News dall'imperiese... tra Porto di Imperia, contiguita' "togate" con mafiosi ed altre bazzecole...

Scritto da Ufficio di Presidenza

Mafie & Collusioni sotto scacco dello Stato
Le novità che giungono dal "fronte occidentale" sono sempre più pesanti e confermano quanto da tempo scriviamo e denunciamo. Dopo l'arresto dei due Macrì che, intercettati, evidenziavano che lì, nell'imperiese, ormai si "è in guerra" e stavano preparando un attentato per uccidere due Carabinieri come azione dimostrativa per convincere gli inquirenti a porre fine alle inchieste sulla 'ndrangheta, le novità non mancano. Dalla "partita" del Porto di Imperia con la decadenza della concessione e nuovi politici e amministratori indagati, all'inchiesta per corruzione in atti giudiziari che coinvolge il Presidente del Tribunale di Imperia (già presidente di quello di Sanremo) che avrebbe agevolato in diversi provvedimenti uomini delle cosche mafiose, per arrivare agli interessi gravitanti attorno alla Sanremese calcio ed alla situazione nei Palazzi di Questura e Prefettura, non mancano le novità che brevemente affrontiamo punto per punto...



Intanto la situazione dell'imperiese continua fortunatamente ad attirare l'attenzione nazionale, soprattutto per il rischio di nuovo "caso Fondi" (o Desio) visti i ritardi sullo scioglimento del Comune di Bordighera (e Ventimiglia?) per infiltrazioni e condizionamento della 'ndrangheta. Proprio oggi, con un articolo sul Il Sole 24 Ore e sul suo blog, Roberto Galullo torna sull'estremo ponente ligure con un parallelo Crotone-Imperia che inizia così: "La periferia dell'impero della ‘ndrangheta è più violenta e affaristica delle sue capitali. E' questa la lezione che arriva, negli ultimi giorni, da Crotone e da Imperia, due province che - sotto i riflettori spenti della politica - si sono da tempo abbandonate all'abbraccio mortale delle cosche e dei loro sporchi affari..." (continua a leggere l'articolo di Galullo sul blog "Guardie o ladri")


Sulla "Porto di Imperia spa" avevamo visto giusto...

la posa della prima pietra al Porto di Imperia...Anche da lì sono arrivate minacce di querele... oltre alle ingiurie e diffamazioni nei nostri confronti (che abbiamo denunciato all'A.G.)... per aver detto e scritto che l'illegalità attorno al costruendo Porto di Imperia era dilagante ed aveva esondato oltre ogni limite.
Adesso la concessione alla PORTO DI IMPERIA SPA è stata dichiarata, per molteplici e articolate ragioni, decaduta [leggi qui il provvedimento del Funzionario responsabile del Comune di Imperia], ed ai già iscritti nel registro degli indagati per quella abnorme speculazione, con, su tutti Claudio Scajola e Francesco Bellavista Caltagirone, si aggiunge ora anche il Sindaco di Imperia, Paolo Strescino ed il segretario comunale del Comune di Imperia, Andrea Matarazzo. Per i due del palazzo comunale di Imperia l'accusa è quella di "violenza privata" per le pressioni portate dagli stessi al Dirigente comunale Pierre Marie Lunghi che stava predisponendo il provvedimento di revoca della concessione per il nuovo porto. Ma accanto a loro vi è anche colui che sorvolò l'area
in elicottero con il trio Claudio Scajola - Bellavista Caltagirone - Gianpiero Fiorani (quel Fiorani) nel 2002. Si tratta del vicesindaco di Imperia, Luca Lanteri e per lui l'accusa è concussione legata a quella costante nostrana chiamata: finanziamento illecito ai partiti. [leggi il post del blog di Marco Preve].
Adesso lo sfratto alla società PORTO DI IMPERIA spa è finalmente giunto, parallelamente all'avanzare delle inchieste giudiziarie. Quel Porto, dove le società della 'ndrangheta operavano tranquille - e solo in parte colpite da sequestro da parte della DDA di Torino perché coinvolte in inchieste anche sui cantieri piemontesi -, era lapalissianamente un enorme "buco nero" con omissione di trasparenza (come si evidenzia anche nel provvedimento di decadenza della concessione) su costi ed esecuzione dei lavori, che come abbiamo già ricordato, da un lato vedevano l'obbligo della trasparenza in considerazione che socio, al 33%, della PORTO DI IMPERIA spa era in COMUNE DI IMPERIA (prima con l'ex Sindaco ed ora Presidente della Provincia Luigi Sappa e poi con il Sindaco Strescino), e dall'altro vedevano un aumento di costi dell'opera da 29 milioni di euro a 145 milioni...
Ma vi è una questione che, alla luce dei fatti, non possiamo non sottolineare: se al vertice della Procura di Imperia non vi fosse stato il cambio delle guardia, non si sarebbe arrivati a scoperchiare le illegalità dilaganti sul costruendo Porto di Imperia. Infatti, non possiamo dimenticare che l'ex Procuratore Capo di Imperia, Bernardo Di Mattei, non aveva visto i reati... visto che dichiarava pubblicamente, il 26 ottobre 2009, a Marco Menduni de "Il Secolo XIX", che "Fino a quando a Imperia ci sono stato io non esistevano notizie di reato" per poi aggiungere - come a manlevarsi dalle responsabilità dell'esercizio dell'azione penale promosso dalla Procura - che: "Quando ho deciso di andarmene non c'era nulla. E nessuno mi aveva comunicato nulla.C'erano solo alcuni esposti che erano stati archiviati in un fascicolo particolare, quello che noi chiamiamo "atti che non costituiscono notizia di reato".


Dalla Procura di Torino si indaga sul Presidente del Tribunale di Imperia...
il giudice BoccalatteSolo a Vibo Valentia il Presidente del Tribunale finì indagato (e arrestato) per collusioni con la 'ndrangheta... e nei giorni scorsi per Patrizia Pasquin sono stati richiesti 36 anni di carcere.
Adesso anche il Presidente del Tribunale di Imperia, Gianfranco Boccalatte è indagato (non arrestato) per corruzione in atti giudiziari relativamente a provvedimenti a favore di mafiosi. Ad essere arrestato, nell'ambito della medesima indagine, è stato l'autista del Presidente del Tribunale, Giuseppe Fasolo. A far partire l'inchiesta della Procura di Torino (competente ad indagare quando si tratta di magistrati in servizio nell'ambito del territorio della Corte d'Appello di Genova) sono state le intercettazioni della Procura di Sanremo, guidata dal Procuratore Capo Roberto Cavallone che, da quanto ha assunto il ruolo di guida della Procura dell'estremo ponente ligure, ha avviato una serie di indagini, procedimenti ed arresti senza precedenti a carico degli uomini delle cosche mafiose da tempo radicatesi in questa terra e regione.
L'inchiesta è seguita direttamente dal Procuratore Capo di Torino, Giancarlo Caselli, ed è coperta dal massimo riserbo ed anche i verbali degli interrogatori del giudice Boccalatte (oltre 20 ore) e dell'autista Fasolo (indagato per millantato credito), sono stati secretati. Già messe a confronto le versioni dei due, con le risultanze delle intercettazioni ambientali e telefoniche oltre che con gli elementi emergenti dalle perquisizioni e sequestri probatori effettuati dalla Procura torinese con la collaborazione del Comando di Imperia dell'Arma dei Carabinieri. Ora si attende il provvedimento del CSM per la sospensione dalle funzioni del giudice Boccalatte che, da quel poco che è trapelato avrebbe agevolato soggetti della criminalità organizzata in alcuni procedimenti di competenza del suo ufficio (qui gli articoli de Il Secolo XIX con la cronaca di questi giorni: 19.01.2011 - 20.01.2011 - 21.01.2011 - 22.01.2011 - 23.01.2011).
Gianfranco Boccalatte è, come detto, l'attuale presidente del Tribunale di Imperia dal marzo 2009, dove giunse per la nomina del CSM che lo preferì al magistrato della DDA di Palermo Biagio Inasco. Prima di questa sede aveva operato in altre zone "calde" per la presenza ed attività delle organizzazioni mafiose: per dieci anni è stato Presidente del Tribunale di Sanremo, dopo vari incarichi: Pretura di Ventimiglia poi a Genova e Vercelli. Tutte sedi dove le mafie non si vedevano (e dove spesso ancora oggi si continuano a non vedere).
Restando fermi davanti alla necessità di cautela e riservatezza richiesta e posta sul caso dalla Procura di Torino, ci domandiamo quando verranno avviati dalla Procura di Torino, gli approfondimenti su larga scala rispetto all'operato di alcuni magistrati liguri che, davanti ad elementi inequivocabili della presenza ed attività delle organizzazioni mafiose, sono rimasti immobili, quando non si sono addirittura mostrati non inclini agli approfondimenti e provvedimenti necessari, sino a spingersi ad ignorare e negare la presenza ed attività delle cosche. Che tali fatti siano o meno di rilievo penale non è nostra competenza verificarlo o affermarlo ma certamente molteplici scelte, compiute nell'esercizio delle funzioni, rappresenterebbero elemento di valutazione e provvedimento disciplinare, soprattutto quando hanno, nei fatti, garantito un decennio di "silenzio" ed alcuni elementi di contiguità palesi e preoccupanti che poi si sono addirittura evidenziate in levate di scudi da parte di boss mafiosi (conclamati tali da atti ufficiali) a difesa di proprio di quei magistrati che non vedendo la mafia non hanno arrecato disturbo proprio alle attività del boss "difensore". Su questo siamo disponibili per riferire, nelle sedi competenti, ogni elemento di nostra conoscenza, basta che ci venga richiesto... cosa che ad oggi non è avvenuto, pur se abbiamo fornito pubblicamente e non elementi pesanti su fatti che riguardano i settori di controllo, non solo in riferimento a magistrati ma anche ad elementi delle Forze dell'Ordine.


Quando alla mafia piace il calcio...

Nicola Trazza, arrestato per omicidio, già minacciò giocatori della SanremeseIl giovane Nicola " Niki" Trazza, salito nell'autunno scorso a Sanremo da Praia a Mare (Cosenza) arrestato per l'omicidio del conterraneo Giovanni Isolani, 21enne originario dello stesso paese (e che a Sanremo era, con la fidanzata, ospitato proprio dal Trazza), commesso il 16 dicembre 2009 nel negozio di ortofrutta del supermercato "Punto Sma" di strada San Martino di Sanremo, risulta ora essere anche l'autore di minacce, pistola alla mano, a tre giocatori della Sanremese. E la minaccia, "Vattene o farai una brutta fine", con la pistola alla mano, rivolta dal Trazza a tre giocatori ha avuto il suo effetto... visto che i tre hanno fatto borsone e valigia ed hanno abbandonato la squadra... Se le minacce sono state portate ancora alcuni giorni prima dell'omicidio di dicembre, i tre giocatori prima che arrivasse gennaio si sono "licenziati" dalla Sanremese, piccola squadra che disputa il campionato nella divisione LegaPro, alias la vecchia C2, dove non viaggiava in buone acque.
E come mai tale interesse sulla Sanremese? La risposta è l'oggetto della ricerca della Procura guidata da Cavallone. Se appaiono estranee ai fatti Dirigenza e tifoseria della squadra, è praticamente certo per la Procura che il Trazza non abbia agito da solo. Ma chi sono i mandanti?
Quel che è certo è che la società calcistica era sempre più protagonista di scontri legati sia alla proprietà, sia al nome ed alla gestione dello stadio.
Ed attorno alle società sportive sanremesi già si erano visti episodi degni di nota...
Alla guida della Carlin's (secondo gruppo calcistico sanremese dopo la Sanremese) vi era, sino a pochi giorni fa, Lucio Castagno che non aveva ceduto al tentativo di acquisizione promosso da parte di Carlo Barillà (presidente della Sanremese dal 2006 al 2009) insieme ad altri investitori. Nel 2009 tre pullman di Castagno andarono a fuoco in tre diversi incendi dolosi e nessun responsabile è stato, ad oggi, individuato.
Direttamente sulla Sanremese, negli ultimi anni, si sono concentrati molteplici problemi finanziari che ne hanno causato il fallimento. La squadra, ad esempio, non riuscì ad iscriversi al campionato di Eccellenza regionale del 2008-2009 perché la sua iscrizione venne rifiutata per il mancato ripianamento dei debiti federali che ammontavano a 300 mila euro (oltre a vari debiti stimati tra 1,5 e 2 milioni di euro). Nel 2009 quindi la "Ospedaletti-Sanremo" rilevò la denominazione dell'U.S.D. Sanremenese 1904 dall'allora presidente Carlo Barrilà.
il boss Giovanni 'Gianni' IngrasciottaChi ha maturato un forte interesse per la Sanremese, da allora, è il boss Giovanni "Gianni" Ingrasciotta, di Cosa Nostra (vicino al latitante Matteo Messina Denaro), finito recentemente al centro delle inchieste della Procura (per estorsione) e con un interdizione antimafia promossa dalle Autorità per la sua società di macchinette per il caffè, la "Coffee Time"... che vedeva i propri concorrenti, soprattutto per l'appalto relativo alla fornitura per la Asl imperiese, vedersi andare a fuoco i propri mezzi. Ingrasciotta infatti era presentato da Barillà come l'acquirente nel 2008: "Gianni Ingrasciotta è deciso a comprare la Sanremese, però sulla base di alcune precise richieste. Chiediamo a tutti i creditori, vista la grave situazione economica attraversata dalla Sanremese, la transazione del debito della società pari al 30% dell'importo dovuto, tramite una fidejussione bancaria emessa dalla società Coffee Time di Sanremo, con scadenza il 31 marzo 2010 a garanzia". D'altronde Ingrasciotta poteva contare certamente anche sulla conoscenza e collaborazione del clan Pellegrino-Barilaro e su quella del boss camorrista Giovanni Tagliamento (il 'cagasotto' erede di Zaza) a cui l'Ospedaletti (ove doveva mantenere l'obbligo di dimora per le misure di prevenzione antimafia a cui era stato sottoposto) andava stretta e che poi è sfuggito nella vicina Costa Azzurra, tenendo contatti e frequentazioni con mafiosi, politici e imprenditori dell'imperiese (e soprattutto di Sanremo).


Tra Questura e Prefettura del regno Scajola...
Il questore Mauriello finalente lascia ImperiaDopo la soluzione al vertice della Procura, con l'arrivo di Cavallone, e dopo quella al vertice del Comando dei Carabinieri di Imperia con la partenza per altro incarico del Cancelli, anche in Questura il passo avanti si è finalmente compiuto. Il Questore Luigi Mauriello, responsabile nella stagione del negazionismo della presenza mafiosa nel ponente ligure di quella Questura che, facente capo a lui, aveva deciso di non togliere le armi al clan dei Pellegrino, ma di affidarne la custodia alle consorti, è stato finalmente allontanato da quella Questura. E' stato trasferito, a partire dal 7 febbraio, in un altro di quei territori dove la mafia c'è ma non lo si deve dire: Ferrara. A guidare la Questura imperiese invece giunge un attento poliziotto: Pasquale Zazzaro.
Positiva anche la notizia ufficiale per cui l'ex capo della Squadra Mobile di Imperia, Raffaele Mascia (che la mafia la vedeva e cercava di combatterla finendo allontanato dalla Questura proprio per l'iniziativa dell'ormai ex Questore Mauriello), prenderà servizio presso il Centro Operativo della DIA di Genova.

Chi resta saldo al suo posto è il Prefetto di Imperia Francescopaolo Di Menna, nonostante i ritardi gravissimi con cui ha affrontato la richiesta di scioglimento del Comune di Bordighera per infiltrazione mafiosa, nonostante il Rapporto dei Carabinieri (estate 2009, a seguito della partenza dal Comando di Al Lions il Prefetto Di Menna ed il Sindaco StrescinoImperia dell'allora comandante Cancelli) e della dettagliata relazione della Commissione di Accesso (affiancata da Dia, Gico e Ros). Ritardi che divengono ancora più pesanti sulla realtà di Ventimiglia (dove il rapporto dei Carabinieri - a seguito della nostra istanza al Prefetto, per cui la Giunta di Scullino ci ha quereleti - non solo indicava le infiltrazioni della 'ndrangheta ma direttamente il condizionamento di questa sul Comune). E nessun provvedimento nemmeno per la sconcertante rivelazione del contenuto della Relazione della Commissione di Accesso sul Comune di Bordighera (atto secretato che in allora non era ancora stato inviato al Ministro dell'Interno) ai partecipanti di una riunione del Comitato per l'Ordine Pubblico di Imperia a cui erano presenti due esponenti del medesimo partito dell'Amministrazione di Bordighera, il Pdl, quali il sindaco di Imperia Strescino ed il Presidente della Provincia di Imperia Sappa.
Il Prefetto Di Menna, inoltre, ha adottato il provvedimento interdittivo per la società dell'ingrasciotta, ma come mai non lo ha adottato per le società, a partire dalla FRATELLI PELLEGRINO, degli esponenti della cosca Pellegrino-Barilaro, già oggetto di provvedimenti restruttivi su iniziativa della Procura ed al centro delle risultanze sul condizionamento del voto e della politica (ed amministrazioni) come nei casi clamorosi di Bordighera e dell'On. Eugenio Minasso?


Dalla politica solo una novità, per il resto tutto come prima...
Claudio Scajola ed Eugenio MinassoIl PDL con Claudio Scajola ed il segretario provinciale Massimiliano Ambesi, oltre alla loro ciurma, continuano a negare...
"Sono stanco di sentire parlare di mafia in questa provincia... Non nego che esista un problema di microcriminalita', come dappertutto, ma prima di promuovere citta' come Bordighera o Ventimiglia, come localita' in mano alla malavita organizzata, bisognerebbe farsi un esame di coscienza" sono le ultime dichiarazioni dell'Ambesi che seguono alla riunione in cui Scajola, qualche settimana prima, ha conquistato gli entusiastici applausi dai Minasso, Scullino e Bosio & C negando la presenza della cosche in quella terra.

il sindaco Bosio di Bordighera parla alla fiaccolata di LiberaDall'altra parte il PD (con l'inseparabile Libera che nel luglio scorso per parlare contro le cosche, per le vie di Sanremo, ha dato la parola anche al Sindaco di Bordighera, sic) continua a vedere la presenza mafiosa e quindi le contiguità mafia-politica solo dove amministra il centrodestra.

Qui però, se il PD di Bordighera con la federazione imperiese dello stesso partito hanno continuato dall'estate scorsa a chiedere le dimissioni del sindaco Giovanni Bosio per andare subito a nuove elezioni (evitando quindi lo scioglimento e commissariamento per infiltrazioni mafiose), il responsabile nazionale giustizia del PD, Andrea Orlando, Andrea Orlando, a differenza del Pd imperiese vuole il Commissariamento di Bordighera e Ventimigliaci ha contatto (caso rarissimo, visto che, tranne alcune rare eccezioni che si contano sulle dita di una mano, siamo considerati dai politici dome peggio della peste) per smentire che quella sia anche la sua posizione e che anzi auspica che il Ministro dell'Interno proceda senza ulteriori ritardi sullo scioglimento del Comune di Bordighera e su quello di Ventimiglia, come tra l'altro ha anche richiesto con un interrogazione parlamentare.
Sarebbe inoltre opportuno che anziché costruire campagne propagandiste sulle minacce portate ai danni della consigliera di Bordighera del Pd, Donatella Albano, i dirigenti locali e regionali del Pd, a partire dai Consiglieri provinciali e comunali dell'imperiese, facessero il proprio dovere come ha fatto Donatella Albano che, per questo, ha ricevuto le minacce... E potrebbero partire proprio i Consiglieri comunali di opposizione del Pd a Bordighera, ad esempio, svelando pubblicamente che luogo di incontro prediletto post-consigli di una buona fetta dei consiglieri comunali di Bordighera era proprio il night Arcobaleno dei Pellegrino-Barilaro, adibito più che all'intrattenimento, allo sfruttamento della prostituzione con autorizzazione comunale della Giunta Bosio!




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