta, già poste sotto sequestro dalla DIA di Torino, e dove ha operato anche in subappalto la SCAVO-TER della famiglia FOTIA, della cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI... O ancora dove non si comprende come un uomo legato al boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, ovvero l'INGRASCIOTTA possa tranquillamente operare con la sua società di macchinette del caffè, la CAFE' TIME...
No, nell'imperiese al massimo si fa una bella fiaccolata contro le mafie, per la legalità... tutti insieme da destra a sinistra... compresi quelli per cui "i voti delle mafie non sono mica male!" Infatti...

Il sindaco di Bordighera ad un iniziativa elettorale con i PELLEGRINO

Qui è emerso, in pompa magna, il voto delle cosche. Già nell'Ordinanza di arresto del clan PELLEGRINO è emerso il caso del COMUNE DI BORDIGHERA, dove alcuni assessori ed il sindaco avevano incassato i voti della cosca e quindi dovevano restituire il favore... mentre chi non ne voleva sentir parlare riceveva la visita intimidatoria a casa o in ufficio. Qui si è evidenziato, di nuovo con foto, la partecipazione anche pubblica alle iniziative del BOSIO dei fratelli PELLEGRINO e qui, al Prefetto di Imperia, è stata consegnata, il 28 giugno scorso, direttamente dai Carabinieri, la richiesta di Commissione di Accesso e scioglimento del Comune di Bordighera per infiltrazione mafiosa. Il Sindaco ha detto che non ci pensa nemmeno ad andarsene ed ha escluso lui (sic) il Commissariamento... perché non c'è nulla di male a prendere i voti... Il PDL ha fatto quadrato intorno al sindaco ed intanto ha aderito alla Fiaccolata contro le mafie (e Libera accetta l'adesione).

MINASSO di spalle con PELLEGRINO e INGRASCIOTTA festeggia l'elezioneE non si è ancora chiuso il caso di BORDIGHERA che esplode, grazie al lavoro di Marco Menduni con Il Secolo XIX, il caso di Eugenio MINASSO, ex consigliere regionale e quindi Deputato e vicecoordinatore regionale del PDL. La sua provenienza è la stessa di PRATICO', ovvero An.
Dalle carte della Procura emergono i contatti del MINASSO con i PELLEGRINO e si svelano pure quelli con INGRASCIOTTA. Ci sono le foto ed un rapporto della Polizia di Stato che descrive la partecipazione dei fratelli PELLEGRINO alla campagna elettorale del MINASSO.
E la risposta di MINASSO quale è stata? Che problema c'è nel prendere i voti dei PELLEGRINO? E poi aggiunge che: lui non sapeva chi fossero quei signori.
Chiunque penserebbe che davanti a cotanta arroganza e spregiudicatezza il PDL prenda provvedimenti immediati e netti, ed invece no... difende a spada tratta il MINASSO, vittima - ma guarda tu che novità - di un complotto mediatico-giudiziario con finalità chiaramente politiche.
Nessuno che osi dire che i PELLEGRINO sono da molti anni indicati chiaramente come cosca della 'Ndrangheta radicata e attiva nell'imperiese e che un consigliere regionale e poi deputato della Repubblica non possa permettersi in alcun modo di dire che quei voti non sono un problema e tanto meno che non sapeva chi fossero i signori.

E quando emerge l'appoggio di INGRASCIOTTA, o meglio la richiesta di appoggio all'amico del superlatitante Matteo Messina Denaro, già arrestato per mafia e droga, mossa direttamente da uno dei portavoti di MINASSO, che succede? La panoramica è quella di una situazione assurda che più assurda non si può, ma il parlamentare ed il PDL insistono e dicono che va tutto bene e che non c'è nessun rapporto improprio tra politica e mafia... E persistono su questa linea anche quando si scopre che l'INGRASCIOTTA i PELLEGRINO non li ha conosciuti ad una riunione di mafia, ma alla festa per l'elezione di MINASSO con invito di MINASSO!


2° ATTO - OLTRE AL "COLLETTORE" C'E' ANCHE UN BOSS CON L'IDV...

Il boss GARCEA promuove la DAMONTEUn altro 'ndranghetista, citato nell'Ordinanza degli arresti odierni, è Onofrio GARCEA. 'Ndranghetista con il grado di "sgarro" del clan dei BONAVOTA. A Genova attivo da anni ed anni, con pesantissimi precedenti di polizia e giudiziari, legato anche al clan dei MACRI' ed al Vincenzo STEFANELLI della cosca STEFANELLI-GIOVINAZZO. GARCEA è un esponente apicale della 'ndrangheta a Genova, tanto che lui si occupa anche di supportare la latitanza di due esponenti della cosca saliti dalla Calabria. Ed il GARCEA è già stato coinvolto in un inchiesta per "voto di scambio" proprio a Genova, in occasione delle amministrative del 2007... ma questo lo vedremo nel prossimo "atto".

IL GARCEA si è dedicato, in occasione delle elezioni regionali del 2010, ad effettuare presso la comunità calabrese la presentazione ed il sosteno della candidata Cinzia DAMONTE... non del PDL e nemmeno dell'UDC, bensì dell'ITALIA DEI VALORI - LISTA DI PIETRO.

Dopo alcune tardive segnalazioni che indicavano due appuntamenti svoltisi (uno nel Tigullio ed uno a Pegli) in cui il GARCEA avrebbe presentato la candidata ai suoi invitati alle classiche cene-elettorali, la terza segnalazione giunge in tempo per permetterci di organizzarci.

Si tratta della cena elettorale presso il ristorante-pizzeria "da Jerry" a Voltri, l'estremo ponente di Genova. E' il 23 marzo 2010. Lì il boss della 'ndrangheta GARCEA gira i tavoli per presentare i convenuti, uno ad uno, alla DAMONTE, distribuendo anche i facsimili delle schede perché i conterranei non sbaglino ad indicare la preferenza.
Come "Casa della Legalità" siamo riusciti a scattare un bel po di foto - anche queste passate ai reparti investigativi - ma questa volta le rendiamo pubbliche, perché: quando è troppo è troppo!

La reazione quale è stata? La difesa della DAMONTE, naturalmente... (a parte la presa di posizione di due candidati, uno Paolo Fasce a Genova, candidato in Sel, ed una in Lombardia di Giulio Cavalli, candidato dell'Idv), per il resto silenzio assoluto. E' arrivato anche l'intervento direttamente di Antonio Di Pietro, via web, che presentava la signora come una povera vittima dell'ingenuità (anzi la colpa sarebbe stata, secondo il Tonino, nostra che non l'abbiamo avvertita)... Di Pietro dice che quella povera donna è sull'orlo del suicidio, che piange disperata e che è nuova alla politica perché proveniente dalla società civile e poi non può mica conoscere tutti quelli che vanno alle sue iniziative elettorali. Peccato che la signora non sia nuova alla politica, bensì fosse già al secondo mandato come assessore nel Comune di Arenzano (su cui pesa un'infiltrazione mafiosa spaventosa) e soprattutto il GARCEA non era andato da solo lì, infilandosi tra gli "elettori", ma aveva il posto d'onore alla cena elettorale: il capotavola e gran cerimoniere! Naturalmente la signora è ancora pienamente nell'Idv, che continua a rappresentare nel Comune di Arenzano!


1° ATTO - QUANDO IL CENTROSINISTRA GENOVESE INCASSA...

Le elezioni amministrative del 2007 a Genova. Qui i filoni sono due. Da un lato quello dei MAURICI di Cosa Nostra e dall'altro quello della 'Ndrangheta con i MAMONE, il GARCEA ed altri sodali.

sulla sinistra con la camicia a righe e occhiali Giacomo MAURICI, a destra con camicia a righe Venanzio MAURICIPartiamo dal primo. La signora Vincenzi-Marchese candidata del centrosinistra alla poltrona di sindaco di Genova, prende carta e penna (anzi per essere più precisi è meglio dire: la tastiera) e scrive all'associazione "AMICI DI RIESI" della comunità riesina, con sede nel Circolo Arci La Concordia, dove spicca tra i fondatori e membri del comitato direttivo ed esecutivo: Giacomo MAURICI, il capobastone, pluripregiudicato. E l'associazione "AMICI DI RIESI" con il capobastone è presieduta da Venanzio MAURICI (secondo un indagine della Digos cugino del Giacomo, secondo altra indagine non cugino), che compare in diverse foto con il Giacomo MAURICI in più occasioni di feste della comunità riesina a Genova. E se la candidata Vincenzi scrive ringraziano i promotori di quell'associazione (quindi anche il capobastone) e spera di lavorare con loro nel futuro, il presidente Venanzio MAURICI accompagna la candidata sindaco del centrosinistra nei cantieri ad incontrare gli operai edili, visto che lo stesso è anche il segretario regionale della Fillea-Cgil.

Luigi e Gino MAMONEPassiamo al secondo. Qui siamo nel pieno dei rapporti della Guardia di Finanza che, per una fuga di notizie, sono usciti dalle stanze della Procura nella primavera del 2008, compromettendo pesantemente le indagini. E scorrendo questo fascicolo, legato all'indagine sui MAMONE, di cui abbiamo già abbondantemente scritto e documentato, si scopre che MAMONE era amico e sosteneva Claudio BURLANDO e Marta VINCENZI... che faceva false fatture con il braccio destro della Vincenzi, Stefano FRANCESCA, che corrompeva per avere i provvedimenti amministrativi per realizzare il progetto dell'Arch. Vittorio GRATTAROLA (legato a Burlando) per l'area dell'ex Oleificio Gaslini.... e si scopriva che a tenere i contatti con le cosche calabresi era un ex consigliere comunale, Salvatore Ottavio COSMA, in allora nell'Udeur (e per questo aveva anche tentato di organizzare un incontro tra l'allora Ministro Mastella e gli 'ndranghetisti, che non avvenne per rifiuto del Mastella... che è tutto dire) e che dopo quelle elezioni è tornato nell'Italia dei Valori di Tonino Di Pietro, come responsabile regionale dei dipartimenti tematici in Liguria... dopo aver imprecato in lungo e in largo perché i MAMONE e gli altri uomini della 'ndrangheta avevano portato sì i voti alla Vincenzi ed a Repetto (candidato alla Presidenza della Provincia) ma non all'Udeur.



Ecco dunque una panoramica che dimostra che per i politici genovesi e liguri i voti delle cosche vanno più che bene... Non è questione di destra, centro o sinistra, ma di una classe dirigente, trasversalmente compromessa e da ripulire.
Pare proprio, infatti, che si sia proprio pronti a tutto per averli i voti sporchi, tanto è vero che... per fare due esempi:

- chi ha permesso che i MAMONE con il loro "cartello" di imprese controllassero l'assegnazione degli appalti per le bonifiche di Cornigliano? Chi gestiva la società pubblica SVILUPPO GENOVA SPA!

- chi ha rilasciato licenza ai CACI, così come l'ospitalità in albergo e quindi una casa popolare sempre al boss Rosario CACI di Cosa Nostra, pur sapendo benissimo chi fosse e quale era la sua pericolosità sociale? Il Comune di Genova!

- chi ha incassato contributi da parte della ECO.GE? Sicuramente l'associazione Maestrale di Burlando che non ha mai smentito (ma si è limitato a dire che non seguiva lui la contabilità elettorale) di aver ricevuto un consistente contributo elettorale dal MAMONE nel 2005.

Quando emergono i "casi" degli altri allora tuoni e fulmini, quando invece i "casi" li si ha in casa allora: "che problema c'è?".

Questo è il punto... questo è il motivo per cui prima di accettare collaborazioni (o adesioni a manifestazioni antimafia) di questi partiti bisogna pretendere che facciano pulizia al proprio interno (come abbiamo detto anche in occasione della Fiaccolata del 15 luglio a Sanremo)... tutti i partiti, nessuno escluso... perché non ci possono essere eccezioni e soprattutto perché, come già ricordava Paolo Borsellino, non si deve delegate la "pulizia" interna ai partiti e nella selezione degli eletti ai magistrati ed alle sentenze, ma questa opera deve essere svolta indipendentemente dalle sentenze e indipendentemente dal "rilievo" penale... perchè vi è una responsabilità politica, etica, pubblica, che non ha necessita di un Giudice per valutare, perché basta guardare i fatti e questo devono farlo i cittadini ed i partiti stessi!


Qualcuno si domanderà:
ma come mai manca un "atto" sul savonese che tanto abbiamo indicato? Semplice: abbiamo inviato questa mattina al Prefetto di Savona e per conoscenza al Procuratore Capo di Savona ed al Centro Operativo della DIA, una dettagliata relazione sulla rete delle cosche che dominano quel territorio (e non solo) e l'infiltrazione di questi nell'economia e nella gestione della cosa pubblica, quindi su questo, manteniamo il massimo riservo, lasciandovi solo a questo diagramma che descrive i rapporti generali tra le cosche nel savonese (e non solo).

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