Mafia in Liguria, la risposta ipocrita dei politici, gli danno gli appalti e poi fanno la fiaccolata

Scritto da Ufficio di Presidenza

Le Pare proprio che non la vogliano capire, o meglio sanno ma fanno finta di nulla e si inventano una "Fiaccolata per la Legalità". Questi sono i politici in Liguria e questa è l'antimafia da corteo, cioè l'ipocrisia totale: prima gli danno quello che vogliono e poi fanno le parate contro.
Alcuni giorni fa abbiamo scritto un analisi attenta della situazione ligure, basata su fatti noti da anni. E' un esposizione ancorata alle risultanze delle inchieste e delle attività investigativa, non su opinioni o suggestioni. E' stata pubblicata dal sito de Il Secolo XIX leggibile a tutti. Ma i partiti, i politici hanno fatto finta nulla e sulla situazione del Ponente ligure hanno partorito un topolino... un topolino già morto: una "fiaccolata" da fare tutti insieme appassionatamente per dirci che si fa lotta alla mafia. Sono ridicoli, anzi vergognosi... e con questa ipocrisia sono anche pericolosi.
Ed ecco perché, schematicamente, con qualche esempio...


Le mafie per agire ed operare hanno bisogno di qualcuno che assecondi i propri desiderato, così come di quel silenzio capace di avvolgere l'infiltrazione ed il radicamento nell'economia locale e negli appalti. E questa disponibilità l'hanno trovata in Liguria e la trovano tutt'ora, anche dai "promoter" dell'antimafia da corteo.

A destra come a sinistra, nei partiti, vi sono gli "amici" delle cosche mafiose. Nelle Pubbliche Amministrazioni vi sono soggetti che hanno aiutato e sostenuto esponenti mafiosi e gli "affari" che questi promuovono con le loro "società", nella veste di imprenditori. Questo accadeva ed accade ancora.

Si tratta di funzionari pubblici, dal semplice impiegato ai dirigenti di uffici di Comuni, Province e Regione. E accanto ai "dipendenti" tradizionali, in quest'opera che ha aperto la porta alle mafie, vi sono i politici che ricoprono cariche pubbliche. Ed ancora vi sono schiere di tecnici così come di amministratori delle società pubbliche e partecipate che non hanno mai disdegnato (e non disdegnano) di avere rapporti e assegnare incarichi a società di famiglie mafiose.

Questo "sostegno" pubblico (e politico) non è avvenuto solo verso cosiddetta "mafia pulita", cioè quella che porta soldi sporchi e li reinveste con riciclaggio e conquista di appalti e forniture per "soffocamento" della concorrenza e per capacità di corrompere, ma anche verso la mafia più platealmente "criminale", basti vedere i casi del boss Rosario Caci con il sostegno del Comune di Genova (soprattutto a seguito della confisca dei beni inflittagli, insieme alla condanna, dallo Stato) o quello dei Fazzari e Gullace che la fanno da padroni a Borghetto Santo Spirito e hinterland, per arrivare ai Pellegrino nell'estremo ponente...

E vogliamo entrare nel dettaglio dei grandi affari e delle "sponsorizzazioni"? Facciamolo.
Non è forse Maestrale di Claudio Burlando che ha incassato contributi dalla Eco.Ge dei Mamone? Ed ancora Burlando non ha mai negato - ma si è trincerato nel classico "non so, perché non seguo queste cose" - di aver ricevuto contributi elettorali nel 2005 proprio dai Mamone, può giurare che non li ha presi (direttamente o attraverso il partito, il comitato elettorale o l'associazione) e se smentito dimettersi?
Non è forse la Sviluppo Genova spa, con il suo Ufficio Appalti, che assegnava sistematicamente gli appalti (e subappalti) al "cartello" dei Mamone?
Ha dichiarato in lungo ed in largo il falso Gino Mamone, in merito alle amicizie con Marta Vincenzi e Claudio Burlando?
Ha dichiarato il falso il Pietro Fotia, quando ha affermato a Trucioli Savonesi - in risposta ad un nostro articolo -, che senza alcun incarico ufficiale la Scavo-Ter è stata chiamata per la posa della prima pietra della Gronda, davanti ai media ed alla presenza di Claudio Burlando e Claudio Scajola?
Nel grande porto di Ventimiglia e di Sanremo, così come ad Imperia, dove hanno operato società in odore di mafia, tra cui la società del clan Pellegrino per le forniture, ad esempio, dei massi a Ventimiglia, le Amministrazioni di centrodestra erano in sonno, così come a Bordighera dove il ripascimento delle spiagge è stato assegnato ai Fratelli Pellegrino?
E l'Amministrazione comunale di Borghetto Santo Spirito che non ha mai eseguito sequestro, sgombero e demolizione (disposta dai primi anni Novanta) della villetta dei Fazzari-Gullace?
E le amministrazioni provinciali di Savona, con il Comune di Balestrino e Coseria e gli alti funzionari della Regione, che hanno agevolato in modo eclatante, in barba alle norme, le attività dei Gullace-Fazzari da un lato e dei Fotia dell'altro?
E vogliamo dimenticarci le concessioni, con variante urbanistiche apposite, per i lavori delle grandi cooperative rosse che per demolizioni, movimenti terra e bonifiche si sono sempre affidate a soggetti quali Fotia e Mamone? E quelle prettamente "private" che nascondono un giro di riciclaggio spaventoso, tanto è vero che una volta puntati i riflettori e conclamatasi l'attenzione investigativa, tali grandi speculazioni si arenano?
E vogliamo parlare della questione di Arenzano e Cogoleto con la questione Stoppani e la falsa bonifica? E della rifiuti connection ligure che dal savonese, arrivava alla collina di Pitelli ed al porto dei veleni di La Spezia, passando per il Tigullio?

Vogliamo andare avanti?
Vogliamo andare a vedere le Amministrazione (quindi con funzionari e politici) che hanno rilasciato concessioni senza freno a famiglie di 'ndrangheta impiegate nel business del mattone, dai Fameli ai Nucera? E delle licenze commerciali date ad esempio a famiglie indicate, sempre dallo Stato, come famiglie legate alla criminalità organizzata, quali ad esempio i Fogliani, originari di Taurianova e signori della ristorazione, o i più poverelli Fiumanò legati agli Alessi, sino ai Caci e Macrì?
Risultano ancora pienamente inseriti nei rispettivi partiti persino quanti sono stati immortalati da prove evidenti (intercettazioni e foto) promuovere la raccolta di voti attraverso le cosche ed i boss, come i casi degli esponenti dell'Italia dei Valori?
E non è forse un'associazione "politico-culturale" di centrodestra che nel ponente ligure ha persino promosso un bel convegno elettorale con un esponente di primo piano della famiglia Stefanelli-Giovinazzo?
E vogliamo parlare delle forniture di calcestruzzo depotenziato o degli appalti assegnati ad una ditta ma eseguiti (in sommerso) da altra impresa che guarda caso è una delle diramazioni delle attività economiche di quelle famiglia di mafia indicate dallo Stato?
E non vorremmo certo dimenticare le contiguità pesanti tra il latitante Tagliamento con esponenti non solo della criminalità organizzata, ma - con questi - con amministratori pubblici e gli uomini della Leonardo Da Vinci, l'associazione "padrona" del Casinò di Sanremo?
Ed i rapporti impropri del Sindacato, che tace sulle forniture depotenziate di calcestruzzo così come sul caporalato nell'edilizia, così come sullo sfruttamento dei clandestini nell'agricoltura e floricoltura?
E la partita dei "regali" ai fratelli Guarnaccia, con la Co.For., tra il ponente genovese ed il savonese, con il caso eclatante del Pennello Buffou a Celle Ligure?
E quello degli incarichi sistematicamente sotto soglia alle società del numero due di Piddu Madonia, ovvero Nino Lo Jacono, dalla sua casetta di Camporone? O delle forniture assegnate alle società di macchinette per il caffè riconducibili ai Gullace?
E della corsia preferenziale, con tanto di delibere della Giunta regionale che annullano pareri della Commissione VIA che bloccherebbero i progetti, per la società supportata e sponsorizzata da Cosa Nostra per il settore dell'eolico, alias la Fera tanto attiva nel savonese?
E le autorizzazioni date a presunti "circoli culturali e ricreativi" che fungono da copertura di bische o sedi di riunione, come ad esempio, quelli di Rivarolo con i riesini ed i gelesi?

E ci dimentichiamo le omissioni pesanti nel contrasto allo sfruttamento della prostituzione e della tratta dei clandestini che, nel nome dell'"accoglienza" viene perpetuata con complicità pesanti a danno dei nuovi "schiavi"?
E degli appalti sui rifiuti all'Italia Novanta che spaziavano in lungo e in largo per la Liguria e nessuno mai ha osato chiedere una verifica alla Prefettura di Palermo, e così solo quando sono incappati in un funzionario rigoroso di un comune lombardo, hanno finito di fare incetta di appalti e sono finiti in carcere?
E sulle licenze per i night che spaziano per le riviere, così come nel capoluogo anche qui chi ha rilasciato le licenze? E stesso discorso sui punti scommesse e di gioco con le slot, che controlli preventivi e costanti hanno messo in moto i Comuni?
E le infiltrazioni nella sanità le lasciamo nel cassetto, insieme a quelle relative ai rapporti tra società pubbliche e società la cui proprietà reale è coperta da segreto fiduciario e/o risiede in paradisi fiscali?

Ed allora, se la politica davvero vuole sconfiggere la mafia, ci eviti parate ipocrite ed eviti di continuare ad usare come paravento associazioni cosiddette antimafia ma che in realtà sono "coilonie" a pagamento di una politica alla ricerca perenne di maschere un con cui coprire le proprie vergogne.

La politica se vuole sconfiggere la mafia ci risparmi le campagne alla Cuffaro, che infestò la Sicilia con i manifesti "la mafia fa schifo" o i cortei antimafia alla Campanella che ebbe l'input ad organizzarli niente meno che da Bernardo Provenzano.

Non ci interessano le parate, non servono, anzi possono essere ancora più devastanti, perché deviano l'attenzione sul volto più eclatante e violento delle cosche per "coprire" quello della mafia degli affari, ben mimetizzato dai "colletti bianchi" di uomini dalla fedina penale linda e professionisti, spesso insospettabili a libro paga. Quel che serve lo abbia già detto in sintesi, sono cose risapute e rileggetele in questo articolo del 23 maggio scorso. Non servono parate, serve pulizia e chi ha avuto contatti, frequentazioni, così come contiguità, se non complicità, venga messo fuori dai partiti e dalle pubbliche amministrazioni. Questo è quello che serve, fatti concreti e coerenti, atti e scelte decise, indipendentemente dalla questione "giudiziaria".

Non nascondetevi cari politici e amministratori pubblici dietro alle richieste di aiuto allo Stato o al fatto che è compito della magistratura reprimere. Sono balle, queste, per prendere tempo, fasi belli, vittime e scaricare responsabilità che avete su altri. Lo Stato c'è e lo sta dimostrando da anni, ma chi è che pur conoscendo nomi e cognomi delle famiglie di mafia gli da incharichi, licenze, concessioni, appalti e finanziamento? Amministratori e politici di centrodestra e di centrosinistra. Chi, nonostante pesanti condanne per reati di mafia o reati tipicamente mafiosi, continua a chiamare ad operare con le Pubbliche Amministrazioni e le società partecipate o rilascia autorizzazioni e licenze a costoro? Amministratori e politici di centrodestra e di centrosinistra. Quindi la responsabilità è la Vostra perché i Comuni, come le Province e la Regione (con anche le società pubbliche e partecipate) possono fare molto direttamente e preventivamente... molto di più dell'azione repressiva della Magistratura che, tra l'altro, è postuma al danno!

Infatti la lotta alla mafia è fatta anche di segnali ed è forte quando non si limita all'azione giudiziaria ma vede impegnati senza ipocrisie ma con determinazione ed assunzione piena di responsabilità i cittadini, la politica, le pubbliche amministrazioni ed i soggetti economici. Con le scelte ed i comportamenti quotidiani si sconfiggono le organizzazioni mafiose, rompendo non solo la pratica della convivenza e della "mimetizzazione" garantita dalla silenzio e dall'omertà, ma anche quella rete di protezioni e disponibilità al compromesso che pervade i settori dei "professionisti" dalle banche agli studi di notai, commercialisti, avvocati, sino ai tecnici e periti senza ritegno.

Ed allora, anche qui, serve che in parallelo ai Comuni, alle Province ed alle Regioni (con la loro rete di società pubbliche e partecipate sottratte, nel nome del "diritto privato", al controllo dei cittadini ed alla trasparenza e correttezza di gestione), si muovano coerentemente i soggetti economici e della finanza. Infatti è improbabile che un commerciante o un piccolo imprenditore soggetto al racket di questa o quella organizzazione trovi il coraggio di denunciare quando vede i colossi delle imprese, a partire da quelle del mondo cooperativo, per passare da quelli del settore energetico (e delle rinnovabili) e da quello del ciclo dei rifiuti sino a tutto il ciclo del cemento e dell'edilizia e dei movimenti terra e bonifiche ambientali, fanno tranquillamente affari con uomini e soldi sporchi.
Diventa improponibile "resistere" alle pressioni (intimidatorie o di semplice soffocamento finanziario) per i piccoli imprenditori o commercianti, quando le banche rilasciano mutui e fidi a nullatenenti o prestanome di famiglie mafiose, mentre rigettano aiuti e sostegni a chi è onesto e quindi in difficoltà.

Ecco che l'esempio dato dall'esperienza siciliana dovrebbe essere la strada maestra, non solo le costituzioni come parte civili nei processi, non solo convegni e cortei, ma anche l'espulsione da Confindustria, così come dagli organismi della Lega Cooperative, sino alle organizzazioni del Commercio, dell'Edilizia, dell'Agricoltura, sino ai Sindacati, di quelle società e quegli uomini legati, quando non appartenenti, a famiglie di mafia.

Ed anche la Chiesa è chiamata in causa pesantemente. Infatti sono stati troppi gli episodi e troppi sono ancora, in cui la Chiesa ha garantito "coperture" capaci di assegnare un alone di consenso sociale a boss di primo piano, a partire da Antonino Fameli e da Carmelo Gullace, boss accertati di mafia che hanno ancora il pieno diritto di entrare in Chiesa come devoti fedeli nonostante abbiano fatto scorrere sangue. O, ancora, una Chiesa che accetta tra le file dei "fedeli" quanti usano le figure e le cerimonie religiose per costruire "legami" tra famiglie o mascherare incontri di mafia come nel caso delle feste della Madonna della Catena... o, ancora, per ostentare il "potere" acquisito come nel caso dei Nucera che nel loro Tigullio si recano alla soglia della messa con le loro auto di valore.
Ecco, anche qui, quindi, servirebbe che la Chiesa chiudesse in faccia le porte della "casa di Cristo" ai mafiosi, così da far sentire quell'inequivocabile disprezzo e rigetto che può dare coraggio e forza alla comunità tutta.

La mafia la si sconfigge se si fa muro, se si espelle prima di tutto il denaro sporco e la capacità di corruttela e soffocamento dell'economia sana che porta con se, soprattutto in periodo di crisi (ma già da decenni), anche qui in Liguria. Quindi la parata, fiaccolata o catena umana che sia, non serve se non c'è questo cambiamento radicale, complessivo, trasversale nella politica e nella società.

Se si tratta di incamminarsi sulla strada della rottura degli "equilibri" consolidati, di convivenze, contiguità e complicità, come Casa della Legalità ci siamo, anche perché sappiamo per certo che una parte sana (anche se minoranza e isolata) nei partiti (tutti) c'è. Se invece si mette in scena un'operetta dell'antimafia, con gli amici e conviventi dei mafiosi (se non i mafiosi stessi) disposti in corteo o platee cosiddette "antimafia", allora non solo non ci stiamo, ma faremo di tutto per smascherarli. Anche perché questa "risposta", se così la si può chiamare, della politica ci pare proprio confermare a quella impressione che abbiamo espresso alcuni giorni fa, ovvero che il rendersi tanto visibile, in modo eclatante, nell'imperiese, sia quella classica strategia delle organizzazioni mafiose per "consegnare" qualche tentacolo per salvaguardare e coprire al meglio i veri interessi delle cosche, che sono - come sempre e come ovunque - quelli degli affari e, quindi, quelli che nascondono (e si fondano) sul legame con il Potere, economico e finanziario, politico ed amministrativo.

O si taglia il legame in modo netto della politica e dell'economia con le mafie o si fanno solo esplusive azioni di retorica che altro non producono che una "percezione" di lotta alla mafia, in realtà inesistente, da parte della politica, che indica gli episodi eclatanti come "mafia" e copre invece la mafia degli affari, togliendo da questa le attenzioni (vero punto debole delle organizzazioni mafiose) che i reparti investigativi dello Stato e la Magistratura, oltre che pezzi di società "responsabile" e dell'informazione, hanno posto su di loro.

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