A Sarzana PD e GD (tra segretario dei giovani nipote del boss e l'iscritto condannato per l'estorsione) tacciono e tacciono tutti

Scritto da Ufficio di Presidenza

[AGGIORNAMENTO: e siamo (certamente) a 2 (due) della banda dell'estorsione iscritti al PD di Sarzana, oltre al FAENZA Daniele anche lo STELITANO Leone. Apriranno uno sportello antiracket?]
Sarzana è terra di 'ndrangheta
. Crocevia tra Liguria e Calabria, ma anche strategica proiezione sulla Toscana e su, sino oltre ai confini nazionali. Una realtà di colonizzazione palpabile che abbiamo già ampiamente documentato, mettendo insieme le risultanze di inchieste giudiziarie e fatti [leggi qui il dossier integrale]. Ma nonostante questo, nonostante anche provvedimenti giudiziari, questa realtà è stata negata (ed è negata) dal PD (ed oltre), sia con i suoi vertici, sia con l'Amministrazione comunale. Un negazionismo che, giorno dopo giorno, trova conferma in una pericolosa contiguità ed in una generale accettazione della cultura tipica delle famiglie 'ndranghetiste.

Partiamo dal recente ed andiamo a ritroso nel tempo, sinteticamente, per comprendere questo contesto...

 

Nei giorni scorsi come Casa della Legalità si è sollevata  [leggi qui] la questione del neo Segretario dei Giovani Democratici – l'organizzazione giovanile del PD -, Christian FAENZA [in foto a lato con il boss ROMEO Antonio]. Questi è inserito in un contesto familiare strettamente legato alla famiglia di 'ndrangheta dei ROMEO individuata (con i SIVIGLIA) quale presenza storica della 'ndrangheta in quel territorio dalle Autorità dello Stato, a partire dalla Direzione Nazionale Antimafia.

Christian FAENZA è, come abbiamo ricordato, nipote di ROMEO Antonio, ovvero colui che i reparti investigativi e DDA indicano chiaramente come“capo-locale” della 'ndrangheta a Sarzana. Quello stesso ROMEO Antonio che partecipava ai summit di 'ndrangheta di Liguria e Basso Piemonte, in cui venivano, tra l'altro, assegnate le “doti”, come sancito nella Sentenza d'Appello dell'inchiesta “MAGLIO 1” (confermata dalla Cassazione). Anche leggendo le motivazioni della Sentenza "MAGLIO 3" di assoluzione in primo grado, si apprende che il GUP di Genova non ha negato in alcun modo che si sia davanti ad un contesto di 'ndrangheta [nel dettaglio ne abbiamo parlato – linkando anche le diverse Sentenze integrali – nella seconda puntata sulla vicenda, vedi qui].

Christian FAENZA ha risposto, come si è già evidenziato, affermando che lui prova “affetto” per il ROMEO Antonio, e, dicendosi “lontano da quel mondo” ed affermando di conoscere la realtà della propria famiglia (“mia famiglia”), evidenziava che tale considerazione non cambierebbe nemmeno davanti a sentenze di condanna [vedi qui dove le abbiamo riportate, linkate, replicando chiaramente].

fermoimmagine ballo boss ROMEO con Christian FAENZATale atteggiamento – dallo stesso espresso pubblicamente – testimonia una contiguità a quella famiglia ed alla figura apicale del sodalizio 'ndranghetista indicato dall'Antimafia, ovvero al ROMEO Antonio. Non avrebbe potuto negare i rapporti e le frequentazioni, viste anche le foto pubblicate online o il video [vedi frame a lato], pubblicato - anche questo - dal fratello Daniele, in cui il neo Segretario dei Giovani Democratici, in occasione di un battezzo, nel 2013, ballava la tarantella con il boss ROMEO Antonio.

Al di là di tutto (quindi oltre alle già chiare dichiarazioni di Christian FAENZA ed agli elementi che indicano tale rapporto con il boss ROMEO Antonio) vi è un elemento di fondo che pare sfuggire. La 'ndrangheta da un lato trova le proprie solide fondamenta sul nucleo familiare (cioè sui rapporti inscindibili derivanti dal vicolo di sangue e proprio per questo procede con il legarsi ad altre famiglie della medesima consorteria) e vive di relazioni sociali. Ha necessità di acquisire riconoscimento sociale ed autorevolezza... Il “potere” della 'ndrangheta, infatti, si nutre di questi elementi, così come - ed ormai è dato acquisito – del rapporto con la politica ed il mondo imprenditoriale. Non una semplice infiltrazione ma una penetrazione profonda. Un radicamento su un territorio che si muta in colonizzazione. Il consenso sociale è propedeutico e necessario al permanere dell'affermazione di potere della 'ndrangheta su un territorio e sulle dinamiche politiche ed economiche che vi si sviluppano. La 'ndrangheta è forte della propria forza di intimidazione, così come usa la minaccia, il ricatto e la corruzione, per affermarsi, ma ha adottato un modus operandi, soprattutto al nord, che la renda quasi invisibile ed al contempo in grado di condizionare politica ed economia proprio grazie a quelle relazioni sociali, vero e proprio "capitale sociale" dell'organizzazione.

Ecco quindi che diviene evidente che, al di là dell'azione repressiva dello Stato, perseguita dai Reparti Investigativi e dai provvedimenti della Magistratura, serve annientare questo “consenso sociale”. Questa è azione che non spetta a divise o toghe. E' compito che spetta (spetterebbe) alla comunità. Al consenso sociale vitale per la 'ndrangheta occorre contrapporre il disprezzo sociale fondamentale per sconfiggerla (anche culturalmente). Alla tessitura delle reti di relazioni, di connivenza e complicità, occorre contrapporre l'isolamento sociale, che significa negargli anche il saluto. Ed allora, in una comunità, la politica, chi fa politica, dovrebbe essere il primo che nega tali rapporti, tali relazioni, tali frequentazioni.Ed allora chi nasce in una famiglia di 'ndrangheta, se vuole uscire da quel contesto (dalla sua cultura, dalle sue logiche, dalle sue dinamiche) deve rompere quel legame di sangue. Non ci sono alternative. Si deve tagliare ogni relazione con quel nucleo familiare, facendo percepire, concretamente, il proprio disprezzo assoluto per quel mondo. Occorre poi erodere dall'interno delle stesse famiglie quella unitarietà che la rende impenetrabile e che gli permette di acquisire un "volto" socialmente accettabile ed accettato. E questo ultimo aspetto, che significa una scelta di rottura netta di relazione, di taglio dei legami con quelle radici familiari, spetta a chi in quelle famiglie di 'ndrangheta è nato.

Riprendiamo la questione Sarzana, terra delle famiglie di vertice dei ROMEO e SIVIGLIA e di quella imparentate come, in primis, i PANGALLO e gli STELITANO.


Oltre ad essere il nipote del boss ROMEO Antonio, Christian FAENZA, come avevamo anticipato, ha anche un fratello che non è estraneo al contesto di quella famiglia
.

FAENZA Daniele, come abbiamo visto nella precedente pubblicazione, è iscritto anche lui al PD [vedesi estratto lista iscritti a lato - clicca sull'immagine per ingrandire]. Anche tra i suoi contatti facebook (prima che oscurasse, poi riaprisse e poi rioscurasse, in questi ultimi giorni la propria bacheca) spiccano Alessio CAVARRA (sindaco di Sarzana), Juri MICHELUCCI (già assessore alla Legalità di Sarzana, già Segretario provinciale di La Spezia del PD ed ora consigliere regionale con il PD, eletto con 268 voto di margine grazie hai voti proprio del territorio di Sarzana) e Renzo GUCCINELLI (già Sindaco ed assessore regionale con BURLANDO Claudio. Contatti sul social network che poi, oltre ai parenti, tra gli altri, vedono anche il noto PELLEGRINO Giovanni del noto sodalizio PELLEGRINO-BARILARO di Bordighera (di cui abbiamo parlato nuovamente ed ampiamente di recente, vedi qui e qui).

FAENZA Daniele non è solo in stretti rapporti con la famiglia ROMEO, ed in primis con il boss ROMEO Antonio, ma anche con le famiglie imparentate alla stessa. Se avevamo ricordato che lo stesso era protagonista dell'assedio all'incontro antimafia, unitamente alla moglie del ROMEO ed altre dame del clan, lo scorso anno, abbiamo accennato all'estorsione di cui si è reso protagonista.

In quell'occasione, nel 2007, il FAENZA Daniele venne arrestato in flagranza di reatonell'abitazione dell'imprenditore (che aveva denunciato), dove venivano minacciate la moglie e la figlia. I fatti, come si svilupparono, come già raccontato anche dalle pagine di cronaca, tra aprile e maggio 2007 e – come già riportato nella precedente pubblicazione – “Il Secolo XIX” così sintetizzava la vicenda ai danni dell'imprenditore di Albiano Magra: «la banda cominciò a taglieggiare l'imprenditore costringendolo a versare tremila euro, quale acconto di 35 mila euro richiesti, poi aumentata a 80 mila. La procura ha ricostruito le dinamiche dell’estorsione e i ruoli dei protagonisti attraverso mesi di indagini. Romeo [Giuliano], che era dipendente della ditta di smaltimento rifiuti, aveva incaricato Faenza e Stelitano di recarsi nell’abitazione di Costa per concludere con l’imprenditore un “contratto” per la protezione e la sorveglianza dello stabilimento di Albiano Magra. Avevano perfino studiato il piano dove piazzare le telecamere all’interno dello stabilimento. Non a caso nei mesi precedenti c’erano stati attacchi incendiari contro lo stabilimento come a voler far capire all’imprenditore che c’erano persone che volevano fargli del male e a mandare all’aria i suoi affari. Ma l’incontro prefissato non aveva dato gli esiti sperati, al punto che dopo un paio di settimane Faenza aveva sollecitato Costa per un nuovo confronto altrimenti «le cose avrebbero preso una piega diversa»...».

Per quell'episodio di estorsione finirono indagati con il FAENZA Daniele anche STELITANO Leone (anche lui iscritto al PD di Sarzana) e TRIPODI Angelo (per quest'ultimo il PM chiederà poi l'archiviazione mentre chiedeva il rinvio a giudizio per gli altri due unitamente al ROMEO Giuliano).
Al FAENZA Daniele, fratello del neo segretario di Giovani Democratici ed anche lui iscritto al PD, nel 2010, venne quindi disposta una pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione (con ultimo periodo in affidamento ai Servizi Sociali).

 

Ora come si possa promuovere una politica credibile (e che appaia credibile) contro il racket delle estorsioni... contro le mafie... con accanto soggetti – da cui non si sono rotti i rapporti, le relazioni, gli “affetti” - risulta alquanto complesso (e per noi è impossibile) da comprendere.  O no?


E qui veniamo quindi alla questione del
silenzio assordante (non nuovo) a Sarzana e su Sarzana.Il PD su questa vicenda tace.
I Giovani Democratici tacciono.
Il mondo dell'associazionismo che dichiara di fare antimafia (e poi magari va a pranzo e passeggio con esponenti delle famiglie 'ndranghetiste di quello stesso territorio) tace.

Tacciono anche tutti gli altri.

Nessuno osa affrontare la questione e prendere una posizione.

Ed allora qui, facciamo il passo indietro nel tempo. Torniamo allo scorso anno...

Ci viene chiesto da alcuni esponenti del Partito Democratico se eravamo disponibili a presentare a Sarzana, il nostro dossier titolato Tra sinistra, 'ndrangheta, speculazioni (e l'omicidio in famiglia)", nell'ambito di un incontro sulle mafie in Liguria. Diamo la nostra disponibilità, vista la lista dei partecipanti. Viene organizzato l'incontro a cui era stata invitata anche la senatrice ligure Donatella Albano della Commissione Parlamentare Antimafia. Escono gli inviti dell'incontro [vedi immagine a lato] e qualcuno si mette in movimento per bloccarlo [come abbiamo già reso noto in allora]. Noi ovviamente non accettiamo il silenzio ed annunciamo che saremmo andati a Sarzana a presentare il dossier comunque.

A quell'incontro, il 14 marzo 2015, a cui interveniva anche Rolando Fazzari (che, nato in una famiglia di 'ndrangheta, ne ha preso le distanze, disconoscendola e denunciando, senza mai tornare indietro anche se ha dovuto, per questo, passare le pene dell'inferno), come abbiamo già raccontato e documentato, arrivarono diversi esponenti del clan ROMEO [nella foto a lato la moglie del ROMEO Antonio] per cercare di impedire che si raccontassero i fatti (documentati alla virgola) contenuti nel dossier che come Casa della Legalità avevamo redatto.
All'incontro in questione erano
assenti gli amministratori comunali di Sarzana, così come assenti erano i dirigenti del PD.
Su questo non serve aggiungere altro, ci sono i video ed il resoconto online e della rassegna stampa che documentano gli eventi di quel giorno [vedi qui]

Successivamente torniamo a Sarzana, a maggio, per un convegno dal titolo “La Liguria (anche Sarzana) terra di ‘ndrangheta – La realtà e la reazione sociale” [vedi qui i video dell'incontro]. In questa occasione intervenivano, tra gli altri, il vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, On. Claudio Fava e la Senatrice ligure in Commissione Parlamentare Antimafia Donatella Albano. Anche in questo caso totale assenza degli Amministratori Comunali e dei dirigenti del PD.

Chiaro? Ma facciamo un altro passo indietro...

A gennaio 2015 il Comune di Sarzana promuove un incontro nel nome della legalità e della lotta alle mafie, con la Fondazione Caponnetto. Un incontro in cui formalmente veniva presentato il nuovo “Report” sulle mafie in Liguria della Fondazione [contenente, tra l'altro, errori macroscopici come abbiamo ampiamente evidenziato – vedi qui]. Un incontro che però ha una caratteristica particolare, quella, nei fatti, di offrire un “paravento”, una sorta di “bollino” di impegno antimafia, all'amministrazione comunale guidata dal Sindaco Alessio Cavarra. Infatti tale incontro seguiva ad alcune dichiarazioni totalmente negazioniste sulla presenza della 'ndrangheta a Sarzana, promosse proprio dagli esponenti di quell'Amministrazione comunale targata PD.
Tra le più significative affermazioni negazioniste [su cui eravamo già ampiamente intervenuti - vedi qui] vi è senza dubbio quella del Sindaco Alessio CAVARRA (PD) che, proprio in occasione della presentazione dell'incontro con la Fondazione Caponnetto, affermava un «non mi risulta» la presenza della 'ndrangheta a Sarzana, oppure quella dell'assessore ai Lavori Pubblici Massimo BAUDONE (PD) che affermava non la vedeva e non l'aveva notata la mafia a Sarzana.

Facciamo ancora un passo indietro. E vediamo la vicenda di ROMEO Antonietta che finiva uccisa nell'estate 2014...

ROMEO Antonietta (nipote di ROMEO Antonio) ad un certo punto vorrebbe rompere con quel mondo. Vorrebbe – a quanto ci è stato raccontato da fonti certe ed affidabili – salvare almeno figli da quella “cultura”, da quel contesto. Ad un certo punto si separa anche dal marito IEMMA Salvatore.

IEMMA Salvatore è esponente pienamente inserito nell'organizzazione 'ndranghetista, come la famiglia ROMEO, è legato ed imparentato con TRAMONTE Biagio uno degli uomini più vicini al “capo Crimine” della 'ndrangheta, OPPEDISANO Domenico, appartenente alla “società” di Rosarno. IEMMA, che ha già precedenti per armi ed è stato coinvolto nell'inchiesta “PEZZI DI CUORE” (2011) che coinvolge in primis il ROMEO Carmelo (fratello del ROMEO Antonio). IEMMA Salvatore partecipava, come documentato da diverse inchieste giudiziarie, a summit della 'ndrangheta in Liguria, così come riceveva a casa esponenti della potente cosca PESCE, per trattare di affari di 'ndrangheta [elementi indicati nell'ampio dossier della Casa della Legalità]

IEMMA Salvatore aveva nella disponibilità di armi da fuoco (nonostante la condanna del 1985 per fatti di armi). Queste gli vennero sequestrate in parallelo all'inchiesta “PEZZI DI CUORE” che lo aveva visto indagato per estorsione, ma poi – non si comprende come e perché – gli vennero restituite.

IEMMA Salvatore la sera del 14 agosto 2014 spara ed uccide la ex moglie ROMEO Antonietta [nella foto a lato con il nipote in braccio con, tra gli altri, i figli ed il suo assassino IEMMA Salvatore seduto - foto pubblicata su fb il 28 maggio 2015 da Sebastiano IEMMA]

Non si è ancora diffusa la notizia che vi è già la soluzione del caso: femminicidio. IEMMA è ancora in fuga, ma la piazza, a Sarzana, con la politica, ha già deciso: femminicidio e nulla d'altro. Nonostante il contesto 'ndranghetista e nonostante la ROMEO Antonietta sembrava volersi staccare da quel contesto, nessuno a Sarzana ha dubbi: femminicidio, punto e basta.

Se i familiari tacciono, se quindi tace la famiglia ROMEO, è soprattutto la politica che si muove, con in prima fila il PD. Viene subito organizzata una fiaccolata, ovviamente per l'Antonietta vittima del femminicidio. Lo IEMMA Salvatore viene arrestato e confessa di aver commesso un femminicidio. La famiglia nel frattempo e dopo continua a tacere. Hanno taciuto i figli di Antonietta che non hanno proferito parola di condanna contro il padre, IEMMA Salvatore, che ha ammazzato la loro madre. Come se tutto fosse normale, come se tutto dovesse chiudersi e dimenticarsi in fretta.


Ecco, questa è Sarzana. Una Sarzana dove l'edilizia è andata forte negli anni e dove le immobiliari fanno significativi affari, sia promuovendo edificazioni con varianti approvate dall'Amministrazione Comunale, sia facendo da intermediari per le vendite. Una Sarzana dove gli appalti non mancano, magari piccoli appalti ma che, come ci insegnano le inchieste sulla 'ndrangheta, sono comunque elemento di interesse della 'ndrangheta perché anche attraverso l'infiltrazione o controllo di questi si dimostra di essere l'autorità sul territorio. Una Sarzana che è crocevia di interessi economici e riciclaggio pesante, con professionisti insospettabili nella propria disponibilità. Una Sarzana dove il negazionismo puzza di omertà perché l'omertà ha radici profonde, quanto la contiguità, le connivenze e complicità. Un omertà per opportunismo più che per paura.

Qui tutti tacciono. I voti non puzzano. I soldi non puzzano. Una realtà di frequentazioni indecenti e di rapporti e relazioni improprie, politicamente ed eticamente, che si è fatta sistema. Un sistema che, quindi, è necessario spazzare via!

Noi, come Casa della Legalità, però non cediamo il passo ed andiamo avanti, puntando le attenzioni su ciò che vorrebbero rimanesse nell'ombra, indicando nomi, cognomi e fatti (ed anche le parentele, le relazioni e le frequentazioni), perché la 'ndrangheta la si può sconfiggere, prima che con la repressione, con il disprezzo sociale che li isola. Ecco perché quell'immagine di apertura di questa pubblicazione, con la scritta chiara e semplice: “UN MAFIOSO VA EMERGINATO, SCHIFIATO, SPUTATO.”. Questo atteggiamento concreto, semplice, senza costi, è quanto di più forte si può fare contro gli 'ndranghetisti. Lo si deve fare come cittadini... e lo devono fare, tagliando i rapporti, anche coloro che nascono in famiglie 'ndranghetiste. Questo atteggiamento è semplice e pura antimafia civile quotidiana, più efficace di parate, discorsi e quant'altro.

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